Capifamiglia: L’Italia si rifiuta di offrire strumenti per lo smantellamento dell’assetto patriarcale della società

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Sabato è avvenuta l’ennesima “strage famigliare”. Un uomo ha ammazzato la moglie e i suoi figli. Ne ha parlato ogni tg che non si è risparmiato di sottolineare la disperazione di un uomo il cui figlio soffriva di una disabilità e la salute dell’uomo che stava peggiorando.

Il giorno prima della strage il TG2 e altri numerosi tg e giornali nazionali hanno diffuso la notizia del calo di essi dovuti alla legge di Alfano.

Al TG2 di venerdi Alfano si vanta di come stia funzionando la nuova legge. Lo fa in tono propagandistico. E noi non abbiamo prove se questi delitti siano diminuiti se non abbiamo nemmeno un osservatorio che li registri. Quanto è facile censurare la stampa affinché dimostri che quella legge funzioni?

Abbiamo già parlato di quella legge e di quello che non va poiché non abbiamo letto nessuna volontà di smantellare le radici patriarcali del fenomeno. Una legge fatta da un sistema patriarcale con una concezione patriarcale del ruolo della donna.

Anche Espresso parla di calo dei delitti ma sottolinea che in Italia non c’è alcuna protezione per le vittime di violenza né considerazione del fenomeno.

Un’ informazione importante che al TG2 è stata omessa:

Calano i delitti [...]Ad occuparsi di quest’ultimo punto, nella Ue, è il Concilio d’Europa. Che oggi ha pubblicato una lunga relazione sull’attività, per l’appunto, istituzionale, di più di quaranta paesi. Dal rapporto emerge che anche l’Italia si è mossa per contrastare le botte di genere. Ma non abbastanza. Perché veniamo dopo il Portogallo, la Slovacchia, l’Albania, l’Irlanda e l’Estonia ad esempio per numero di letti a disposizione delle vittime per le emergenze: 560 nel 2013, contro i 9000 della Gran Bretagna, che ha una popolazione di poco superiore alla nostra.[...]. Ed è solo uno dei ritardi che abbiamo. Gli altri riguardano la formazione degli operatori (magistrati e poliziotti che intervengono sul posto), il coinvolgimento delle associazioni, la pubblicazione di dati e statistiche ufficiali (attraverso le informazioni delle forze dell’ordine ad esempio) sulla violenza: in Italia esistono ma non sono accessibili.[...] Solo misure immediate, processi rapidi, risposte concrete di protezione nei confronti delle vittime possono fermare i violenti. Uno degli esempi citati è l’Austria, dove gli agenti – che seguono corsi dedicati – possono imporre subito obblighi di allontanamento, e sono chiamati a controllare che i divieti siano rispettati. Funziona? Secondo i dati riportati da Redattore Sociale , i femminicidi in Italia si sarebbero dimezzati, in questi primi sei mesi dell’anno, rispetto allo scorso. Ma è un risultato ancora non ufficiale e difficile quindi da verificare. 
[...] il governo Renzi ha stanziato 17 milioni di euro. Soldi che dovrebbero servire ad aumentare la disponibilità di posti nei centri d’accoglienza e i punti di contatto con le vittime di abusi. Ma sul “come” sono stati distribuiti questo fondi è scoppiata la polemica. Il piano infatti – approvato poche settimane fa dalla Conferenza delle Regioni – prevede che la maggior parte dei finanziamenti vadano alle Regioni, che apriranno delle gare per scegliere a chi inviare i contributi. Ai centri anti-violenza esistenti, 67 solo quelli riuniti nella rete “Di.re” , non andranno che le briciole: seimila euro ciascuno se va bene. E sì che questi sono i luoghi dove negli ultimi decenni si è affrontato, nel silenzio dei governi, il problema: offrendo supporto legale, psicologico, e dando spazio alle donne che avevano la forza di allontanarsi dagli orchi. Da Bologna a Roma, sono iniziate così le proteste di volontari ed esperti del settore, preoccupati all’idea che i fondi (necessari, vista la mancanza di protezione che le strutture pubbliche possono dare oggi alle vittime) finiscano in rivoli e progetti secondo interessi più politici che ideali.

 Fonte qui

L’altro problema fondamentale é il contrasto degli stereotipi di genere nei media, che tramandano e consolidano una visione patriarcale nella nostra società. Affianco a pubblicità che raffigurano ruoli tradizionali, c’è la stampa italiana che ancora oggi utilizza toni giustificatori verso l’omicida e il movente dell’atto compiuto presentando articoli che assomigliano più a romanzi che notizie di cronaca nera.

