Educare alle differenze#4: un’Associazione per promuovere la sessualità libera e consapevole

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Continua la nostra serie di interviste alle realtà promotrici delle due giornate dell’incontro nazionale “Educare alle differenze”, promosso dall’Associazione Scosse, che si terrà a Roma il 20 e 21 settembre 2014.

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Questa volta abbiamo deciso di intervistare AIED, Associazione Italiana Educazione Demografica, che si occupa di diffondere il concetto di sessualità e procreazione libera e responsabile.

Abbiamo raggiunto Giulia e Pina, della sezione Pisa di AIED, che ci hanno raccontato che l’Associazione

“nasce sul territorio nazionale nel 1953 e a Pisa nel 1981. Nasce dall’esigenza di accompagnamento e educazione ad una sessualità sicura e consapevole, ad una genitorialità responsabile e per accompagnare le donne nel percorso di crescita e maturazione.”

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Chi fa parte dell’Associazione? Quali servizi vengono erogati e a chi?

All’interno del consultorio attualmente lavorano divers* professionist* tar cui psicolog* psicoteraput*, 2 ginecologhe, un andrologo, un omeopata-dermatologo e una nutrizionista. Vengono offerti servizi di consulenza affettivo-relazionale, sessuale, psicoterapie individuali e di coppia, terapie sessuologiche, mediazione familiare, ambulatori medici, accompagnamento alla genitorialità dal concepimento ai primi te anni di vita dei/delle bambin*.

L’associazione si occupa altresì di interventi nelle scuole di ogni ordine e grado (sia con alunn* che insegnanti e genitori) su tematiche affettive/sessuali, ma anche tematiche di genere e contrasto alla violenza di genere, attraverso progetti finanziati da regione provincia e comune, spesso in rete con altre realtà pisane che si occupano di educazione alla parità e alla cittadinanza attiva.

Quali sono gli obiettivi a livello centrale dell’Associazione e come si riesce ad agire sul territorio coordinando progetti e intenti?

Per quanto riguarda il coordinamento con realtà già presenti nel territorio, l’ AIED fa parte della società della salute e del consiglio cittadino per le pari opportunità.

Collabora col centro antiviolenza gestito dalla casa della donna, con il centro nuovo maschile (centro di ascolto per uomini maltrattanti o che hanno subito violenza), con arci lesbica e arci gay.

L’ obiettivo è quello di ricoprire il maggior numero di realtà scolastiche della provincia di Pisa, per poter affrontare il tema della violenza di genere (e non solo) a 360° raggiungendo un’utenza sufficientemente ampia ed eterogenea; inoltre nello statuto dell’AIED a livello nazionale è presente l’impegno alla lotta contro le discriminazioni per sesso, religione e razza e alla promozione di una migliore qualità della vita.

AIED è un’Associazione che tratta di sessualità consapevole. Quali retaggi culturali e ostacoli vi sono ancora in Italia su questo tema e come vengono affrontati?

La realtà pisana, anche a livello istituzionale, ha lavorato e lavora molto per la diffusione di una contraccezione e sessualità consapevole, anche a livello consultoriale. Questo purtroppo non elimina il problema degli obiettori di coscienza e delle campagne anti-abortiste.

L’AIED di Pisa per questo motivo fa parte del comitato regionale io difendo la 194, e si è fatta promotrice di conferenze e incontri sul tema dell’obiezione di coscienza inerente all’interruzione volontaria di gravidanza, per una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla difesa del diritto di scelta.

Perché ad un’Associazione che tratta di sessualità e di procreazione libera e responsabile interessa affrontare temi “di genere”?

