Un italiano su tre considera il sesso con minori accettabile

Il Messaggero

L’incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto “accettabile” da oltre un italiano su tre (38%): è il risultato più eclatante di un’indagine Ipsos per Save the Children. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente e l’81% pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino il loro ‘input’ su internet. Un italiano su dieci attribuisce la responsabilità dell’iniziativa di contatto agli adolescenti [...] Tra gli over 45, sono molti coloro che si affacciano alla rete per colmare un importante vuoto relazionale e affettivo della vita reale: il 37% degli italiani infatti afferma di utilizzare il web – soprattutto i social network -  per conoscere persone disponibili a fare amicizia o a intrattenere un rapporto di affetto o amore.   (Fonte Repubblica )

Un dato sicuramente allarmante, ma che poco ci meraviglia dopo l’affaire “baby-squillo”, dove abbiamo potuto constatare quanto le  uniche ad essere colpevolizzate siano state esclusivamente le due adolescenti e che mai a nessuno è passato per la mente di riflettere un attimo sui clienti : uomini maturi  che pagavano queste due ragazzine (potevano, vista l’enorme differenza d’età, essere benissimo i loro padri o addirittura i nonni) per delle prestazioni sessuali.

E ancora meno ci meraviglia questo dato dopo aver appreso che gli italiani sono ai primi posti come clienti del turismo sessuale minorile in Brasile, Repubblica Dominicana e Kenya.

La facciata degli italiani brava gente piena di valori, si sbriciola sempre più e lascia posto ad un popolo pieno di contraddizioni e moralismi ad intermittenza.

Come abbiamo sempre sostenuto, dalle pagine del nostro blog,  quello che serve innanzitutto è una cultura diversa, una presa di coscienza e un’informazione diversa.

Guardate che anteprima usa Il Messaggero per riportare la notizia

Il Messaggero

Piccole lolite provocanti in cerca di uomini maturi per la rete, li adescano e li provocano, è più o meno questo che ci comunica questa immagine allegata ad un articolo che riporta un’indagine di questo calibro.

Chi segue il nostro blog sa che, purtroppo, le notizie di violenza vengono quasi sempre riportate in maniera fuorviante :con  foto fuori luogo, descrizioni della vittima e giustificazioni al violentatore; tanto che ne è venuto fuori un video:  “La violenza sulle donne raccontata dai media”, dove si può notare che sessualizzare in maniera esagerata le vittime minori (e non) di violenze, stupri o molestie è una cosa troppo diffusa sui quotidiani online, soprattutto.

Come si può corredare un articolo che riporta un dato così grave con un’immagine, che dovrebbe rappresentare una minore, in questo modo? Quando impareranno i giornali a fare un’informazione più corretta e meno voyueristica?

#25nov Tra ipocrisie, gender washing e vittime (come prostitute e trans) che nessuno ricorda

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Il tema della violenza sulle donne, ultimamente,  è al centro di innumerevoli dibattiti: molti libri hanno sviscerato l’argomento; TG, radio e internet hanno offerto numerosi approfondimenti; sono stati organizzati incontri, campagne di sensibilizzazione (utili e meno utili) e, purtroppo, si sono verificate anche forme di sciacallaggio.

Abbiamo assistito a iniziative di varie aziende (qui qui) —con slogan fuorvianti e  immagini di donne glamour con l’occhio nero— che hanno messo in pratica il cosiddetto gender washing, ovvero il  tentativo di purificare la propria immagine attraverso campagne di marketing contro il femminicidio.

Per farla breve: fingere di interessarsi alla tematica per incrementare le vendite.

Inoltre, tra le donne di tutte le età, le coppie e anche qualche uomo, si è diffusa la “moda” di ostentare scarpe rosse (fiammanti) —in foto da inviare a siti web e programmi TV— deliziandoci anche della relativa griffe; perché, si sa, il femminicidio è un’affaire che va affrontato muniti di tacco 12 (con plateau).

E via… tutti con le scarpe rosse ai piedi o in mano a fotografarci urlando “Basta alla violenza sulle donne”.

Poi, improvvisamente, una Presidente della Camera, in un convegno denominato “Donne e media”, propone di diffondere nelle pubblicità, e non solo, un’immagine di famiglia meno arcaica —dove solo e soltanto le donne servono in tavola, puliscono casa e accudiscono la famiglia— attirandosi le ire di molte donne che l’accusavano di aver detto un’idiozia da radical-chic riservandosi  il diritto di fare da servette in casa.

Oggi, inoltre, andrebbero ricordate quelle vittime che nessuno ricorda: prostitute e trans.

Un anno fa, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne,  scrivevo questo pensiero indirizzato alle prostitute e alle vittime della tratta, ovvero tutte quelle donne ammazzate, stuprate e sfruttate che non meritano di rientrare tra le vittime della violenza patriarcale, che per la società non hanno nomi, né età, né volti.

