Un nuovo, ridicolo decalogo per Vere Donne, compagne di decerebrati tifosi.

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Dopo tante notizie di cronaca nera, tante riflessioni interessanti e di un certo peso, si sentiva la necessità di un po’ di leggerezza e così, grazie ad una nostra lettrice, sono venuta a conoscenza di un importantissimo decalogo che io, in quanto donna, e tutte voi dobbiamo imparare a memoria e che ci aiuterà a vivere meglio, in armonia con il nostro partner.

Anzi, come dice il titolo, di dieci cose che il mio uomo odia di me, quando guarda una partita di calcio. E se in una coppia la tifosa è lei? E se una coppia è composta da due donne, di cui una tifosa e l’altra no? E se la coppia è composta da due persone entrambe tifose? Boh. Ipotesi non contemplate. E poi si sa, la vera coppia è quella composta da un vero uomo calciomane e da una vera donna che di calcio non capisce un accidenti. La fiera della banalità.

Preparatevi perché, ancora non lo sapete, ma stiamo per addentrarci in un ritrattino degli uomini assolutamente ridicolo, nel quale l’uomo è un troglodita che fa dipendere la sua felicità futura e presente da 22 persone che inseguono un pallone, tracanna birre, esige religioso silenzio come se fosse intento ad una contemplazione mistica e sarà giustificato se chiederà il divorzio o litigherà con la partner di turno, perché, poverino, in quei 90 minuti, si sa che l’uomo ama più il calcio della compagna.

E difatti, a leggere quel decalogo, si capisce subito che il povero uomo ivi descritto è rappresentato come un decerebrato che si infastidisce per niente e giustificato per ogni sua intemperanza, perché quasi incapace di intendere e di volere. 

Ma vediamoli, questi 10 punti.

Porre domande

A che ora finisce la partita?”, “Dopo andiamo a cena fuori?”, “Chi gioca?”, “Ma noi quali siamo? E dove dobbiamo segnare?”: tutto ciò è tabù, quesiti che non dovete mai porre al vostro uomo quando è in corso un incontro di “football”.
Le risposte potrebbero essere fredde, ironiche, arrabbiate, perché gli uomini, quando sono presi dal calcio, non degnerebbero di uno sguardo neanche la più sexy Belen. O forse no.

Chissà se potremmo interrompere per chiedere: “Caro, hai notato che fuori c’è un ladro che sta tentando di rubarti la macchina?” L’auto non è sexy come Belen, ma forse, da vero maschio, lui ci tiene tantissimo e forse, in quel caso non gli daremmo fastidio.

 

Scambiarsi coccole

Non fatelo mai quando attacca la sua squadra del cuore, perché l’uomo perderebbe le staffe. Infatti, studi non tanto scientifici dimostrano che se la donna decide di coccolare il proprio uomo proprio durante un’azione degna di nota, quest’ultimo reagirà in malo modo peggio dell’incredibile Hulk. Si rischia il divorzio.

A me non viene nemmeno tanto da ridere, ricordando la vicenda recentissima di Motta Visconti, in cui sono mort* una donna e due bambin* per mano di un uomo che dopo è andato a vedere la nazionale Italiana di calcio in TV. Ah, ma quello era matto di sicuro, se un uomo vuol vedere la partita e la compagna cerca di fargli le coccole, in realtà si rischia solo il divorzio. Meno male…

 

Passare davanti la tv

Forse è il “torto” più fastidioso che una donna possa commettere nei confronti del suo lui. Dà ai nervi, come quando una zanzara ronza nel bel mezzo della notte, disturbando il sonno. Se proprio dovete passare, fatelo durante l’intervallo del match, altrimenti rimanete dove state: il litigio è dietro l’angolo.

Mi raccomando! FERME! Non sia mai che dobbiate fare una cosa così fastidiosa come CAMMINARE proprio davanti allo schermo! Nemmeno quei due secondi che ci mettete a passarvi davanti e a cambiare stanza. E, se per caso vi scappa la pipì, state aspettando una telefonata importante, il bambino si sveglia e vi chiama, o va cambiato (mica vi aspetterete che lo faccia LUI???), se per caso sentite brutti rumori provenire dall’altra stanza o altro e dovete per forza passare davanti alla TV, buttatevi carponi e strisciate come serpenti, o imparate ad usare i trampoli per non nascondere con il vostro corpo lo schermo.

 

Chiacchierare al telefono

Telefonare all’amica del cuore non è una tragedia, ma quando è in corso una partita, andate in una stanza diversa da quella dove sta il vostro marito, fidanzato e, perché no, amico. Le donne devono sempre ricordare che il vero uomo segue la partita di calcio in religioso silenzio, magari in compagnia di una “bionda”,con la schiuma.

