Lei non vuole sesso e il marito la picchia. I vicini lo aiutano!

Accade in Italia. Una donna si rifiuta di fare sesso con il proprio marito e lui comincia a colpirla a calci e pugni. I vicini che sentono tutto entrano in casa e anziché aiutare la donna la picchiano anche loro. Lui un italiano di 45 anni voleva che la moglie accettasse un rapporto d’intimità con l’uomo. Ma lei non aveva voglia e lui ha cominciato a massacrarla di botte. Dalla stampa si apprende che l’uomo aveva dei precedenti sopratutto quando lei manifestava l’intenzione di finire la relazione.

Una coppia di vicini, un uomo e una donna, sono saliti e hanno aiutato l’uomo. I giornali scrivono che forse si tratta di vecchi rancori con la donna in quanto lei è intervenuta in un litigio tra i due. Fatto sta che in Italia la violenza sulle donne e il contesto che l’agevola (stampa compresa) sta iniziando a preoccupare anche l’Unione Europea.

Donne picchiate, uccise e maltrattate perché non accettano la subordinazione nei confronti di un uomo. O perché si mostrano troppo autonome di vivere la propria indipendenza o  la sessualità come vogliono. Un problema, quello della violenza sulle donne, radicato nella nostra cultura che percepisce la donna come un essere inferiore all’uomo.

Proprio ieri su Italia uno andava in onda una trasmissione in cui una escort affermava che la “femmina” deve obbedire all’uomo. Sono messaggi pericolosi che accrescono la spirale di violenza dove le donne si trovano coinvolte come vittime.

Fonte qui

Alcune impressioni “a caldo” dopo aver visto “Strage di Donna”.

Iacona-PresaDiretta

Iacona-PresaDiretta

Finalmente ci si occupa seriamente e con competenza di un tema come quello della violenza maschile sulle donne, e lo si fa in prima serata, domenica, su Rai3.

Sottolineo seriamente e con competenza perché in verità di questo tema se ne parla spessissimo, anche in televisione, in spazi abbastanza “popolari”, nel primo pomeriggio, per esempio, ma con effetti dannosi che provocano un vero e proprio boomerang. Insomma mai come in un tema come questo è meglio decidere (con responsabilità) di non parlare, che parlarne male. Cosa intendo dire? Che trattare il femminicidio all’interno di cliché che in questo blog sono stati più volti oggetto di trattazione, anche con un video (per citarne uno: il “raptus” improvviso dell’assassino e la sua una implicita assoluzione) , è dannoso, oltre che moralmente inaccettabile verso le donne uccise (ma ciò riguarda la coscienza individuale).

Tutto questo oggi, finalmente, non c’era.

Iacona ha fatto un vero e proprio reportage focalizzando l’attenzione sui punti che anche dal nostro punto di vista sono centrali:

  • le donne uccise subiscono prima dell’omicidio violenze fisiche e psicologiche da parte del futuro assassino

  • non si tratta mai di raptus

  • gli assassini compiono scientemente e lucidamente gli omicidi

  • gli assassini non sono matti ,  e quindi guaribili, non è possibile fare un identikit

  • tutte le donne assassinate sono donne forti e indipendenti che hanno detto “no” alla violenza subita, che intendevano uscire dalla spirale di violenza per riprendere in mano la propria vita; spesso avevano lasciato i propri compagni (ex mariti, ex fidanzati) i quali le “puniscono” uccidendole (se non sei mia, non sei di nessun altro è una frase tipica dell’assassino)

Un altro dato rilevante è che esiste una questione meridionale e un divario profondo Nord e Sud anche sul tema della violenza sulle donne. Con questo non significa che vi sia una “densità” diversa di femmincidi. Le differenze su cui mi soffermerò sono lo specchio di una maggiore arretratezza della cultura e mentalità meridionale ( e non di un uomo “isolato” ma di un intero “contesto” marcio) ancorati anche nel 2013 all’idea di un possesso della donna da parte dell’uomo. Emblematico il servizio su Vanessa Scialfa, a Enna. In particolare segnalo due interviste. quella all’ex fidanzato Alessandro “geloso” (che spiava Vanessa da dietro a un muretto!) e quella alla migliore amica alla quale a 14 anni, il fidanzato “geloso” ha rotto un braccio.

In linea tendenziale possiamo dire che le donne del Sud sono lasciate sole dal contesto sociale di riferimento (vicini di casa, amici o parenti omertosi), mentre al Nord le donne spesso col supporto della famiglia si rivolgono alle Istituzioni (denunciano anche più volte prima dell’omicidio il loro aguzzino).

