Il corpo delle bambine

jakio

Vi parlerò di due cose. Uno è un episodio di pedofilia e scandali di questo periodo, l’altro è una segnalazione su un noto marchio di abbigliamento per bambine. Pochi giorni fa balza nelle cronache il caso di Don Ruggeri, un sacerdote che ha abusato di una tredicenne. Il prete è stato sorpreso mentre baciava e palpeggiava una ragazzina di tredici anni in una spiaggia  e arrestato per atti sessuali con minori che lui stesso ha ammesso. 

Tutti conoscerete di fama Don Ruggeri, se a qualcuno sfugge potrei rinfrescare la memoria per ricordare meglio le sue dichiarazioni quando l’anno scorso una ragazzina di quindici anni fu stuprata in gruppo in una spiaggia a Fano durante una “notte bianca”. Il prete, ex portavoce del vescovo di Fano, dichiarò senza mezzi termini che la ragazzina violentata era un pò colpevole, poiché le ragazzine di oggi tendono a provocare con il loro abbigliamento e modi di fare. Ecco, lui che fermamente credeve alle sue convinzioni è arrivato a realizzare concretamente la sua considerazione verso le ragazzine, passando a sua volta da stupratore latente a stupratore concreto (molte volte il passo è breve).

Sì, poichè gli atti sessuali con persone al di sotto dei 14 anni costituiscono violenza sessuale, in quanto un ragazzino o una ragazzina è incapace di poter esprimere il suo consenso. Peccato che l’intera opinione pubblica, in questo caso, è corsa subito ai ripari sostenendo che “non si tratta di pedofilia ma di un errore” come sostiene qualcuno. Perché siamo arrivati al punto che chi abusa del corpo delle bambine non è nemmeno considerato un pedofilo e al punto che il corpo di una bambina non è più quello di una bambina ma di una donna fatta che sicuramente era una “poco di buono” come scrivono tantissimi utenti intasando le pagine dei blog, giornali e social network.

Perché siamo arrivati anche al punto che perfino i genitori non se la sentono di condannare chi abusa della propria figlia (a meno che non si tratta di un immigrato). “Non è un pedofilo” come dichiara il padre della ragazzina con la quale il “mostro” ha scambiato effusioni. Eh no, non è un pedofilo, si nega l’evidenza. Che si fa? si riconsegna la bambina nelle mani di quel prete per provare che quelle foto non mentono?

Dov’è il futuro delle bambine? Il nostro Paese è sempre in prima linea per denunciare le usanze delle altre culture sopratutto le baby spose ma poi quandosi tratta di difendere le nostre bambine si arriva perfino a negare che toccare e baciare il corpo di una tredicenne è pedofilia. 

Forse l’assuefazione ad immagini che in ogni momento vengono perpetrate dai media, veicolando un corpo infantile contraffatto, ha fatto perdere di vista che una bambina è una bambina e non una donna.

Davvero al nostro Paese che si dichiara tanto civile basta che una possiede un abbozzo di seno visibile per dimenticare che si tratta di una bambina? Perchè è vergognoso poi l’atteggiamento di criminalizzazione che anzichè essere subito dal prete viene inferto ad una ragazzina reputata già una femme fatale che sicuramente ha provocato il prete, povero ragazzino incapace delle sue azioni e responsabilità.

Succede troppe volte:se ti stuprano è un pò colpa tua” del resto lo diceva anche il prete che è appunto uno stupratore. 

Passiamo ad un altro caso (ma non tanto diverso). Un’azienda di abbigliamento per bambine dai 3 ai 16 anni, Monnalisa, pubblica un catalogo per la collezione autunno-inverno con foto che poco si adattano al target di riferimento.

Il catalogo è questo. La scena si ambienta in un supermercato, certo perchè le bambine devono imparare a fare la spesa quindi abituarsi ad essere delle bravi mogli! Ma il peggio del peggio è il fatto che nel catalogo ci sono due bambine in atteggiamenti strani:

Lo stesso marchio è presente nella nostra gallery sempre per foto che raffigurano bambine in pose “strane”.

Lo stesso brand poi pubblica un altro catalogo dedicato alla collezione “Chic” con bambine raffigurate come adulte:

 

 

 

Questo solo per mettere in evidenza che problema c’è nel nostro Paese sulla percezione dell’immagine femminile che non risparmia nemmeno le più piccole. Eppure le vere bambine sono altre e non desiderano essere ritoccate e mostrate come adulte, lo dimostra una ragazzina americana che ha combattuto contro una rivista per teenagers e ha vinto, ottenendo che quest’ultima non pubblica più immagini di ragazzine patinate. Come? con una petizione firmata da 85 mila persone, un’azione che in italia ci sogniamo perché malgrado noi lottassimo da anni contro l’immagine femminile sui media, nessuno è intenzionato ad ascoltarci. E’ chiaro che il problema non siamo noi, ma è proprio la mentalità della stragrande maggioranza delle aziende italiane e la mentalità dell’opinione pubblica ancora condizionata dagli stereotipi.

Potremmo immaginarci se una bambina italiana chiedesse a giornali come Cioè, Top Girl ecc di smetterla non solo di pubblicare foto di ragazzine perfette e seducenti ma anche di evitare di pubblicare articoli che propinano stereotipi di genere tradizionali. Sarebbe stata aggredita da altri coetanei e accusata di essere invidiosa come accade a noi quando denunciamo il sessismo nei media o di essere vittima dei lavaggi di cervello di una madre troppo femminista.

E che dire della scelta di una ditta svedese che ha pubblicizzato dei giocattoli in questo modo?

Un modo privo di stereotipi di genere che nel nostro Paese sarebbe impensabile, infatti i nostri cataloghi si riempiono di bambine relegate ai fornelli giocattolo e a gare di make-up e se vogliono la macchinina che sia rigorosamente rosa shocching!

Prendiamo come esempio le buone notizie che arrivano da paesi più avanti di noi, cerchiamo di far crescere la campagna libera Infanzia e denunciare tutto questo.

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