Zitte e mute. Non fatevi sentire. Mai. Forse è anche il caso di non averne, di amiche. Non si sa mai. Meglio cautelarsi, qui si rischiano litigi e divorzi ogni due per tre. Anche un’amica chiacchierona di troppo potrebbe esserci fatale.

Toccare il telecomando

Nemmeno per scherzo, non fatelo. Se volete scherzare, potete sempre usare altri metodi, ma non sfiorate quell’aggeggio magico di plastica poggiato alla destra del vostro uomo. Barbara D’Urso può aspettare. E anche Beautiful, tanto lo danno in streaming. L’uomo, quando vuole vedere un incontro di calcio, non vuole distrazioni.

Se l’uomo vero è calciomane, la vera donna ama le trasmissioni di Barbara D’Urso e le soap opera. Ma non possiamo permetterci di provare a toccare il telecomando, perché altrimenti lui si distrae. Dobbiamo stare sedute in un angolo della stanza, zitte e non possiamo nemmeno muovere le mani per toccare il telecomando. Elementi decorativi, belle statuine, obbedienti e attente a non dar fastidio con la nostra sola presenza. 

 

Questo decalogo inizia a farmi ridere sempre meno. Le riflessioni amare, pur nell’evidente cretineria del pezzo, affiorano sempre più forti e portano con sé immagini patriarcali che di ridicolo non hanno nulla. Donne addestrate a compiacere il maschio, sempre, sottomettendosi, mute e rassegnate, perché “lui è così e dobbiamo portare pazienza. In fondo se è aggressivo è perché l’abbiamo provocato”.

 

Canticchiare canzoni improbabili

Proprio adesso devi cantare la canzone di Laura Pausini? Aspetta un po’, no?”. Un dialogo che, nel 90% dei casi, si ha quando in tv trasmettono una gara di calcio. Donne, le vostre abilità canore, almeno per 90’, mettetele da parte.Cantate verso il vostro uomo magari dopo una vittoria della “sua” squadra. O sotto la doccia. Ma attente ai vetri.

A noi donne vere piace Laura Pausini che canta canzoni improbabili, ma possiamo sempre cantare, tranne che in quei 90 minuti. Soprattutto se cantiamo per lui. Allora è lecito.

 

Ragazze pseudo-esperte di calcio

(ma che in realtà non ne capiscono nulla)
Passala, passa, crossala! Filtrante, ora, inserimento a destra!!”, “Ma non può fare il terzino destro quello! Lo vedo meglio come centrale di difesa”, oppure i classici “Ma fatela una bell’azione invece di tenervi la palla tutto il tempo! Non riuscite a creare nulla, non avete fantasia! Ma che squadra di ***” quando magari mancano 5 minuti e stiamo vincendo 2-1. Se non capite un’acca di calcio, state in silenzio.

Ancora una volta lo stare zitte diventa fondamentale, per noi vere donne che di calcio non capiamo un’acca. E se capissimo? Vedi punto 1). Sempre meglio stare zitte, non si sbaglia mai.

 

Usare elettrodomestici rumorosi

Perché usare la lucidatrice quando c’è il posticipo di A, la finale del Mondiale? Qui si rischia la discussione “rumorosa” tra uomo e donna, con la prima categoria che potrebbe perdere le staffe perché non ascolta la telecronaca. Sappiate, care donne, che le voci dei commentatori devono essere captate,sempre.

Il rumore da fastidio a lui, e a lei? Mettiamo il caso che lui sia uno di quelli che si scalda e che commenta, urla, alza la voce per gioia o per delusione e lei sia intenta ad un’opera di traduzione difficile, stia lavorando a qualche cosa di impegnativo, stia cullando un bambino (sempre perché è la vera donna che lo fa) o stia cercando di addormentarsi…. C’è la possibilità che lei possa chiedere al compagno  il silenzio? Mah…. secondo me, no. Sempre meglio tacere e sopportare in silenzio i SUOI rumori, evitando di farne noi.

 

Criticare, criticare e basta

Tizio è scarso forte, sembra la mia nonna”. La lite non è quotata nemmeno alla Snai.

Le critiche le può fare solo lui. Primo perché noi di calcio non capiamo niente e secondo perché, come ricordato al punto 1), se facciamo domande, lui può risponderci male, criticarci ed essere sarcastico e sarebbe solo colpa nostra che ce la siamo cercata, infastidendolo in quel modo.

 

Capire il fuorigioco

Qui i commenti si sprecano. Se volete documentarvi sul fuorigioco, off-side in inglese, prendete un manuale e leggete bene. Ne va della vostra salute.