In entrambi i casi le donne sono abbandonate e muoiono nel silenzio omertoso che quando non è dei vicini, amici o parenti complici, è quello più assordante e rumoroso di uno Stato che non riesce a proteggere le cittadine e i cittadini che gli si rivolgono. E proprio questo dato è inquietante: il limite della giustizia e dello Stato ad adempiere al proprio ontologico e primario dovere di protezione (a fortiori quando le assassinate hanno più volte chiesto aiuto alle Istituzioni attraverso denunce, rimaste ferme a impolverarsi in qualche luogo).

Un altro aspetto fondamentale della puntata di Iacona è stato lo spazio dato ai “protagonisti” della vicenda. “I cattivi”, diremmo, gli uomini violenti. Le parole di uno degli intervistati, che segue un training in un centro-antiviolenza fa riferimento alla propria esperienza di violenza verso la compagna malmenata, ecco le sue parole fedelmente riportate nel concetto sostanziale (ma non nella forma): quella della violenza è una escalation che dalla violenza verbale si traduce in quella fisica, fino a quando ti si spegne la luce. Non a caso le coltellate non sono mai una, ma tantissime. Non capisci più nulla . L’uomo non si mette in discussione mentre la donna è in continua evoluzione, e va più avanti, tanto ché la distanza aumenta e diventa irraggiungibile. Esiste una sola scorciatoia grazie alla quale l’uomo può recuperare vantaggio: l’uso della propria maggiore forza fisica.

Parlano e s’interrogano questi uomini violenti, fanno una cosa che le donne fanno da sempre.” dice alla fine del servizio Iacona, il quale, continua, rivolgendosi agli uomini “Ci possiamo riconoscere anche solo in parte in questo racconto?”. Mi pare che merita di essere sottolineato questo punto. Non solo questa puntata è stata condotta da un uomo, ma Iacona non si rivolge alle donne (come quasi sempre accade, come se ad avere colpe o responsabilità ad essere ammazzate siano le stesse donne!) ma ai veri responsabili di questa mattanza: gli uomini.

L’ultima parte della puntata invece è stata dedicata allo Stato “complice”, e alla sua non-strategia nell’affrontare efficacemente la questione della violenza.

Una donna su tre è vittima di violenza nel nostro Paese, stando all’ultima statistica Istat del 2007 (da allora non sono più stati aggiornati i dati). La legge sullo Stalking, l’unica arma in questo momento in mano alle donne che subiscono violenze, è solo del 2009 ed è largamente inattuata. Non esiste in Italia un osservatorio sulla violenza, e infatti non abbiamo dati ufficiali infatti sulle donne uccise. Nel nostro Paese i centri antiviolenza operano nell’assoluta precarietà, alla mercé delle discrezionali e discontinue “attenzioni” che l’ente locale di riferimento (o per meglio dire la sensibilità di chi lo governa) ha su questi temi, e quindi nel disporre finanziamenti. Non a caso il Sud ancora una volta mostra un’inadeguatezza e arretratezza (la regione italiana più grande d’Italia, la Sicilia, ha una sola casa protetta a Palermo con 15 posti letto! Mentre in Molise non esiste nessun centro), rispetto al Centro e Nord del Paese, dove i centri sono molto più numerosi. Fino al caso del SudTirol dove vi è una precisa strategia politica di investire ingenti risorse (1 milione e mezzo la provincia di Bolzano) solo per i centri antiviolenza. E’ il modello austriaco.

Voglio riprendere le impressioni di Alessia per sottolineare la forza di questa puntata di “Presa Diretta”:

“Iacona dice che le donne sono forti, sanno dire no. Non le dipinge come i media fanno sempre, vittime e complici, ma come persone. persone che subiscono violenza e moltissime volte denunciano. Iacona interroga gli uomini! Non mi sembrano piccolezze sulla nostra tv!”

Nota a margine: il fatto che nel corso della puntata abbia visto primeggiare la Sicilia, tanto come teatro di violenza quanto per inadeguatezza e assenza di strategia politica in tal senso, essere citata e conquistare un record in negativo, da siciliana, mi ha doppiamente allarmata.

Cadono i “miti” del campione e del tronista? Cade il rispetto per la violenza di genere!

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Capita che una ragazza di 29 anni, Reeva Steenkamp, venga brutalmente assassinata dal suo fidanzato con quattro colpi di arma da fuoco. Capita che questa ragazza sia una modella e che pertanto i giornali parlino di lei quasi esclusivamente come “una delle 100 donne più sexy del mondo”,  spesso senza nemmeno riportarne il nome e gli interessi contro la violenza di genere. Capita che l’omocida sia un noto sportivo olimpico e paralimpico dalle “gambe al carbonio”, caratteristica che gli ha attribuito il soprannome di <<blade runner>> e che ha commosso nel tempo il pubblico, durante le sue vittorie. Capita quindi, che per dare la notizia dell’omicidio, i giornali parlino più di lui che di lei, delle sue lacrime, della “fine di un campione“.