Il tema di una sessualità libera e consapevole fa parte di una più ampia concezione di educazione alla affettività e di alfabetizzazione emotiva; aspetto di cui gli organi di socializzazione, prime fra tutte famiglia e scuola, dovrebbero occuparsi. A fronte di un’educazione che perpetra modelli basati su stereotipi sessisti (che, badate bene, ingabbiano sì le ragazze, ma anche i ragazzi) è inevitabile trovarsi di fronte a fenomeni di violenza, sopraffazione ma anche poco rispetto di sé stess* e degli altr*. La sensibilizzazione rispetto al tema degli stereotipi, del linguaggio di genere, dei modelli mediatici, ma anche un’educazione affettivo-emotiva, portata avanti dalla scuola dell’infanzia fino alla tarda adolescenza sono ingredienti fondamentali per la crescita di una generazione che viva le relazioni (e di conseguenza aspetti come la sessualità e la genitorialità) basandole prima di tutto sul concetto di parità (e non di uguaglianza). L’AIED, come già accennato, si occupa anche di violenza intrafamiliare e di genere, collaborando con centri anti-violenza e con associazione radicate sul territorio. Fa parte inoltre della rete non da sola, tavolo inter istituzionale contro la violenza, che si è tra le atre cose occupata di formazione di medic* e forza dell’ordine.

Perché pensate che l’educazione di genere sia utile alla crescita culturale di bambini, bambine e adolescenti? Oggi entrare nelle scuole per parlare di educazione di genere non è sempre facile, quale esperienza avete in merito?

Da anni ormai trattiamo il tema della violenza e delle discriminazione di genere nelle scuole. Le maggiori difficoltà che si sono riscontrate riguardano però il mondo adulto, spesso schiacciato dalle difficoltà della vita quotidiana e da una crisi, economica e di valori, che non sa più come gestire. Le stesse e gli stessi insegnanti, persone di spessore, enorme forza di volontà e capacità di mettersi in discussione, devono far fronte a una quantità di problemi di portata così ampia da non riuscire a trovare tempo ed energia per affrontare temi apparentemente “meno urgenti”. Nella nostra esperienza è stato spesso necessario un momento di sfogo da parte del corpo docenti, prima di poter affrontare tematiche di genere. Come già accennato la realtà pisana è un po’ particolare, così la difficoltà non è tanto entrare nelle scuole, data la grande disponibilità di dirigenti e inseganti, quanto di trovare fondi, tempo, volontari per i numerosi interventi necessari; è molto difficile inoltre riuscire a coinvolgere i genitori. Per quanto riguarda alunni e alunne che dire? La partecipazione, la passione e la curiosità che animano le varie generazioni incontrate fanno in realtà ben sperare in un futuro migliore… non senza qualche difficoltà.

Cosa vi aspettate dalla giornata del 20 settembre? 

Nell’incontro del 20 settembre ci aspettiamo di poter condividere e raccontare le nostre esperienze e difficoltà, momenti belli e brutti, e poterci portare a casa nuove idee e nuove prassi per poter lavorare al meglio nel futuro, magari ampliando la nostra rete.

 

Leggi anche:

Educare alle differenze#1: il teatro che dibatte col pubblico

Educare alle differenze#2: il lavoro di una Casa Editrice

Educare alle differenze#3: una scuola differente si può

Le donne non si devono masturbare, il nostro corpo è usufruibile solo dai maschi e i dieci motivi perché una donna dovrebbe farlo

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Provo ad aggiornare il post pensando ai più scettici che credono che questo sia un tabù superato. Mentre nei giornali italiani venivano pubblicati dati incoraggianti (ma bassi rispetto alla media europea e americana) sulla diffusione dei sex toys nella sessualità delle donne in Italia, a Reggio Calabria una ragazzina ha tentato il suicidio a seguito di un video dove lei si masturbava con la spazzola e che i compagni di classe, dopo averle preso il cellulare, lo hanno inviato ad amici e conoscenti tramite Whats app.  Il video è stato pubblicato su Facebook dove centinaia di migliaia di persone lo hanno visualizzato, non sono mancati i commenti offensivi e pesanti e in città tuttora non si parla d’altro (Qui la fonte). Un caso simile è accaduto anche nella mia città e questo è la prova che i tabù sulla masturbazione femminile e le discriminazioni di genere sono vive tutt’oggi sopratutto tra i giovanissimi che non ricevono alcuna formazione in materia di educazione sessuale ed equità di genere. Dobbiamo avere il coraggio di urlare che il corpo e la nostra sessualità appartiene solo a noi e che abbiamo diritto al piacere. Stop #Troiofobia

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Negli anni ’70 erano moltissimi gli slogan che inneggiavano all’autoerotismo femminile rompendo i tabù millenari, eppure nel 2014 in Italia si fa una scoperta della quale nessuno era a conoscenza: nove donne su dieci praticano autoerotismo (Qui anche i dati italiani sui sex toys).

