Spot Desigual e il vibratore “indecente”

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Dello spot della Desigual ne avevamo parlato un po’ di tempo fa. Non ci aveva fatto impazzire, ma ci era piaciuto.
Mary ne scriveva così: “Ho visto lo spot sul web e mi ha dato un’impressione positiva: qui la donna non appare come un oggetto ma ha una sessualità attiva, felice, vive il corpo con naturalezza (anche se i canoni estetici sono imposti), appare emancipata, esce di casa lasciando il compagno a casa (anche con i bambini)”

In Italia lo spot è andato in onda solo o principalmente nella versione ridotta, quella in cui non compaiono: vibratore, capezzolo,  scritta “sex” sulla mutanda, ma egualmente accompagnata dall’hastag conclusivo #falloalmattino.

Ma quel #falloalmattino associato al vibratore rosa, che appare nello spot versione lunga, non è proprio piaciuto allo Iap (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) che in questi termini si è espresso in merito:

l'"indecente" vibratore che appare nello spot

l’”indecente” vibratore che appare nello spot

A sottolineare il contenuto, peraltro già chiaro, delle immagini degli spot concorre l’headline, che nel suo doppio senso fortemente allusivo, recita: “#Falloalmattino”.
Ad avviso dell’organo di controllo i messaggi si pongono in manifesto contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Infatti il gioco di parole contenuto nell’headline in relazione alle immagini che mostrano l’oggetto rosa di forma fallica non lasciano spazio all’immaginazione sul significato indecente. In ciò si sostanzia altresì una intollerabile commistione tra la sfera intima della sessualità (territorio che resta di scelta personale e riservata) e la sfera esteriore della pubblicità commerciale, che il messaggio presenta al fine unico di provocare disagio e turbamento. Ritiene il Comitato di Controllo che non sia certamente il tema dell’autoerotismo in sé a non poter essere utilizzato in pubblicità, soprattutto considerando che il Giurì ha sempre affermato che non esistono temi tabù, ma le modalità di esibizione della sfera intima, strumentalizzandola al solo fine di colpire l’emotività dello spettatore per indurre la memorizzazione del marchio.

Pur riscontrando nello spot l’uso della sessualità in funzione strumentale alle leggi di mercato, pur riconoscendogli tanti difetti: i corpi delle donne sono ancora standardizzati secondo i canoni estetici dominanti, la sessualità è solo quella all’interno della coppia, il modello eterosessuale è l’unico preso in considerazione (anche se questa a Desigual possiamo “perdonarla” visto questo spot), il vibratore, tra l’altro rosa, è concesso solo alla donna non in coppia, e con la consapevolezza che si tratta comunque di una pubblicità commerciale il cui intento è vendere, ritengo che la pronuncia dello Iap sia esagerata se non dannosa.

In un paese in cui le donne fanno ancora fatica a pronunciare la frase: “Io mi masturbo”, associare alla masturbazione un “significato indecente” lo trovo sessuofobo e anche sessista, perchè questo trattamento puritano si riserva principalmente, se non esclusivamente, alla sessualità femminile.

Lo spot presenta un immaginario allegro e colorato e lo lega alla sessualità delle donne, una sessualità vissuta con leggerezza. Donne che ballano, si fanno la doccia, si vestono, si masturbano e fanno sesso addirittura al mattino! Ma tutto ciò è stato ritenuto sanzionabile.

Questo apre un più ampio dibattito sui limiti dello Iap, dibattito già in corso all’interno del nostro collettivo, che di questo strumento ha fatto largo uso in passato, ma sul quale comincia ad avere numerosi dubbi.
Un intervento come quello sulla pubblicità Desigual, che ha come risultato la normalizzazione della sessualità e il rafforzamento dei luoghi comuni e dei pregiudizi sulle donne che vivono il sesso in maniera autodeterminata, alimenta ulteriormente i nostri dubbi e ci spinge a cercare altre forme di contrasto alle pubblicità sessiste che non deleghino più il compito a un organo esterno. Un po’ come abbiamo fatto qui realizzando controcampagne ironiche per mettere in evidenza la negatività dei modelli proposti.
Dibattito ancora in corso.
Consiglio sempre valido.

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Pneumatici e la pezza sul sedere

manifesto pneumatici Napoli-2

Pochi giorni fa per le strade di Napoli potevi imbatterti in questo:

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un cartellone pubblicitario di pneumatici per autovetture che ritrae una donna semi nuda di spalle, appoggiata ad una pila di copertoni con le gambe divaricate, senza identità ma pronta all’uso come una bambola gonfiabile o comunque un oggetto erotico per soli uomini. La scritta che campeggia sul cartellone recita “Cosa vi possiamo offrire di più?” e rappresenta la classica strizzatina d’occhio da maschio a maschio.

