Fabio Volo e la sessualità femminile

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Qualche settimana fa su Vanity Fair è uscita un’intervista a Fabio Volo, dove ci ha deliziate con le sue “perle di saggezza” su alcuni errori che le donne commettono nell’intimità.

Fabio Volo viene considerato lo scrittore italiano del momento. Certo usare la parola scrittore per un personaggio come lui mi fa quasi venire le fitte allo stomaco, ma considerando che in Italia hanno lasciato fare libri a Totti e a Moccia -che hanno riscosso anche parecchio successo- e considerando che in Italia il libro più venduto del 2010 è stato il ricettario di “una nota sorella di “, Fabio Volo almeno sa usare i congiuntivi e parla degli amorazzi di trentenni con turbe mentali e non di quattordicenni e dei loro lucchetti che fanno cascare ponti e lampioni.

Ma andiamo avanti e concentriamoci sulla sua intervista. Premetto che parlerò di quelle botte e risposta che sono riuscita a recuperare sul web, figuriamoci se vado a comprare Vanity Fair, per leggere Volo poi men che meno, preferisco comprare Libero per vedere fino a che punto può arrivare la psicopatia umana e farmi due risate.

Devo dire che la giornalista che l’ha intervistato non ha molto più spessore di lui e in quanto a luoghi comuni e banalità, questa intervista ne è la fiera!

L’intervista si apre cone le novità circa la sua situazione sentimentale, dopodichè la giornlalista gli ricorda un episodio dove lui andò ad una riunione di Rai Cinema con un pacchetto di un sexy-shop -capirai che scandalo, possibile che ancora si abbiano tutti questi pudori e risatine cretine circa l’erotismo e la sessualità? – così gli chiede se secondo lui -dalla sua esperienza- alle donne piace giocare (sessualmente).

F.Volo : “Piace alle donne che hanno un buon rapporto con il loro corpo, quelle che si toccano, che sanno anche cercarsi il piacere in proprio. Molte altre sono piene di paranoie. Perché le donne, attraverso il sesso, vogliono dirti chi sono, in senso lato, quindi niente autoreggenti, altrimenti lui pensa che io sia una puttana“.

E guarda un po’ di chi è la colpa di queste remore che le donne hanno nella sessualità? Ma Fabio Volo che ne sa della società patriarcale e maschilista in cui viviamo?

Non potevamo mica aspettarci da lui, così preso a scrivere le sue frasi ad effetto -per italiani qualunquisti e analfabeti che fingono di saper leggere-che collegasse i pudori di alcune donne  alla cultura sessuale che c’è in Italia, dove queste ultime sono mutilate sessualmente a livello mentale, perchè ad esempio se una donna parla apertamente di sesso e delle sue esperienze viene subito etichettata troia.

La donna in questa società è solo preda, un essere subordianto che deve tenere le gambe strette altrimenti poi tra giornali, tv e Vaticano la persecuzione tipo “caccia alle streghe” è assicurata! Ma ovviamente lui deve riempire spazi bianchi e dice le cose che dicono tutti, senza farsi domande, senza studiare la società, ecco perchè Volo piace a tanti: perchè dice solo cose -omettendone molte altre- che gli italiani vogliono sentire.

Lui che parla di pudori sessuali femminili forse non sa che esistono ancora famiglie che impongono -come in Afghanistan- test periodici di verginità alle proprie figlie (vedi finto stupro a Torino). Non sa che in Italia siamo ritornati alle propagande anti-aborto e alla diffusione a macchia d’olio degli obiettori di coscienza (negli ospedali e addritura nelle farmacie).

Volo ovviamente se afferma ciò, non sa quanto ancora sia censurato e criticato l’autoerotismo femminile.  Proprio in questo blog abbiamo avuto modo di parlare di alcune immagini pubblicitarie che richiamavano lontanamente questo atto che sono state ritirate immediatamente, mentre quelle che richiamano scene di violenza sessuale e domestica o di stupri non sono state mai prese in considerazione se non da blog come il nostro che si occupano di questi argomenti e quando invece vengono diffuse lo si fa solo per stuzzicare il piacere maschile, perchè una donna ancora nel 2012 in Italia viene vista come un mezzo di piacere alla sessualità maschile.

Non sa che ad esempio noi donne veniamo incolpate anche quando veniamo stuprate di essere vestite troppo scollate e quindi di aver provocato.