Poco importa se si tratta di uno studio USA pubblicato sul “giornaletto” Leggo che ho ignorato in quanto conosco la fama di questa rivista online. Mi sono piuttosto concentrata sui commenti lasciati sotto alla pagina ufficiale di Facebook.

Quello che ho letto è stato poco rassicurante, un ritratto di un Italia medioevale composta da uomini (soprattutto) che scaricavano la loro aggressività percependo la masturbazione femminile come una minaccia alla propria virilità. La #troiofobia purtroppo in Italia si estende anche sulle donne che praticano autoerotismo. Sappiamo che in Italia anche la masturbazione delle donne è sottoposta a censura e fa ancora scandalo. Perché la donna deve essere pura, il concetto di dignità della donna passa attraverso le sue mutande.  Perché la donna è fondamentalmente madre e le brave donne usano il sesso solo per mettere al mondo i bambini come diceva un commentatore quando elogiava i tempi in cui le donne “facevano una carrellata di figli, lavoravano in casa e alla sera erano troppo stanche per pensare a masturbarsi” (il sesso con il marito invece e’ d’obbligo). Questa è l’opinione comune che emerge anche quando giovani donne decidono di fare le pornostar o le prostitute. In quei casi i commenti sono questi: “Che razza di madre sarà da adulta?” “E chi se la sposerà? chi vorrà essere il padre dei suoi figli?”.

Tra i commentatori apparivano sopratutto i commenti più “innocui” lasciati da uomini che esclamavano “Poveri maschi”, “Che spreco”, “che inutilità” . Commenti come questi fanno intuire la credenza secondo la quale le donne che praticano autoerotismo sarebbero egoiste in quanto dovrebbero condividere il proprio piacere con un uomo. Con un uomo, perché l’omosessualità femminile viene ignorata dal fallocentrismo italico. Questi sono gli stessi maschi convinti che le donne “dovrebbero darla come se non fosse loro”, quelli che fanno uso ricorrente di questo epiteto e che odiano a morte “le fighe di legno”.

Credenze che ancora oggi vedrebbero il corpo delle donne come una mera proprietà maschile. Si ignora dunque che le donne siano titolari della propria sessualità e dunque anche del proprio corpo. Quindi anche oggetti sessuali. Perché se la donna non deve masturbarsi è perché essa è un oggetto, la cui sessualità è utile solamente per soddisfare il piacere maschile o per procreare o da riservare all’uomo che si ama (i doveri coniugali?).

La masturbazione associata alle single o donne che non possono permettersi un compagno o a quelle insoddisfatte. Solo su queste “categorie” è accettabile. Accettabile ma comunque condannata. Roba da “sfigate”. Per molti altri invece è una cura contro l’isteria o o contro quelle che “rompono le palle”, dunque un male necessario. Bentornata era vittoriana.

La donna deve dunque “aspettare il maschio”, dice un altro utente.  Quante volte le nostre mamme e le nostre nonne hanno sentito questa frase? Eppure a distanza di 40-50 anni ci sono ancora uomini convinti che le donne dovrebbero aspettare l’uomo giusto per soddisfare i propri bisogni, come le nostre nonne che dovevano aspettare al matrimonio prima di perdere la verginità. Un uomo che prenda iniziativa, perché le donne per bene non hanno diritto di prenderla nemmeno per riappropriarsi una cosa propria: la nostra fica. E’ il maschio che comanda, è sempre il maschio che decide quando devi godere. il tuo piacere è subordinato a quello maschile e relegato in secondo piano, è il maschio che deve toccarti in ogni caso. Cultura dello stupro.

Il piacere accettato da tutti i maschi sarà sempre e comunque la penetrazione vaginale perciò la masturbazione sarà prerogativa di ragazzine o donne viziate o zitelle. Resuscita Freud.

