Chiediamo coerenza

vignetta
Chiediamo coerenza a chi difende la dignità delle donne. E’ il titolo di un evento lanciato su Facebook dalla campagna IO NON CI STO  agli stereotipi.  
 
L’evento che conta più di 300 partecipanti, prevede un testo da copia/incollare alle testate giornalistiche che pur dando spazio alle iniziative femminili contro l’ennesimo attacco sessista contro la nostra dignità, continua a mercificare il corpo femminile e a utilizzare stereotipi sessisti nella comunicazione. Questa tendenza viene anche dai giornali di sinistra che malgrado si promuovono come paladini della dignità femminile contro il sessismo del Premier, utilizzano poi la stessa tattica del loro avversario politico.
 
Affinchè non venga banalizzata l’indignazione delle donne che in questi giorni sta riempiendo le piazze ed internet, chiediamo coerenza da parte delle testate che di essa ne raccolgono la più dettagliata documentazione.
L’evento parte dopo una proposta di mail action nei confronti delle redazioni di Repubblica e l’Unità. Per partecipare non dovete fa altro che:
 
1) Cliccare su partecipa al seguente evento:
2) Copia/incollare la seguente lettera:
 
CHIEDIAMO COERENZA

Siamo grate alla vostra testata per la visibilità data alla reazione di tutti noi e delle donne in particolare. Tuttavia, se davvero vogliamo che questo impegno abbia delle conseguenze reali, occorre avere il coraggio di fare delle scelte editoriali coerenti.

A parte pochissime testate, tutta la galassia mediatica – compresi i giornali femminili – non gioca quasi mai a favore delle donne. Dai contenuti alle pubblicità, alle innumerevoli incongruenze. 

Se da una parte si cavalca l’indignazione delle donne facendosi paladini della loro dignità, dall’altra ci si comporta come chi la calpesta, continuando a pubblicare corpi di donne per la svendita, fotogallery inutili, video terrificanti senza informare, riflettere, analizzare. Quale sarebbe la coerenza editoriale?

Gli scandali sessuali sono anche il prodotto di una sottocultura diffusa negli ultimi anni proprio dai media, che hanno basato una parte considerevole dei contenuti usando corpi di donne. 

Le conseguenze di questa sottocultura le paghiamo noi, nella nostra vita quotidiana.

 3) inserirla nelle pagine o sotto i commenti o i video delle testate di la Repubblica o l’Unità, ma anche altre che volete.

4) Diffondere l’evento ai vostri amici.
 
———————->>>Nell’immagine, la vignetta di valgraphircart che riassume bene la caratteristica incoerente di una famosa testata di sinistra italiana.

Cattivi maestri

sessista

Questo è il video di un quotidiano italiano, Quotidiano Net. Il video propone di scegliere come carne di qualità in una macelleria la donna perfetta (perfetta secondo chi?) del decennio (dopo 10 anni quindi è scaduta, e da buttare). Propongono modelli perfetti, irraggiungibili,plastificati e sopratutto un idea di donna corpo dove la sua unica virtù è quella del suo sex-appeal.
Mentre fino a 50′ anni fa l’unica virtù richiesta doveva essere solo quella di stare ai fornelli e fare tanti figli maschi, quella di oggi, con il cambiamento dei costumi è quella dell’oggetto che stuzzica gli appetiti maschili. Insomma sempre e solo modelli indesiderati e degradanti al servizio dei desideri maschili. Passano i secoli e i modi di svalutare le donne cambiano, ma restano gli stessi nella forma.

In Italia poi si sa le donne sono considerate solo corpi, attraverso una bombardante mercificazione mediatica, peggio degli altri paesi occidentali, non è un caso che facciano difficoltà ad essere riconosciute come individui: ad essere retribuite come i colleghi maschi, non subire violenza e ingiurie, ottenere posti di lavoro e potere senza ricatti sessuali e personali.

Mi lasciano shoccata i commenti degli utenti contro le donne che non vogliono essere rappresentate in quel modo, ma pronti ad offendersi se qualcuna di noi scegliesse un uomo solo in base alla ricchezza economica, alla faccia della parità!

MsAlexian:Tutte delle autentiche DEE da adorare…… per le brutte ciccione che vengoni a sfogarsi qui con i loro commenti pieni di invidia………. loro retano DEE voi restate merd*…quindi…. :)

o questo: massim0decim0meridi0: donne stupende, da servire…. donne che è un piacere portare da GUCCI e da VUITTON…. voi grassone invece siete perfette per fare le serve…….

