E la stampa italiana riscopre la Verginità

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L’articolaccio di Beatrice Borromeo sul “Fatto quotidiano” è destinato a passare alla storia per aver lanciato una nuova moda tra i giornalisti italiani. Da qualche giorno, infatti, buona parte dei giornalisti sembra aver riscoperto il Sacro Valore della Verginità Prematrimoniale, e sulle pagine dei nostri quotidiani sono apparse sfilze di articoli moraleggianti diretti contro la decadenza dei costumi (adolescenziali) di questa nostra società alla deriva (sic).

Un articolo che mi ha particolarmene colpito è apparso su “il Tempo” ed è a firma di Francesca Mariani.

“La «parità di genere» e il «femminicidio» sono due termini ai quali ci stiamo abituando rapidamente. Sono termini “di sinistra”, nel senso che descrivono fatti e fenomeni che esistono da sempre ma che, come avviene periodicamente in molti settori, la sinistra fa finta di scoprire per prima, gli dà un bel nome, ci costruisce intorno campagne mediatiche, e alla fine le cose rimangono come erano prima o, non sarebbe la prima volta, peggio di prima.”

Un Altro Genere di Comunicazione è un blog collettivo apolitico, e noi siamo profondamente convinte che termini quali “parità di genere” e “femminicidio” non abbiano una colorazione politica. In quanto fenomeni che ci sbattono in faccia ogni giorno quanto l’articolo 3 della Costituzione sia in realtà inapplicato dovrebbero costituire argomenti di riflessione politica trasversale, non solo da parte della cosiddetta sinistra. Forse la nostra giornalista ignora che l’Italia si trova al 71esimo posto nella classifica del Global Gender Gap 2013 e che quindi la parità di genere nel nostro paese è poco meno di un’utopia che si infrange quotidianamente contro disparità salariali, sistematica demolizione del welfare e sessismo mediatico imperversante. Forse la nostra giornalista ignora che il termine “femminicio” non è stato inventato dalla sinistra italiana, ma si tratta di una parola dal preciso significato giuridico, usata per la prima volta nel 2005 dall’ONU per descrivere quanto avviene nel nostro paese nei confronti delle donne (prima del 2005 l’ONU la utlizzava solo in riferimento ai paesi dell’America Latina).

“L’assunto di base è semplice: le donne subirebbero molte più ingiustizie e/o violenze di quante ne subirebbero gli uomini. Questo dato non è vero in assoluto, perché gli uomini, intesi come maschi, da sempre prediligono uccidere altri uomini, non importa se in guerra o in contese di altro tipo. È vero invece un altro dato: le donne subiscono più violenze di quante non ne commettano. Ma questo dato è molto controverso.”

Forse la nostra giornalista ignora che a livello mondiale la maggior parte dei casi di morte violenta di uomini avviene per mano della criminalità organizzata, mentre la maggior parte delle morti violente di donne avviene ad opera dei loro compagni o ex compagni. Il femminicidio, in questo senso, viene definito come l’uccisione di una donna in quanto donna, ossia in quanto persona inserita in un contesto di matrice partiarcale che la vede ancorata a specifici ruoli di genere che sono fortemente condivisi dalla comunità.

“È controverso perché subiscono violenze quelle donne che in qualche misura si sottraggono alla «protezione maschile». Laddove ancora oggi la donna accetta un ruolo subalterno rispetto a quello maschile, nelle culture tribali, nell’Islam, nell’Induismo, nelle varie forme di fondamentalismo religioso (anche ebraico e cristiano), la donna vive sottomessa ma sicura. Là dove la donna lascia i suoi ruoli tradizionali e chiede la sacrosanta parità di diritti, lì nasce lo spaesamento, la confusione, e subito dopo la violenza.”

Forse la nostra giornalista ignora che nei paesi da lei citati alle donne viene proibito di ricevere un’istruzione, le bambine vengono date in sposa quando sono troppo piccole per occuparsi di un marito e di figli, non viene garantita assistenza sanitaria di base e migliaia di donne muoiono per complicanze legate al parto. Sono paesi in cui le donne che cercano di sottrarsi alla “protezione” maschile vengono torturate, picchiate e mutilate e in cui chi rifiuta un corteggiatore corre il rischio di essere permanentemente sfregiata con l’acido. La sottomissione come garanzia di sicurezza personale…come no! Sfortunatamente, finché vivremo in una società pervasa di ideali maschilisti di stampo patriarcale, l’unico modo per lavorare sulla sicurezza delle donne sarà quello di permettere loro di costruirsi una solida indipendenza, sia intellettuale che economica.

