
Questa immagine che abbiamo inserito nella campagna di #LiberaInfanzia, è in realtà una pubblicità realizzata dal marchio American Apparel, brand americano di abbigliamento, molto conosciuto per l’utilizzo di campagne volgari, umilianti e sessiste. Non è la prima volta che il brand, presente anche in Italia, nelle città di Milano, Firenze e Roma, si pubblicizzi attraverso immagini di minorenni abbigliate in abiti succinti, spesso in posizioni sessuali.
La campagna di cui vi sto parlando è stata recentemente bannata a causa della presenza di una ragazzina minorenne che mostra le mutande, apparsa in una rivista britannica, Vice Magazine. Il garante britannico per la pubblicità, l’Adversiting Standards Authority, ritiene l’immagine irresponsabile e offensiva, a causa della presenza di una ragazzina in abiti succinti.
American Apparel si difende dalle accuse dichiarando che la ragazza immortalata nella foto contestata è maggiorenne. Anche la rivista Vice Magazine difende l’immagine ritenendola non offensiva e sottolinea che la campagna è priva di allusioni sessuali. L’Asa afferma che la modella comunque ha l’aspetto di una quindicenne e inoltre: “Anche se ci siamo resi conto che l’immagine non contiene alcuna nudità esplicita – ha fatto sapere l’Authority britannica – abbiamo considerato che lo stile amatoriale della foto, la posa della modella con le gambe su una sedia da ufficio, slip in mostra possono essere interpretati con sfumature sessuali”.
Dunque si tratta di erotizzazione delle bambine o di “infantilizzazione” dell’immagine femminile (altro processo molto presente sui media)?
Poco importa perché la modella sembra una bambina e il prodotto non cambia. Tornando al marchio, che in Italia è poco conosciuto, è di una volgarità disarmante che ha imbarazzato perfino me che sono abituata a messaggi sessisti di ogni tipo. Per questo motivo vorrei realizzare una campagna di boicottaggio. Perché? primo perché fa posare quasi esclusivamente ragazze minorenni, in secondo luogo perché le sue immagini sono fortemente lesive all’immagine della donna. Ecco alcune prove (tra le immagini c’è una pubblicità apparsa nel 2008 in Italia, in occasione dell’apertura di un punto vendita a Roma):