Ma di cosa hanno paura questi uomini? Quelli che ancora oggi continuano a blaterare che le donne non sono nulla senza un uomo accanto. Quelli che si arrabbiano perché sanno che molte provano più piacere con l’autoerotismo e allora vorrebbero punirle vietandole il sesso o durando di meno o addirittura dandole delle pizze in faccia, come urla un certo Massimiliano contro una ragazza che difende la propria sessualità. Apologia della violenza di genere.

Poi ci sono quelli che “le donne stanno prendendo il peggio dei maschi”. Sono quelli che fino ad oggi ignoravano la masturbazione femminile con la complicità di quelle che stavano zitte perché “io queste cose non le faccio”.  Quelli che ora attaccano quelle che difendono il proprio autoerotismo e vorrebbero donne e uomini in due universi separati, dove il metro di giudizio di una donna è la propria moralità e dove solo gli uomini hanno diritto ad una sessualità attiva poiché giustificati da un fattore biologico.Sono gli stessi che continuano a sostenere che le donne hanno meno desiderio anche se non sono mai stati donne in vita loro.

Quelli “se non lo faccio io non lo devi fare nemmeno tu” e quelli che “la donna dev’essere attraente”, quindi bruttissimo immaginare che ci tocchiamo, che caghiamo, che pisciamo come loro, che abbiamo il mestruo che ci cola tra le gambe, i peli, che ci sono quelle che non portano la quinta di seno o che ci sono le grasse e le anziane. Le donne devono essere pure…ma anche attraenti. L’avvenenza delle donne è talmente importante che tanti uomini hanno imparato a pensarci come corpi senza desiderio. Le donne devono pensare solo ad essere belle e pronte per essere giudicate secondo un metro di giudizio maschile finché non ci scelga per l’atto finale. Corpi senza desiderio.

E infine non potevano mancare quelli del “le donne dovrebbero farlo ma non dirlo” e i violenti che ti danno della troia o della maiala se osi praticare l’atto intimo e privato di toccare la TUA fica quando ne hai voglia. C’è il tizio con una bambina in braccio che mi ha fatto tanta impressione. Un uomo con una figlia femmina che si permette di esprimere così tanto disprezzo contro le donne e poi mi chiedo come faccia ad amare sua figlia e come faccia a guardarla in faccia. Uno di quei padri sicuramente convinti che sua figlia quelle cose non le farà mai. Uno di quei padri che insegnerà a reprimere la sessualità della figlia e insegnarle che il sesso è sporco, se non lo ha già fatto quando sorpresa alle prime sperimentazioni del proprio corpo come fanno tutti i bambini già dai primi anni.

C’è quello che mai vorrebbe la donna maiala perché non riuscirebbe a soddisfarla. Non sarà un problema maschile? Evviva quelli che scaricano le proprie frustrazioni sulle donne! E inoltre bisognerebbe vedere che intende per normalità se afferma che quelle normali non si toccano. Uno di quelli convinti fino ad oggi che le donne normali non praticano autoerotismo in quanto hanno assenza di desiderio sessuale. Magari uno di quelli che vogliono la donna “freddina” a letto  e poi vanno a consolarsi da una prostituta in compagnia di nove milioni di italiani.

La cosa magnifica è che tra le donne che commentavano “io preferisco fare l’amore con il mio compagno”, sorprendentemente ce n’erano tantissime che difendevano l’autoerotismo come un diritto delle donne.

Visto che ancora troppi uomini non hanno ancora in mente che il corpo appartiene a noi , voglio proporre un manifesto per sdoganare l’autoerotismo femminile. Perché sono dieci per me i motivi secondo i quali una donna dovrebbe masturbarsi.

