L’ossessione della sessualità femminile, l’articolo di Travaglio, Gli insulti e la mia lettera.

E’ la stampa bellezza! Nei giorni scorsi abbiamo preso le distanze dagli articoli della Borromeo che per fortuna hanno raccolto una marea di critiche e ciò sorprende considerando che lo #slutshaming e dunque l’ossessione della sessualità femminile (basata su stereotipi di genere) è ancora molto forte in Italia. Le critiche hanno perfino superato chi ha appoggiato l’articolo, così Marco Travaglio si indispettisce e scrive un articolo bacchettando e minacciando i lettori cattivi. Un gesto davvero molto professionale! Travaglio non riesce nemmeno ad sfoderare il suo linguaggio satiresco, dunque devo dedurre che allora è un brutto segno: o è incazzato nero o starà prendendo la piega grillina? Dunque, leggiamone alcuni passi:

“La discussione che s’è aperta sul web fra genitori e figli giovanissimi è la migliore testimonianza dell’urgenza dell’argomento”.

Ovviamente noi non smentiamo che la sessualità femminile in Italia è proprio un’ossessione tanto che lo slutshaming, come dicevo, è ancora molto radicato. Ma parlare di un argomento urgente mi sembra davvero assurdo. Fa così paura la sessualità delle giovani donne? E’ preoccupante se ciò chiama l’attenzione e l’intervento della stampa! Però le critiche parlano di un Paese forse spaccato a metà, una parte dell’Italia che forse si e’ arresa al cambiamento dei costumi sessuali delle ragazze o che nega un decadimento dei costumi per sentirsi più rassicurato?

Tralasciamo un po’ di cose e passiamo agli insulti:

“Per cui la nostra Beatrice viene subissata di insulti, insinuazioni, offese gratuite e ributtanti sul piano professionale e anche personale: chi se n’è reso responsabile ne risponderà in Tribunale non solo a lei, ma anche al Fatto”

Fin qui c’ha ragione perché gli insulti sul piano personale sono segno di inciviltà.
Ma:

“e spero che alla fine la merda che ha sparso in questi giorni gli verrà ricacciata in gola”.

Questo non è un insulto? Usare un linguaggio così colorato non equivale ad insultare sul piano personale una persona? Forse chi commenta, anche il più imbecille, conta meno di lui perché ha meno autorità? O forse la sua posizione di autorità giustifica i suoi insulti? O forse perché nessuno di loro porta il cognome Borromeo? Cioè?Ma come ti permetti scusa?

Così ho deciso di scrivergli una lettera:

Gentile Marco Travaglio, 

Le scrivo in merito al Suo ultimo articolo in cui difende Beatrice Borromeo dalle critiche del web. Se il Suo articolo ha ricevuto parecchi consensi perché teme le critiche?
Lei non tollera che in una democrazia ognuno ha diritto anche di non condividere un pensiero. O forse siccome si tratta di una giornalista con un nome noto é illecito criticarla?
Per fortuna non siamo nati tutti con lo stampino quindi esporre opinioni anche contrarie fa parte di un sistema che per fortuna non è completamente malato. O forse ha paura di non saper più di cosa parlare per le vostre inchieste?
Ora mi soffermo sui neretti. Lei dice che le inchieste di Beatrice Borromeo sul sesso delle 14enni sono urgenti. Più urgenti dello spread? più urgenti della crisi economica? più urgenti del riscaldamento globale?

Ebbene sì. La fika è al centro del mondo e tutti lo sappiamo benissimo. Per la fika sono scoppiate anche guerre. E’ ovvio che la fika resta un argomento di importanza fondamentale per alcuni uomini. Ma se diventa ribelle? Se la fika è addomesticata è un utile mezzo di distrazione delle masse; ma se la fika é ribelle allora diventa un’incontrollabile arma di distruzione di massa, la quale se non viene controllata può anche far scoppiare la terza guerra mondiale e generare la fine del mondo così come la prevedevano i Maya. Chissà se una delle vostre puntate sarà dedicata a questo.

Inoltre non potevate mica parlare delle fike adulte! La fika giovane attira più attenzioni. Per una fika di 14anni molti uomini facoltosi sono disposti a spendere anche milioni. La fika delle minorenni genera morbosità e anche molta paura. Se è l’adulto ad essere un porco-pedofilo la colpa ricade sempre sulla fika dentata della 14enne, in modo che l’accusa di pedofilia cada fino all’impossibilità di fare autocritica (e dunque arrivando perfino a legittimarla?).