Fabio Volo non sa nemmeno che in Italia le donne vengono ancora divise in sante o puttane, forse anche per questo molte donne hanno  remore a vivere una piacevole attività sessuale e ad indossare autoreggenti (che possono anche non essere indossate per una questione di comodità o gusto).

Non sa nemmeno che in Italia sembra di vivere in un porno ma ovviamente solo per gli uomini, liberi di far battute svilenti e dementi su donne un po’ più svestite o libere, collegando poi l’aspetto fisico di esse alle loro capacità amatorie.

In Italia si parla tanto di sesso, moltissimo, ma in modo sbagliato. Nove persone su dieci in Italia non sanno neanche lontanamente cosa sia il sesso, che troppo spesso viene fatto passare come sopraffazione o viene confrontato ai porno, che mediamente sono incentrati sulla sessualità esclusivamente maschile (basti notare i titoli di essi!).

Andando avanti con la piccola intervista che si può trovare sul web, ho notato anche un’altra cosa, la giornalista gli chiede:

“Altre tipologie di donne che a letto l’hanno delusa?”

F. Volo: Quelle che pensano che la loro patata sia una specie di rivale

Patata?  Perchè non chiamare l’organo sessuale femminile con il proprio nome? Perchè l’organo maschile viene chiamato pene e l’organo sessuale femminile viene in qualche modo sempre svilito dietro nomignoli alla “patata” o “topa” ? Ecco che anche lui in questo momento ha alimentato quelle situazioni per il quale poi le donne non si sentono libere nella sessualità e non si lasciano andare.

Per concludere guardate il tenore di domande e affermazioni della giornalista :

Non lo sa che per le donne un bacio sulla bocca è l’apostrofo rosa, il gesto sentimentale per eccellenza?

Come ho già detto ad apertura post la banalità e i luoghi comuni che possiamo notare in queste poche righe sono numerosissime e svilenti.

Ma la vogliono smettere di far passare le donne sempre come delle imbecilli sognanti e romanticone, che muoiono all’idea di essere baciate (ovviamente non di baciare, non sia mai che le donne prendano iniziative )! Ma non hanno capito che gli uomini e le donne sono uguali e che molte donne magari trovano che il gesto sentimentale per eccellenza possa essere vedere un film insieme o condividere passioni e interessi?

Vi prego basta, quando dovete parlare di cose così stupide non tirate in ballo tutte le donne ma ognuno parli per sè, ci offendete!

E soprattutto caro Fabio Volo lascia parlare le donne consapevoli e informate della sessualità femminile. Ma ti sei mai chiesto se per caso alcune donne non hanno fatto certe cose con te perchè forse non le ispiravi molto? Insomma, mai montarsi troppo la testa, ammettiamo i nostri limiti, io ad esempio non lo trovo nè figo, nè brillante e non leggerei un suo libro neanche sotto tortura!

Fabio Vola…il più lontano possibile!

Faby

Stop al machismo!

STOP_al__machismo

Da molto volevo scrivere un post su uno degli aspetti più odiosi della società italiana vale a dire: il machismo.

Molto spesso il termine machismo in tv ci viene servito in modo simpatico, ironico e spesso anche come modello da seguire, ma il machismo è purtroppo uno dei mali sociali che affligge vari Paesi e tra questi ovviamente l’Italia.

Prima di scrivere questo post mi sono documentata un po’ sul web e ho letto diversi pareri a riguardo di vari professionisti quali psicologi e sociologi – soprattutto di uomini -, che mi hanno fatto riflettere abbastanza.

Ho trovato un’intervista del 2008 ad una psicoterapeuta messicana di nome Marina Castañeda autrice del libro “El Machismo Invisible“.

Di seguito posto qualche passo di questa interessantissima intervista.

Il machismo è una serie di credenze, atteggiamenti e azioni che hanno la funzione di conservare un rapporto di superiorità degli uomini nei confronti delle donne. Il machismo non ha nulla a che vedere con l’essere uomini quanto piuttosto con il voler dimostrare di esserlo. In una società machista dimostrare di essere uomini significa in primo luogo dimostrare di essere l’opposto di una donna, di non avere nulla di femmineo.Il machista tenta di respingere da se stesso e dagli altri uomini tutto ciò che è associato all’universo femminile. Dal momento che il machista mantiene un atteggiamento di sufficienza nei confronti della sfera femminile, tutto ciò che è femminile va bene solo nella misura in cui è associato a una donna. Non va bene se è associato a un uomo. Ed è per questo che machismo ed omofobia vanno spesso d’accordo.”