Il tg2 sabato ha parlato delle stragi famigliari affermando che spesso avvengono per disperazione, depressione o per motivi passionali. L’anno scorso abbiamo realizzato un corto per denunciare l’utilizzo di toni giustificatori da parte della stampa italiana. Usare, ad esempio, il suffisso omicidio passionale è già una giustificazione verso il fenomeno perché secondo i dizionari:

delitto p., che ha per movente una violenta passione (nel diritto penale è considerato degno di un’attenuante di pena, anche se, per disposizione esplicita, gli stati emotivi e passionali che inducono il reo a commettere il delitto non escludono né diminuiscono l’imputabilità); dramma p., provocato dallo scontro delle passioni. ◆ Avv. passionalménte, in modo passionale, con grande passione: amare passionalmente. (treccani)

d. passionale, omicidio motivato da una violenta passione amorosa (fonte: il corriere dizionario, quello che i giornalisti consultano?).

L’omicidio passionale è quello a cui spesso la giustizia italiana dà un attenuante ma costituiscono più della metà degli omicidi che hanno come vittima una donna, i cosiddetti femminicidi che secondo la corrente mentalità italiana sono ancora atti di vero amore (o di amore malsano). L’omicidio passionale non esiste è una costruzione sociale come lo è ogni sua giustificazione quale la depressione, la malattia mentale (in assenza di una diagnosi medica) o la disperazione.

L’altro problema ricorrente è l’uso di suffissi che sembrano dare consenso ad una visione patriarcale della famiglia e al dominio dell’uomo sulla donna, causa delle violenze domestiche.

Perché anche per narrare l’ultima strage molti giornali e telegiornali hanno usato il suffisso capofamiglia proprio per l’uomo che ha preso in mano l’arma e ha fatto fuori tutti membri della famiglia e poi si è ammazzato.

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E’ il capo famiglia quindi può decidere della vita dei suoi membri in quanto subordinati a lui e alle sue cure. In quanto capofamiglia quindi si sentiva anche in qualche modo in diritto di esercitare una sorta di autorità e possesso nei confronti della famiglia sterminata?

Perché considerare ancora oggi l’uomo come un capofamiglia se sono 40 anni che il “diritto di famiglia” si è ammodernato?

Sarà per lo stesso motivo che il governo ha rimandato (causa discordie) la legge che prevede l’ultimo baluardo per abolire l’idea del capofamiglia?  (l’abolizione dell’obbligo del cognome paterno).

Perche non è strano che uno in quanto capofamiglia si senta in diritto di ammazzare tutta la famiglia in quanto proprietà?

 Per capofamiglia si intende il membro di un nucleo familiare cui si riconosce giuridicamente e socialmente autorità sugli altri membri.

In Italia, il capofamiglia è sempre stato riconosciuto come l’uomo del nucleo, marito e padre, cui si attribuiva patria potestà e potestà maritale.
Quest’ultima è in effetti la condizione di superiorità e il ruolo predominante riservato al marito rispetto alla moglie.
Secondo la potestà maritale, l’uomo ha il diritto di impartire ordini e divieti alla moglie, come anche il diritto di punirla.

fonte:Qui

Perché non possiamo non vederci un problema di tipo culturale se questo tipo di reati sono così frequenti e se un uomo “disperato” ammazza tutti e poi si suicida perché non è più in grado di prendersi cura di una famiglia dipendente economicamente da un uomo.

Sul fatto che parecchie donne vivono dipendendo economicamente dal proprio marito è dovuto dalla mancanza di politiche che favoriscono l’indipendenza economica delle donne e che quindi le espone doppiamente al pericolo di cadere vittime di stragi famigliari e di violenze domestiche oltre a quelle carenze già citate all’inizio del paragrafo.

Quello che dicevo è che le leggi securitarie non servono in mancanza di un sistema che prevenga queste stragi, che aiuta le donne ad uscire dalla sottomissione e dalla dipendenza ossia dal rischio di vittimizzazione. Non è un caso che la maggior parte di chi compie stragi e femminicidi poi si suicida e allora a cosa serve l’inasprimento delle pene?

Un nuovo, ridicolo decalogo per Vere Donne, compagne di decerebrati tifosi.

mafalda2

Dopo tante notizie di cronaca nera, tante riflessioni interessanti e di un certo peso, si sentiva la necessità di un po’ di leggerezza e così, grazie ad una nostra lettrice, sono venuta a conoscenza di un importantissimo decalogo che io, in quanto donna, e tutte voi dobbiamo imparare a memoria e che ci aiuterà a vivere meglio, in armonia con il nostro partner.