E su queste argomentazioni si sono ingrassati tantissimi giornalisti. Tutti-stranamente e curiosamente-terrorizzati dalla fika piuttosto che dal decadimento morale degli adulti. Perché se il mondo va male è colpa delle quattordicenni di oggi, anzi meglio-per non essere accusata di generalizzare- di MOLTE.
Carissimo Travaglio, Lei dice che noi abbiamo i paraocchi. Probabilmente alcuni sì, probabilmente altri invece non lo considerano un problema diffuso ma nemmeno di così grave entità perché non tutti vedono la fika come un elemento di grande pericolosità sociale che inibisce il maschio.
Lei dice che a torto qualcuno ha affermato che queste inchieste ledono la dignità umana-o meglio femminile-ma Lei non ha visto tutto il casino che è successo quando i giornali di destra e sinistra hanno diffuso il concetto che tutti i rumeni sono degli stupratori?

Siccome in “Italistan” le donne non vengono ammazzate e violentate abbastanza, allora gettiamo benzina sul fuoco (inchiesta che non poteva non essere pensata dalla mente del potente e diabolico macho italebano) per aizzare un linciaggio “di genere” contro delle ragazzine di soli 14anni che non hanno intenzione di ingabbiarsi dentro ruoli di genere  o per compiacere il pedofilo di turno come il nano di Arcore a cui Lei ha dedicato tanta attenzione.
E chi-se-ne-fotte se le ragazzine sono più esposte alla violenza sessuale? ricordando una sua battuta sullo stupro in diretta tv, devo dedurre che per Lei questo e’ perfino divertente.
Mi lascia incredula il fatto che Lei sia meravigliato se un’inchiesta a puntate senza dei dati alla mano, basata sulle dichiarazioni di due bimbiminkia, non e’ stata presa sul serio. A me pareva di leggere Moccia o la posta del cuore di Cioè!  Diciamo che un po’ se l’è cercata.

Basta fare due conti e forse si renderà conto che il paraocchi-pure ideologico-ce l’ha Lei. l’Italia è posta tra i paesi con un minor tasso di gravidanze adolescenziali. E siccome che i bambini non nascono sotto ai cavoli e siamo ultimi in Europa anche per quanto riguarda l’uso dei contraccettivi non c’è quella promiscuità che annunciate con orrore. Perche’ sa la matematica non e’ un’opinione!
Piuttosto un’inchiesta più intelligente sarebbe quella di incoraggiare ad utilizzare metodi contraccettivi moderni visto che l’Italia, secondo stime recenti, si colloca al livello dell’Iraq. E a quel livello ci siamo se la stampa nazionale fa inchieste di condanna inquisitoria verso la sessualità delle ragazze evocando il concetto ragazza sessualmente libera=puttana da contrapporre alla santa, colei che della verginità ne fa un valore, ignorando che le donne sono individui pensanti e non fike, tra l’altro prive pure di desideri sessuali. Sarei curiosa di sapere il tono di quelli che condividono l’inchiesta, giusto per sapere, anche perché coinvolge ragazzine molto giovani. 

Cordiali saluti,
Mary

Vergini sfigate e adolescenti indemoniate. Inchieste di cui potremmo fare a meno.

FQ

In questi giorni, tantissimi lettori e lettrici ci hanno segnalato questo articolo pubblicato su “Donne di Fatto”, lo spazio rosa del “Fatto Quotidiano”. Un’inchiesta sulle giovanissime alle prese con il sesso.

Partiamo con l’immagine a corredo FQ

Voyeurismo : ragazze riprese da dietro, sederi in primo piano, proprio l’immagine giusta per parlare di adolescenti/minori.

Il titolo già di per sé la dice lunga. “Sesso a 14 anni” : che scandalo, signore e signori, adolescenti vittime di quella piaga sociale che è il sesso. Segue con :“Se non ti fai sverginare sei una sfigata”. Iniziamo bene.

Analizziamo passo per passo questa pseudo inchiesta dai toni apocalittici e moralistici, senza uno straccio di dati, di fonti attendibili o meno e riflessioni. Un viaggio nell’adolescenza tra sgomento e piccole svergognate.

