La risposta di Piazza Italia

piazzaitalia

In mezzo a tanto pattume pubblicitario le nostre strade lasciano spazio a modelli di genere positivi che ci lasciano un pò di speranza di fronte al peggioramento di molte aziende, le quali per farsi un pò di pubblicità e per far parlare di sè hanno scelto di svilire la dignità femminile senza avere nessun precedente, anzi, molte delle quali sono pure aziende che prima usavano immagini positive.

In questi giorni noto con grande piacere che c’è invece chi vuole farsi pubblicità optando per modelli positivi, rifiutando le immagini patinate, sessiste e stereotipate, forse grazie alle nostre richieste che hanno prodotto frutti positivi.

Si chiama Piazza Italia, che abbiamo criticato tempo fa per l’uso di immagini sessiste, ma che abbiamo visto migliorare già nella scorsa campagna quando ci mostrava delle persone comuni e precarie tra cui studentesse,lavoratrici e padri con bambini in braccio (ne ha parlato Giovanna Cosenza su Disambiguando). In questa campagna esordisce con il claim “Questi sono i nostri modelli” ed è chiaro che queste immagini siano una risposta alle nostre lotte, eccone una:

La modella è una ragazza giovane impegnata nella lotta contro le discriminazioni di genere ed è già significativo che l’azienda abbia voluto parlare di gente comune, ancora di più per l’interessamento verso temi di genere. Possiamo dire che ora abbiamo un esempio di azienda che utilizza immagini diverse da quelle di alcune ditte che strumentalizzano questi temi per creare campagne violente (ne abbiamo parlato qui).

Queste campagne sono l’esempio che qualcosa di positivo sta accadendo nel nostro Paese, almeno noi siamo ottimiste anche se purtroppo assistiamo anche all’incremento di immagini negative, ma speriamo tantissimo perchè non abbiamo mai visto così tante donne comuni in ruoli che non sono quelli riservati alla cura o all’attrazione sessuale tantomeno impegnate in questioni sociali tra cui la lotta contro la mafia e la discriminazione delle donne!

QUI altre immagini, ci sono anche immagini di uomini comuni davvero lontani dai ruoli stereotipati dei media.

Mary

Il mio Feminist Blog Camp

fem blog camp

Sono rientrata a casa domenica notte, sette ore di treno, un viaggio che credevo sarebbe bastato per “staccare” gradualmente e ripensare al Feminist Blog Camp con maggiore lucidità. Ma mi sbagliavo.

Ho partecipato a questo straordinario evento quasi interamente, mi sono persa giusto l’apertura, venerdì mattina, e la chiusura, la plenaria di domenica pomeriggio.

Ho partecipato senza filtri, ero presente corpo e mente, mossa da un’immensa voglia di imparare, ascoltare e condividere. Le mie aspettative, trascinate da un tram all’altro insieme al trolley (no, non ho detto troll, ho detto trolley, la valigia con le ruote che fa tanto donna in carriera)  erano tante e  non sono state affatto deluse. Unico rammarico il non aver il dono dell’ubiquità; avrei tanto voluto essere in tutte le tre sale in contemporanea per tutte e tre le giornate. Peccato!

Il centro sociale Askatasuna di Torino con le sue grandi sale all’inizio freddissime, si sono velocemente scaldate e riempite di persone e energie. I femminismi della rete hanno dato inizio, grazie alle instancabili e toste compagne di Sguardi sui Generis e Femminismo a Sud, a una serie di dibattiti, presentazioni, workshop e chi più ne ha più ne metta: pratica politica (non partitica, sia chiaro), attivismo, condivisione di saperi, di spazi, narrazioni, risate, discussioni, idee a fiumi, e tanta, anzi tantissime meravigliose donnità (strizzatina d’occhio alla rivista XXD cliccate, scaricate il pdf, leggete e iniziate o continuate a seguirle).

Non ci crederete ma sono stata più zitta del solito (sìssì di solito parlo di più!): a Torino ho preferito ascoltare, perché c’era davvero tanto da imparare.