Quanta verità in queste parole, e soprattutto quanti comportamenti machisti riusciamo ad individuare intorno a noi dopo aver letto un’analisi così precisa e chiara?

Io, ad esempio, ho sempre notato certi comportamenti e devo dire che mi hanno sempre provocato un forte fastidio.

Per la visione machista la donna quindi è un essere da proteggere e guidare, non per amore ma per senso di appartanenenza.

Per il machista l’uomo deve fare l’uomo il che significa che non deve avere interessi per nulla se non quelli di sostare al bar (o di recente sono molto in voga come punti di ritrovo e svago le agenzie di scommesse), quindi se un uomo invece preferisce passare il suo tempo a suonare uno strumento o a scrivere è un frocio – dico questo termine perchè usato nel loro linguaggio- che non si dichiara o uno alla buona e un po’ toccato.

Quindi l’uomo per il macho deve o non deve:

- NON DEVE piangere e commuoversi è roba da donne o gay

- NON DEVE avere interessi come ad esempio la letteratura, il cinema, la poesia, la musica

- DEVE farsi rispettare dalla moglie (il che significa scenate umilianti o violenza fisica)

- DEVE fare battute volgari e braccetti ai suo degni compari al passare di ogni donna per strada

- tutti i suoi comportamenti DEVONO essere un’ostentazione della mascolinità

Quindi, a quanto pare il machismo è dannoso anche per gli uomini che devono – per questa visione sociale- essere degli esseri privi di sentimenti, intelligenza, interessi e debolezze .

Vi posto un altro passo dell’intervista

“…L’uomo deve essere virile. Puro y duro. L’essere uomini si dimostra disprezzando le donne, squalificandole, tentando di dimostrarne l’inadeguatezza in ogni campo. Quindi si passa a dimostrare di non avere nulla di femminile in sé. Poi si passa a confrontarsi su questo piano con gli altri uomini. Il machismo implica questi sottili meccanismi di controllo e di potere. E succede che i maschi imparino fin dalla più tenera età a squalificare gli altri, a imporre le loro regole, a far valere il loro punto di vista, a negare di ammettere un errore, a spuntarla sempre. Un uomo vero non ha ragione solo qualche volta, ha ragione sempre”.

Anche su questo passo ne sappiamo qualcosa. Per il macho italiano ad esempio, ancora oggi quasi nel 2012 il compito di una donna è quello di accudire lui e i suoi figli. Quindi per un macho una donna non può e non deve interessarsi all’economia, al lavoro, alla politica e all’informazione se lo fa ovviamente verrà o etichettata come troia o perseguitata e umiliata perchè ogni qual volta una donna professionista per lui sbaglierà qualcosa – come ha anche detto la dott.ssa: per lui sempre- per lei ci sarà solo e soltanto la parola “troia” o “questo è un compito da maschi”!

“Fin dalla più tenera età i maschi sono atendidos, assistiti da una schiera di donne. Che si assicurano che ciascuno dei loro desideri venga soddisfatto. La mamma, le zie, le nonne, le sorelle, la balia, … tutte donne che mettono il bambino al centro della loro attenzione. Un bambino abituato a questo, a vedere realizzati i suoi desideri, a ricevere cure 24 ore al giorno, a non essere criticato, ad avere ragione, a ricevere ascolto, crescerà e diventerà un certo tipo di uomo, quel tipo di uomo che chiamiamo machista, un macho. Che, come adulto, pretende di restare al centro dell’attenzione e di avere ragione”.

Cosa sbagliatissima è quello di imporre ai bambini questi comportamenti. Molte volte in questo blog abbiamo denunciato ad esempio l’errore di molti genitori di non voler acquistare al-alla propri* figli* un giocattolo non adatto al proprio sesso di appartanenza.

E’ proprio qui che si vengono a creare la divisione dei ruoli e le differenziazioni tra i sessi. Il machismo infantile troppo spesso viene alimentato dai genitori, che invece di correre ai ripari ed educare il proprio figlio secondo una visione più giusta e aperta, spalleggiano  orgogliosi  il proprio figlio bullo o sciupafemmine.

Troppo spesso alcune mamme italiane crescono i propri figli come bamboccioni non responsabilizzandoli mai, a cominciare dai compiti più semplici e banali -come rifarsi il letto, tenere in ordine la propria stanza- con la buona scusa che non sono capaci di farlo e attribuendo le colpe di certi errori sempre agli altri -alle altre soprattutto-, tirando così sù un adulto incapace, maschista e non responsabile.

