L’infanzia delle bambine tra Barbie e nuove eroine per future fashion blogger

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Circa meno di un mese fa a Pula è stato lanciato un villaggio turistico della Sardegna molto particolare per intrattenere alcune bambine soggiornanti. Mi riferisco al lussuoso Forte Village di Pula quest’anno dedicato a Barbie, per la gioia della più piccole.

Si chiama programma “Barbie Experience” e prevede che il tutto sia tappezzato di rosa e di loghi dedicati alla famosa bambola proprio dappertutto: dalle camere, alle tshirt e le feste a tema. Ah dimenticavo: alle bambine non si può far mancare nulla quindi ci sarà per loro anche un momento in cui devono farsi belle a soliiii 550 euro a settimana! Si legge Qui:

“Ogni mattina le bambine impareranno a realizzare gioielli luccicanti e bellissimi portafoto, preziosi ricordi di una vacanza da sogno” si legge sul sito del Forte Village. Inoltre, avranno la possibilità di creare una maglietta Barbie personalizzata e di sfilare con le loro creazioni “come vere modelle sulla passerella”, prima di regalarsi momenti indimenticabili in compagnia della mamma al centro benessere del Forte.

Spesso però capita che nei villaggi turistici soggiornino anche culture diverse e con questo non voglio tirare fuori ogni volta la retorica sull’italiano medio che si aspetta che lo straniero debba rispettare la nostra cultura all’interno del nostro territorio ma si indigna quando chi non appartiene alla nostra cultura faccia notare che i costumi nostri possono essere anche non condivisi.

Barbie è la paladina del mondo occidentale la quale ha colonizzato ormai tutto il mondo e tutte le classi sociali. Questa dolce bambola le cui uniche attitudini sono quelle di incarnare perfettamente l’ideale di donna della nostra società, ossia bella, un po’ sciocca e appunto dolce, viene proposta a tutte le bambine ricche e povere. Se la bambina più povera un soggiorno così se lo sogna può comunque contare sulla nuova Barbie sul mercato (quella col kit make-up allegato) e giocare con lei confinata nelle pareti di casa.

Tuttavia, ci sono società a cui non va più giù la genderizzazione dei giocattoli e più in particolare i paesi anglosassoni che negli ultimi anni hanno lanciato tantissime campagne (anche sui mass media) per educare i genitori a non inculcare nei figli/e stereotipi di genere che possano limitare il raggiungimento della parità di genere.

Infatti tra i genitori inglesi è scoppiata puntualmente la polemica. Anche una giornalista del Guardian,  Caroline Criado-Perez, ha scritto “Quello che trovo più demoralizzante  è la pressione sulle bambine già da piccolissime: devono amare il colore rosa, devono volere che tutti le guardino,devono rendersi ‘carine’. Poi però quando sono adulte le critichiamo per l’importanza che attribuiscono all’aspetto fisico”.

Le parole della giornalista ricordano ciò che avviene anche qui in Italia. Le bambine e le teenager educate a valorizzare soprattutto la bellezza, pressate da “icone” irraggiungibili dello spettacolo ma poi criticate quando puntano sulla bellezza per far successo. Mi vengono in mente le varie Belen, le veline dello spettacolo e altre personagge della tivvù demonizzate e accusate di non essere delle vere donne o di essere la vergogna delle donne perché puntano sul proprio corpo per far successo. O peggio di essere delle puttane perché sono molto sensuali. Tutte queste critiche senza nemmeno pensare che anche loro sono state delle bambine una volta e hanno giocato con le Barbie, hanno acceso la tv e hanno sognato di diventare le eredi della Canalis, riuscendoci tra le tante aspiranti.

E che dire di quelle a cui viene puntato il dito perché bruttine o perché danno poca importanza all’aspetto?

Dovrei scrivere un tema ma preferisco andare avanti, anche perché sono cose che abbiamo provato sulla nostra pelle.

