Tirale le pietre!

minigonna

minigonna

E’ un fenomeno molto diffuso su Facebook e anche su Twitter, tanto che tra il 30 aprile e il 1° maggio il Tweet più citato era #SeiCosìTroiaChe. La lapidazione in Italia, purtroppo per molti, è illegale, ma quando i sassi vengono lanciati sul web allora tutto è legale. Metti una donna che occupa posizioni pubblica-sia essa fosse una parlamentare, un’attrice (per molti ancora oggi attrice equivale ad essere una puttana)- la cui unica colpa è indossare un vestito un pò troppo corto, essere stata pizzicata in un campo di nudisti, aver indossato un bikini troppo sgambato, aver frequentato qualche fidanzato in più del dovuto, ecco che scatta il lancio delle pietre al grido “Sei una troia maledetta, uccidetela”.

Proprio ieri, Laura Boldrini, lamentava di un fenomeno di violenza contro le donne che si scatena sul web solo per il fatto che le vittime appartengono al genere femminile. La foto è stata diffusa da un gruppo per criticare le parole di Elvira Savino, deputata del PDL. Allora succede che in quanto donna dev’essere sbeffeggiata dal punto di vista sessuale, dunque:

hai detto una cazzata perché sei una donna

Sei una donna quindi sei una puttana

Sei una puttana perché indossi la minigonna e fai parte del pdl, ma lo sei sopratutto perché sei una donna, punto e basta. Insomma, quando sbagli o dici stronzate non sei giudicata come persona ma come donna, come femmina. Questo ad un uomo non succede mai!

santanchc3a8

La stessa lapidazione pubblica coinvolge anche le star dello spettacolo. Insomma tutte quelle donne che del loro corpo ne fanno uno strumento principale per il successo, le sex symbol del momento. Tra queste c’è Belen Rodriguez (ne abbiamo già parlato) che infastidisce gli italiani e non per una sola questione di invidia (perché di belle donne ne è pieno tutto lo star system) ma perché si tratta di una donna sensuale e molto femminile con un temperamento tipico delle culture sudamericane: rappresenta quindi l’icona di una donna forte, indipendente anche se ha dovuto conciliare questo aspetto al potere strumentalizzante dei media, per quanto riguarda l’immagine delle donne, che per effetto di una cultura tipica del nostro paese, ti vuole più “addomesticata”.

belen

Questa è una segnalazione che viene dalla pagina ufficiale di Leggo. I commenti appartengono a profili maschili che augurano la morte o lapidano pubblicamente una ragazza per il fatto che è diventata madre nonostante fosse ritenuta da tutti come una puttana a causa degli stereotipi sulle sudamericane. Le sudamericane sono donne molto emancipate rispetto alle italiane per questo motivo qui  la loro solarità è interpretata come sinonimo di disponibilità sessuale, così come la loro femminilità, molto spiccata, viene interpretata come tale.

troiofobia1

Questa è la Sharapova, considerata la tennista più sexy del mondo. Leggo le ha dedicato l’articolo parlando del suo aspetto del fatto che ha licenziato 11 allenatori perché le chiedevano sesso, perché già se sei donna e fai sport ti assoceranno solo a bellezza e sesso! Ma quello che più mi interessa sono i commenti lasciati su Facebook. Insomma, gli internauti si scatenano su di lei. “e’ troia” anche se sono stati gli allenatori a farle avances.

Quello che mi sconvolge è che basta essere sexy, indossare una gonna corta o una scollatura e vieni etichettata come una prostituta, nel 2013! ma siamo sempre i primi ad inorridire quando un padre di famiglia musulmano maltratta una ragazza perché  ”veste all’occidentale”. Ma qui c’è proprio qualcosa che non va.

amina

Ad esempio, il popolo virtuale di Leggo si è indignata per le lotte di Amina e anzichè esprimere soliderietà verso una donna che lotta per i diritti, per la liberazione del proprio corpo da ideologie medioevali che lo imprigionano, solidarietà che ci si aspetta da un paese non talebano, hanno scritto di tutto. Le accuse più forti erano di essere lesbica solo per il fatto che del suo corpo ne fa uno strumento politico e non un oggetto ad uso e consumo maschile.