  1. Masturbatevi perché fa bene;
  2. Masturbatevi per riappropriarvi del vostro corpo da chi esercita contro di voi coercizione e sfruttamento sessuale;
  3. Masturbatevi perché la fica è vostra e non è un contenitore di sperma, una sala giochi o per ribadire che il vostro scopo non è procreare;
  4. Masturbatevi contro quelli che pensano che donna è nata per provare dolore. Il vostro piacere è l’arma principale dell’essere donne;
  5. Masturbatevi perché, l’autoerotismo femminile vi aiuterà a conoscere il proprio corpo;
  6. Masturbatevi perché non c’è ci sono infiniti modi per esprimere la vostra sessualità e una non esclude l’altra;
  7. Masturbatevi perché la sessualità femminile non è solo etero;
  8. Masturbatevi perché il piacere sessuale è anche un vostro diritto e nessuno ha diritto ad etichettarvi come donnacce;
  9. Masturbatevi per ribadire che non siete donne-oggetto e non è l’uomo a dover stabilire quando (o se) soddisfare la tua sessualità;
  10. Masturbatevi perché non bisogna per forza legarsi ad un uomo per avere una sessualità attiva.

La delegittimazione della sessualità femminile (prima parte)

uno screenshot da Facebook
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immagine (modificata da me) pubblicata su una pagina che conta un milione di fans: gli ho risposto che è meglio che queste cose le scrive chi sa veramente cosa significa soffrire durante il parto.

Qualche giorno fa faby ha scritto un post sul cosiddetto fenomeno di “troiofobia”, per quanto concerne il caso della showgirl Belen Rodriguez, oggetto di dileggio sul web e di accuse sulla sua presunta immoralità sessuale, scatenando un acceso dibattito sul web che ha confermato la persistenza di un atteggiamento misogino. Il dibattito si è generato anche fuori dalle nostre pagine e ha confermato una tendenza a inquadrare la sessualità femminile-specie se promiscua- e la prostituzione come un fenomeno appartenente al “male da esorcizzare”. Interessante notare che in mezzo al dibattito emergeva il pensiero comune secondo il quale la prostituzione fosse necessaria (a causa della carenza di donne disponibili) ma chi esercita la professione merita l’emarginazione sociale, il disprezzo (ed è per questo che le prostitute negli ultimi anni sono vittime di sanzioni amministrative se esercitano sulle strade e vestono in modo da inferire chiaramente che sono prostitute). Emerge anche la tendenza a relegare le donne che vivono una sessualità attiva, in un gradino sociale ancora più basso della prostituta, la cui sessualità non è giustificata dalla necessità maschile. Questo è quello che io a termini personali definisco come una sorta di delegittimazione della sessualità femminile, dove i desideri femminili vengono deprivati a fronte di un desiderio maschile considerato più forte, più utile (per ragioni biologiche sostengono) e identificativo del mito della virilità, secondo norme sociali.

Le norme sociali generate nello stesso contesto patriarcale, vogliono che sessualità femminile non discerna dalla coppia o da fini riproduttivi. Le norme sociali si ripercuotono anche sul mercato e sulle rappresentazioni simboliche. Un esempio dell’importanza che viene data alla sessualità maschile è l’invenzione del “Viagra” creato per restituire l’erezione agli anziani. E’ importante considerare quanto questo farmaco è dannoso al cuore per valutare quanto l’importanza della virilità come ruolo sociale sulla salute fisica.

Perfino nella pillola anticoncezionale, simbolo dell’emancipazione della donna, non si investe ad affrontare, tutti gli aspetti collaterali che comportano il calo di desiderio femminile, perché l’importante è evitare solo le gravidanze. Come se l’unico fine della sessualità femminile fosse fare-o non fare-figli.

Molto importante sottolineare come tutto ciò è legato ad aspetti culturali che tutti conosciamo. In quasi tutte le società molti uomini disprezzano le donne che hanno avuto numerose relazioni di breve durata, poiché una donna rispettabile dovrebbe avere relazioni durature e rapporti sessuali solo in relazione alla coppia e per finalità non individuali.

Insomma, emerge anche in alcune aree occidentali, la considerazione della donna come un mero oggetto sessuale che deve compiacere il partner. Ciò emerge nelle rappresentazioni grafiche e nei mezzi di comunicazione che inquadrano la sessualità come una prerogativa maschile. Ciò è svilente non solo perché si introietta l’idea che le donne non hanno desideri ma anche perché la relazione tra uomini e donne viene relegata ad un livello meramente sessuale, negando ogni sorta di rapporto paritario tra i generi.