La cosa più triste è la reazione della stampa italiana o per meglio dire quella locale. Tra il silenzio assordante sono spuntati articoli che si trovavano quasi sorpresi per le polemiche che si sono scatenate nell’opinione pubblica inglese. Come se fosse qui in Italia è normale che sia più consono per una bambina giocare con le Barbie e aspirare ad essere una bambola. Insomma, i giornali hanno fatto gli occhi come se avessero ascoltato un marziano leggendo le parole della giornalista del Guardian che personalmente non conosco ma viene definita dalla stampa sarda come una femminista ma non so se lo sia o se le è stato affibbiato come etichetta credo negativa vista l’idea italiana del femminismo, snobbato come movimento di rompicoglioni, di acide o di tradizionaliste (perché si sa le moderne si sono abituate a quello che propina il mercato!).

Ad esempio questo giornale ha dichiarato che la giornalista ha fatto pubblicità al villaggio, indignato per le inutili polemiche contro la sua iniziativa targata Mattel Italia.

Un po’ meno tradizionalisti chi ha commentato la notizia uscita sull’Unione Sarda (che fa pubblicità positiva all’evento). Tra i commentatori/trici non erano certo pochi i commenti indignati per questa trovata che farà crescere le bambine con la voglia di diventare le future veline.

Ma il virus Barbie colpisce pure in Germania. A Berlino l’anno scorso scoppiò una polemica contro “la casa di Barbie”. Peccato che, se mentre negli altri paesi sono i residenti a lamentarsene, pare che pochi italiani siano disposti a far crescere le bimbe italiane libere dagli stereotipi. Una bimba italiana, dunque, avrà più probabilità di convincersi che in quanto femmina dovrà occuparsi di certe cose invece che di altre. Della stessa cosa, di sicuro, ne sono convinti i loro genitori, che compongono la nostra società. I risultati di tale arretratezza mentis si notano nelle statistiche fornite dal Global Gender Gap, le quali ti mostrano gli ostacoli incontrati dalle ex-bimbe italiane che cercano di affermarsi al di là dei ruoli prestabiliti e dal numero di ragazze che affollano i casting con la speranza di entrare nel mondo dello spettacolo per essere qualcuno, per rifuggire dalla quotidianità, con la speranza di supplire alla mancanza di altre opportunità per una giovane donna o semplicemente perché cresciute nell’era del velinismo, dove quel modello stereotipato di donna si è fatto ruolo vincente. Come si sarà evoluta la nostra società quando le nostre bambine saranno ventenni?

Siamo pur certe che le bambine di oggi non sono costrette a dover scegliere tra la principessa in rosa e la casalinga/mamma tuttofare. Sì avete capito bene! E’ stata lanciata sul mercato una linea di giocattoli targati Hasbro dedicata solo alle bambine (che novità!). Dunque non aspettatevi nulla di nuovo all’orizzonte. Soltanto una dolce, scintillante e profumatissima illusione di emancipazione dal modello della principessina passiva che attende di essere salvata dal suo principe azzurro.

Ispirata al film Hunger Games, la Hasbro lancia sul mercato una linea di pistolette, balestre e altre armi per insegnare alle bambine ad essere ribelli e soprattutto a giocare all’aperto! La linea di prodotti di cui vi sto parlando di chiama Nerf Rebelle e pare proprio sia un esperimento sociale visto che la stessa ditta ha chiesto alle acquirenti di identificarsi con il prodotto, dunque “di sentirsi forti, coraggiose e ribelli” con annesso concorso a colpi di video.

Non vi ricorda molto quel giocattolo che faceva sognare le più piccole di diventare ingegneresse in rosa?

Bene se proprio c’è da fargli le pulci è per un paio (forse di più) di cose.

Partiamo dal prodotto. Se si tratta di armi giocattolo non era forse meno dispendioso vendere una linea di giocattoli unisex? Se prima almeno le armi giocattolo potevano essere giocate da entrambi i sessi, ora il mercato impone una linea di armi solo per femminucce, tutte rigorosamente rosa!