L’articolo si apre con questo passo al limite del grottesco:

Chiara, quinta ginnasio a Milano, dà la sua versione: “Il primo anno di liceo comincia la conta: entro 12 mesi bisogna ‘darla via’ altrimenti vieni emarginata”. E i maschi? “Non ci pressano perché non ce n’è bisogno”. Nessuna cura della contraccezione: “Il lunedì in classe c’è il panico: non ci si ricorda se il sabato, ubriache o fumate in discoteca, si è usato o meno il preservativo”

Ragazze che vivono l’approccio con il sesso come un sorta di conto alla rovescia di fine anno, gettando via per aria, e in faccia a tutti, etti di verginità. Ne danno via così tanta che non ricordano più se hanno usato il preservativo o meno e i poveri maschietti inibiti da cotanta esuberanza non hanno neanche bisogno di chiedere. Tranquilli, mettetevi in fila, che ce n’è un po’ per tutti.

E così nell’ora di educaziona fisica, la partita di pallavolo viene interrotta da una ragazza urlante che saltella

“Mi hanno stappata, mi hanno sturata ieri sera”

Ovviamente non si riferisce al lavandino del bagno ma esulta per altri tipi di perdite, ovvero quella della sua verginità, pensate un po’, ci è voluto un anno.

Ci sono delle rigide regole da rispettare prima dell’inizio del secondo anno del liceo : bisogna essere sverginate. Se entro l’estate della fine del primo anno non hai dato via la tua porzione di verginità, l’unica cosa che rimane da fare è di andare col primo che capita.

Attenzione uomini: frotte di lolite si aggirano fameliche per le strade delle nostre città in cerca di qualcuno che accetti la loro verginità; sono assatanate e determinate, qualsiasi sarà il vostro aspetto, la vostra età, la vostra personalità, non importa, non accettano no, la cosa più importante è darla entro i tempi prestabiliti.

L’articolo diventa via via più imbarazzante, fino ad arrivare al momento pathos-paternalista. Ora, c’è la descrizione della povera ragazzina vergine, con la maxi-felpa e le stelline disegnate sul polso (sarà il marchio, tipo lettera scarlatta, che spetta alle vergini?), emarginata dal gruppo perché vergine e quindi sfigata.

Per tutto l’articolo, tra l’altro, c’è un continuo sermone sull’alcol, colpevole di ogni tragedia. Forse Beatrice Borromeo, tanto presa dalla stesura di questa omelia, ha dimenticato che fare sesso con una ragazza sotto effetto di alcol o droga è pari all’infliggerle una violenza sessuale e quindi che c’è poco da moraleggiare sulla presunta “facilità” delle ragazzine.

Ma procediamo. Ora si passa ai preliminari, che praticamente non valgono nulla; quindi non barate care ragazze, fare una sega o un pompino non vi risparmierà il titolo di “Sfigata”, bisogna darla, dar via la verginità. Non dimentichiamo di fare anche un po’ di predicozzo sul fumo e sulle canne, che a quanto pare lasciano un effetto così devastante che non ricordi nemmeno il nome del ragazzo a cui hai fatto sesso orale.

Passiamo al sesso vero e proprio. La parola va di nuovo a Chiara, la vergine con le stellette al polso. Chiara racconta che i maschi, buonini , non pressano per far sesso – come se pressare qualcuno per fare sesso fosse una normale rivendicazione, o da qualche parte c’è un regolamento dal titolo: “I diritti del maschio”? – e continua dicendo che le vere cattivone, come al solito, sono le ragazze, quelle tentatrici. Siamo di nuovo alla vecchia storiella di Eva e la tentazione.

Addirittura le ragazze sarebbero delle indemoniate incapaci di tenersela nei pantaloni, devono sverginarsi a tutti i costi.

Per tutto l’articolo si continua a parlare di sesso come se fosse una porzione di bistecca, le donne la danno, mica fanno sesso per piacere personale, la danno per compiacere l’uomo e per non essere etichettate come sfigate, ovvio.

Una volta sturata, ops, volevo dire, una volta aver fatto sesso ovviamente la dai a chiunque.

Ti trovi a casa di un’amica e c’è uno carino? La dai

Sei al parco e c’è un passante piacente? Lo spogli, lo stendi e la dai.

In ascensore c’è un uomo che respira, blocchi l’ascensore, lo immobilizzi e via etti di verginità.