Per quanto riguarda il nostro Paese la dottoressa dichiara :

“L’ultima volta ci ho trascorso tre settimane, tre anni fa. Posso dire che è una società maschilista in termini di divisione dei compiti, sia nella dimensione domestica che nelle interazioni sociali. Gli uomini interagiscono nella loro cerchia, le donne hanno la loro. Basta dare un’occhiata all’interno di un locale pubblico. Si percepisce il pregiudizio maschile nei confronti delle donne”.

Altra cosa verissima. A quanto pare in Italia non si riesce neanche a concepire l’amicizia tra uomo e donna, non esiste la concezione di essa. Proprio come ha dichiarato Marina Castañeda spesso nei locali o per strada si vedono questi interi gruppi composti da soli uomini o sole donne. Questo è un altro aspetto allarmante, perchè in una società se si ha con l’altro sesso solo un approccio sentimentale o di attrazione fisica e non si vede un possibile rapporto di amicizia e di fiducia, beh forse quella società non è poi così libera e aperta come molti ci vogliono far credere.

Personalmente ad esempio posso dichiarare di non avere mai avuto un amico maschio o di aver avuto la possibilità di coltivare un’amicizia maschile, proprio perchè -forse negli uomini ancora di più- c’è questa concezione dell’amicizia solo ed esclusivamente con persone dello stesso sesso.

Molti uomini vedono nell’amicizia uno scambio di dialoghi e interessi goliardici – altra cosa che io non amo- per molti di essi non esiste parlare di una donna con un’amica, non esiste parlare di calcio con una ragazza (sport ahimè prettamente maschile).

Non ci sono ruoli da uomini e ruoli da donna, non ci sono mestieri da uomini e da donna e soprattutto gli scambi di interessi, il passare il tempo libero può benissimo avvenire tra uomo e donna pur non essendo uniti tra loro da “vincoli” quali i sentimenti o il sesso.

Se davvero vogliamo creare una società più libera e democratica dovremmo abbattere questi stereotipi e soprattutto dovremmo abbattere il machismo che porta pregiudizi e danni nell’intera società sia per il genere femminile, per gli omosessuali/lesbiche e anche e soprattutto per gli stessi uomini.

(Immagine presa da : qui).

Faby

L’oggettivazione sessuale

Questa pubblicità sessista è stata ritirata dallo Iap, poichè il claim recitava “sono Giulietta, prima di parlare di me provami” seguita da immagini sessiste: parti del corpo femminili, donne che si inginocchiano per avere rapproti orali, inctitazione a stupri,violenze ecc…:

Ora vorrei invitarvi alla lettura di un importante intervento di Chiara Volpato, docente di Psicologia Sociale Università Bicocca di Milano e autrice del libro “Deumanizzazione” trovato in questo link (http://www.socialnews.it/ARTICOLI2011/ARTICOLI201108/sessuale.html) che parla dell’oggettivazione sessuale del corpo femminile. (i grassetti sono miei)

Le ricerche mostrano che l’esposizione a modelli idealizzati ed irraggiungibili di corpo femminile correla, nelle donne, con diminuzioni dell’autostima, disturbi dell’umore, sintomi depressivi, disturbi alimentari. Anche la salute fisica risente negativamente della sessualizzazione: le ragazze insoddisfatte del loro corpo tendono, per esempio, a fumare di più.

La mercificazione è una forma di deumanizzazione. Riduce la donna ad oggetto, merce, strumento del volere e del piacere altrui, negandole la possibilità di realizzarsi come persona capace di decidere ed agire in modo responsabile ed autonomo. Nella società contemporanea, sempre più spesso il corpo femminile è usato come strumento per vendere, o diventa esso stesso oggetto in vendita. Dalle forme più esplicite, costituite dalla prostituzione e dalla pornografia, alle forme più sottili di oggettivazione mediatica, il fenomeno invade la quotidianità in modi tali che è impossibile eluderlo. Proprio la sua pervasività lo rende difficile da concettualizzare e contrastare. I mass media giocano un ruolo decisivo nella cultura dell’oggettivazione sessuale, dato che propongono immagini femminili e maschili che assurgono a modelli dell’agire sociale. Come hanno mostrato numerosi studi, le donne vengono sessualizzate dai media in modi quantitativamente e qualitativamente diversi rispetto a quanto succede agli uomini. Le immagini pubblicitarie, per esempio, si concentrano sul corpo femminile, o su alcuni suoi elementi, in una sorta di gigantesca sineddoche, in cui una parte è sufficiente per indicare il tutto. La mercificazione del corpo femminile è penetrata anche nell’ambito politico, come hanno dimostrato i recenti scandali sessuali che hanno rivelato il fenomeno della donna-tangente. Il concetto di “utilizzatore finale”, impiegato dall’avvocato Ghedini per spiegare l’incontro tra il leader di governo ed una “escort”, resterà negli annali della letteratura psicosociale come definizione sintetica ed efficace del rapporto asimmetrico tra un uomo soggetto ed una donna oggetto.