Perché la sessualità è anche l’indice per misurare l’effettiva parità tra uomo e donna e se non viene accettato un ruolo femminile attivo all’interno di una relazione privata, ciò è negato anche negli ambiti pubblici, dove uomini e donne non sono chiamati a confrontarsi sessualmente.

In ogni società emerge quella caratteristica che vieta alle donne il “diritto al piacere sessuale”, mediante una serie di norme giuridiche (es nelle culture islamiche) che puniscono socialmente la donna che non si attiene ad esse. Quando esse non sono espressamente giuridiche, esse si impongono sotto forma di norme sociali nell’educazione sessuale della donna, la quale insegnerà a quest’ultima a reprimere i propri impulsi sessuali e riprovare quelle che non si attengono a tali norme.

Un esempio di norma sociale che vincola la sessualità femminile è l’oggettivazione sessualeQualche giorno prima di scrivere questo post ho letto un articolo in cui si annunciava che in occidente gli interventi di chirurgia estetica vaginale e della vulva sono in aumento tra le donne giovani e meno giovani. La troppa attenzione verso la perfezione del corpo femminile e l’oggettivazione sessuale delle donne indotta dalla pornografia, dove le vulve appaiono chiare, depilate e carnose, hanno indotto milioni di ragazze a sentirsi diverse e imperfette.

Molti chirurgi estetici annunciano il fenomeno come effetto di una consapevolezza sessuale femminile, mentre molto spesso, queste ragazze e donne non si operano per piacere a sé stesse, ma in quanto schiave dei canoni estetici perfetti dei mass-media in cui si riflette, o meglio si riproduce, lo sguardo maschile. Il “boom” di operazioni ha fatto emergere in Gran Bretagna che le ragazze si operano perché ricevono commenti offensivi da parte dei loro partner. Spesso in Italia si sente dire per questo che le inglesi sono “ragazze facili” poiché rifare la propria vagina è una prerogativa delle pornostar. Ma l’ondata di operazioni ha investito recentemente anche il nostro paese e sono spesso le “donne comuni” a richiederle.

Sulle discussioni in internet, nelle chat, nei forum e nei social network si leggono storie impressionanti. Ragazze che soffrono perché il loro ragazzo non gradiva la propria vagina. Una ragazza racconta che il suo fidanzato l’ha umiliata dichiarando che quando fa l’amore con lei è come “lanciare un salame in un corridoio” e ancora, un’altra invece, ha litigato con il proprio ragazzo perché lui ha asserito che aveva la vagina larga perché era una ragazza “facile” o o si era recentemente allargata perché lo aveva tradito. Un’altra ancora si lamentava per il fatto che il suo ragazzo, precedentemente fidanzato con una ragazza filippina, le aveva detto che l’aveva più larga e che non provava abbastanza piacere nella penetrazione vaginale. Un altro ragazzo, su un altro forum, cercava una ragazza vergine perché la vagina era più stretta oltre ad attribuire in base ad essa un grande valore alla pari di un’auto a chilometro zero.

I commenti maschilisti si sprecano su tutti i forum e i social network della rete, ma anche nella realtà, tanto da spingere le ragazze ad incorrere ad interventi per ridare alla propria vagina o vulva un aspetto piacente per conformarla ai canoni estetici imposti dal desiderio maschile.

Non è da trascurare nemmeno il “boom” delle imenoplastiche, un fenomeno che sta spopolando negli Usa, in alcune zone d’Europa e nei paesi arabi, dove il valore della verginità e il divieto del sesso prematrimoniale è molto forte. Tantissime ragazze si sottopongono ad operazioni dolorossissime e addirittura in Albania negli ultimi 20 anni sono sempre più le donne che si sottopongono ad un intervento chirurgico per recuperare la propria verginità in vista del del matrimonio.

Ecco che la chirurgia estetica intima delle donne assume un impatto che possiamo definire simile a quello dell’infibulazione, proprio perché non sono volti ad aumentare il desiderio femminile ma quello maschile. La chirurgia estetica è un fenomeno del tutto paragonabile all’infibulazione, la sola che in occidente è percepita come una pratica disumana. Ma quanta umanità c’è nell’imporre una visione sessuale e un canone estetico sulla base dei desideri maschili? 