Sono rimasta affascinata soprattutto dalle differenze, quelle diversità che danno vita e popolano le molteplici pratiche antisessiste della retemolte delle voci che ho ascoltato non mi assomigliano, come io non assomiglio a loro, ma la direzione verso cui si cammina, ognuna col suo passo, è la stessa. Per questo non basta un post a raccontarvi il Fem Blog Camp; non basta perché ci vorrebbe uno strumento ancor più intertestuale, capace di farvi arrivare la pluralità di voci e punti di vista che lì si sono incontrati e contaminati.

Io che vivo all’estero, e che mi sono auto esiliata, spesso penso all’Italia con scoramento. Ecco, questa tre giorni mi ha al contrario rasserenata, rinforzata, riempita di stimoli e di speranza. E badate bene, non parlo affatto di quel genere di speranza un po’ mistico-contemplativa slegata dall’azione, ma parlo di una speranza che azione lo è già, perché a Torino fra di noi abbiamo parlato di progetti  concreti,  di ciò che si sta facendo o si farà, senza alcuna intenzione di cercare leader a cui delegare la responsabilità e la forza delle nostre intenzioni e azioni.

Ho seguito workshop estremamente interessanti, ho imparato dall’esperienza e competenza di blogger che usano e modulano contenuti attraverso un’enorme consapevolezza tecnologica. Ho finalmente abbracciato e conosciuto blogger e amiche che avevo  fino ad ora  frequentato solo in rete, ed è stata un’emozione incredibile.  Con molte ci siamo salutate come se ci conoscessimo da sempre. Di colpo i vari avatar e le foto profilo sono diventati corpi, voci, mani: sono un vero spettacolo anche dal vero questi femminismi!

Ho ascoltato i consigli della fortissima zia jo, ho incontrato per la prima volta Lorella Zanardo, tostissima come sempre,  abbracciato Giorgia Vezzoli di Vita da Streghe e Francesca Sanzo di Donne Pensanti. C’era Alessandra Ghimenti con il suo video-documentario “ma il cielo è sempre più blu”, c’erano le ragazze della radio Frequenze di genere, c’era Marzia Vaccari che ci ha spiegato come funziona e come usare il Server Donne. Enza Panebianco di Femminismo a sud mi ha dato tantissimi preziosi consigli regalandomi un po’ della sua bravura ed esperienza. Ma come si fa a nominare tutt*? Ah, c’era anche Livia Anita Fiorio, inviata dall’estero come me per il blog del Corpo delle Donne (l’avete letta la sua lettera così interessante dedicata all’uso del linguaggio? Cliccate qui! Sapevatelo!). Con Livia la chiacchierata più bella ha avuto luogo in cucina, riscaldate dal vapore delle patate bollenti che stavamo sbucciando per dare una mano. Malafemmina purtroppo non sono riuscita a incontrarla. Hanno detto che si tratta di un progetto sperimentale di comunicazione. A me invece piace pensare che esista (un po’ come babbo natale, ma senza barba)  e che non sia venuta solo perché l’agenzia interinale che l’aveva spedita al villaggio vacanze le ha rifilato all’ultimo secondo un lavoretto come standista a una fiera. Infondo essere precari vuol dire anche, nella ricerca di indipendenza, dipendere dalle tempistiche di un lavoro a singhiozzo, che quando c’è non puoi rifiutare. Ne hanno parlato come si parla di un mito, ma secondo me si tratta dell’anti-mito o di un mito corale che da voce a chi mito non potrebbe o vorrebbe diventarlo, o almeno non in senso canonico.

Le chiacchierate nate mentre eravamo in coda per prendere da mangiare (era tutto buonissimo, come si chiama la cuoca moretta fortissima che vorrei ringraziarla? Lei sì che sembrava una strega con quei pentoloni enormi!) si sono intrecciate ai temi affrontati durante i workshop le cui discussioni sono continuate in coda per andare in bagno, per poi correre ad un’altra presentazione, e così via. Mentre ero lì seduta a prendere appunti e ad ascoltare i vari interventi, uno più interessante dell’altro, ho pensato tantissimo alle mie straordinarie sorelle di Un altro genere di comunicazione, Mary, Pin@ e Faby (Giovanna era con me, finalmente ci siamo conosciute e abbracciate!).

