Risate Amare

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(ultimo video: Colori che rimandano alla Lega Nord)

Qualunquemente è un film che mi è piaciuto perchè in modo schietto e satirico descriveva la situazione politica  del nostro Paese. Per chi non lo avesse visto vi mostro alcune clip.

Cetto La Qualunque, personaggio televisivo nato alcuni anni fa, appare in un recente film dove interpreta la parte del politico italico: corrotto, mafioso, puttaniere, maschilista e che pensa ai suoi interessi.

Guardando il film si possono notare alcuni riferimenti che rendono il film una parodia della nostra triste società. Perfino il cognome del personaggio calza a pennello con il ruolo che gli viene affidato, interpretare in un solo personaggio alcune caratteristiche dei più noti personaggi politici del nostro Governo.

 Nel suo personaggio si possono notare alcune analogie con Berlusconi: un ossessione quasi patologica per le donne, che si trasforma in un atteggiamento maschilista o quasi misogino. Cetto non si ricorda nemmeno il nome della sua “concubina” brasiliana e di sua figlia che porta nella sua villa in presenza una moglie contrariata a tale scelta.  Alcune battute che il personaggio fa sulle donne in politica e su alcune proposte (come l’abolizione dell’ici, il ponte dello stretto di messina), ricordano esplicitamente le gaffes e le promesse di Berlusconi. Il logo del suo partito politico “Partito du pilu” è abbreviato con la sigla PdP un incrocio tra Pdl e tra Pd (dal tricolore sulla sigla del logo).  I simboli e i colori Infatti, sembrano attingere da un po’ tutta la politica del Paese. Il “pilu” nel contesto può essere paragonato al “bunga bunga”. Egli si circonda di donne belle per promuovere il suo partito ritenendo che non sono le donne a dover entrare nella politica ma la politica a entrare nelle donne, anche questo ricorda molto la tendenza della politica italiana a mercificare il corpo femminile e a escludere le donne dal governo.

Altre caratteristiche rimandano anche alla politica del meridione spesso legata ad intrecci con la mafia. Saltano fuori anche riferimenti alla Lega Nord: il figlio Melo, bocciato tre volte a scuola, assomiglia molto al figlio di Umberto Bossi, il trota, a cui affida pure una carica politica senza alcuni meriti.   

Perfino la televisione sembra essere a suo favore, dandogli più visibilità rispetto al suo avversario politico, tendenza molto simile alla tv dell’italia della realtà, controllata dal governo. Il suo avversario politco veste colori poco accesi ed è modesto ed è simbolo della classe politica onesta che viene subito messa in minoranza.  

Nel nostro contesto, il film di Antonio Albanese, appare come una sorta di satira, una parodia di una realtà tutta italiana. Il film non si schiera da nessuna parte politica, è un film qualunquista (come dice il titolo) che descrive tutta la politica italiana (sia di destra che di sinistra, comune al nord come al sud). Un film che strappa amare risate.

Senza tette non c’è Paradiso

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Una mia lettrice va in libreria a comprarsi un libro e se ne trova con sorpresa uno che ha attirato la sua attenzione con un titolo ambiguo: “Senza tette non c’è Paradiso“.

Legge la trama e narra la vicenda di una ragazza colombiana che si innamora del suo spacciatore che però ama le ragazze maggiorate. La ragazza farà si prostituirà per procurarsi i soldi che le permetteranno di sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva, intervento che “le migliorerà il décolleté e la vita” (parole testuali presenti nella sinossi).

 A giudicare dal titolo sembra che non si tratti di un libro-denuncia, sembra lanci un messaggio negativo. O almeno il messaggio cambia da Paese e Paese.

Ma guardate la differenza tra le due copertine delle edizioni:

Questa è quella colombiana che da più l’impressione che l’intento sia quello di denuncia. Si legge chiaro: “Catalina non aveva mai immaginato che la ricchezza e la felicità delle ragazzine della sua generazione è condizionata dalla taglia del reggiseno“. Ciò significa che l’intento sembrerebbe quello di denunciare questo fenomeno, che costringe le ragazze a ridursi a meri oggetti sessuali per uscire dalla povertà, intento che in italia non è stato preso sul serio. Guardate la copertina:

L’intento è voyeuristico. Il titolo senza alcuna presentazione sotto l’immagine lancia messaggi inquietanti.

Se penso che il problema non è solo nei Paesi poveri, ma anche in occidente dove molte ragazzine vorrebbero un seno nuovo e più grande per attrarre i loro coetanei maschi assuefatti dai modelli femminili che la società promuove.