Perché tanto le prostitute nascono tali, con un destino segnato, perché per troppi le sex-workers sono degli scaricatoi sociali: c’è chi le relega nelle strade buie (nascoste per non turbare i bambini) e chi invece vorrebbe riaprire le case chiuse (riempiendosi la bocca di argomenti che non conosce) tutto, comunque vada, a favore di clienti e sfruttatori.

Poi ci sono le trans, sempre dimenticate, che soprattutto in questa Giornata dovrebbero essere ricordate  in memoria di tutte le violenze, fisiche e mentali, che sono costrette a subire.

andrea--398x174Ricordo Andrea, la trans ammazzata a bastonate alla stazione di Roma (28 anni e tanti desideri non realizzati, tante botte ricevute ma incassate, fino a quelle del luglio scorso, rivelatesi fatali) in una notte passata, come tante altre, a dormire sul cartone in quella sua stazione che era diventata un po’ la sua casa.

Quante altre come Andrea?

Quante ancora vengono apostrofate al maschile? Quante vengono molestate per strada o sul lavoro? Quante vengono sfruttate sulle strade? Quante di loro vengono ricordate in questa giornata? Nessuna.

cartina transfobia

Vorrei, semplicemente, in questa giornata diventata per molti una fiera della  retorica,che tutti ci rendessimo conto che non saranno delle scarpe rosse,degli slogan qualunquisti,  dei cartelloni con donne vittimizzate e pieni di lividi ad innalzare la consapevolezza generale  e a far cambiare le cose: bisogna ripartire da un’educazione votata al rispetto delle differenze, sradicare ogni sentimento machista (purtroppo presente anche in tantissime donne) e sfatare i rigidi ruoli imposti dalla società da cui scaturiscono sessismo, omofobia e transfobia.

Tutt* vogliono la mamma che serve in tavola. Il sessismo che unisce destra e sinistra

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“La indiscutibile minore intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia [...]“

Ferdinando Loffredo, Politica della famiglia, 1938

Non è per formalismo ma per affermare che la vita ha più di un genere

E’ una delle frasi affermate ieri dalla Presidente Boldrini durante l’incontro  al convegno su ‘Donne e media’, al Senato.  Nell’intervento la presidente della Camera Laura Boldrini  ha parlato anche degli spot pubblicitari presenti in Italia affermando :

Non sarebbe concepito normale uno spot in cui i bambini sono tutti seduti a tavola e la mamma serve

Poi è passata a quelle pubblicità che sfruttano il corpo femminile per proporre cose che con quest’ultimo non hanno alcun nesso – quali viaggi turistici, yogurt, automobili e computer-  domandandosi e domandandoci in quale altro Paese avanzato tutto ciò sarebbe tollerato.

Qualche minuto dopo era già polemica. Qualcuno è arrivato sulla nostra pagina fb affermando, oltre  la solita frase banale “Ci son cose più importanti di cui occuparsi” , che Laura Boldrini si starebbe montando la testa. Per cosa poi?

Ma non finisce qui. Le frasi affermate dalla Presidente Boldrini sono state mistificate da tutti.

Casapound  non ha perso un attimo per creare uno di quei soliti link impregnati di becero populismo mistificando l’intervento di Laura Boldrini con queste frasi

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Inutile soffermarsi e tentare di spiegare a gente con un  bagaglio culturale tutt’altro che ampio , ma è quasi impossibile non notare la frase

“potete assumere un immigrato low cost “

Quindi per cucinare o servire in tavola o c’è la donna che lo fa o si chiama l’extracomunitario. Queste attività non sono fatte per gli uomini. Questo è il succo.

Partiamo col dire che ci sembra piuttosto strano notare da parte loro tanto interesse, addirittura empatia, verso lo sfruttamento che subiscono gli extracomunitari. Casapound, fiera del fascismo razzista più bieco per affermare i concetti e le usanze del tradizionalismo patriarcale , chiude un occhio sui propri ideali razzisti e stringe la mano al nemico nero, tutti uniti contro la parità!

A fine manifesto leggiamo :

“una classe politica scollegata dalla vita reale sta uccidendo la nazione”

Certo, perché il progresso, e quindi le riforme sociali, per i destroidi casapaundiani sarebbero una politica scollegata dal Paese, perché come ben sappiamo per loro, e gli italiani medi in generale, una nazione si fonda solo sull’economia, ignorando del tutto che l’economia e il progresso sociale sono inevitabilmente collegati tra di loro e che senza progresso non ci sarà mai alcuno sviluppo economico.