Ho pensato tanto al vostro impegno; non tutti si rendono conto di quanto tempo e fatica vi costi essere sempre sul pezzo e lottare per innalzare la soglia di consapevolezza sul tema delle differenze di genere. BRAVE!

Ho pensato anche alle nostre lettrici e ai nostri lettori; ho pensato ai vostri commenti, alla vostra partecipazione  alle azioni di mail-action, alla costanza con cui combattete nel vostro quotidiano. Grazie perché abitate la rete e la usate per divulgare e partecipare attivamente alla costruzione di una società  libera dal sessismo, libera dalla logica patriarcale e da ogni atteggiamento discriminatorio. Non fermatevi!

Vi saluto con una frase particolarmente significativa, che credo abbia pronunciato Slavina (magnifica! leggetela qui) con la sua voce così dolce e ruvida al contempo: essere femminista è una goduria!

Lo penso anche io, quindi….continuiamo a godere!

E GRAZIE FEMINIST BLOG CAMP!

Alla prossima edizione, a presto,

giu

ps: un grazie speciale anche alle tre meravigliose ragazze che mi hanno ospitata in via Belfiore 13, un grazie a Silvia che mi ha lasciato la sua camera e mi ha permesso di guardare Torino e i suoi palazzi pieni di storia da un balcone su cui sventola la bandiera della Palestina e lo striscione No Tav. Grazie di cuore, avete vinto un week end a Paris, vi aspetto!

After Eden mi risponde!

p21

Pochi giorni fa scrissi all’azienda di Boobs&Bloomers contro quelle terribili immagini che coinvolgevano il corpo delle bambine e ho ricevuto una risposta dal responsabile che cerca i giustificarsi dinanzi all’evidenza, poichè le modelle sono meno di teenager e i reggiseni imbottiti sono rivolti a bambine troppo ammiccanti per la loro età. Nonostante ciò ci promettono che sostiuiranno le immagini e se questo dovesse accadere sarà la prima vittoria della nostra campagna Libera Infanzia (ho pure scoperto che usare modelle under 13 è una novità del marchio). Come richiesto dal mittente riportiamo la loro risposta sul blog:

Gentile Blogger,
ringraziandola per la mail che ci ha inviato e che ci ha permesso di valutare anche da un altro punto di vista le immagini, che erano state visionate da IAP nel mese di luglio, sono a trasmettere alcune precisazioni:

Boobs & Bloomers è un marchio di abbigliamento intimo per teen ager presente sul mercato da più di trent’anni e distribuito in tutto il mondo.
La funzione di un marchio è quella di contraddistinguere un bene o un servizio di un’impresa da quelli di altre imprese.

L’interpretazione riportata sul blog “un altro genere di comunicazione” è inesatta, in quanto la versione corretta è “seno e mutandoni” ed è pienamente ispirato, in maniera leggera e giovanile, al target di chi indossa abiti e che abitualmente non sente l’esigenza di indossare reggiseni vista l’età, senza nessun riferimento a messaggi totalmente sbagliati che non sono mai appartenuti alla filosofia aziendale.

Da sempre l’immagine di Boobs&Bloomers non ha mai voluto, e mai lo vorrà in futuro, essere legata ed associata a comportamenti inopportuni o innaturali per le consumatrici (teen – ager) che possano comportare danni psicologici per le sue clienti.

Per dimostrare l’apertura e la vicinanza dell’azienda ai commenti della clientela e per dissociarci da ogni qualsiasi eventuale equivoco vogliamo esprimere le nostra volontà nel sostituire le immagini sul sito, chiedendo ove possibile di passare questa informazione sul blog da lei gestito.
A disposizione per ulteriori chiarimenti e commenti,

Cordiali saluti

After Eden Italia
Leggi anche: http://www.trendandthecity.it/2011/08/30/boobs-bloomers-il-marchio-di-lingerie-e-reggiseni-imbottiti-per-bambine-che-sfrutta-il-corpo-di-minorenni/

Si informano gli utenti che alcune immagini presenti su questo blog sono state trovate su internet e liberamente riprodotte. Chiunque voglia rivalerne la paternità/maternità, può inviare un' email a: comunicazionedigenere@email.it
Le immagini verranno immediatamente tolte dal blog. Legge nr. 62 DEL 07.03.2001


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