Per le ragazze italiane non c’è il problema di sfuggire dalla povertà, ma quello di essere sempre belle e apetibili per ottenere posti in Parlamento, in televisione o un lavoro ben retribuito, dove l’avvenenza e la disponibilità sessuale è il primo requisito a noi donne richiesto.

Non è un caso se molte ragazzine italiane chiedono ai loro genitori un seno nuovo per regalo di Natale o per il compleanno. Perchè gli unici modelli femminili che la nostra società promuove come vincenti sono quelli della Velina o della escort che seduce l’uomo di potere o della donna-oggetto utilizzata per animare le loro feste.

E’ triste che in italia le donne siano così confinate nei letti dei potenti anzichè nelle poltrone del Parlamento. In un contesto come il nostro, un libro presentato in questo modo può solo far male.

 Su questo libro è stata fatta una serie televisiva. Ma indovinate chi comprerà i diritti?

Mediaset.

Mi chiedo se l’intento della Mediaset sia lo stesso di sempre, cioè quello di esibire tette e culi dappertutto o cosa?

Intanto la Spagna ha criticato la serie televisiva e la Giunta delle Canarie ne ha anche chiesto il ritiro denunciandone il linguaggio e i contenuti poco corretti della serie che proporrebbero un modello di donna oggetto.

Conoscete qualcosa in più su questo libro?

We want sex (equality)

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Torniamo al cinema, tralasciamo quello italiano contemporaneo che ci riporta esempi di genere veramente deludenti  e usciamo dai confini nazionali per andare a scoprire che nelle sale arriverà un fim che ci racconta la condizione delle donne nella società inglese degli anni ’60.

We want sex” di Nigel Cole (Made in Dagenham titolo originale) non sarebbe il titolo originale ma una trasposizione italiana che ha rovinato la trama di un bel film. Cosa c’entra il sesso con la pretesa femminile di poter lavorare con lo stesso salario degli uomini? Perchè intitolarlo come fosse un film porno?

In uno degli slogan che appare sullo striscione non del tutto srotolato utilizzato dalle donne che vanno a incontrare il ministro Barbara Castle, c’è scritto “vogliamo parità sessuale” (we want sex equality) e non “we want sex” (vogliamo sesso). La scelta del titolo veicolerebbe un messaggio negativo che distoglie lo sguardo ( e minimizza) dalla lotta relegando le operaie a perditempo che anzichè lavorare cercano “sesso libero” banalizzando una lotta che ha portato a  dei veri progressi nella società inglese, con la prima legge sulla parità.

Temo che la scelta sia legata all’esigenza di riadattarlo al mercato italiano che utilizza il sesso e i messaggi sessuali per vendere ogni prodotto per destinarlo a degli acquirenti sessisti che non andrebbero mai a vedere un film che racconta la condizione femminile e la pretesa di uguaglianza se non con titoli un pò maliziosi che  privano un pò la pellicola (e le lotte femminili) della loro credibilità.

Il film è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2010 e narra la storia di Rita O’Grady guidò nel 1968 a Ford Dagenham lo sciopero di 187 operaie alle macchine da cucire che pose le basi per la Legge sulla Parità di Retribuzione.  Lavorando in condizioni insostenibili, le donne della fabbrica della Ford di Dagenham perdono la pazienza quando vengono riclassificate professionalmente come “operaie non qualificate”. Con ironia e coraggio riescono a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale ed infine dal governo. Rita sarà un ostacolo non facile per gli oppositori maschi e troverà nella battaglia della deputata Barbara Castle la sua eco per affrontare il Parlamento.

Questo film è anche molto contemporaneo. E questo perché le discriminazioni subite dalle donne sul mondo del lavoro e nella società continuano ad essere all’ordine del giorno. Anche oggi ci sarebbe una disparità di salari tra uomo e donna, problema presente in Inghilterra, in Italia e in molti Paesi.

Beh cosa possiamo dire in merito?

Mentre il cinema italiano odierno trasuda di stereotipi sessisti, quello inglese ci regala storie vere, che nonostante siano narrate in modo a tratti ironico non lede la memoria di certe proteste femminili che non sono passate certo nel dimenticatoio, tanto da dedicagli un film (cosa che in Italia non si fa nonostante il movimento femminile era uno dei più forti in europa). Per come le donne vengono rappresentate nel cinema italiano mi vien da piangere, per questo motivo guardo oltremare. L’unica cosa che non mi piace è troppo commedia leggera.

Uscito nelle sale cinematografiche britanniche il 1° ottobre 2010, il film verrà distribuito in Italia il 3 dicembre 2010 a cura della Lucky Red.

*Vorrei tanto che chi ha portato il film in Italia correggesse il titolo della pellicola..si può fare?

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