Un altro punto estremo, nell’oggettivazione della donna in politica, è stato raggiunto nella primavera del 2011, quando, in alcune città venete, sono comparsi dei manifesti che esibivano, fianco a fianco, una donna procace, a seno nudo, eretta a simbolo di un federalismo fattivo, ed una donna piegata dall’anoressia, simbolo, invece, di un federalismo inconsistente. Poco importa che i manifesti siano stati sconfessati dallo stesso Movimento Veneto Libero, sotto la cui sigla erano comparsi. Ciò che conta è che, con la loro affissione, si è valicata un’ultima frontiera: la deumanizzazione dell’immagine femminile nella propaganda politica è stata spinta fino a strumentalizzare la sofferenza estrema, mediante l’esibizione dell’immagine di Isabelle Caro, deceduta proprio a causa dell’anoressia. La mercificazione non riguarda solo le donne, ma anche uomini, adolescenti, maschi e femmine, bambini e bambine. Sono sempre maggiormente diffuse le campagne pubblicitarie che mostrano piccoli di pochi anni in atteggiamenti adulti. Veicolano al pubblico più giovane messaggi sessuali prima che venga sviluppata la capacità di farvi fronte dal punto di vista cognitivo, emotivo e fisico. La fascia di età in cui più pericolosa risulta l’esposizione alla mercificazione del corpo è l’adolescenza. Si tratta di un periodo delicato, durante il quale si verificano profonde trasformazioni fisiche che incidono sull’identità degli adolescenti, rischiando di comprometterne sicurezza ed autostima. Nella pubertà, il corpo delle ragazze diventa “pubblico”, viene guardato, valutato, commentato, fatto segno di richieste e, spesso, molestie. Le adolescenti imparano presto che molti, troppi, intorno a loro, le valutano esclusivamente per il loro aspetto fisico. Vengono così iniziate alla cultura dell’oggettivazione sessuale, nella quale sono costrette a nuotare, come i pesci nell’acqua, secondo l’efficace immagine di Catharine MacKinnon.

Le conseguenze psicologiche e sociali della mercificazione del corpo

La mercificazione dell’immagine femminile comporta pesanti conseguenze per la vita delle donne, come spiega la teoria dell’oggettivazione sessuale, proposta nel 1997 da Barbara Fredrickson e Tomi-Ann Roberts. Secondo le autrici, oggettivare significa ridurre le donne ad oggetti di consumo, uguali, interscambiabili, privi di individualità. L’oggettivazione si esprime in una grande varietà di forme, che lasciano però trasparire una malinconica monotonia di fondo: alle donne vengono richiesti pochi atteggiamenti stereotipati, ruoli limitati, corpi e volti identici. Quando sono oggettivate, le donne interiorizzano la prospettiva dell’osservatore e si considerano oggetti il cui valore dipende dall’aspetto fisico. L’auto-oggettivazione è il processo chiave mediante il quale donne e ragazze imparano a pensare a se stesse come ad oggetti del desiderio altrui. Storicamente, l’auto-oggettivazione è legata al ruolo subordinato delle donne nella storia, ed al fatto che la bellezza fisica è tradizionalmente stata uno dei pochi mezzi disponibili al genere femminile per acquisire potere e mobilità sociale. Fare attenzione al modo in cui ci si presenta agli altri ed interiorizzare lo sguardo altrui è una strategia antica che permette di controllare le relazioni sociali nella speranza di migliorare la qualità della propria vita. Si tratta, però, di una tecnica che induce a focalizzare pensieri e comportamenti sull’aspetto fisico, sottraendoli ad altri possibili interessi. Se l’oggettivazione può essere stata funzionale nel passato, quando le donne vantavano ben poche possibilità di sottrarsi ad un ruolo precostituito, risulta penalizzante nella società attuale, come illustrano vari studi sull’impatto negativo della sessualizzazione sulle prospettive di carriera. I costi più alti dell’oggettivazione sono quelli che incidono sul benessere psico-fisico: l’oggettivazione conduce all’auto-oggettivazione, che scatena emozioni negative, rende difficili le prestazioni cognitive, riduce le esperienze motivazionali di picco, abbatte la consapevolezza degli stati interni. Questa catena di relazioni contribuisce alla diffusione degli stati depressivi, delle disfunzioni sessuali, dei disordini alimentari. La prima conseguenza dell’auto-oggettivazione è l’aumento delle esperienze emozionali negative legate al corpo. Nella società contemporanea, le donne sono continuamente esposte a modelli irraggiungibili di corpi femminili levigati e perfetti. Il confronto con tali immagini provoca sentimenti di ansia, vergogna, disgusto per la propria inadeguatezza. Tali emozioni generano tensione, analisi ossessiva del proprio aspetto, desiderio di sfuggire allo sguardo altrui, stati confusivi caratterizzati dall’incapacità di pensare ed agire con chiarezza.