“Ma le femministe occidentali, quelle vere, quelle che hanno studiato e militato, non quelle improvvisate dei salotti televisivi, alla parità di genere non ci credono e non la vogliono. E non vogliono, quindi, nemmeno sentir parlare di “femminicidio”. Perché maschi e femmine sono diversi, diversissimi, e quello che si deve fare è rispettare questa diversità, non negarla, e men che mai omologare tutti.”

Noi siamo femministe. Occidentali. Studiamo e militiamo. E del femminicidio ci preoccupiamo con assiduità. Ma forse la nostra giornalista ignora che in Italia sette casi su dieci di omicidi di donne (=femicidi) sono preceduti da reiterati atti di violenza. QUESTO E’ IL FEMMINICIDIO! Per ogni dieci donne morte ammazzate, ben SETTE avrebbero potuto essere salvate da opportune manovre culturali (politiche e sociali) volte a garantre l’integrità psicofisica delle cittadine. E forse la nostra giornalista ignora anche le teorie queer, che illustrano come maschi e femmine siano solo biologicamente differenti e come tutto quello che contrubuisce allo sviluppo dell’ identità di genere non sia altro che un costrutto sociale fortemente eteronormato che limita la creatività e le potenzialità espressive individuali.

“Ma se per le femministe intelligenti il femminicidio è un falso problema, per alcuni osservatori è addirittura un modo pericoloso di affrontare il problema più generale della violenza, chiunque possa essere la vittima. Chiedere pene più alte per chi uccida una donna può sembrare che si possa invece fare uno sconto a chi uccide un uomo, creare procure o corpi di polizia specializzati può dare l’idea che altre forma di violenza siano meno gravi, dedicare migliaia di progetti e di onlus nella speranza che mariti squilibrati smettano di picchiare o di uccidere le mogli può far sembrare che l’ignoranza o la pazzia si curino con le chiacchiere, invece che con servizi sociali e sanitari efficienti e soprattutto non ideologizzati.”

Esistono le femministe intelligenti e le femministe stupide. Come esistono le donne sante e quelle puttane. Come esistono le rigide dicotomie e l’ottica manicheista di genere che non ammette zone grigie. Al di là del sarcasmo, il passaggio pericoloso in questo paragrafo sta nel collocare il femminicidio all’interno di specifiche condizioni di degrado sociale o -peggio- di patologia mentale. Forse la nostra giornalista ignora tutti i recenti studi che dimostrano come le donne vengano ammazzate indipendentemente dal loro 740 e come non esistano correlazioni tra la patologia mentale e il femminicidio. Parlare di “follia d’amore” non solo suggerisce un’implicità correlazione tra l’amore e la violenza, del tipo: “ti picchio per dimostrarti quanto ci tengo a te”, ma rappresenta un insulto per tutte le persone affette da patologia psichica. E’ questo tipo di ignoranza a generare lo stigma che fa soffrire inutilmente tante persone.

” [...] Soprattutto, diciamocelo, parlare troppo di femminicidio è pericoloso là dove dà l’illusione alle donne di poter godere di protezioni particolari. No, qualcuno dovrà avere il coraggio di ricominciare a raccontare alle nostre figlie che, poiché non si può mettere un poliziotto in tutte le discoteche e in tutte le auto dei loro fidanzati, sarà il caso che alcune precauzioni le prendono da sole. Perché l’imprevisto è sempre in agguato. Perché la natura non è buona. Perché il male esiste. Perché la stupidità esiste. Checché ne dica la facile propaganda di troppi sciagurati in cerca di consenso un tanto al chilo.”