Anzi, come dice il titolo, di dieci cose che il mio uomo odia di me, quando guarda una partita di calcio. E se in una coppia la tifosa è lei? E se una coppia è composta da due donne, di cui una tifosa e l’altra no? E se la coppia è composta da due persone entrambe tifose? Boh. Ipotesi non contemplate. E poi si sa, la vera coppia è quella composta da un vero uomo calciomane e da una vera donna che di calcio non capisce un accidenti. La fiera della banalità.

Preparatevi perché, ancora non lo sapete, ma stiamo per addentrarci in un ritrattino degli uomini assolutamente ridicolo, nel quale l’uomo è un troglodita che fa dipendere la sua felicità futura e presente da 22 persone che inseguono un pallone, tracanna birre, esige religioso silenzio come se fosse intento ad una contemplazione mistica e sarà giustificato se chiederà il divorzio o litigherà con la partner di turno, perché, poverino, in quei 90 minuti, si sa che l’uomo ama più il calcio della compagna.

E difatti, a leggere quel decalogo, si capisce subito che il povero uomo ivi descritto è rappresentato come un decerebrato che si infastidisce per niente e giustificato per ogni sua intemperanza, perché quasi incapace di intendere e di volere. 

Ma vediamoli, questi 10 punti.

Porre domande

A che ora finisce la partita?”, “Dopo andiamo a cena fuori?”, “Chi gioca?”, “Ma noi quali siamo? E dove dobbiamo segnare?”: tutto ciò è tabù, quesiti che non dovete mai porre al vostro uomo quando è in corso un incontro di “football”.
Le risposte potrebbero essere fredde, ironiche, arrabbiate, perché gli uomini, quando sono presi dal calcio, non degnerebbero di uno sguardo neanche la più sexy Belen. O forse no.

Chissà se potremmo interrompere per chiedere: “Caro, hai notato che fuori c’è un ladro che sta tentando di rubarti la macchina?” L’auto non è sexy come Belen, ma forse, da vero maschio, lui ci tiene tantissimo e forse, in quel caso non gli daremmo fastidio.

 

Scambiarsi coccole

Non fatelo mai quando attacca la sua squadra del cuore, perché l’uomo perderebbe le staffe. Infatti, studi non tanto scientifici dimostrano che se la donna decide di coccolare il proprio uomo proprio durante un’azione degna di nota, quest’ultimo reagirà in malo modo peggio dell’incredibile Hulk. Si rischia il divorzio.

A me non viene nemmeno tanto da ridere, ricordando la vicenda recentissima di Motta Visconti, in cui sono mort* una donna e due bambin* per mano di un uomo che dopo è andato a vedere la nazionale Italiana di calcio in TV. Ah, ma quello era matto di sicuro, se un uomo vuol vedere la partita e la compagna cerca di fargli le coccole, in realtà si rischia solo il divorzio. Meno male…

 

Passare davanti la tv

Forse è il “torto” più fastidioso che una donna possa commettere nei confronti del suo lui. Dà ai nervi, come quando una zanzara ronza nel bel mezzo della notte, disturbando il sonno. Se proprio dovete passare, fatelo durante l’intervallo del match, altrimenti rimanete dove state: il litigio è dietro l’angolo.

Mi raccomando! FERME! Non sia mai che dobbiate fare una cosa così fastidiosa come CAMMINARE proprio davanti allo schermo! Nemmeno quei due secondi che ci mettete a passarvi davanti e a cambiare stanza. E, se per caso vi scappa la pipì, state aspettando una telefonata importante, il bambino si sveglia e vi chiama, o va cambiato (mica vi aspetterete che lo faccia LUI???), se per caso sentite brutti rumori provenire dall’altra stanza o altro e dovete per forza passare davanti alla TV, buttatevi carponi e strisciate come serpenti, o imparate ad usare i trampoli per non nascondere con il vostro corpo lo schermo.

 

Chiacchierare al telefono

Telefonare all’amica del cuore non è una tragedia, ma quando è in corso una partita, andate in una stanza diversa da quella dove sta il vostro marito, fidanzato e, perché no, amico. Le donne devono sempre ricordare che il vero uomo segue la partita di calcio in religioso silenzio, magari in compagnia di una “bionda”,con la schiuma.