L’esistenza di questi commenti conferma che le donne nel nostro Paese solo corpi vengono considerate e la loro importanza deriva solo dalla loro bellezza e sensualità. Il fatto che pensino siamo invidiose nè è la risposta di come veniamo percepite e dell’importanza che per una donna possedere un bel corpo dovrebbe costituire (dittatura). Non sono intelligenti ma non bisogna nemmeno sottovalutarli, poichè l’esempio più rampante molto simile ai commentatori è chi ci governa che ha la stessa reputazione delle donne e offende le donne che vanno al potere nel loro aspetto estetico, rinfacciandole che non si devono illudere perchè tanto non sono nient’altro che corpi.

Il corpo è il burqa dell’italiana e come il burka viene usato per nascondere e spersonalizzare; non a caso secondo la nostra società: se hai un bel corpo non puoi (o non devi) essere intelligente e se sei intelligente non puoi avere un bel corpo, ma la tua intelligenza verrà messa in secondo piano rispetto al corpo e quel corpo brutto, deformato ti impedirà di essere qualcuno. Perchè senza la bellezza non vai avanti, perchè a nessuno importerà se hai altre qualità, così è il triste sistema in Italia. La bellezza secondo i sessisti serve a giustificare i sorpusi che subiscono le donne, quelli di essere considerate solo dei corpi, da vendere, svendere, ricattare, stuprare, reputare sceme e infilare in politica senza alcuna esperienza in cambio di prestigio al politico maschio.

Le ragazze italiane che non hanno il coraggio di ribellarsi spesso intraprendono due scelte: o perdere la loro autostima e sviluppare disturbi alimentari (perchè per molti il bello consiste nel pesare 50 kili) o tenersela stretta (che è una buona cosa di questi tempi, ma certe volte si rischia di perdere occasioni con uomini rispettosi o di rinunciare al piacere) con tutti perchè convinte che tutti gli uomini siano sessisti e che le usino come un oggetto. Poche scelgono di protestare senza rinunciare ai piaceri più importanti: il cibo e il sesso, ma quelle che lo fanno si beccano i soliti insulti sessisti come quello della puttana o della racchia invidiosa (ma poi è vietato invidiare?) e per questo pochissime hanno coraggio di imporsi veramente. Spesso anche quelle che protestano vengono criticate: o se la tirano o sono troppo magre e allora ecco che le vogliono in carne. Insomma lo avete capito: qualsiasi cosa che scelgono le donne (anche se sotto dettami) è sbagliato perchè lo hanno scelto loro.

La vergogna peggiore è che i giornali aumentano l’odio per le donne.

C’è repubblica che oltre a usare le donne come acchiappa ascolti (La repubblica senza le signorine nude farebbe meno ascolti del mio blog?), pubblica articoli ambigui contro le donne. Le sue fonti preferite sono le ricerche inglesi.

La prima relega le donne a malate immaginarie, a chiaviche insopportabili che si lamentano sempre di malattie. La ricerca è inglese e infatti non si identifica con il territorio italiano dove le donne non hanno tempo per inventarsi malattie e nemmeno di curare quelle vere poichè devono occuparsi di tutti tranne di sè stesse.

Spesso l’ipocondria è alimentata dai mass-media: sei un po’ in carne, sei malata, hai il ciclo, sei malata, sei libertina, sei ammalata di ninfomania, hai le rughe, sei malata, hai il prurito intimo, sei malata eccetera…

L’ansia non è nemmeno una malattia, ma è una condizione dovuta da stress e le donne di stress ne hanno tanto, e non c’è cosa più misogina che dare dell’ipocondriaca ad una che ha un po’ d’ansia.

La seconda foto (sempre da femminismo a sud) è sempre tratta da un articolo di repubblica su uno studio inglese.

L’articolo parla diuna ricerca inglese sulle iene. Parla di femmine dominanti ma lo fa giocando sull’allusione donna-perfida dal luogo comune della iena.
Sessista sarebbe il titolo quindi. Se avessero scritto ‘la società delle iene è matriarcale’ sarebbe diverso, anche se nonsicpaisce cosa importa alla gente delle iene, pensiamo alla nostra società, sessista, razzista, capitalistica e omofoba, che gli animali sono più intelligenti di noi che non pensano a studiarci, per fortuna.

Ricerca agghiacciante: in Italia regna l’antifemminismo

Giovanna Cosenza ha fatto un inchiesta chiamata Studenti&reporter, in prossimità dell’8 marzo. Io l’ho trovata dopo e la pubblico adesso.

Ne viene fuori il ritratto di un Italia retrograda, sessista e disinformata. Ci sono quelli che pensano sia un opposto del maschilismo, ci sono quelli che relegano le battaglie come una causa vinta e ancora chi fa il paragone con i Paesi dove le donne non hanno diritti, ci sono donne che hanno paura di definirsi femministe davanti ai maschi e donne che preferiscono passare per maschiliste, raggionando per stereotipi di genere. E detto dalle donne è ancora più agghiacciante!

La condizione femminile italiana forse è così critica perchè i giovani hanno bollato il femminismo con toni negativi, lasciandosi mettere i piedi in faccia. Da alcune affermazioni si, sono vergognose, tipo quella che dice che siamo mestruate (isteriche) e non ci meritiamo posti di potere, scusate non ce la faccio! Incolliamo alcune affermazioni vergognose, forse magari qualcuno avrà il coraggio di dire che l’italia è anche peggio del Bangladesh.

Roberta, 20 anni, Lettere: “Forse la donna si sta ribellando troppo. Finirà per capovolgere i ruoli, e questo non lo vorrei. Non mi sento più donna per il fatto di sostituire gli uomini in campi che sono di inerenza maschile”.[...]Laura, 22 anni, Economia: “Io mi sento un po´ maschilista. Se dovessi affidare ruoli di potere li darei agli uomini; non perché le donne non siano capaci, ma perché siamo mestruate”. Davide, 24 anni, Biotecnologie, mostra una consapevolezza davvero rara: “Il vero problema è la coscienza critica. Il fatto che di fronte alla norma nessuno si ribella più. E d´altra parte spesso chi si ribella usa toni e modi fuori luogo, inefficaci. Ma se non ci pensa una donna ai propri diritti, chi lo deve fare? L´uomo?”.

Mi viene da chiedermi: queste ragazze studiano per avere ruoli di potere o cosa?
E quei maschi che dicono che la lotta alla parità è cosa da donna che significa? Se la violenza di genere e la discriminazione non è opera dell’uomo, allora perchè non può esserlo anche la lotta per la parità?
Inoltre se non c’è nemmeno la volontà femminile di cambiare per acquistare diritti nel nostro Paese che futuro ci aspettiamo?

Giovanna Cosenza sul suo post ci da i dati della condizione femminile, tutt’altro che positivi:

[...]Se le donne vendono il corpo a uomini di potere, e se per le più svariate ragioni – inclusa la vendetta e il risarcimento – chiedono soldi agli uomini più spesso che viceversa, è perché lavorano meno e hanno meno soldi degli uomini.

Nell’agenda di Lisbona del 2000, l’Unione europea si proponeva di portare al 60% l’occupazione femminile; ma i dati Eurostat sull’Italia a marzo 2009 parlavano ancora del 46,3% di occupate, contro il 68,5% di uomini: quasi 14 punti sotto la soglia di Lisbona e circa 12 sotto la media europea.

Vale inoltre la pena ricordare che ogni anno il World Economic Forum classifica 134 paesi sulla base delle differenze di genere in quattro ambiti: economia, politica, educazione, salute. Ebbene, nel Report 2009 l’Italia è al 72° posto. Il che significa non solo che stiamo dietro a Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia, che occupano le prime 4 posizioni, ma dietro a paesi che forse non avremmo detto: dall’Argentina (24°) alla Namibia (32°), dalla Thailandia (59°) alla Romania (70°).

In secondo luogo abbiamo cercato di rispondere a una domanda che ultimamente si sente spesso: se è vero che in Italia le donne sono subalterne, perché non si ribellano come fecero le femministe? Le possibili risposte sono molte. Una radice del problema, credo, sta negli stereotipi negativi che molti oggi associano alla parola “femminismo”. È proprio per snidarli che abbiamo chiesto ai ventenni: “Se dico la parola femminismo, o femminista, cosa ti viene in mente?”. Li abbiamo lasciati parlare. L’idea di femminismo che emerge non è incoraggiante

Questo il pezzo su Repubblica:

L’8 marzo degli stereotipi che taglia fuori i veri problemi

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