Passiamo all’orgasmo. Cosa sarebbe? E chi se ne frega, l’importante è darla via, non fai mica sesso per piacere, lo fai per tenerti stretto un ragazzo o per una questione di status, cosa diranno di te, altrimenti? E’ tutto matematico!

Veniamo alla parte più (amaramente) divertente : le precauzioni.

Dicevamo, queste ragazzine tutte droga e alcol sono talmente sfasate al lunedì che non sanno nemmeno con chi sono andate, solo qualcuna più giudiziosa – si contano su una mano, tutte le altre sono pervertite, ovviamente- usano preservativi e pillola anticoncezionale.

Le altre assatanate e indemoniate, ovvero quasi tutte secondo questa illuminante inchiesta, risolverebbero il rischio di una gravidanza andando a chiedere la pillola del giorno dopo nei consultori, come se fossero caramelle. Questo, lo fanno le più furbe.

Non possiamo dire la stessa cosa dell’autrice di questo articolo che tra paternalismi vari ha dimenticato che la pillola del giorno dopo non la danno mica via con tanta facilità e che, anche nei consultori, come negli ospedali, il personale obiettore sfora l’80%. Quindi farsi prescrivere la pillola del giorno dopo è diventata ormai un ‘impresa un po’ ardua invece qui la si descrive come se fosse una piccola abitudine delle adolescenti.

Una lettrice, sociologa, segnalandoci l’articolo si chiede e mi fa riflettere sulla metodologia dell’inchiesta : quante interviste avrà fatto e  in quale contesto? Dove?

Poco importa la realtà, poco importa quali esempi le giovani ricevano dai genitori, dalla società, dalla tv, quando l’importante è raccattare qualche “Mi piace”.

Poco importa il fatto che le ragazze, come i ragazzi, non ricevano un’educazione sessuale e siano totalmente all’oscuro dei metodi contraccettivi. L’importante è sciorinare prediche, inneggiare, tra una testimonianza o meno senza filtri, all’importanza della verginità, soltanto per le ragazze ovviamente, senza rendersi conto di come le ragazze e le donne in Italia siano castrate sessualmente e che c’è ben poco da moraleggiare sul fatto che le donne facciano sesso per compiacere qualcuno –e non per piacere personale

E poco importa che, per l’ennesima volta, l’intera colpevolizzazione sia stata addebitata interamente alle indemoniate donne. Si tira un sospiro malinconico e si pensa che non ci siano più le ragazze serie di una volta.

E gli uomini, invece? Come al solito sempre deresponsabilizzati da tutto. Un po’ come in questa inchiesta che mette sotto accusa solo le ragazze, mica i loro innocenti coetanei maschi.

Chissà cosa ci attenderà nella prossima puntata di questa saga di fantastiche inchieste. Si parlerà della storia di Santa Maria Goretti? O magari si colpevolizzeranno velatamente le vittime di molestie e stupri? Prepariamoci al peggio.

#Troiofobia, adolescenti, sessismi, bullismi, catene, ribellioni e desiderio

Mentre il nostro Paese è sconvolto per la vicenda delle baby squillo e i media diffondono messaggi che deresponsabilizzano chi era coinvolto come cliente nella vicenda, che in un altro paese sicuramente sarebbe stata trattata in un altro modo senza andare a condannare i motivi che hanno indotto le ragazzine a “vendere il proprio corpo”, a Prato si consuma una vicenda, intreccio di bullismo e sessismo che ancora oggi colpisce le donne italiane.

Ad una sedicenne è stato rubato il telefonino e sono state diffuse online foto e video sexy e per la giovane è iniziata una vera e propria persecuzione non tanto diversa da quella che subiscono le persone che hanno un orientamento sessuale che la società non accetta come parte della natura umana. E’ un copione che si ripete troppo spesso in Italia. Se sei una ragazza e hai una vita sessuale, allora sei da condannare, perché le brave ragazze sono quelle che aspettano fino al matrimonio rinunciando alla propria sessualità per donarsi ad un unico uomo, quello che amano.

Le ragazze brave sono quelle che hanno una sessualità ma non la manifestano in pubblico ma nemmeno in privato. Non devi avere una sessualità, punto e basta. E queste discriminazioni accadono nelle nostre istituzioni che  trascurano la necessità dell’educazione sessuale per fare fronte a questo problema culturale.

Cosa ha  portato a questi giovani a inviare una spedizione punitiva fatta di divulgazioni online, passaparola, molestie sessuali, insulti, prese in giro e offese ad una compagna di scuola proprio per il fatto di essere donna e di avere una sessualità attiva? il contesto, lo stesso contesto maschilista che viene impartito dai genitori, da quei padri e quelle madri incazzati mentre in auto danno della troia alla guidatrice davanti a cui attribuiscono il fatto di non saper guidare in quanto donna; a quelle scene a cui assistono nelle famiglie, le litigate tra sorelle e genitori che non le fanno uscire o le fanno rincasare presto perchè sono femmine, a quei padri che percuotono le madri perchè la violenza domestica in italia è molto diffusa. E’ in questi focolai che nascono i pregiudizi, le molestie e il bullismo verso le donne che nella vita adulta si evolvono in quei femminicidi che assistiamo ogni giorno nelle cronache italiane.

Non passano in secondo piano gli agenti di educazione secondari, le scuole, dove i presidi per evitare lo scandalo consigliano ai genitori delle vittime di ritirarle dalla scuola e di farle rinunciare ad un futuro, al diritto dell’istruzione, ad una realizzazione personale, perchè tanto saranno i bulli, i futuri uomini ad essere la futura classe dirigente italiana, perchè tanto sono le femmine ad aver provocato, ad essersela cercata, perchè possedere filmini e foto hard è più grave che rubare e diffondere in rete le foto di una loro compagna, perché bisogna evitare lo scandalo e mantenere pulito il nome della scuola. A meno queste a prima vista sembrano le motivazioni inconsce di un preside che ha preferito allontanare la vittima anziché sospendere ed allontanare i responsabili. Un preside che ha preferito accogliere il branco nel suo istituto piuttosto che la vittima.

Io stessa ho subito bullismo per dieci anni e ho continuato a frequentare la scuola fino all’ultimo anno malgrado non volessi più andarci. Malgrado ogni giorno mi veniva il nodo in gola quando entravo in quell’aula sapendo che ogni giorno poteva accadermi anche di peggio. Era sempre il preside ad aver consigliato ai miei di trasferirmi di scuola senza mai schierarsi contro il branco, anzi riteneva fossi io a provocarli, sovente.

Il victim-blaming è un fenomeno che rafforza i bulli e violenti, un fenomeno molto frequente. Aiuta a deresponsabilizzarli e legittimare le loro azioni. Chi giustifica è anch’egli un bullo e violento perché si rende complice. E’ un fenomeno molto diffuso soprattutto quando le vittime sono donne, stranieri, poveri e omosessuali. Persone che nel nostro paese sono considerate spazzatura.

Ieri in una trasmissione di Rai uno, l’Arena di Giletti, ho assistito ad una criminalizzazione degli adolescenti senza fine da parte di adulti maturi, sopratutto le ragazze definite dai loro compagni di scuola come aggressive, maschiacce, andando a coltivare quell’humus che ci vuole docili e sottomesse, lo stesso che ci impone di sopportare le violenze in famiglia. Quel clima televisivo che si faceva man mano più assurdo quando veniva interrotta perfino una donna che attribuiva la colpa ai clienti che si fingevano ignari di aver pagato minorenni, come il nostro ex Presidente del Consiglio.

In italia c’è un vero e proprio problema nel rapporto uomo-donna e nella percezione delle donne. Lo dicono i dati, lo dice il clima pesante che si respira nell’aria. Le donne dovrebbero essere consapevoli di ciò ma troppe poche lo sono.

Forse oggi ci si sta cominciando a porsi qualche interrogativo. Costumi che parevano un dato di fatto ai quali era inutile porsi delle domande, perché il mondo pareva essere biologicamente giustificato, stanno cominciando ad essere messi in discussione, ma con quale lentezza? Con quale lentezza se tantissime trasmissioni televisive che per anni hanno venduto il modello della donna-oggetto ora criminalizzano due minorenni che si prostituiscono per il lusso anziché chiedere ai clienti di farsi autocritica?