Cara la nostra giornalista, forse ignori anche che le donne non vogliono “protezioni particolari”, non vogliono essere trattate come oggetti preziosi, bisognosi di tutela. Noi donne vogliamo essere trattate come persone, poter uscire di casa la sera senza paura di essere aggredite, indossare minigonne e shorts senza dover subire molestie, bere un drink alcolico una festa senza il rischio di essere stuprate dall’amico che ci riaccompagna a casa. Non siamo fragili e indifese e non vogliamo dover ringraziare nessuno per la sua “protezione”. Non vogliamo vivere in gabbie dorate dove tutto è “sicuro” ma dove regna l’infelicità. Vogliamo essere libere di autodeterminarci e lottiamo perché non si insegni più “come non essere stuprate” ma come “non stuprare”.

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Il tuo corpo è un campo di battaglia. Kate, Nicole, Pussy e Tette al latte.

"Your body is a battleground", Barbara Kruger, 1989

Una docente universitaria statunistense, madre single, ha portato sua figlia al lavoro con lei perché l’asilo non l’ha accolta a causa di un po’ di febbre e, a fine lezione, l’ha allattata al seno in aula suscitando le proteste dell’Ateneo e rischiando il posto.
Nel frattempo, una rivista francese pubblicava le foto in topless ( e poi total naked ) della duchessa di Cambridge, Kate Middleton. La pruderie mondiale ha passato giornate intere a cercarle in rete.
Le Pussy Riot condannate a due anni per oscenità e teppismo religioso e le Grup Yorum, band della sinistra radicale turca, torturate dalla polizia.
A Roma, una prostituta bruciata viva non merita la solidarietà del mondo politico, pronto però alla lotta per il decoro urbano. A Milano, Nicole Minetti sfila in bikini e i benpensanti piccoli piccoli gridano allo scandalo mentre votano e comprano e ti danno della troia, random.

I media si cibano di persone, storie, fantasie. Le ingoiano per poi risputarle modificate a gusto e somiglianza del grande pubblico, della massa che sfamano e dei poteri che alimentano.
I giornali delle ultime settimane abbondano di questo tipo di storie femminili.
Di cosa parlano realmente, cosa raccontano queste vicende?
Il tuo corpo è un campo di battaglia” suggeriva Barbara Kruger, ed è proprio sul corpo che si combattono le battaglie economico-sociali più pericolose. In un mondo estremamente sessualizzato, il corpo e la sessualità femminile acquistano valore come luogo dello svilimento o della forza del potere delle donne.
La fruibilità del corpo femminile è totale, il potere è dei consumatori, legislatori e censori ed è proprio questo il primo dominio da abbattere.
Così tutte le storie di questi giorni, dalla consigliera regionale/indossatrice alla professoressa che tira fuori tette piene di latte a lezione, parlano in realtà di proprietà dei corpi, di autodeterminazione.

Non si potrà certo considerare l’impegno di una musicista turca rivoluzionaria alla stregua dei 110.000€ di compenso della Minetti, ma nel raccontarli c’è qualcosa di simile.

Il corpo femminile è tanto codificato da poter essere completamente controllabile, dalla religione quanto dalla pornografia o dal racket della prostituzione. Finché si esercita un dominio sul corpo femminile, non c’è pericolo di insurrezione, di cambiamento.
Al sorgere di qualsiasi tipo di autodeterminazione, la socio-economia che ruota intorno al corpo femminile si mette in allarme. E spara.

Se le Pussy Riot avessero usato stessi abiti e visi per un servizio sexy non sarebbero state accusate di “oscenità”, ma se la sessualità, la Pussy, è usata contro il potere, ecco la repressione, e di certo non solo in Russia. Meglio posare per Playboy.

Finché si può seviziare Kate Middleton con il gossip e il vestito sbagliato e l’acconciatura che non va, Dio Salvi la Regina! Ma se per caso escono le foto della principessina delle favole che prende il sole con i capezzoli e le chiappe al vento, questo è irrispettoso della sua persona.
In quanto membro della famiglia reale, attenzione!, non in quanto donna.

Imporre leggi e precetti sulla sessualità femminile non scandalizza tanto quanto le tette di una docente, perché disciplinare i corpi delle donne dà il controllo in mano ai crociati che fingono di non capire il ruolo marginale della Minetti nello sfruttamento dell’immagine femminile.

La mia marcia per la vita. Viva la vita!

Brian-McCormack

Io sono tanto tanto tanto felice di vivere in uno stato davvero laico.