Sì, se ci fa un occhio nero perché non sappiamo cosa sia il fuorigioco, essendo donne vere che seguiamo solo la D’Urso e Beautiful, è colpa nostra che non ci siamo documentate.
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A quando un articolo di giornale intitolato “Deluso per essere stato interrotto durante la sofferta partita della sua squadra del cuore, prende a botte la compagna che l’aveva infastidito toccando il telecomando”?
Sembra fantascienza, ma siamo, ormai e purtroppo, abituate a tutto.

 

Gli impulsi del maschio alfa

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Una nostra lettrice ci segnala una nuova ricerca sessista che proviene dagli Stati Uniti, che si spartiscono con la Gran Bretagna il primato per le ricerche (non)scientifiche e sessiste. Questa nuova ricerca svela che gli uomini tradiscono di più e ci spiega con astuzia perfino le motivazioni che spingono gli uomini a tradire le donne.

Come?

Con un gruppo di 218 persone composto da 79 uomini e 148 donne e poi composto da 600 studenti, 326 uomini e 274 donne, campione molto rappresentativo direi.

Quali sarebbero dunque i motivi per cui l’uomo tradirebbe più della donna?

Il maggiore desiderio sessuale degli uomini.

Ancora una volta vengono promossi gli stereotipi di genere che giustificano certe credenze sbagliate su uomini e donne e che rafforzerebbero discriminazioni a svantaggio della sessualità delle donne, percepite come corpi senza desiderio.

Gli uomini come individui biologicamente propensi al sesso, quindi da giustificare nel caso di tradimento: del resto l’uomo è nato con grandi istinti, non è colpa sua. E’ implicito che le donne per dovere dovrebbero mettere da parte la gelosia e perdonare ogni tradimento nei loro confronti, impegnandosi a concedersi di più per indurli a non tradirle.

Del resto nell’immaginario comune l’uomo dovrebbe tradire come dovere sociale, altrimenti è omosessuale. L’adulterio maschile è sempre stato tollerato in tutte le società, anzi spesso incoraggiato.

Cosa c’è dietro l’ostentazione e l’incoraggiamento del desiderio maschile? L’esorcizzazione dell’omosessualita’ e il mantenimento del dominio maschile che passa attraverso il mantenimento della donna in una posizione subalterna, poiché rappresenta un incentivo al mercato della prostituzione (dove la donna è sottomessa economicamente e socialmente) e al mantenimento della donna al ruolo di incubatrice. Oppure il mantenimento della dicotomia santa-puttana. Amante e moglie. Prostituta o madre.

Il mercato della prostituzione si nutre degli stereotipi maschili con i quali crescono gli uomini. La condizione delle prostitute si conosce già. Molte prostitute esercitano sotto coercizione, sotto povertà oppure sono state vittime di violenza sessuale nell’infanzia. Per quanto la prostituzione debba essere riconosciuta come una forma di autodeterminazione da parte di chi esercita rimane sempre una forma di “pratica” patriarcale, poiché inoltre è quasi prevalentemente femminile come quasi la totalità di chi compra è uomo. E se si leggono i motivi principali per i quali uno compra una prostituta sono agghiaccianti. La prostituzione è patriarcato.

Ricerche del genere rafforzano al contempo l’idea che se tali comportamenti adulteri o promiscui vengono intrapresi dalle donne sono inadeguati poiché si ritiene che le voglie sessuali femminili sono più basse. Ancora più grave è quanto ciò viene spacciato per verità scientifica.

Ma sul presunto desiderio maschile si è costruita tutta una cultura che arriva fino a giustificare lo stupro e a mercificare l’immagine della donna nei media, dunque a percepire la donna come un oggetto di desiderio o meglio un corpo sessualizzato privo di propri desideri sessuali.

Come in questo spot che circola su tutte le reti nazionali:

L’uomo rappresentato come macho alpha, una divinità mentre le donne fanno parte dei trofei da lui vinti.

La pubblicità ci insegna che gli uomini sono soggetti sessuali pieni di desiderio nei confronti delle donne e che la loro virilità si misura dal numero di donne a loro disposizione. Pubblicità come queste un altri Paesi europei non verrebbe nemmeno trasmessa. Ma in Italia che ci si scandalizza per una ragazza che si soddisfa con un vibratore questo è normale, poiché gli stereotipi dell’uomo come animale pieno di istinti è fortissimo quanto quello della donna come oggetto da vendere.

Questa è una teoria che viene portata avanti anche in ogni processo di stupro.

La donna con l’occhio nero

Uno delle immagini del video http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/06/17/news/no-al-femminicidio-donne-e-visi-sfigurati-per-lo-spot-denuncia-1.7273975

A Sassari realizzano un video per una campagna contro la violenza sulle donne. Si ripete un clichè  consolidato. Consolidato anche nella sua inefficacia, ma ormai diventato quasi l’unico modo in cui viene narrata visivamente la violenza sulle donne.
Sto parlando della donna con l’occhio nero.

