Babbo Natale è sessista!

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Come ogni anno ricevo per posta il catalogo Auchan con le offerte natalizie sui giocattoli. Avete mai visto Babbo Natale spedire dei cataloghini  Auchan nelle vostre case?

Cosa potrebbe succedere se ad un bambino o a una bambina gli capitasse tra le mani un catalogo del genere? Potrebbero dubitare dell’esistenza di Babbo Natale, ecco un altro modo di violare l’infanzia, privando i bambini della loro fantasia e invitarli a pensare che Babbo Natale non esiste.

Ma i bambini in questo mondo dove domina il consumismo, non vengono privati solo della fantasia ma anche della libertà di poter scegliere cosa essere o non essere in futuro. Ai bambini e alle bambine sin dalla nascita gli vengono appiccicati dei ruoli in base al genere di appartenenza.

Sfogliando il catalogo ho inorridito nel vedere che nelle pagine dedicate ai gicattoli da bimba non solo erano tutti racchiusi da confezioni rosa (vi giuro ma ai miei tempi non era tutto così rosa!) ma erano quasi tutti rosa ed erano bambole, cucine in miniatura, bambolotti, trousse di trucchi ed elettrodomesticini.

Potrebbe sembrare a molti un dato di poco conto ma quei giocattoli ti sussurravano ciò che dovevi essere nella società, ossia quello che viene richiesto alle bimbe: essere belle, sexy, donne di casa e brave mammine tutto in formato giocattolo.

“Apri gli occhi, guarda cosa ci aspettiamo da te mocciosa: Sii bella, sexy, mamma e moglie!” L’apoteosi della donna-oggetto perfetta, quello che poi ti verrà imposto dalle tante pubblicità che vedrai sui muri della tua città e nelle televisioni commerciali senza nemmeno che tu ti chieda il perchè di quelle pubblicità perchè ti avranno già abituata a percepire quel ruolo come una cosa normale a cui anche tu sarai contenta di ricoprire. Come? proprio con i giocattoli sessisti!!!

Dai giocattoli è chiaro che le bambine, rosa a parte, vengano precocizzate rispetto ai maschietti: devono essere già donne fatte, ossia saper cucinare, stirare, cambiare pannolini ed essere sexy e vanitose, imparando da giocattoli, perfino rosa schocching che ti fanno apparire pure oca, se non è sadismo questo...

Ai maschietti invece gli viene chiesto di essere ancora bambini e giocare con robottini e macchinine:

Al massimo possono sognare di prendersi la patente (cose che bisogna avere 18 anni), di diventare eroi e campioni e sfrecciare con le loro auto sportive e non quelle rosa che vengono regalate alle bambine e allegate alla Barbie bionda di turno.

Avete notato un’altra cosa? Nè le confezioni e nè i giocattoli sono azzurri quasi dire fosse scontato che sia roba da maschi. La diversità nei colori sta nella libertà del maschietto e di come viene percepito nella società, tranne che per i ruoli che vengono imposti alle femmine, quelli gli vengono proibiti.

Il rosa dei giocattoli femminili è anche un avvertimento: Guai a te moccioso se desideri la bambola o il ferro da stiro rosa, perchè è roba da femmine! Come si insegnano gli stereotipi al bambino? Attaverso i colori chiaro, la prima cosa che imparano, geniale vero? (ovviamente sono ironica!). Attraverso il rosa il bambino capirà che quelli sono giocattoli per bambine e li eviterà.

Sappiate che i bambini ai primi anni non riescono a distinguere bene i ruoli di genere ma li mpareranno man mano che crescono per colpa di adulti ignoranti che hanno intorno.

Per fare questo c’è voluto un piccolo studio spontaneo. L’estate scorsa mi fermai davanti ai giocattoli per qualche ora e vidi più volte bambini (maschi) chiedere una bambola alla mamma e quest’ultima rifiutandosi di compragliela perchè erano maschi. Quasi tutti i giocattoli “femminili” desiderati dai maschietti non avevano la confezione rosa e nemmeno la bambola lo era.

Se la femminuccia preferisce acquistare una pista si automobiline verrà giudicata male e spesso sentiremo mamme ricordarle che sono giochi da maschio ma alla fine gliela acquisterà senza vergogna. Per questo che i giochi maschili non sono azzurri, i giochi maschili sono più unisex dei giochi “da femmina”.

Questo deriva dal fatto che il femminile ancora oggi viene connotato in termine negativo, si educa il maschio a non comportarsi da femmina e queste regole sono ancora più rigide rispetto a quelle imposte alle femmine per evitare che si comportino da maschi. Perchè il maschietto che si comporta “da femmina” viene percepito come omosessuale mentre la femmina che si comporta “da maschiaccio” non viene percepita come lesbica ma come una “donna con le p@lle” da una parte disprezzata (perchè non sta al suo posto) e dall’altra ammirata (perchè percepita come una donna forte), questa la dice lunga sull’omofobia ancora presente nella nostra società oltre ovviamente al sessismo delle società patricarcali dove essere femmine è un handicap e dove le donne devono essere femminili il più possibile ma anche avere un pò di attributi maschili per essere credibili, conservando però il loro ruolo tradizionale (siamo alle solite!). Ma cosa vuol dire comportarsi da femminuccia e da maschiaccio? Significa che ci sono dei ruoli ancora imposti che determinano quale debba essere il femminile e quale invece il maschile. Liberiamocene!

Per sfatare questi steroetipi basterebbe non utilizzare più il rosa nei giocattoli “da ragazza” (oppure eliminare l’equazione rosa=femminile, ma la vedo più lunga) e non scrivere più nei cataloghi quali sono i giochi da femmina e quali da maschio, così i bambini potranno scegliere liberamente se voler giocare con la bambola o con la pista in miniatura di Formula Uno indipendentemente dal loro genere di appartenenza, se vogliamo costruire un mondo senza discriminazioni sessuali.

Mary

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