La pistola (per bambine di sei anni).

 

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Regole base per chi ha disegnato il prodotto:

1) Design arrotondatissimo, tozzo e “cicciotto”  per femminilizzare il prodotto ed evocare inconsciamente le curve femminili e il ventre materno (ecco quando parlo di sessualizzazione dei giocattoli!). Niente “spigoli” mi raccomando, sono troppo virili. Bisogna ricordare alle femmine, con ogni sotterfugio, che le curve e la maternità sono importanti per una vera femmina, eccheccavolo!

2) Rendere la pistola in modo che essa appaia sempre meno simile ad una pistola. Le armi (come l’aggressività) sono troppo virili, dunque la regola principale per un prodotto per bambine è che esse debbano assomigliare ad asciugacapelli o a sparatrecce anche funzionano come pistole giocattolo. Dunque: renderle più dolci, più graziose, più innocue e più frivole eleganti. Ma quello che è sotto è davvero un caricatore? O.O

3) Darle una frivola colorazione rosa confetto o viola e ovviamente per non far mancare nulla inserire tanti ma tanti fiori se no c’è il rischio che quel coso finisca nelle mani di un maschietto e questo non lo vogliamo perché crescerebbe gay. Insomma, ninnoli dappertutto, pure i dardi sono rosa;

4) una regola importantissima è quella di aver creato una linea per bambine per impedire che le femmine giochino con i maschi. E che dunque diventino aggressive, forti, coraggiose come loro. Dunque fondamentale è che abbiano sì quelle qualità ma che siano misurabili nei parametri stereotipati femminili (femminilità, grazia, eleganza e minore propensione all’aggressività) e dunque che esse competano solo con lo stesso sesso. Guai miscelarsi ai maschietti, soprattutto se hai dai 12 anni in su (pubertà), età alla quale è rivolta la linea. E’ giusto mantenere in piedi la segregazione per non distruggere l’educazione che insegna ai coetanei maschi a vederti come un oggetto sessuale, non una con cui competere.

Altre pistole (per bambine più grandi):

Design sempre arrotondati, colori accesi e occhio ai nomi. Ecco un confronto con la versione “maschile”:

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Forma molto più “spigolosa”, colori neutri, niente ninnoli e ghirigori. Ma soprattutto cambia pure il nome. La pistola come il resto della linea di pistole porta il nome di Nerf, perché si sa i maschi essendo ribelli di natura non è fondamentale creare un prodotto che dia loro più sicurezza o che rimarchi il bisogno di sentirsi ribelli rispetto agli altri. Inoltre il sito non è rosa ma un bel colore azzurro/arancio. E al posto di un concorso di bellezza c’è un campionato nazionale, una sorta di sfida tra bambini. Solo maschi ovviamente perché le femmine devono solo sfilare, i maschi devono essere competitivi e divertirsi.

Ma andiamo avanti.

Non vi mostro la linea di balestre perché già immaginate che sono completamente simili alle pistole: rosa, violetto e piene di grechine.

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Ecco le nuove Bratz. Alte, bellissime e soprattutto magrissime. Chiome di capelli molto folte e lunghe e pose che fanno pensare a tutto che a ragazze ribelli. Sicure si sé ma assai conformate al modello di donna dell’era moderna, sempre ossessionata dall’apparire e dall’omologazione. Tutto quello che mi fa venire nostalgia delle eroine nipponiche come Sailor Moon che seppur molto carine non fanno della bellezza un portabandiera.

C’è un concorso aperto dalla Hasbro che non ti incoronerà Miss Italia né Velina ma quasi. Questo è rivolto a ragazzine molto giovani ed è promosso anche dal magazine per adolescenti Cioè.

