
Il lavoro che portiamo avanti giornalmente attraverso il nostro blog ci ha fatto notare come la comunicazione diffonda troppo spesso sessismo e alimenti stereotipi misogini già ben radicati nella società italiana.
Dopo esserci dedicate a lungo alle pubblicità sessiste abbiamo deciso di allargare il nostro raggio d’azione, così abbiamo iniziato ad osservare ed analizzare il linguaggio dei media, in particolar modo la maniera in cui divulgano le notizie circa la violenza sulle donne .
Abbiamo raccolto diverse notizie che riportavano eventi come femminicidi, stupri e violenze domestiche e abbiamo constatato che quasi tutte avevano due elementi in comune : la giustificazione costante nei confronti del violento e l’uso della parola “delitto passionale”.
Su quasi ogni articolo di femminicidio il violento è stato descritto come un uomo deluso, abbandonato, che aveva perso il lavoro, che ha avuto un raptus o che era sotto effetto di alcol o sostanze stupefacenti –anche quando si trattava di semplice marijuana- tutto ciò per indurre il lettore a credere che dietro questi omicidi non ci sia una cultura da abbattere ma episodi sporadici compiuti da singoli soggetti momentaneamente depressi o vulnerabili.
Anche le notizie di molestie e stupri vengono spesso riportate dai giornali in maniera fuorviante, avviene quasi sempre la colpevolizzazione verso la vittima : in che modo fosse vestita, se stesse camminando da sola o meno e l’orario in cui si trovasse in giro; mai un’analisi verso il fenomeno della violenza sulle donne, quasi sempre elementi inutili che colpevolizzano la vittima .
Così abbiamo deciso di raccogliere alcune di queste notizie e creare un video, che spieghi passo per passo cosa si dovrebbe evitare nella divulgazione di queste vicende, con la speranza che il nostro piccolo contributo possa essere d’aiuto ad un modo di fare comunicazione meno sessista e provinciale e che dedichi più attenzione a episodi che riguardano la violenza sulle donne.
Buona visione!



















Stuprare è reato anche se te lo sei cercato!
Oggi ho aperto la pagina web del giornale “Unione Sarda” che pubblicava una notizia su uno stupro avvenuto a Cagliari a danni di una ragazza di 22 anni.
La ragazza è stata ricoverata in stato di choc e l’amico è stato denunciato per stupro. Incuriosita sono andata a leggere i commenti. Tra quelli razzisti (malgrado il 90% degli stupri è opera di italiani), emergono quelli di rimprovero verso la vittima (la maggioranza), ritenuta colpevole dello stupro subito. Perchè? perchè i commentatori si immaginano che la ragazza indossava abiti succinti (che in una festa in spiaggia dovrebbe essere normalissimo) quindi colpevole di una presunta provocazione. Inoltre in tanti scrivono che le brave ragazze non bevono, non escono la notte e stanno a casa con la famiglia, quindi in poche parole te lo sei andato a cercare. Ma che vuol dire andarselo a cercare? che una donna va in giro a dire “stuprami” o a far intendere che vuole essere stuprata o peggio che desidera essere stuprata?
Quindi nell’immaginario collettivo una ragazza che viene violentata (riporto di sana pianta i commenti maschilisti):
Parole di condanna che si spingono fino alla voglia di voler rivoluzionare la legge contro lo stupro, desiderando la condanna penale verso la vittima o parole sputate con il tono di chi vorrebbe ricacciare le donne al silenzio e subire quello che per loro non è stupro ma una falsa accusa o un diritto dell’uomo come punizione verso una femmina ormai “spregiudicata”.
Tanti erano i commenti: “lei era una facile”, “era una leggera”, “le ragazze serie non escono di casa”, “sicuramente se lo è inventato”, commenti che non certo fanno bene alle vittime che spesso non denunciano per paura dell’etichetta sociale che da questo ne deriva. Non è infatti un caso se il 92% delle donne non denuncia uno stupro e secondo i dati dell’ISTAT la maggioranza non lo fa per non essere etichettata.
Ancora, sfogliando un articolo su Giornalettismo, sullo stupro di una donna in un parco, emerge la solita mentalità maschilista da parte dei lettori del giornale.
Noto che c’è una mancanza di responsabilità da parte degli uomini nell’attribuirsi le colpe di un gesto che alle donne non è gradito perchè non tollerano che la donna cerca in ogni momento di essere considerata una persona, di condividere il piacere sessuale, di avere gli stessi diritti dell’uomo e di esigere rispetto.
Per questi la donna è un oggetto che va usata a loro piacimento senza accettare che si ribelli. Si chiama cultura fallocentrica, dove la donna è colpevole solo per il fatto di essere donna e di possedere un corpo femminile.
La nostra cultura insegna alle donne che devono difendersi da uno stupro, che devono evitarlo in ogni modo (anche privandoci delle nostra libertà) e se ciò diventa inevitabile la colpa ricade sulla vittima ritenuta un’ irresponsabile, un’ingenua o addirittura una poco di buono (sopratutto quando è libera di vestire come vuole o non è in grado di opporre resistenza percè non ha forza fisica).
Nessuna famiglia insegna all’uomo a non stuprare, perchè lo stupro è ancora percepito come una colpa della donna, un gesto provocato da un atteggiamento equivoco e ambiguo della vittima.
Lo dico sempre che qui ci vorrebbe uno Slut Walk perchè dove l’ingerenza Vaticana è forte il diritto alla sessualità delle donne viene privato o represso.
In nessun reato si cerca di giustificare il colpevole, non è un caso se solo nei casi di violenza sulle donne l’immaginario collettivo pone una serie di attenuanti, incoraggiamento, giustificazioni verso il colpevole.
Nelle società maschiliste si tende a condannare i comportamenti sessuali femminili e idealizzare quelli maschili anche se sono contro la persona, considerando lo stupratore come una sorta di dongiovanni che con le sue qualità fisiche è riuscito a vincere la resistenza di una donna (vedi vis grata puellae). Ricordiamoci che deresponsabilizzare e discolpare significa incoraggiare lo stupro.
Trovo banale leggere continui commenti razzisti verso gli immigrati etichettati come maschilisti se poi il maschilismo è talmente presente in Italia che oltre ai commenti di sopra si leggono continui articoli di femminicidio descritti come momenti di focosa passione, gelosia, passionalità o addirittura reazione in base alla provocazione della donna, come nel recente stupro di Torpignattara dove la donna è descritta come una poco di buono e colpevolizzata in ogni modo:
Ho scelto questo titolo provocatorio perchè nella mentalità comune la donna o la ragazza che è stata violentata se l’è cercata allora io dico che anche se dicono che te lo sei cercata lo stupro è sempre stupro quindi un gravissimo reato che va condannato a livello morale e penale.
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