Al talebanismo di casa nostra (metterci il culo!)

Front Camera

I talebani di casa nostra colpiscono ancora. In questo caso lo posiamo ribadire ancora dal momento che in un comune hanno imposto alle donne in strada un abbigliamento morigerato per tutelare l’incolumità dei cittadini maschi e per non indurre in tentazione. Mi faccio alcune domande:

E’ tollerabile che un Paese che si ritiene civile continui ad attuare leggi, legislazioni, ordinanze che controllano il corpo femminile e limitano i comportamenti delle donne?

E’ tollerabile che non solo non si fa nulla per combattere il racket ma sono le stesse vittime che passano da criminali?

E’ tollerabile che il nostro Paese continui a pensare che la vita, la salute e la libertà di una donna vale la metà di quella di un’intera popolazione maschile?

E’ tollerabile pensare ancora che se un uomo va ad adescare è colpa della donna che si è offerta mostrandole la “mercanzia”? come se un uomo fosse un animale governato dagli istinti e riproponendo la mentalità di merda di origine religiosa secondo il quale la colpa sarebbe sempre e solo di Eva peccatrice e tentatrice, la stessa che si applica ogni volta che gli stupratori vengono difesi nelle nostre aule.

E’ tollerabile che tacciano ogni volta che una prostituta subisce violenza, rapinata, stuprata, stalkerizzata o uccisa da un cliente che si vuole proteggere?

C’è da dire inoltre che nel nostro Paese il sesso e il sopratutto il corpo femminile è considerato un tabù, da una parte viene coperto e represso e dall’altra scoperto in alcune occasioni, come nei manifesti pubblicitari che per i sindaci sono solo ironici e  noi siamo un branco di talebane moraliste e per non parlare della “carne” femminile continuamente esposta in tv che a loro piace finché resti reclusa in certi ambiti come nei ghetti.

Eh no, i moralisti siete voi cari politici di destra, che imponete delle restrizioni sulla libertà delle donne, classica di quei Paesi che voi criticate quando sentite che uno di loro fà fuori la moglie perché veste all’occidentale e andate ad imporre il divieto del burqa perché retrogrado.

Voi non state percaso proponendo le stesse leggi liberticide che impone il regime talebano?

Invece vi dico cosa succede nei Paesi più civili del nostro, come la Svezia, che ha attuato una legislazione che punisce solo il cliente e lo sfruttatore per non rischiare di punire quelle che vengono costrette ad esercitare in strada o di scoraggiare quelle che vengono costrette a prostituirsi a farsi forza e denunciare, molto diverso da quello che succede in Italia dove viene perseguita sempre e solo la prostituta, scoraggiando le vittime del racket a rivolgersi alle forze dell’ordine per denunciare la loro condizione di schiavitù e a causa delle lacune, punendo quelle che in realtà non sono lì volontariamente dove finiscono in prigione o rinchiuse nei CIE se immigrate clandestine a subire ulteriori violenze sessuali o fisiche di ogni tipo. 

Perchè non fa scandalo che ci siano donne ridotte in schiavitù o clienti che sfruttano il corpo delle donne ma le donne stesse che mettono in mostra il loro corpo nei marciapiedi. Come dire che ai clienti è permesso andare a prostitute ma queste ultime non hanno alcuna libertà di stabilirne le modalità, le prestazioni, di porsi e di mostrarsi come vogliono e di scegliere in prima persona come “vendersi”, quindi ridotte a schiave il doppio.

Non state continuando a dividere le donne in “sante” o “puttane”, divisione classica delle culture patriarcale dove la moralità delle donne viene misurata in base al proprio comportamento sessuale?

Ebbene si le prostitute sono donne come le altre e non sono entità a sè, quindi se tutelate tutte tranne loro significa che state trattando una parte di popolazione femminile come cittadine di serie B solo perchè non sono donne “per bene” e probabilmente anche perchè immigrate.

Ma noi siamo incivili, infatti avvenimenti come questo e come quello degli apprezzamenti e della lite per una minigonna avvengono solo in Italia e in nessun altro Paese occidentale, perché qui l’onore e l’etichetta negativa di una donna si forma anche solo se indossa un vestito un pò scollato perchè viene accusata di voler attirare l’attenzione, provocare e rimorchiare eccetera…

A causa di questa cultura si tende a giustificare lo stupro e in molti paesi stanno facendo gli “slut walk” ma in italia nulla di simile come se il nostro Paese fosse libero da questo condizionamento culturale, mentre a parità di altri Paesi, noi che siamo europei sulla carta siamo messi malissimo.

Voi che giustificate perfino il femminicidio emergenza tutta italiana dove  in due giorni sono state ammazzate tre donne, scaricando la colpa alle donne perché sono adultere, ((qui) invece una bellissima analisi sull’articolo pubblicato nel cattolebanissimo Avvenire). 

Voi che andate contro gli usi e costumi dei pakistani, attribuendogli inciviltà e poi tacete di fronte a tutte quelle violenze (la maggioranza) perpetrate dagli italiani liquidandole come “delitti passionali” come se questa violenza fosse un atto di amore. Ma vi rendete conto? state costruendo le gabbie alle donne e le basi per impedire che queste possano porre fine ad una relazione e salvarsi. 

La soluzione è metterci il culo (l’idea mi è venuta da femminismo a sud), alla faccia dei moralisti ben pensanti:

Ci metto il culo per dire basta a quella cultura che divide le donne in sante e puttane;

Ci metto il culo per dire basta a chi impone ad una donna cosa è il decoro sulla base del modo di abbigliarsi o atteggiarsi;

Ci metto il culo perché mi sono rotta di questa rimozione del corpo femminile;

Ci metto il culo per dire basta ai moralismi di ogni tipo;

Ci metto il culo per dire basta alla cultura che stabilisce che un culo photoshoppato è sexy mentre un culo normale è scandaloso;

Ci metto il culo perché il corpo è mio e non appartiene a nessuno al di fuori di me;

Ci metto il culo perché la mamma ci ha fatte tutte così, siamo tutte uguali, così sono i nostri corpi!

Ci metto il culo perché se uno si sente provocato sono cazzi suoi;

Ci metto il culo contro questa società che limita i nostri spazi. 

Penso di aver detto tutto, se ho dimenticato qualcosa ditemelo.

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