Ma continuiamo a pensare che sia del tutto inutile soffermarsi a spiegare a gente che non può e non vuole capire, consapevoli però che con tali link inculcheranno nelle menti dei più messaggi fuorvianti e falsi e consapevolissimi anche della pigrizia mentale degli italiani, che non cercano mai le fonti e condividono acriticamente qualsiasi cosa che circoli sul web

La cosa che ci ha colpito è che il pensiero casapoundiano sia stato condiviso anche da gente non esattamente di destra. Tali esternazioni distorte sono state condivise un po’ da tutti, da destra a (estrema) sinistra.

Questo è quello che dice Scanzi, noto giornalista simpatizzante del m5s. Il movimento della “ggente” stufa del vecchio sistema politico, il movimento del rinnovemento.

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Accipicchia davvero una politica di rinnovamento questa!

Come si fa a paragonare lo spot di Banderas con quelli messi sotto esame dalla Boldrini? Incomprensibile anche il paragone con Binetti, un’ultraconservatrice che propone un’immagine di donna molto diversa da quello che propone Laura Boldrini. Ma Scanzi fa parte di quella “nuova” politica a cui non importa quello che dici – frasi sconnesse e senza logica – l’importante è che lo urli.

Un’amara sorpresa ci attendeva ancora. Lo stesso identico pensiero condiviso dai ferventi fascisti e dal narcisista pentastellato lo avevano condiviso :  attivisti antirazzisti e antifascisti e personaggi notissimi nel mondo dell’informazione per le lotte che portano avanti contro la Lega e contro il razzismo proveniente proprio da quegli ambienti che stranamente in questo contesto loro condividono.

Alcuni di questi, dopo aver ricevuto numerosissime critiche sia da uomini che da  donne infastiditi dai contenuti che poco si addicono agli ideali di antifascismo e antirazzismo che tanto professano,  hanno ben pensato di cancellare i post. Si saranno resi conto di aver fatto un vergognoso scivolone sessista?

Ci siamo ritrovate a spiegare a più e più persone che non si può combattere contro il pregiudizio razziale se poi condividi, senza rendertene conto, quello sessista. Alcuni hanno tentato di sviare chiedendo cosa ci fosse di male in una donna che serve in tavola.

Non c’è nulla di male a cucinare per la propria famiglia, ma quando questo compito nelle pubblicità – e anche in troppe case- viene riservato quasi sempre alle donne c’è qualche domanda da farsi.

In molti non hanno ancora compreso che le pubblicità sono lo specchio del contesto in cui viviamo e come sostiene la Presidente Boldrini in altri Paesi, in quelli anglosassoni e nordeuropei, le pubblicità sono ben diverse perchè il contesto è diverso, le donne lavorano, non sono costrette a rinunciare alla propria carriera e alla propria autonomia per crescere i figli e la famiglia si fonda sul principio della collaborazione.

Ma la figura della mamma e casalinga immacolata che di domenica, invece di riposarsi come fa il resto della famiglia, serve piatti succulenti mentre tutto il resto della famiglia se ne sta seduto a guardare, piace troppo a tutti, anche a chi ama farsi definire compagno o anarchico.

La figura della donna multitasking (o sarebbe più giusto definirla “nuova schiava”) che serve, senza riposarsi mai, fingendo anche di essere felice di essere sfruttata fuori e dentro casa, piace a tutti, anche a quei giornalisti progressisti che ogni tanto ci deliziano con degli articoli, dai loro blog targati Espresso et simila, dove fingono empatia per la questione violenza sulle donne o femminicidi, tutto per qualche like  in più.

Abbiamo spiegato migliaia di volte che il femminicidio è l’atto finale di una serie di pregiudizi e discriminazioni, chè non si viene ammazzate da un giorno all’altro dal “mostro” così come vogliono farci credere, chè i “mostri” non esistono e che quelli che ammazzano mogli, ex o fidanzate sono solo uomini cresciuti in una cultura che vede le donne come degli oggetti o come delle serve, appunto.

Betty Friedan, nel suo libro “La mistica della femminilità”  critica il “modello di femminilità” (marito-figli-casa) che veniva imposto a tutte le ragazze come meta desiderata, e desiderabile, anzi, come la sola meta adatta ad una ragazza che non volesse “perdere la propria femminilità” senza tener conto delle reali aspirazioni di ognuna.

Lungo tutto il saggio, articolato e completo, l’autrice americana mostra con lucidità e puntualità, come l’aver spinto ogni ragazza americana a ritenere come sua unica meta un buon marito, una bella casa e dei figli sia stato un errore gravissimo. Giovani donne private di aspirazioni, depresse, inclini al suicidio e affette da un “male misterioso” senza distinzione di ceto sociale e condizione economica. Un intero Paese privato della professionalità e del contributo femminile.

Quel modello, negli anni ’50 e ’60, negli Stati Uniti era teorizzato e insegnato nelle scuole, nei college, in famiglia.