Sì, certo, sono andata a lavorare l’8 dicembre, perché qui della festa della madonna non gliene frega proprio una cippa di nulla a nessuno. E per lo stesso motivo, visto che qui ognuno c’ha il suo credo o non credo ed é dura ragionarci perché ognuno crede di aver ragione, prima di Natale si augura a colleghi ed amici « buone feste», proprio perché Natale non significa nulla per moltissimi. Per me, nata nella città di Santantoniodapadova, è una bella rivoluzione, un bel cambiamento, un enorme sollievo!

Mentre il papa e il vaticano, con le loro ingerenze nella vita pubblica di uno stato che dovrebbe essere laico, dicevano no al preservativo, e che muoiano di AIDS tutti quei malati che se la sono di certo cercata (……e meno male che Gesu credeva nel perdono!) io osservavo incantanta le montagne di preservativi, per la precisione 80mila, che proteggevano e ornavano magnificamente le scale del Centre Pompidou a ricordare la giornata mondiale contro l’AIDS. Si tratta di un lavoro dell’artista irlandese Bryan Mc Cormak. Titolo? “Les sons de ma vie. Preservation is life”.

Da quando abito qui vedo nei giornali, nei poster per le strade, pubblicità che parlano di contraccezione, libertà di scelta; si tratta di messaggi che parlano di vita, di salute, perché é di questo che si tratta, dell’avere a cuore la vita delle persone, la salute e la libertà di scelta delle donne, aiutare le ragazze a scegliere metodi contraccettivi adatti alla loro età, al loro stile di vita, al loro stato di salute. Perché se sei malata, vuoi curarti, perché se sei stata stuprata, (e perché mai dovresti crescere il figlio di quel bastardo che ti ha stuprata e uccisa disponendo del suo corpo per godere?) o semplicemente perché non ti va, diventare mamma non é la tua natura, allora puoi farlo, é un tuo diritto. Il diritto di scegliere di te stessa, non del corpo altrui, ma del tuo sì, ci mancherebbe anche altro!

Qualche settimana fa, guardate qui, il canale televisivo ARTE ha festeggiato l’anniversario dell’invenzione della pillola mandando in onda il docu « La pillule et moi» . e il docu « la pillule contre la misère» . Il primo é un documentario rivolto principalmente alle adolescenti, parla dei loro malesseri, dei loro sogni, delle loro paure.

Cos’altro? François Hollande. Hollande ha vinto ed é il nuovo presidente della Repubblica francese.

Hollande ha a cuore la salute delle francesi, se ne interessa, ed é stato votato anche per questo da moltissime donne. Nei punti del suo programma, ora in fase di pre-realizzazione, ci sono le seuguenti intenzioni:

  • allungare il periodo di congedo di paternità, in modo che l’uomo sia responsabilizzato insieme alla donna
  • creare un centro adibito all’interruzione volontaria di gravidanza in ogni ospedale del paese affinché chiunque lo desideri, per i motivi più disparati, possa abortire in piena sicurezza.
  • confermare il rimborso del 100% delle spese di interruzione volontaria di gravidanza affinché la libera autodeterminazione del corpo della donna non sia un lusso a disposiuzione di poche classi sociali ma una scelta accessibile a tutte. Ah, il tutto in assoluta garanzia di anonimato.
Non ininfluente (motivo per cui spero presto di andare a festeggiare il matrimonio di tanti amici gay e tante amiche lesbiche) la sua posizione a favore dell’unione di coppie omosessuali. EVVIVA!
Guardate qui e qui .

Io é questa la direzione in cui voglio marciare, questa la vita che chiamo vita.

Traduz: “Sessualità, contraccezione e aborto. Un diritto, la mia scelta, la nostra libertà” . Questo cartellone un anno fa era diffuso ovunque a Parigi, per le strade, nelle stazioni della metropolitana……….

Quella della libertà, del rispetto della mia e dell’altrui libertà. E a gente che gira con croci in legno su cui sono incollati feti in plastica e che grida che i milioni di morti sono stati rimpiazzati dagli immigrati ( un tantinello fascista come affermazione, cosa ne dite?????) chiedo con forza di mettere giù le mani dalla mia libertà di scelta, giù le mani dal mio corpo, giù le mani dal mio utero. Giù le mani dai consultori!

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