Le hanno detto che è un’esibizionista e per questo farebbero bene a lapidarla, che è esteticamente brutta e che è poco femminile. Sembra che la Tunisia fosse a noi anche culturalmente. Ecco qualche screen shot (molti commenti sono stati cancellati):

commenti

Chi si scandalizza per un tubino è sicuramente uno che ha problemi con le donne, ma quanti sono? quanti sono gli stessi maschilisti che poi ti danno della bigotta quando critichi la mercificazione delle donne da parte di tv e pubblicità? Quelli famosi che fanno pubblicità a base di chiappe e tette (e ti danno della bigotta se critichi) e poi ti dicono che devi vestire in modo sobrio perché se no gli uomini ti ammazzano o ti stuprano (ogni riferimento è puramente casuale)?

302907_602298266447028_684723163_n

Sì, sono questi i sessisti: quelli che da una parte difendono la mercificazione del corpo femminile sui mezzi di comunicazione, contro le racchie e moraliste e dall’altra insultano quelle che mettono la minigonna o al massimo scoprono il pancino (vedesi altro post). Quelli che pubblicano centinaia di migliaia di immagini semipornografiche per intrattenere i fans e che considerano le donne niente poco di meno che come decorazione. Perché le donne dovrebbero godere di essere trattate a quel modo e guai chi si lamenta.

Ma gli stupri a sfondo sessista si spingono fino alla cosiddetta cultura dello stupro:

stupro

Dalla proliferazione di immagini che veicolano l’idea che le donne hanno voglia di essere violentate e del diritto allo stupro per gli uomini fino alla condanna morale e il dileggio verso le donne che hanno una sessualità attiva:

TROIOFOBIA

Molti dei lapidatori hanno profili anonimi e puntano il dito perfino  contro donne che sono costrette a fare delle scelte in un paese che discrimina le donne in quanto tali. Uomini (e donne) che crescono in un contesto dove le donne dovrebbero fare le madri e stare in casa.

troiofobia

Sono persone che crescono con l’idea di una donna priva di identità corporea, priva di una sessualità autonoma. Individui cresciuti in un Paese ai quali nessuno gli ha dato un’informazione sessuale tale da accettare l’idea che alle donne piace il sesso e che non ci fosse nulla di male in ciò. Non è una cosa da sottovalutare, tali credenze sono le stesse che permettono ai molestatori, ai violentatori di limitare la libertà sessuale delle donne, convinti che la nostra sessualità appartenga a loro, che non esista…e quest’idea di donna-oggetto ad uso e consumo maschile e privata di un diritto alla libertà sessuale, al proprio piacere, andrebbe contrastata.

Il sessismo sui social network è ancora più pericoloso della pubblicità perché rafforza il gruppo e crea le stesse dinamiche di una lapidazione pubblica che rafforza opinioni medievali e talvolta estremiste (come abbiamo notato e citato più volte per quanto riguarda le pagine misogine e razziste). E’ pericolosissimo, tutto ciò potrebbe un giorno tramutarsi in femminicidio o qualsiasi forma di violenza di genere.

Il nostro obiettivo è non sottovalutare questa pericolosità sociale. Non pubblichiamo i nomi delle pagine poiché non serve segnalarle in quanto Facebook non le rimuove.

Chi è il “capofamiglia”? Le parole sono importanti: Repubblica.it e il vocabolario.

capofamiglia

capofamiglia

Di questo ennesimo fatto di cronaca nera sappiamo ben poco, perchè poco ancora sanno gli inquirenti.
Un uomo avrebbe ucciso la moglie e i due figli e poi si sarebbe suicidato.
Non entriamo nel merito della vicenda, ma solo nella presentazione che ne fa Repubblica.it, segnalata da un utente.

Nell’anteprima dell’articolo, che costituisce un piccolo abstract, un riassunto, spesso più letto dell’articolo per intero, spicca una parola: capofamiglia. Una parola che ci riporta indietro di 40 anni almeno, quando l’Italia rispettava ancora la norma contenuta nell’art. 144 del Codice civile, che prevedeva il ruolo di capofamiglia e lo attribuiva al marito, abrogata poi  dalla legge 19 maggio 1975, n. 151 con la Riforma del diritto di Famiglia.

Capofamiglia. Una parola che dovrebbe essere ormai in disuso, perchè indica qualcosa che non esiste più, ha un significato spazzato via dall’emancipazione femminile e familiare. O no?

Per capofamiglia si intende il membro di un nucleo familiare cui si riconosce giuridicamente e socialmente autorità sugli altri membri.
In Italia, il capofamiglia è sempre stato riconosciuto come l’uomo del nucleo, marito e padre, cui si attribuiva patria potestà e potestà maritale.
Quest’ultima è in effetti la condizione di superiorità e il ruolo predominante riservato al marito rispetto alla moglie.
Secondo la potestà maritale, l’uomo ha il diritto di impartire ordini e divieti alla moglie, come anche il diritto di punirla.