Zitte e mute. Non fatevi sentire. Mai. Forse è anche il caso di non averne, di amiche. Non si sa mai. Meglio cautelarsi, qui si rischiano litigi e divorzi ogni due per tre. Anche un’amica chiacchierona di troppo potrebbe esserci fatale.

Toccare il telecomando

Nemmeno per scherzo, non fatelo. Se volete scherzare, potete sempre usare altri metodi, ma non sfiorate quell’aggeggio magico di plastica poggiato alla destra del vostro uomo. Barbara D’Urso può aspettare. E anche Beautiful, tanto lo danno in streaming. L’uomo, quando vuole vedere un incontro di calcio, non vuole distrazioni.

Se l’uomo vero è calciomane, la vera donna ama le trasmissioni di Barbara D’Urso e le soap opera. Ma non possiamo permetterci di provare a toccare il telecomando, perché altrimenti lui si distrae. Dobbiamo stare sedute in un angolo della stanza, zitte e non possiamo nemmeno muovere le mani per toccare il telecomando. Elementi decorativi, belle statuine, obbedienti e attente a non dar fastidio con la nostra sola presenza. 

 

Questo decalogo inizia a farmi ridere sempre meno. Le riflessioni amare, pur nell’evidente cretineria del pezzo, affiorano sempre più forti e portano con sé immagini patriarcali che di ridicolo non hanno nulla. Donne addestrate a compiacere il maschio, sempre, sottomettendosi, mute e rassegnate, perché “lui è così e dobbiamo portare pazienza. In fondo se è aggressivo è perché l’abbiamo provocato”.

 

Canticchiare canzoni improbabili

Proprio adesso devi cantare la canzone di Laura Pausini? Aspetta un po’, no?”. Un dialogo che, nel 90% dei casi, si ha quando in tv trasmettono una gara di calcio. Donne, le vostre abilità canore, almeno per 90’, mettetele da parte.Cantate verso il vostro uomo magari dopo una vittoria della “sua” squadra. O sotto la doccia. Ma attente ai vetri.

A noi donne vere piace Laura Pausini che canta canzoni improbabili, ma possiamo sempre cantare, tranne che in quei 90 minuti. Soprattutto se cantiamo per lui. Allora è lecito.

 

Ragazze pseudo-esperte di calcio

(ma che in realtà non ne capiscono nulla)
Passala, passa, crossala! Filtrante, ora, inserimento a destra!!”, “Ma non può fare il terzino destro quello! Lo vedo meglio come centrale di difesa”, oppure i classici “Ma fatela una bell’azione invece di tenervi la palla tutto il tempo! Non riuscite a creare nulla, non avete fantasia! Ma che squadra di ***” quando magari mancano 5 minuti e stiamo vincendo 2-1. Se non capite un’acca di calcio, state in silenzio.

Ancora una volta lo stare zitte diventa fondamentale, per noi vere donne che di calcio non capiamo un’acca. E se capissimo? Vedi punto 1). Sempre meglio stare zitte, non si sbaglia mai.

 

Usare elettrodomestici rumorosi

Perché usare la lucidatrice quando c’è il posticipo di A, la finale del Mondiale? Qui si rischia la discussione “rumorosa” tra uomo e donna, con la prima categoria che potrebbe perdere le staffe perché non ascolta la telecronaca. Sappiate, care donne, che le voci dei commentatori devono essere captate,sempre.

Il rumore da fastidio a lui, e a lei? Mettiamo il caso che lui sia uno di quelli che si scalda e che commenta, urla, alza la voce per gioia o per delusione e lei sia intenta ad un’opera di traduzione difficile, stia lavorando a qualche cosa di impegnativo, stia cullando un bambino (sempre perché è la vera donna che lo fa) o stia cercando di addormentarsi…. C’è la possibilità che lei possa chiedere al compagno  il silenzio? Mah…. secondo me, no. Sempre meglio tacere e sopportare in silenzio i SUOI rumori, evitando di farne noi.

 

Criticare, criticare e basta

Tizio è scarso forte, sembra la mia nonna”. La lite non è quotata nemmeno alla Snai.

Le critiche le può fare solo lui. Primo perché noi di calcio non capiamo niente e secondo perché, come ricordato al punto 1), se facciamo domande, lui può risponderci male, criticarci ed essere sarcastico e sarebbe solo colpa nostra che ce la siamo cercata, infastidendolo in quel modo.

 

Capire il fuorigioco

Qui i commenti si sprecano. Se volete documentarvi sul fuorigioco, off-side in inglese, prendete un manuale e leggete bene. Ne va della vostra salute.