Lo spot si apre con alcune adolescenti che pronunciano frasi come “sono forte”, “sono coraggiosa”, “sono invincibile”. Oltre al concorso lo spot elenca le caratteristiche dei giocattoli. Se sei una ragazza devi essere coraggiosa, forte e ribelle ma queste qualità devono per forza essere miscelate a stereotipie femminili, altrimenti da dolce bambina rischierebbero di tramutarti un maschiaccio. Lo spot pare suggerire questo. Infatti sia l’arco che le altre armi vengono presentate come eleganti e fashion proprio come le bambine alle quali dovrebbero identificarsi. Alle bambine viene chiesto non solo di identificarsi nelle loro armi ma di seguire le loro stars.

Ma cosa chiede di preciso il concorso. Come la partecipante deve dimostrare di essere uno spirito ribelle? qui rimane un punto intertogativo.

Chi ha detto che non si può essere eleganti anche sul campo di battaglia?

Questo si legge nel sito del concorso.

Per essere una vera ragazza è dunque importante che tu dimostri anche soprattutto di essere elegante. Come fa un gioco che vuole sfatare gli stereotipi a tenerne in piedi gli stessi che poi impediscono alle ragazze di affermarsi perché considerate frivole e belle?

Il giocattolo, cercando di sfatare uno stereotipo maschilista secondo cui certi giochi sono da maschi e dunque le femmine che ci giocano risultano di apparire poco graziose, cerca di sottolineare che si può conciliare uno stereotipo di genere spacciato per “natura della donna” con una stereotipia maschile, ossia:  solo i maschi sono guerrieri!

Rimarcando ciò tiene in piedi gli stessi stereotipi sessisti sulle donne,  dunque cerca di far rendere più accettabile la ragazza attiva attraverso il mantenimento della propria femminilità, puntando ancora una volta sull’aspetto estetico che viene maggiormente enfatizzato per bilanciare l’abbandono di stereotipi femminili tradizionali, sostituiti da altri maschili.

Allo stesso modo, un maschio non deve azzardarsi a giocare con quei prodotti, sono da femmine! E per rendere meglio il concetto, ogni prodotto è accompagnato (o rappresentato) da un personaggio:

“The Heartbreaker: è la ragazza più popolare della scuola, quella che tutti ammirano e vorrebbero essere. È un’arciera provetta, una bravissia attrice e un’ottima artista. È la classica perfezionista, maniaca delle regole, che cerca di mettere tutti sempre in riga.

The Guardian: si può dire che è la più intelligente del gruppo. Studentessa modello, curiosa e sempre pronta a dire la sua, all’inizio può sembrare timida ma, come si dice, non bisogna mai giudicare un libro dalla sua copertina! Sotto la calma apparente, si nasconde una ragazza coraggiosa e determinata, che difenderà sempre i suoi amici.

Sweet Revenge: è una ex modella amante delle sfide estreme. Gira il mondo e ama intrattenere le persone con le sue storie, proprio per questo fa sempre delle fotografie e aggiorna sempre il suo diario con le sue avventure. Quando deve affrontare una missione, lo fa sempre con stile!

Pink Crush: a causa della sua apparenza dolce e innocua, viene spesso sottovalutata. Forse è anche colpa del suo immenso armadio pieno di make-up, parrucche e vestiti di ogni tipo, che le permettono di trasformarsi ogni giorno in una persona diversa. È l’autrice di un famoso fashion blog, ma non ditelo in giro!”

Da notare i nomi stereotipatissimi dei giocattoli/personaggi: “la frantumacuori”, “la dolce vendetta”, “lo schiaccia rosa (?)”.

Le ragazze vengono presentate secondo lo stereotipo della ragazza americana. La più popolare perché più gnocca, più seduttiva e amata dai ragazzi dei quali fa “strage di cuori”, più brava a scuola, più fashion e più rispettata dalle sue coetanee e soprattutto maniaca delle regole. Quali regole? Obbedire ai genitori, arrivare sempre punuale a scuola e obbedire a norme sociali cbe ci ingabbiano in quanto donne? Perché una ragazza che non segue le regole è una ragazza per male..ma una vera ribelle. Non si capisce perché una così descritta debba essere nel frattempo considerata una ribelle. Una vera ribelle può essere brava a scuola, rispettare le regole e gareggiare ad essere la più fashion ecc? Una vera ribelle per essere tale non dovrebbe mandare a fanculo tutto ciò che gli altri si aspettano da lei ed essere più se stessa anziché omologarsi?