Il problema della chirurgia intima non investe soltanto le donne giovanissime. L’aspetto più atroce è quello di donne che dopo la gravidanza le viene consigliato di rifarsela per preservare la sessualità dei propri mariti. Oppure mariti che rifiutano sessualmente le proprie mogli perché non sono esteticamente più elastiche come prima della gravidanza. Seni svuotati, vagine rilassate, smagliature oppure un episiotomia cucita male che ha deturpato l’estetica del sesso femminile.

L’episiotomia-il taglio del perineo-è l’altra faccia della stessa medaglia. Si tratta di un’operazione che viene praticata durante il parto naturale, senza curare quanto esso possa anche compromettere la vagina non solo esteticamente, ma sopratutto a livello funzionale la sessualità femminile. L’aspetto più drammatico è che molte volte viene praticato senza la volontà della partoriente e molto spesso, appunto, per via delle cicatrici, rende i rapporti sessuali dolorosissimi per la donna. Questo perché per una serie di fattori sociali e culturali, la sessualità penetrativa è considerata molto importante ma anche perché non viene data abbastanza importanza al piacere femminile. Molti medici infatti non prendono nemmeno in considerazione questo aspetto e la praticano.

Spesso si abusa di quest’intervento, nei parti naturali, anche se le lacerazioni di un parto potrebbero essere evitate anche con un’accurata lubrificazione vaginale. Ma quanto ha di culturale il legame tra parto e dolore e la sottovalutazione della sessualità femminile?

Una buona madre, secondo la nostra cultura deve sopportare parti dolorosi come prova d’amore e rinunciare al proprio piacere per dedicare le proprie attenzioni verso il piccolo. Come se l’aver generato un figlio fosse l’obiettivo principale o il traguardo raggiunto da ogni donna nella finalità sessuale. Ma alcune volte sono proprio i mariti a non riuscire a vedere la propria moglie come una compagna. Una mia conoscente trans-gender che faceva la prostituta mi ha raccontato che alcuni uomini sposati con figli si rivolgevano a lei perché chiederle determinate cose ora che è diventata madre è imbarazzante. Qualcuno dichiarava esplicitamente che vedevano la propria compagna come la Madonna o come la propria madre. Altri aspetti della cultura vogliono che la donna recuperi la propria sessualità solo per adempiere ai propri doveri coniugali. Quando una donna si accorge quanto l’episiotomia è stata ricucita male da compromettere il proprio piacere, le viene consigliato di rivolgersi ad un chirurgo estetico, che come riporta questa testimonianza, non fa mai accenno al recupero della sessualità femminile, ma appunto solo all’estetica.

Qui la testimonianza di una donna, segnalata da Alessia tempo fa:

Durante il parto ho subito un’episiotomia di 40 punti che mi ha causato dei problemi che mi porto dietro ancora oggi, dopo un anno e mezzo. Non riuscendo a risolvere il problema del dolore in maniera naturale (con massaggi, oli, creme, lubrificanti, ginnastica e quant’altro) ho iniziato a fare una ricerca su internet per quel che riguarda la vaginoplastica. Cosa ne è venuto fuori? Che la maggiorparte degli interventi di chirurgia plastica non sono indirizzati al miglioramento della vita della donna, ma bensì nel miglioramento della donna nei confronti dell’uomo.

Di interventi per rifarsi le tette ce ne sono una marea, però non cè una ragione funzionale per fare una mastoplastica: se hai il seno piccolo o il seno cascante, puoi comunque allattare (il seno a mio avviso ha esclusivamente questa ragione di esistere). E solamente per apparire appetibile agl’occhi degli uomini che si fanno questo genere di interventi.

Ma con un’episiotomia ricucita male, per ben che vada, non riesci ad avere rapporti, hai problemi nel camminare e nel sederti. E perché non si parla di soluzioni chirurgiche che potrebbero aiutare tantissime donne a risolvere questi problemi? Semplicemente perché un problema funzionale femminile non intacca la sessualità maschile. La sessualità femminile non interessa a nessuno. Se sono frigida o se sento male durante i rapporti, sono lo stesso fruibile da un uomo. Poco importa se non sento nulla o se sento dolore, sono lo stesso un buco penetrabile e un utero da riempire, mentre se ho le tette piccole o un seno mancante, potrei risultare poco piacevole agl’occhi di un uomo e quepisiotomiaesto intaccherebbe la SUA sessualità.