Perché in fondo sono nove milioni in Italia (più del 35%), ma come nel secolo scorso ancora non è caduto lo stereotipo dell’uomo cacciatore a cui va perdonato il fatto di essere andato con una prostituta (malgrado lo scarso rispetto verso la donna che in certi posti sappiamo non è tollerabile e perciò esistono leggi repressive contro il cliente). Esiste un cortocircuito che destabilizza l’autonomia di scelta delle donne: una cultura che ti vuole sempre seducente e disponibile ma poi entra in contrasto con l’altro stereotipo imposto alle donne: quello della sposa asessuata.

Ci sono una marea di clienti che giustificano il fatto di andare a prostitute anche quando esse sono palesemente schiave di tratta. Si schierano dalla parte della scelta delle donne finché non si tratta delle proprie figlie o compagne. Atteggiamento colmo di troiofobia che ci divide tutte in sante e puttane, “tutte puttane tranne le mie donne”. Il troiofobo punta il dito sulle prostitute e sulle proprie scelte, su quelle che esercitano la propria libertà sessuale non prostituendosi, sfoggiando la solita salsa di luoghi comuni che dipingono gli uomini come degli esseri pervasi da necessità sessuali impellenti. E le donne di conseguenza devono subire la “necessità” del maschio. Ci spetta a tutte come “dovere” sia che siamo mogli o prostitute e guai dare l’impressione di una qualche forma di autodeterminazione, viene interpretata come una provocazione inadeguata. Guai se dichiariamo di “venderci” non per necessita’ ma per comprarci l’Iphone, il vestito griffato o se dichiariamo di fare sesso perché piace a noi e non solo al partner. Oppure se decidiamo di non legarci ad un solo partner per avere diritto ad una vita sessuale. Allora siamo tutte puttane perché usciamo dagli schemi: vittima/schiava o sposa.

Ed è per questo che le due quindicenni dei Parioli stanno subendo un linciaggio. Poco importa  erano sopratutto delle vittime data la loro età: alle donne non viene perdonato nulla, provocano, anche se sono bambine. Molti sono convinti che a 13/14 anni si è donne fatte, questo deresponsabilizza chi in realtà dovrebbe essere condannato e alimenta l’idea che è normale fare sesso con minorenni, basti vedere come e’ stato osannato e difeso Berlusconi anche da parte della stampa. Una cultura fondamentalmente maschilista ancora troppo radicata in Italia ha fortemente inibito la donna sia psicologicamente che fisicamente, condizionando l’istinto sessuale e negando di fatto il diritto a provare piacere o di scegliersi un uomo. E’ un circolo da cui si sviluppa anche la cultura dello stupro e il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, dove il diritto di scelta della donna viene negato. Se andiamo ad analizzare tutto ciò ci rendiamo conto che la condizione femminile in Italia è critica.

Ma qual’è la condizione delle ragazze italiane?

Quelle che intraprendono la via della prostituzione sono granelli di sabbia. C’è un’altra faccia della medaglia. Cosa dobbiamo pensare quando delle ragazzine invidiavano la vita della loro compagna, in realtà sfruttata, ma ritenuta più libera di loro?

Come si può voler prendere il posto di una ragazza costretta da sua madre a prostituirsi? dobbiamo dedurre che la realtà, ossia la schiavitù, delle altre ragazze non prostitute sia anche peggiore.

L’episodio delle baby squillo riflette un problema culturalmente radicato nel nostro paese. Viene scelta la prostituzione come una forma di ribellione delle giovani, viene fuori una condizione femminile veramente arretrata, dove alle ragazzine non sono concesse le stesse libertà dei loro coetanei maschi.

Sottoposte a grandi limitazioni per quanto riguarda gli orari di coprifuoco, sulla concessione di un piercing, tatuaggi, sigarette e perfino sull’uso dello scooter e la frequentazione di amici del sesso opposto.

Io stessa quando vado in discoteca assisto a gruppetti di ragazzine dai 13 ai 18 anni che entrano nei bagni con zainetti che contengono vestiti sgualciti ad imitazione di quelli delle donne adulte, trucchi e scarpe con il tacco 12 per ingannare l’età. Ragazzine che vengono coperte dalle amiche e dai genitori di qualcuna più libera a cui hanno concesso qualche volta una notte in discoteca. Oppure fratelli maggiori incaricati di controllare le loro sorelle minori. Sempre lì si incontrano con i loro coetanei di sesso opposto o i propri fidanzatini che hanno invece l’uscita libera e nessun coprifuoco. Non è un caso se nelle discoteche si assiste ad una maggioranza di avventori di sesso maschile e una minoranza donne di cui la maggioranza sono fidanzate o hanno l’accompagnatore maschio. Dalle mie parti si dice che ogni sabato c’è “la sagra dei wurlstel”.