 E’ importante che tu impari ad essere popolare, altrimenti subirai bullismo. Non è un caso che il bullismo tra ragazze sia una piaga sia negli Usa che in Italia e le tipe popolari sono spesso le autrici. Dunque, diventa popolare e così non sarai sfigata. Se sei una sfigata, allora subirai bullismo e sarà solo colpa tua.

La Sweet Revenge è un ex-modella quindi immagino che in quanto tale sia una strafiga. Nei giocattoli maschili abbiamo strafighi che fanno i combattenti? no, infatti ci sono pure mostri e alieni. Nerf (per maschi) non ha nemmeno i personaggi, ma veri bambini. Andiamo avanti, Lei è sweet, cioè è tanto dolce. ovviamente è impossibile che una femmina non sia dolce, anzi un po’ dolce-amara. Infondo è questo che piace ai maschi. Se fosse sciattona e non seguisse la moda non sarebbe una ragazza vincente, non riceverebbe ricompense sociali da nessuno e dunque sarebbe impopolarissima. Ma l’essere “girly” è una regola numero uno e il web è pieno di consigli per coltivare questa ricercata virtù.

Pink Crush è un po’ stupida ovviamente perché una femmina non può non essere ingenuotta all’apparenza, altrimenti spaventerebbe troppi i maschi, infatti li fa innamorare. Ha anche l’armadio pieno di roba fashionissima  dunque è vanitosa, altro stereotipo femminile. E non ha personalità! Che bel messaggio complimenti! E ovviamente da grande americana ha pure un fashion blog. Se avesse un blog femminista come il nostro sarebbe impopolare, altro che non dirlo in giro!

Soltanto una è intelligente, anzi la più intelligente del gruppo, ossia quella con il nome neutro (ovviamente!). Dunque questo non significa che sia intelligente. Non illudetevi, è solo più intelligente! Perché visto da come vengono descritte le ragazze sembrano tutte pecore e stupide. Frivole come la linea dei prodotti. Anche qui stranamente la ribelle deve apparire studiosa e anche timida. Ma chi li ha ideati questi giocattoli?

E infine ho scoperto che questi giocattoli sono dedicati anche a ragazze 18+. Che culo! ora vado a giocarci e vi prometto che domani lascerò questo schifosissimo-puzzolentissimo-acidissimo-femministissimo blog per dedicarmi ad un redditizio e più vincente blog di moda!

#BoikottAmericanApparel

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Questa immagine che abbiamo inserito nella campagna di #LiberaInfanzia, è in realtà una pubblicità realizzata dal marchio American Apparel, brand americano di abbigliamento, molto conosciuto per l’utilizzo di campagne volgari, umilianti e sessiste. Non è la prima volta che il brand, presente anche in Italia, nelle città di Milano, Firenze e Roma, si pubblicizzi attraverso immagini di minorenni abbigliate in abiti succinti, spesso in posizioni sessuali.

La campagna di cui vi sto parlando è stata recentemente bannata a causa della presenza di una ragazzina minorenne che mostra le mutande, apparsa in una rivista britannica, Vice Magazine. Il garante britannico per la pubblicità, l’Adversiting Standards Authority, ritiene l’immagine irresponsabile e offensiva, a causa della presenza di una ragazzina in abiti succinti

American Apparel si difende dalle accuse dichiarando che la ragazza immortalata nella foto contestata è maggiorenne. Anche la rivista Vice Magazine difende l’immagine ritenendola non offensiva e sottolinea che la campagna è priva di allusioni sessuali. L’Asa afferma che la modella  comunque ha l’aspetto di una quindicenne e inoltre: “Anche se ci siamo resi conto che l’immagine non contiene alcuna nudità esplicita – ha fatto sapere l’Authority britannica – abbiamo considerato che lo stile amatoriale della foto, la posa della modella con le gambe su una sedia da ufficio, slip in mostra possono essere interpretati con sfumature sessuali”.