Vi sembrerà assurdo, ma quando ho fatto una visita da un chirurgo per fare la plastica al perineo, il dottore si è dimostrato più dispiaciuto per la mancata sessualità del mio compagno (che potrebbe al limite trovarsi un’amante!) che per il danno permanente che ho subito io!

Invece è proprio così! Alla fine si è rifiutato di operarmi, dicendo che il mio era solamente un problema psicologico! Ma il problema psicologico io non ce l’ho! Sono sei mesi che mi faccio seguire da una psicologa, nonchè sessuologa, e nonostante il trauma del parto, non ho assolutamente nessun blocco nei confronti degli uomini. Semplicemente fa male perchè sono stata ricucita male.

Ma non finisce qui, perchè il bravo dottorino ha raggiunto il massimo della stronzaggine (passami il termine) quando mi ha prescritto una crema anestetica da usare prima dei rapporti. Più o meno come se avessimo il mal di denti e, invece di curarli, ci mettessimo l’anestetico in bocca per non sentire male mentre mangiamo. Si, non si sente male, ma non si sente neanche il piacere, il gusto... Risposta del dottorino? Un velato “Ma almeno così riesce a fare qualcosa.” (come a dire “Perchè così si diverte almeno tuo marito, egoista frigida rompicoglioni!!”). Non contento della mia faccina sconcertata, ha aggiunto “Ma ha preso in considerazione la possibilità di avere dei rapporti anali?”

Ma come?! Io vengo a chiederti aiuto perchè mi fa male quando faccio l’amore e l’unico consiglio che mi sai dare, è di prenderlo in culo???!!!!

Questo aspetto ricorda tanto l’infibulazione, che secondo alcune culture, viene praticata anche per “rendere la vulva più femminile”. Tantissime madri si vedono negata la possibilità di recuperare la propria sessualità, messa in secondo piano alle finalità procreative e alle esigenze della coppia. E’ un problema ancora molto culturale. La sessualità femminile viene negata o viene considerata inappropriata, perfino scomoda. Secondo una credenza comune le donne hanno un calo di desiderio biologico durante la prima maternità.

L’aspetto biologico è relativo. Quando una donna subisce un episiotomia o vive in un contesto dove la donna è considerata un oggetto sessuale e dove appunto l’aspetto estetico è considerato importante, ragion per cui se una donna si sente cambiata fisicamente, ingrassata, svuotata e via dicendo è difficile recuperare la propria sessualità a causa dell’abbassamento dell’autostima e la paura che il proprio compagno la vedesse brutta. Anche i fattori sociali non sono da sottovalutare. Una madre spesso si sovraccarica di stress sopratutto quando i compiti in famiglia non vengono condivisi con il partner. E’ altrettanto un aspetto culturale credere che una madre non debba avere una sessualità finalizzata al piacere. Spesso, sopratutto in Italia, le madri vengono viste come individui asessuali, il cui desiderio metterebbe in discussione il proprio ruolo di mamma.

Questa delegittimazione, come ho scritto prima, non investe soltanto le donne in maternità ma tutte quante e avviene anche tramite mezzi coercitivi (violenza) come lo stupro, legittimato dalla cosiddetta cultura dello stupro, un atto che hanno lo scopo di delegittimare la libertà sessuale delle donne. E se dicessi che tutto il fenomeno delegittimatorio della nostra sessualità fosse il vero terreno fertile su cui viene tollerato, incitato, favoreggiato, praticato, generato lo  stupro, abbiamo trovato le vere cause? In fin dei conti, non è ugualmente una forma di delegittimazione a i danni della nostra sessualità?

continua…

Sulla vicenda della “troiofobia” leggi qui:

Soffri di troiofobia? Curati!

Le femministe, Belen e Spinoza.

 Dal forum di spinoza una zoccola di giornalista accusa gli spinoziani di essere troiofobici

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