La prostituzione, fenomeno patriarcale per eccellenza, diventa così l’unica via per alcune giovanissime di potersi autodeterminare. L’adolescenza è un periodo di assoluta ribellione. Non si è più dei bambini perciò si vuole essere trattati come adulti. Le ragazze crescono prima dei loro coetanei ma le famiglie tendono a proteggerle di più da tutto.

Le adolescenti sanno che quando saranno grandi continueranno a non avere le stesse opportunità dei loro coetani maschi. Stipendi più bassi, meno opportunità lavorative, lavori domestici (che iniziano ad essere insegnati già da bambine), famiglia, compagni gelosi e dunque meno uscite. La voglia di crescere in fretta deriva in parte da questo. Quando sei adolescente non hai impegni di prole, famiglia e lavoro che rubano il tuo tempo libero. “Perché dopo i vent’anni c’è il fidanzamento e il matrimonio e non avrò più tempo”, mi ripeteva una ragazzina che mi spiegava perché volesse a tutti i costi convincere i suoi a mandarla in discoteca come le amichette. Come se qualcuno le avesse inculcato che il matrimonio e la famiglia è un obbligo per una donna.

Le adolescenti sono vittime degli errori degli adulti. A vent’anni non ci si può sentire vecchi. La mercificazione di bambine e donne e le pressioni a cui sono sottoposte le adolescenti affinché diventino delle perfette e desiderabili Lolite con la paura di invecchiare sono la causa della sofferenza di tantissime ragazzine.

Il corpo femminile in Italia non solo subisce pressioni per conformarsi a modelli estetici rigidi ma è sottoposto ad attenzioni morbose e giudizi. Le giovani italiane sono più schiave dell’apparire e dei loro corpi rispetto alle loro coetanee occidentali. Corpi consumabili ed esibiti dall’industria mediatica che detta i suoi imperativi volti a manipolare il ruolo delle donne nella società. E inoltre devono pure sviluppare un forte senso del pudore rispetto ai maschi per proteggersi dagli sguardi ossessivi dell’altro sesso e dai giudizi sociali.

La percezione delle donne pare derivi da un grande occhio maschile, di cui anche le donne hanno introiettato per guardare e giudicare se stesse. La donna sparisce dove appare il suo corpo. Se l’invisibilità della donna islamica è il velo, quella delle donne italiane è l’esposizione falsata e distorta del proprio corpo, secondo i desideri maschili. Le donne italiane sono percepite come soltanto un corpo, ma non il proprio corpo. Un artefatto privo di sesso e desiderio. Perché finché il corpo femminile apparirà solo secondo norme e desideri maschili non sarà mai un corpo liberato ma una gabbia.

Molti uomini italiani hanno paura del desiderio femminile e la castrazione che le donne subiscono attraverso la mercificazione dei propri corpi sui media e i pregiudizi sessisti è impressionante, retaggio di una società italiana che per legge imponeva il matrimonio riparatore con la figlia “disonorata” e poco importa se aveva subito violenza sessuale.

E’ qui che vivono le baby squillo dei Parioli. Prostituiscono il proprio corpo perché nessuno ha dato loro l’occasione di conoscere il desiderio. Le donne vendono in Italia e non stupisce se le ragazzine hanno capito che il sistema funziona cosi’. Anzi spesso si tollera una donna che si vende piuttosto che una che ha scoperto il desiderio. Perchè il desiderio femminile è vera autodeterminazione e destabilizza la sicurezza di un uomo, troppo spesso fondata sul dominio verso la donna.

Spero che questo post possa essere letto tantissimo per invitare l’altro sesso a fare un po’ di autocritica. Vorrei tanto che si tenessero fuori le ragazzine da ciò, perché come dicevo, la colpa è solo degli adulti. Abbiamo bisogno di non fare più due pesi e due misure quando si parla di sessualità, sopratutto se sono coinvolte ragazzine in crescita perché ciò può compromettere molto. Abbiamo bisogno di non perseguitare più donne e ragazze quando fanno scelte sessuali diverse da quello che è considerato moralmente giusto in Italia.

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