Sì, se ci fa un occhio nero perché non sappiamo cosa sia il fuorigioco, essendo donne vere che seguiamo solo la D’Urso e Beautiful, è colpa nostra che non ci siamo documentate.
mafalda2
A quando un articolo di giornale intitolato “Deluso per essere stato interrotto durante la sofferta partita della sua squadra del cuore, prende a botte la compagna che l’aveva infastidito toccando il telecomando”?
Sembra fantascienza, ma siamo, ormai e purtroppo, abituate a tutto.

 

Gli impulsi del maschio alfa

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Una nostra lettrice ci segnala una nuova ricerca sessista che proviene dagli Stati Uniti, che si spartiscono con la Gran Bretagna il primato per le ricerche (non)scientifiche e sessiste. Questa nuova ricerca svela che gli uomini tradiscono di più e ci spiega con astuzia perfino le motivazioni che spingono gli uomini a tradire le donne.

Come?

Con un gruppo di 218 persone composto da 79 uomini e 148 donne e poi composto da 600 studenti, 326 uomini e 274 donne, campione molto rappresentativo direi.

Quali sarebbero dunque i motivi per cui l’uomo tradirebbe più della donna?

Il maggiore desiderio sessuale degli uomini.

Ancora una volta vengono promossi gli stereotipi di genere che giustificano certe credenze sbagliate su uomini e donne e che rafforzerebbero discriminazioni a svantaggio della sessualità delle donne, percepite come corpi senza desiderio.

Gli uomini come individui biologicamente propensi al sesso, quindi da giustificare nel caso di tradimento: del resto l’uomo è nato con grandi istinti, non è colpa sua. E’ implicito che le donne per dovere dovrebbero mettere da parte la gelosia e perdonare ogni tradimento nei loro confronti, impegnandosi a concedersi di più per indurli a non tradirle.

Del resto nell’immaginario comune l’uomo dovrebbe tradire come dovere sociale, altrimenti è omosessuale. L’adulterio maschile è sempre stato tollerato in tutte le società, anzi spesso incoraggiato.

Cosa c’è dietro l’ostentazione e l’incoraggiamento del desiderio maschile? L’esorcizzazione dell’omosessualita’ e il mantenimento del dominio maschile che passa attraverso il mantenimento della donna in una posizione subalterna, poiché rappresenta un incentivo al mercato della prostituzione (dove la donna è sottomessa economicamente e socialmente) e al mantenimento della donna al ruolo di incubatrice. Oppure il mantenimento della dicotomia santa-puttana. Amante e moglie. Prostituta o madre.

Il mercato della prostituzione si nutre degli stereotipi maschili con i quali crescono gli uomini. La condizione delle prostitute si conosce già. Molte prostitute esercitano sotto coercizione, sotto povertà oppure sono state vittime di violenza sessuale nell’infanzia. Per quanto la prostituzione debba essere riconosciuta come una forma di autodeterminazione da parte di chi esercita rimane sempre una forma di “pratica” patriarcale, poiché inoltre è quasi prevalentemente femminile come quasi la totalità di chi compra è uomo. E se si leggono i motivi principali per i quali uno compra una prostituta sono agghiaccianti. La prostituzione è patriarcato.

Ricerche del genere rafforzano al contempo l’idea che se tali comportamenti adulteri o promiscui vengono intrapresi dalle donne sono inadeguati poiché si ritiene che le voglie sessuali femminili sono più basse. Ancora più grave è quanto ciò viene spacciato per verità scientifica.

Ma sul presunto desiderio maschile si è costruita tutta una cultura che arriva fino a giustificare lo stupro e a mercificare l’immagine della donna nei media, dunque a percepire la donna come un oggetto di desiderio o meglio un corpo sessualizzato privo di propri desideri sessuali.

Come in questo spot che circola su tutte le reti nazionali:

L’uomo rappresentato come macho alpha, una divinità mentre le donne fanno parte dei trofei da lui vinti.

La pubblicità ci insegna che gli uomini sono soggetti sessuali pieni di desiderio nei confronti delle donne e che la loro virilità si misura dal numero di donne a loro disposizione. Pubblicità come queste un altri Paesi europei non verrebbe nemmeno trasmessa. Ma in Italia che ci si scandalizza per una ragazza che si soddisfa con un vibratore questo è normale, poiché gli stereotipi dell’uomo come animale pieno di istinti è fortissimo quanto quello della donna come oggetto da vendere.

Questa è una teoria che viene portata avanti anche in ogni processo di stupro.

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