E’ degli anni ’70 dunque la modifica di questa norma, l’abolizione della potestà maritale e il passaggio da patria potestà ( che riguardava appunto solo il “pater familias” ) a potestà genitoriale ( riferità cioè a entrambi i genitori ). Questo cambiamento infatti è avvenuto in Italia in quegli anni in cui l’evoluzione dei costumi, la pressione delle istanze e del movimento femminista e l’esempio di altri Paesi europei portarono alcuni sostanziali processi sociali ad evolversi.

Oggi “capofamiglia” quindi a cosa si riferisce?

In antropologia, economia e sociologia è usato per indicare il membro della famiglia il cui lavoro all’esterno rappresenta la principale fonte di reddito famigliare.

Nelle società occidentali di un secolo fa, anche in questo senso si sarebbe parlato solo di uomini, ovviamente, dal momento che nelle famiglie borghesi spesso la moglie non lavorava fuori dall’ambito domestico, in quelle di estrazione proletaria  non rappresentava comunque la principale fonte di reddito.
Oggi, nonostante il divario salariale e la “genderizzazione” di alcune professioni, vi sono anche molte donne che procurano alla famiglia le entrate economiche maggiori, per non parlare dei nuclei monoparentali in cui, obbligatoriamente, una donna è “capofamiglia”.

Usare la parola capofamiglia su uno dei quotidiani più letti d’Italia, porta quindi a pensare a un’innata predisposizione per pensare al capofamiglia al maschile, attribuire questo ruolo all’uomo adulto della famiglia in maniera superficiale e facendo trasparire una tradizione culturale ferma almeno a 40 anni fa. Non solo perchè, come abbiamo detto, non esiste più questo concetto giuridico legato al marito/padre, ma anche perchè, nello specifico della famiglia descritta poi nell’articolo, la moglie assassinata era farmacista come il marito, ma anche vicesindaco del paese, quindi evidentemente rappresentava la pricinpale fonte di reddito del nucleo familiare.
Usare la parola capofamiglia per un uomo solo in quanto uomo, in quanto marito, in quanto padre, tralasciando i cambiamenti del codice civile e manipolando il significato economico-sociale del termine, dovrebbe farci rendere conto di quanto queste strutture patriarcali retrograde ed apparentemente superate siano ancora vive e comunichino con le masse tramite i più noti mezzi di informazione.

Donne denigrate su facebook di chi è la responsabilità?

sessistaface

C’è un fenomeno chiamato “troiofobia” che colpisce due italiani su tre, senza limiti di età, genere, strato sociale e cultura.

Come commentava Faby sulla vicenda di Belen, lapidata virtualmente da una manica di sessisti/e. Ultimamente entro molto di rado su Facebook ma è grave che malgrado la sporadicità, io riesca a scovare comunque dei messaggi sessisti, volti a denigrare le donne che non sono sessualmente piacenti o quelle sessualmente attive. L’ultima perla di saggezza viene da una pagina di Facebook (che non citiamo) che conta 166mila click tra cui utenti molto giovani. Giovani con le stesse idee dei nonni che hanno insegnato loro che la pudicizia femminile è un valore importante. Ma qui si tratta di pochi centimetri di stoffa scoperti per dare il diritto di dare della troia ad un gruppo di ragazzine.

sessistaface

L’immagine è questa. Siamo immersi in un mondo televisivo dove la nudità femminile è ormai dappertutto. Come potrebbe scandalizzare qualche centimetro di pelle scoperta? E’ sicuro che anni di “velinismo” non abbiano portato ad alcuna liberazione se non quella di rafforzare, appunto, l’idea di un corpo femminile come tentazione, quindi peccato.

Gli stessi vent’anni di “velinismo” che hanno portato a denigrare le ragazze e le donne che non sono fisicamente attraenti, che sono troppo basse, troppo grasse, o troppo diverse dai canoni estetici che i media impongono alle ragazze.

Questa foto rileva l’ampia disparità di potere tra uomini e donne nella società italiana, si parla in prima persona maschile e ci si rivolge contro donne che non osservano certe norme e che quindi verranno etichettate per il loro aspetto o per la loro moralità sessuale anche se stanno mostrando solo qualche lembo di pelle.

Quest’idea deriva dalla visione della donna come un oggetto sessuale: qualsiasi cosa essa faccia, finirà per essere giudicata secondo parametri e punti di vista maschili. Noi abbiamo aperto questo blog nel 2009 e abbiamo ricevuto parecchie critiche per le nostre mire decostruttive di milioni di pubblicità sessiste, programmi tv spazzatura e le critiche più gettonate erano/sono le accuse di moralismo.