Uno delle immagini del video http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/06/17/news/no-al-femminicidio-donne-e-visi-sfigurati-per-lo-spot-denuncia-1.7273975

Una delle immagini del video

La donna con l’occhio nero e le sue varianti, donna con il volto tumefatto, con le mani davanti al viso, con il volto insanguinato, in lacrime, rappresentano l’iconografia tipica delle campagne contro la violenza sulle donne.

Scrive Giovanna Cosenza a questo proposito “È talmente ovvio, che ormai dovrebbero saperlo tutti, eppure – evidentemente – gli operatori sociali, le associazioni, le istituzioni che si occupano di violenza contro le donne e i consulenti che realizzano per loro queste campagne non l’hanno ancora capito. Dunque lo ripeto: non si combatte la violenza con immagini che la esprimono. Né si fanno uscire le donne dal ruolo di vittime se si insiste a rappresentarle come vittime.” (Fonte qui)

Rappresentate come vittime. Quei volti tristi e quelle ferite danno un’idea di rassegnazione, di passività, di persone bisognose di protezione, di soggetti deboli.
Il “sesso debole”.  Queste immagini alimentano lo stereotipo della maggiore debolezza delle donne e della loro conseguente subordinazione all’uomo forte.

In una sorta di estetizzazione della violenza il make up realizza ferite e cicatrici, come se la violenza fosse solo quella che si vede, come se fosse interesse solo di chi la subisce, non di chi la mette in atto.

In questa campagna sarda le protagoniste, come dice la regista, son le “donne della porta accanto”, ma solitamente i soggetti delle campagne “dall’occhio nero” sono ragazze giovani, belle, a tratti quasi ammiccanti, oggetti indifesi.

Imperativo di bellezza che non viene meno quando si parla di violenza, che non viene meno quando si parla di morte, come ci hanno insegnato le immagini che accompagnano le notizie di femminicidi.

Telefono Rosa; Una delle opere finaliste della campagna di informazione europea promossa da UNRIC, organismo delle Nazioni Unite; Consiglio dei Ministri; Segreteriato italiano degli studenti di Medicina

Telefono Rosa; Una delle opere finaliste della campagna di informazione europea promossa da UNRIC, organismo delle Nazioni Unite; Consiglio dei Ministri; Segreteriato italiano degli studenti di Medicina

Le donne che subiscono violenza sono vittime di quella violenza, ma non sono vittime in quanto donne, lo status di vittima non annulla tutto il resto, per questo motivo un’iconografia che perpetua lo stereotipo della donna debole, di conseguenza vittima o potenziale tale, è dannosa in quanto mette in atto una sorta di circolo vizioso, una spirale della violenza dalla quale non se ne viene fuori.
L’immagine della donna con l’occhio nero non sensibilizza contro la violenza, ma rimanda a un immaginario di violenza, rafforzandolo.
Come può una donna alla visione dell’immagine di un volto tumefatto o di un corpo nascosto in un angolino buio, sentirsi forte e pronta a reagire?

Quelle immagini ci dicono questo:

La donna con l’occhio nero non è capace di scegliere da sola. Non può decidere quando e se diventare madre. I medici obiettori sceglieranno per lei.

La donna con l’occhio nero non può indossare minigonne, scollature, non può uscire da sola la sera, potrebbe essere pericoloso, è per il suo bene, è debole, va tutelata.

La donna con l’occhio nero è una poveretta, è lì che aspetta che qualcuno vada a salvarla, un principe azzurro, un governo machista e la spirale di violenza riparte.

La donna con l’occhio nero è un’immagine funzionale a chi vuole privarci della nostra autodeterminazione e nello stesso tempo far finta di impegnarsi per noi promuovendo inutili provvedimenti contro il femminicidio, ma niente che lavori sulla prevenzione della violenza, niente che si impegni a garantire l’indipendenza, in primo luogo economica, delle donne.

Le donne non vogliono essere rappresentate sempre e solo come vittime, questo non le aiuta. Le campagne contro la violenza non dovrebbero rivolgersi solo a loro, ma anche a chi quella violenza la agisce, è principalmente a questi attori che dovrebbero parlare.

Forti e autodeterminate, come appaiono le donne in questa campagna delle Frangette estreme, dove in chiave ironica e non passiva, in quell’ambiente domestico che spesso è la loro prigione, le donne si prendono una piccola e grande rivincita.

Senza nome

Queste sono le campagne contro la violenza che ci piacciono, quelle in cui veniamo rappresentate come forti e combattive, quelle che il circolo della violenza cercano di spezzarlo, promuovendo la nostra autodeterminazione.

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