In Italia no. Almeno, non formalmente. A scuola nessuno insegna alle ragazze “il manuale della brava moglie” o cose simili, anche se per anni, durante la dittatura fascista, l’educazione familiare è stata trasmessa attraverso corsi per casalinghe, lezioni sull’allevamento dei figli e riunioni guidate da gruppi femminili fascisti. Difficilmente, oggi, da noi, in famiglia, ad una bambina viene detto: “E’ inutile che studi, tanto per sposarti e gestire una casa non ti serve a niente”.

Eppure ci sono altri modi per convincere o per indurre una bambina a credere che il suo ruolo sia quello. Tutto, dalla prima infanzia, all’età matura, sembra dire alla ragazzina: “Sposati e fai la donna di casa! E’ il tuo destino naturale!”

Dai giocattoli, ai libri, dalle pubblicità ai programmi televisivi, le sole due immagini che vengono proposte sono quelle della donna sessualizzata (e quindi troia, malafemmina, modello negativo, seduttrice “strega”)  e quello (positivo) della donna-mamma-casalinga.

La cosa peggiore è che le stesse donne faticano a vedere quanto questo stereotipo sia radicato. Molte di loro si autoconvincono che, ad esempio, le facoltà tecniche e scientifiche non facciano per loro. Le donne stesse si autoconvincono che siamo naturalmente altruiste, molto più degli uomini.

Molte donne ritengono una gioia servire la propria famiglia. Molte di loro sono contente di portare a tavola i manicaretti preparati con tanto amore e di dedicarsi con cura, passione e amore al marito e ai figli.

E va benissimo. Ma…

Ma ci sono le altre donne. Quelle che scelgono il lavoro. Quelle che scelgono di non avere una famiglia. Quelle che non si sposano, che non fanno figli. Ci sono le donne che non amano cucinare. Ci sono anche quelle che non impazziscono di gioia all’idea di pulire il bagno ogni giorno, che non gongolano ad avere il bucato profumato e perfettamente stirato.

Nessuna è meglio di un’altra. Sono solo diverse. Ogni donna è diversa dall’altra. Perché appiattire l’intera popolazione femminile in questi due ruoli stantii?

E poi ci sono gli altri uomini. Quelli che collaboranoin casa, che cucinano, lavano i piatti, che non hanno come unica aspirazione quella di infilare le loro gambe sotto ad un tavolo per essere serviti e riveriti, da eterni bambini, che non si sentono meno virili nel portare la cena a tavola per la propria famiglia.

Ci portiamo ancora dietro i retaggi di una cultura fascista, nella quale ci si impegnava (impegna) a consolidare cliché familistici, quali la prerogativa della riproduzione e della cura della casa per la donna, inquadrando il lavoro femminile come danno, causa della pericolosa “mascolinizzazione” e corruzione delle donne al fine di proteggere la mascolinità tradizionale e il virilismo, pilastri retorici delle culture nazionaliste e autoritarie.

Ma i fascisti oggi non sono solo di destra.

Infine, diamo uno sguardo ai commenti che, sui social network, hanno fatto da cornice alle parole della Presidente.

Ci sono quelli di donne che si sentono fiere ed orgogliose di “servire” (usano proprio questa parola), ci sono quelli che ricordano gli occhi pieni di amore della nonna che serve a tavola la polenta al nonno rientrato da lavoro, ci sono quelli che la additano come portatrice di “idee femministe forzate” e che asseriscono che dica idiozie.  C’è anche quello che dice che le “vere donne sono le mamme!” (le altre, quelle senza figli, cosa sono?) E ci sono gli immancabili commenti sessisti che vanno a colpire una donna che non si piega agli stereotipi, nella sua sessualità.

Che fantasia…. E così, immancabili i dubbi: “La Boldrini avrà mai fatto un pompino?” (che c’entra con lo stereotipo della mamma casalinga?) e i consigli: “un fine settimana con Rocco Siffredi”.

Una donna che non fa “la vera donna” mettendosi al servizio della famiglia, insomma, è frigida, frustrata sessualmente. Ha bisogno di un uomo che la faccia godere per smettere di blaterare e di sentirsi scontenta per come vanno le cose.

Questa forma di discriminazione  inchioda l’Italia ad un’arretratezza culturale spaventosa. Anche questi stereotipi contribuiscono alla mancanza di autonomia ed emancipazione femminile e, quindi, al rafforzamento della cultura patriarcale, culla di ogni forma di violenza di genere.

Sullo stesso tema http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49426&typeb=0

Di seguito, potete trovare il il primo film di montaggio del collettivo Un Altro Genere di Comunicazione. In poco più di venti minuti, il tentativo è quello di raccontare lo sfruttamento dei corpi femminili e la loro oggettivizzazione in nome di mercato, profitti, audience http://www.youtube.com/watch?v=nVsUigq3lDI

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