Moraliste perché il culo della velinetta di turno doveva stare lì dov’era, perché al giorno d’oggi una donna può scegliere di denudarsi e questo non dovrebbe dare scandalo. Però perché gli stessi accusatori di moralismo, difensori delle chiappette d’oro poi li troviamo sui social network ad insultare Belen e a dare della troia ad una ragazza che al massimo mostra la sua pancia?

Anche perché i difensori delle chiappette d’oro quando dovevano difendere la libertà delle donne a mostrarsi come oggetti sessuali dicevano che “le donne in giro vestono peggio, andate a vedere nelle spiagge”, perchè è peggio prendere il sole che spogliarsi per vendere una rivista per soli uomini (sic!).

Noi critichiamo le pubblicità sessiste perché, appunto, sono inserite in un contesto dove la donna non è libera di esprimere il proprio corpo, e se lo è, è libera di farlo solo per uso e consumo maschile. Ciò non vuol dire che non ci sono donne che indossano la minigonna per piacere agli altri ma nessuno deve imporre un recinto entro il quale le donne possono esprimere la propria sessualità, anche perché la sessualità mercificata non è sessualità ed è per questo che ai moralisti non turba. Si tratta della rappresentazione della sessualità degli uomini, patinata, dove le donne non esprimono sé stesse ma solo i presunti desideri maschili.

Le donne vengono insultate in quanto donne. Sono donne, quindi troie, qualsiasi cosa facciano e questa foto è la rappresentazione del pensiero maschilista che tiene apertala porta ad ogni forma di violenza sessuale e controllo dei corpi femminili. Dare della troia equivale ad una forma di violenza sessuale simbolica. Ma anche svilire una donna perché non è bella, come se soltanto le donne belle avessero diritto ad una sessualità attiva, è un’altra forma di violenza. E’ come dire che sono gli uomini a decidere quando dobbiamo avere una sessualità attiva, secondo i loro desideri. Non è un caso che gli stessi maschilisti della pagina, poi condividano foto di donne nude sotto il titolo “Fica Time”. Il messaggio è che il desiderio maschile è lecito, per cui solo la nudità femminile ad uso e consumo maschile è tollerabile. Di fatto, nulla è cambiato dagli anni in cui c’erano i bordelli che dividevano le donne “per male” dalle donne “per bene”. Una delle tante immagini veicolate è questa sotto. Nessun utente dà loro della troia o si è scandalizzato, perché sono lì per soddisfarli.

d

Vuoi fare una prova? Vai a criticarli sotto questa immagine e vedrai una pioggia di commenti che ti accuseranno di essere un moralista. Io provai in una pagina simile e posso dire che l’esperimento riuscì perfettamente. Di questo moralismo ad intermittenza, classico di un paese ipocrita double-face ne abbiamo parlato in una marea di post. Perché questi sono i fatti. Circa il 50% degli uomini  si lamenta del fatto che le donne sono sessualmente difficili, che “non la danno”, mentre un altro 80% (perché ci sono anche donne che la pensano così) vorrebbe che  tenessimo chiuse le gambe, finché non troviamo un buon marito. Libertà sessuale solo ad uso e consumo maschile, perché di fatto chi sostiene questa opinione si sente in diritto di decidere quali sono destinate ad essere un passatempo e chi invece è destinata al matrimonio e ancora una volta divide le donne in sante e in puttane.

Sempre dalla stessa pagina:

c

Ora si hanno degli elementi completi per accusarli di maschilismo. Donne che vengono umiliate solo per il fatto di avere una sessualità, da una cultura che ci vuole disponibili a letto e dall’altra parte ci insulta se abbiamo una sessualità attiva. C’è tutta una cultura italiana che continua a svilire sessualmente le donne, a vederle come oggetti sessuali, a mancare loro di rispetto, nutrendosi dell’indifferenza della rete.  Ma di chi è la responsabilità sui contenuti veicolati su Facebook? Tante volte abbiamo cercato di eliminare i contenuti misogini e razzisti ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta dal social network che le manteneva perché reputate non offensive. Abbattiamo questa violenza simbolica. Quest’anno faremo sopratutto questo lavoro. Come siamo riuscite a sensibilizzare contro l’uso dei corpi femminili sui media, lavoreremo su come debellare quel cancro che da millenni delegittima la sessualità femminile e manifesta forme estreme di fobia verso chi esercita la prostituzione. Si chiama troiofobia ed è una malattia socialmente trasmissibile.

%d bloggers like this: