La paura del diverso

discriminare

[di-scri-mi-nà-re]
(discrìmino)
v. tr.

1 Far differenza o distinzione tra persone o tra cose; differenziare, distinguere: discriminiamo, nel giudicare, i buoni e i cattivi amici
Dal dizionario italiano on line HOEPLITutti sanno il significato del verbo transitivo discriminare. Far differenza, distinzione.

Si dice che il cervello umano funzioni così. Conosce per discriminazione, per categorizzazione. Se il cervello umano non vede differenze non apprende. E come potrebbe? Senza differenze i mondo funzionerebbe per tautologie, o meglio non funzionerebbe affatto.

Non è quindi la differenza da negare ma la negazione della differenza. La fobia di essa, l’odio verso di essa. La differenza è intrinseca in noi, nell’esistenza. Io esisto perché sono diverso da te. Posso riconoscermi in quanto TU esisti. E’ un’epifania riscoprirsi nell’alterità, delineare la propria identità in rapporto e relazione con l’altro. Riconoscersi attraverso uno sguardo altro. Senza “l’altro” io non posso esistere, determinarmi, definirmi. Io posso vivere solo all’interno di una relazione, senza relazione non esisto, la mia identità è annullata. E la relazione è presente solo quando c’è diversità.

Il cervello quindi discrimina? Divide? Categorizza? Potremmo dire che coglie le differenze e attraverso di esse sviluppa il giudizio. Non un giudizio metafisico, assoluto. Spesso è un giudizio etico, “dall’esterno”. Il giudizio “giusto”, metafisico, assoluto non esiste. Comporterebbe un incontro tra emico ed etico, tra “il dentro dell’altro” e “il fuori dell’altro” che non può realmente avvenire. Lo scambio si effettua quindi attraverso relazioni immaginifiche, secondo quello che “io credo che l’altro creda”.

L’incontro con “l’altro”, col diverso, quindi, è stato nella storia sempre problematico e pieno di conseguenze catastrofiche. L’incontro col “tu” ha spesso provocato una fobia per la paura della perdita di identità personale, quando invece è l’unico modo per definirla. Si è temuto, e si teme tutt’ora, una perdita di autonomia e identità. Questo è un fraintendimento alla base del concetto di autodeterminazione, che può avvenire, come già detto, solo nella relazione con “l’altro”, che è per definizione diverso.

Ecco allora il proliferare di guerre per la supremazia, per il controllo e il potere, per la rivendicazione della propria autonomia e identità. Ecco nascere l’etnocentrismo, secondo il quale le culture “altre” possono essere giudicate solo ed esclusivamente secondo i metodi e gli standard della nostra cultura, la cultura “normale”, giusta, reale. Ecco nascere la xenofobia, la paura di ciò che è diverso da noi per natura, razza, specie, e da cui ha luogo l’intolleranza. Ecco nascere il sessismomisoginia e omofobia. In entrambi i casi si “teme” che l’autodeterminazione sessuale di genere scardini i precetti dell’identità “virile” del patriarcato. Possiamo annoverare anche lo specismo, secondo cui la il genere umano è una razza “eletta” rispetto al mondo animale. Non di meno risultano le contro parti, quali ad esempio la misandria.

Siamo tutti quindi diversi non-diversi? Semplicemente c’è bisogno di prendere consapevolezza che noi questa diversità la viviamo tutti i giorni, in quanto tu sei diverso da me perché io sono diverso da te e per questo siamo in relazione. Ed è semplicemente poiché siamo tutti diversi che, in definitiva, siamo tutti uguali!

Il sessismo è una forma di razzismo!

Riprendiamo i fatti accaduti pochi giorni fa. Una sedicenne si inventa uno stupro da parte di due rom, per nascondere il primo rapporto sessuale consenziente avvenuto con il fidanzato maggiorenne, contro il volere della sua famiglia che la obbligava- sottoponendola a controlli mensili e imbarazzanti dal ginecologo- a restare vergine fino al matrimonio. Succede in un Paese come il nostro dove pronunciare la parola “profilattico” equivale ad una bestemmia, ma anche dove non viene mai messa in discussione (ci mancherebbe!) la libertà femminile di spogliarsi in tv , però viene interpretata come una sorta di emancipazione femminile, mentre più volte abbiamo dimostrato che non è vero (anzi è il contrario).

Vi ricordate Noemi Letizia? Anche suo padre con orgoglio dichiarò la sua castità ma a soli sedici anni aveva già un book fotografico sexy e comparì in televisione come “velina”. Ma torniamo a noi.

Immaginatevi l’imbarazzo e i soprusi che una ragazzina ha subito da parte di una famiglia, come ce ne sono ancora troppe, che considerano la verginità femminile un valore da salvaguardare.

Perfino io che sono più matura e vivo la sessualità con una certa consapevolezza, mi sarei imbarazzata tantissimo ad essere sottoposta a tali sevizie, poiché di sevizie si tratta, non ditemi che non è vero ma a mio parere questa è violenza sessuale e andrebbe punita la famiglia compreso il ginecologo (o la ginecologa) che si è prestato a questo.

Come viveva questa ragazzina? Mutilata, perché di mutilazione si tratta. Tantissime donne in certi Paesi vengono mutilate fisicamente in maniera atroce, ma ci sono anche tante donne che vengono mutilate e costrette a vivere un corpo a metà, senza traccia di istinti, desideri. A quell’età si è in piena tempesta ormonale, iniziano le prime cotte, le prime voglie come è giusto che sia.

Torniamo a noi. Il fratello, dopo la denuncia della ragazza, organizza una fiaccolata e alcuni partecipanti incendiano un campo nomadi. Al sessismo becero di questa famiglia italiana si aggiunge anche il razzismo di un gruppo di persone contro un altro. Ecco che salta fuori questo macabro racconto, che svela con amarezza il ritratto di un Paese profondamente arretrato su tre fronti:

-in materia sessuale,

- in materia di genere,

-in materia di tolleranza verso un’etnia e una cultura differente.

Dopo questi tre livelli di arretratezza culturale ne salta fuori anche un’altra: i media, l’opinione pubblica e le istituzioni se la prendono con la ragazzina come se il gesto violento dipendesse da lei e non dal razzismo latente di certe “persone” che stavano aspettando l’occasione per tramutarlo in quella violenza, manipolati dalle propagande politiche di questi ultimi anni.

Perchè come sapete (e lo abbiamo visto ogni volta che una donna denuncia uno stupro, spesso compiuto da italiani) la colpa cade sempre sulla donna, poiché l’opinione pubblica ci attribuisce la responsabilità di quella presunta provocazione che in questo caso si sposta su una ragazzina che denuncia uno stupro rom, innescando, a moda loro, la reazione violenta degli uomini contro un campo nomade pieno di innocenti.

Ecco che scatta il meccanismo sessista: la violenza maschile in ogni forma si esprima è sempre provocata dalla donna o meglio ancora dal corpo femminile (visto che quelli hanno agito come talebani per difendere l’onore della famiglia).

Questo meccanismo sessista lo si legge tra i commenti delle pagine dei giornali, nei blogs, nei social network. Nessuno si è scandalizzato della mentalità della famiglia di questa sedicenne, forse perchè anche loro ritengono normale che una ragazzina debba essere obbligata a restare vergine fino all’altare, pensiero che lo si legge nelle loro parole ogni volta che viene da loro designata come “una puttana“, nessuno si scandalizza della violenza contro quelle persone innocenti, perché da una parte ci sono i razzisti e dall’altra ci sono quelli che si dichiarano antirazzisti ma in realtà non attribuiscono il gesto alla campagna xenofoba di stampo politico di questi anni e nemmeno a quel gruppo di “machi” violenti ma ad una ragazzina che senza volerlo ha provocato, perché le loro menti intrise di cattolicesimo hanno assimilato il concetto della donna che coglie la mela e tenta l’uomo.

Mi stupisco del razzismo come mi stupisco del sessismo, che è anch’esso una grave forma di razzismo intollerabile.

Vogliamo parlare del ruolo marginale delle donne nella società italiana, dove la parola della donna vale meno di quella dell’uomo, dove la donna viene considerata peccatrice, dove il corpo femminile viene sottoposto ad impressionanti controlli sulla propria sessualità, dove le donne sono escluse dal potere, dove le donne vengono divise in sante e mignotte e sono discriminate costantemente sul lavoro..ma anche in famiglia, prova le tante violenze che subiscono le donne tra queste quattro mura piene di santini e croci.

Certo, dobbiamo chiederlo anche alle  Se non Ora quando come può riuscire una donna a raggiungere senza ostacoli le più alte vette del potere, ma anche a non subire discriminazioni nel “pubblico” se veniamo discriminate ancora nel privato. La liberazione delle donne comincia dai propri corpi.

La sessuofobia nel nostro Paese è disarmante e spesso colpisce le donne. C’è Scilipoti ,ad esempio, che recluta la arcorina Sarah Tommasi a culo di fuori per protestare contro le banche ma considera l’omosessualità femminile una vergogna come essere ladri, peccato che i ladri appartengano quasi tutti alla classe politica di cui anche lui fa parte.

Perché la sessualità nel nostro Paese può essere tollerata solo ad uso e consumo del maschio etero, fatta di famiglie che obbligano le figlie a restare vergini fino all’altare o a fare sesso il meno possibile e di genitori che mandano le figlie ad Arcore, perché è più tollerato che una figlia si venda ad un miliardario ottantenne per un posticino in tv, piuttosto che viva una sessualità normale, perché stiamo parlando di vergini offerte al “drago” ma pur sempre di vergini (o dichiarate tali).

Questo cattolicesimo poi, che abbiamo visto più volte essere repressivo come l’Islam (vi ricordate Monsignor Vincenzo Franco che ci vuole sottomesse?), forse anche di più perchè nel Corano non c’è nemmeno una frase contro le donne, ma guai dirlo in giro perché ti accusano di femminismo estremista, odio verso gli uomini e blasfemia. Immaginiamoci se la ragazzina venisse da una famiglia islamica, ahimè tutti avrebbero pensato “che popolo incivile e barbaro quello musulmano!”.

Non a caso al sessismo si mischia pure il razzismo, molto radicato nel nostro Paese, tanto che solo dopo due giorni dalla devastazione di un campo nomadi torinese, un estremista di destra compie una strage a Firenze uccidendo due senegalesi. La loro colpa? Essere neri, motivo razziale anche qui interpretato sui social network nientepopòdimeno che come un gesto eroico.

Perché il razzismo? Il razzismo viene da una presunzione di superiorità di un popolo verso un altro. Sinceramente penso: in cosa siamo superiori a loro?

Siamo il popolo più arretrato culturalmente rispetto a tutti i Paesi occidentali perfino rispetto alla Romania tanto odiata dai razzisti e il fatto di essere razzisti e sessisti è una forma di arretratezza mentale.  Ce lo siamo fatti mettere letteralmente nel culo per 20 anni da Berlusconi, cosa che in nessun Paese sarebbe successo. Basta incantarci con alcune trasmissioni trash che lo votano tutti, siamo nella merda più totale da anni e questo per anni ha la maggioranza da parte di gente che nemmeno si accorge di prenderlo nel culo. Siamo il Paese più arretrato per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, tant’è che figura tra alcuni Paesi del Terzo Mondo, sviluppo zero perchè i ricercatori sono costretti ad andare all’estero perché nessuno finanzia la ricerca, molto importante per lo sviluppo econoomico-sociale di un Paese, siamo trattati come schiavi, sottopagati e precari. Ditemi davvero in cosa sono superiori gli Italiani agli altri?

E’ producente gridare l’inno “Italia agli italiani” sapendo che quest’Italia lasciata in mano agli italiani è stata solo danneggiata? Che Orrore, lasciare l’Italia agli italiani significa continuare ad essere un popolo razzista, sessista e arretrato.

Riflettiamo. Basta ipocrisie!

Mary

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