BDeIylUCQAEPkK6foto reperita da qui

Eh già, perchè i campioni sono intoccabili. E’ luogo comune pensare che siano immuni dagli atteggiamenti dei “comuni mortali”. Si pensa che chi pesta una donna, chi la uccide, sia solo e soltanto un depravato ai margini del sistema sociale. Non si comprende come questa cultura del possesso e della misoginia sia trasversale, non conosca colore della pelle o rango sociale.

Pertanto, quando il femminicidio è perpetrato all’interno di coppie “famose”, la cronaca si tinge di macabro sensazionalismo e invece di interrogarsi sul fenomeno della violenza di genere, si dimentica la vittima e fa sì che ci si scervelli nei salottini televisivi per capire il perchè e il per come un noto personaggio famoso, ricco e acclamato, possa aver ucciso la sua bellissima donna. I media si danno quindi alla smodata ricerca di spiegazioni, giustificzioni. Saranno stati gli steroidi? Sarà stato un raptus di gelosia per i messaggini che la modella riceveva? E per la proprietà transitiva le stesse discussioni vengono traslate nei nostri di salotti, di fronte ai tg e ai programmi dell’infotainment pomeridiano: “Ma come avrà fatto ad uccidere un pezzo di ragazza come quella?”; “Caspita, cosa può aver spinto un personaggio di quel calibro a mandare tutto a quel paese?”.

Molto meno spesso le trasmissioni televise si interrogano sul fenomeno femminicidio in tutte le sue sfacettature, in tutta la sua interezza e globalità. Molto meno spesso parlano di possesso e odio di genere, inquadrando il caso non come fatto privato dalle incomprensibili motivazioni, ma all’interno della costellazione di casi che portano la stessa matrice misogina. Perchè per ogni donna uccisa ce ne sono altre migliaia uccise, minacciate, molestate, violate. Che i loro aguzzini siano considerati dall’opinione pubblica “noti personaggi televisi” o “reietti della società”.

Lo stesso accade in questi giorni per quanto riguarda una notizia di stupro. In questo caso il mito che cade è quello del “tronista, bello e impossibile”. Eh già, com’è possibile che un ragazzo giovane e aitante, uno di quelli che “non deve chiedere mai”, che stava seduto nel contenitore televisivo di ‘Uomini e Donne’, corteggiato da decine di ragazze, possa stuprare? Ed è ecco come l’avvocata del tronista in questione si esprime in questa nostra Italietta ormai alla deriva:

Catturastralcio di un articolo uscito su Corriere.it

L’avvocata ci racconta come la vicenda faccia soffrire l’imputato, ma soprattutto afferma che “essendo un gran bel ragazzo non avrebbe alcun bisogno di costringere una donna ad avere rapporti con lui“.

Evidentemente per l’avvocata esiste l’identikit del perfetto stupratore: brutto e in astinenza. Evidentemente per l’avvocata lo stupro è un atto di libidine, posto in essere da un uomo poco piacente che per avere un rapporto sessuale con una donna è spinto a compiere un atto di violenza!

Evidentemente un ragazzo di bell’aspetto non potrà mai arrivare a stuprare, poichè, non avendo problemi ad avere rapporti sessuali quotidianamente, non ne sentirebbe l‘esigenza, il bisogno.

Evidentemenre l’avvocata non riesce a non mettere sullo stesso piano un rapporto sessuale consenziente con uno stupro! Non si rende conto che la brutalizzazione di donne non avviene per libido o astinenza da pratiche sessuali, ma è un atto vile, violento, di intrinseca misoginia e di possesso, che non dipende dai lineamenti del volto del colpevole!

Perchè la violenza di genere, all’alba del 2013, non è ancora affrontata come dovrebbe? Perchè siamo ancora costrett* a vederla mistificata, minimizzata, banalizzata? Che cosa ostacola un percorso di consapevolezza in tal senso?

Siamo stanche di doverlo ripetere all’infinito, è ora che ci si prenda tutt* la responsabilità del contesto culturale in cui viviamo e che si affronti la violenza di genere per quella che è, senza giri di parole, senza mescolare le carte in tavola, senza connivenza e omertà, ma soprattutto senza strizzare l’occhio a quel subdolo substrato sessista che la alimenta!

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