La sessualizzazione provoca, inoltre, effetti negativi sul funzionamento cognitivo. Pensare ossessivamente al corpo, confrontandolo con gli standard culturali dominanti, lascia poche risorse cognitive disponibili per altre attività mentali e fisiche. La sessualizzazione contribuisce quindi ad abbassare interessi, risultati scolastici, aspirazioni di donne e ragazze nei campi più impegnativi, limitando le opportunità di formazione ed affermazione professionale. Altra conseguenza dell’auto-oggettivazione è la riduzione delle esperienze di stati motivazionali di picco, vale a dire di quei momenti, purtroppo rari, in cui si è completamente assorbiti da attività fisiche o mentali molto impegnative, che danno la sensazione di essere vivi, creativi, liberi dal controllo altrui. Il continuo richiamo all’aspetto fisico, esercitato da uno sguardo esterno o interno, interrompe la concentrazione e diminuisce la possibilità di provare tali esperienze. Le donne sperimentano una minore consapevolezza dei propri stati interni, che si traduce in una ridotta capacità di individuare ed interpretare correttamente le proprie sensazioni fisiche perché troppo concentrate sull’aspetto esteriore. Gli effetti negativi dell’oggettivazione influenzano negativamente la vita affettiva di donne e uomini. Quando una persona tratta un’altra come un oggetto, è difficile che provi per questa dell’empatia, sentimento necessario perché le relazioni intime siano soddisfacenti e stabili. Se donne e ragazze sono viste come oggetti sessuali, invece che come persone complete, dotate di interessi propri, talenti, specificità, uomini e ragazzi incontreranno difficoltà a stabilire con loro relazioni diverse da quelle meramente strumentali. Come detto, le ricerche mostrano che l’esposizione a modelli idealizzati ed irraggiungibili di corpo femminile correla, nelle donne, ed in particolare nelle adolescenti, con diminuzioni dell’autostima, disturbi dell’umore, sintomi depressivi, disturbi alimentari. Anche la salute fisica risente negativamente della sessualizzazione: le ragazze insoddisfatte del loro corpo tendono, per esempio, a fumare di più. Altre conseguenze negative riguardano la sfera della sessualità. Il benessere sessuale necessita di intimità, fiducia in sé e nel partner, bassi livelli di stress. Diminuisce quando le donne guardano a se stesse con uno sguardo oggettivante. L’auto-oggettivazione è legata a minore assertività e maggiori comportamenti a rischio: le ragazze meno sicure di sé sono meno consapevoli dei loro desideri e fanno minor uso di mezzi anticoncezionali. A livello sociale, la mercificazione delle donne contribuisce al mantenimento dell’ineguaglianza tra i generi ed alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti sessisti. L’esposizione ad immagini che oggettivano le donne influenza i giudizi sulle donne in generale e causa una più accentuata tolleranza degli stereotipi di genere, del mito dello stupro (la credenza che le donne lo provochino con il loro comportamento), delle molestie sessuali, della violenza interpersonale. L’esposizione ad immagini oggettivanti, infine, influenza le interazioni tra uomini e donne. Ad esempio, dopo aver visto contenuti oggettivanti, gli uomini sono spinti a pensare alle donne come ad oggetti sessuali, a trattarle di conseguenza e a non riconoscere il loro contributo allo sviluppo della società.

Chiara Volpato          

Professore Ordinario di Psicologia Sociale Università Bicocca di Milano

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