Dunque si tratta di erotizzazione delle bambine o di “infantilizzazione” dell’immagine femminile (altro processo molto presente sui media)?

Poco importa perché la modella sembra una bambina e il prodotto non cambia. Tornando al marchio, che in Italia è poco conosciuto, è di una volgarità disarmante che ha imbarazzato perfino me che sono abituata a messaggi sessisti di ogni tipo. Per questo motivo vorrei realizzare una campagna di boicottaggio. Perché? primo perché fa posare quasi esclusivamente ragazze minorenni, in secondo luogo perché le sue immagini sono fortemente lesive all’immagine della donna. Ecco alcune prove (tra le immagini c’è una pubblicità apparsa nel 2008 in Italia, in occasione dell’apertura di un punto vendita a Roma):

 

Miss representation, “il corpo delle donne” Usa

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Apprendiamo la magnifica notizia che anche negli Usa e’ stato realizzato un bellissimo documentario contro la rappresentazione stereotipata delle donne sui media. Si chiama Miss Representation e come il famoso documentario “il corpo delle donne” realizzato nel 2009 dalla grande Lorella Zanardo in Italia, denuncia senza mezzi termini la distorta rappresentazione femminile nei media.

Il film è stato presentato ad inizio anno al Sundance e il 20 ottobre 2011 si terrà la premier su OWN Ophra Winfrey Network. Del documentario noi conosciamo solo il trailer:

Il film è stato scritto, diretto e prodotto da Jennifer Siebel Newsom, e denuncia il modello femminile che viene venduto alle nuove generazioni americane attraverso i media come tv, musica, videogames, pubblicità e riviste made in Usa. Nel cast ci sono anche personaggi del mondo della politica, del giornalismo, dell’entertainment, come Marissa Mayer di Google, Nancy Pelosi, Rosario Dawson, Geena Davis, Condoleezza Rice, eccetera.

“Le donne e le ragazze sono costantemente oggettizzate e iper sessualizzate nella televisione. Sexy o sessismo?”. Questo film è rivolto sopratutto ai teenager e ai genitori, i quali figli sono esposti per molte ore al giorno alle immagini della tv, musica, internet formando il loro modo di pensare e quindi anche di percepire le donne in modo distorto e stereotipato. E’ molto pericoloso che questi ragazzini vengano educati a percepire le donne come oggetti che non hanno altri valori che solo bellezza e sensualità.

Miss Representation” è nato per offrire una call-to-action campaign, che mira a far prendere coscienza alle ragazze del loro reale ruolo, spingendole ad abbattere le gabbie entro le quali sono prigioniere, lo stesso scopo per cui è nato “il corpo delle donne” di Lorella Zanardo.

Qualcosa si muove nel mondo. Le donne stanno iniziando a protestare un pò dappertutto per come vengono rappresentate sui media. Perchè la rappresentazione stereotipata delle donne non risparmia nessun Paese del mondo. Malgrado la condizione femminile americana fosse meglio della nostra, sono ancora tante le discriminazioni che tengono lontane le donne dal “soffitto di vetro” e la violenza sulle donne è in forte aumento, anche a causa della rappresentazione della donna in modo stereotipato e distorto. Per questo urge la voglia di mettere in discussione il sistema, proprio come è accaduto in Italia.

Vorrei tanto vedere il documentario per intero (e magari anche tradotto) e ricordiamoci che potrebbe essere utile trasmetterlo anche in Italia, perchè la maggior parte dei prodotti televisivi, musicali e interattivi vengono importati proprio dagli Usa ed è molto importante questo contributo anche qui nel nostro Paese come in tutto il mondo.

Mary

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