Nell’immaginario collettivo quando si tratta di donne e motori non c’è scampo: l’uomo è colui che guida, unico possibile fruitore di pneumatici, la donna un ornamento decorativo e sensuale che allieta la vista e gli istinti più grezzi del maschio di turno. Inoltre la scritta ci ricorda quel’è il ruolo della donna nella società maschilista, quello di merce di scambio, di tangente, di prostituta. Insomma, se si parla di affari tra uomini perché non mettere come gadget una donna? Succede nelle mafie di tutto il mondo, in cui veniamo utilizzate come denaro, e anche nei cartelloni pubblicitari, dove insieme al marchio del prodotto ti piazzano lì un culo come regalino da parte dell’azienda.

Stefania Cantatore, la portavoce campana e coordinatrice nazionale dell’Unione donne in Italia, non si è fatta attendere e ha risposto così:

Da rimuovere subito, incita al sessismo e alla violenza. E’ un’ invito allo stupro. Una donna in lingerie accanto al copertone, nell’immaginario stupratorio richiama alla prostituzione di strada, quella schiavista tenuta dalla camorra. Auspico che venga rimossa al più presto”.

E ha aggiunto:

“È da diverso tempo ormai che il camionista non è soltanto un uomo. Diverse sono infatti le donne che oltre a guidare le auto, lavorano sui mezzi pesanti, camion e autobus.”

Ma vediamo com’è andata a finire.

Ho appreso poi che qualcosa è stato fatto ma sinceramente credevo in uno scherzo. Invece pare sia tutto vero e che il cartellone adesso appaia così:

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Ecco che attraverso la censura del corpo femminile e una pezza tra le chiappe della modella si pensa di risolvere il problema! Il risultato è che la dignità della donna viene svilita una seconda volta!

Cosa ritrae il cartellone adesso? Una donna semi nuda di spalle e pronta all’uso, per di più con una pezza di pneumatico piazzata sul di dietro! Come se il problema fosse la vista delle chiappe e non la strumentalizzazione del corpo femminile e il messaggio veicolato!

Non lo si ripeterà mai abbastanza, non ha alcun senso agire a valle con azioni censorie ma bisogna farlo a monte, evitando messaggi misogini che incitano alla violenza e alle discriminazioni di genere! Il messaggio del cartellone infatti rimane il medesimo, non è stato variato, anzi criminalizza il corpo femminile come qualcosa di scandaloso da censurare, incrementando la concezione mistificata del femminile nella nostra società, quando si sarebbe dovuto rimuovere a piè pari il cartellone per il concetto trasmesso!

C’è urgenza di agire contro questo scempio ma l’immagine sul web risulta sempre oscurata e, nonostante le mie ricerche, non sono riuscita a risaliste né alla casa produttrice di pneumatici né all’agenzia pubblicitaria che ha partorito la grandiosa idea. Pertanto chiedo se c’è qualcuno che abita nei pressi di Napoli che possa farci sapere la marca del prodotto in questione per eventuale segnalazione allo Iap. Grazie!

Fonti: qui, qui e qui

Quando essere dalla parte delle donne diventa moda

fracomina_maria

Probabilmente oggi dire di essere dalla parte delle donne, per alcuni, è una moda specialmente nel mondo del dio denaro, peccato che a volte i risultati lascino un po’ a desiderare, vi faccio un esempio: in questi giorni un noto marchio di abbigliamento , Fracomina,  ha lanciato la sua nuova campagna pubblicitaria, che ha nell’immediato creato scompiglio per alcuni slogan utilizzati e  in due comuni, Gallipoli e Brindisi, alcune immagini sono state censurate.

Le pubblicità censurate contenevano i seguenti claim:

 “Sono Maria non sono vergine e ho una forte spiritualità

 “Sono Maddalena faccio la escort e non sono una ragazza facile

Ed entrambe, come tutte le altre del resto, presentano donne bellissime e perfette.

Il marchio di Fracomina si pone come obiettivo, da quanto si legge sul loro sito, quello di sfatare i luoghi comuni:

I luoghi comuni, si sa, dominano il nostro mondo. E’ un dominio, questo, particolarmente irritante, se si passa nello specifico a quelli relativi al “gentil sesso”. 
Dall’intramontabile binomio di “bella e cretina” a quello, in senso opposto, di “brutta e intelligente”, la donna risulta essere, ancora oggi, oggetto di fastidiosissimi e usurati cliché. Una scienziata sarà di certo brutta, mentre una massaggiatrice dovrà necessariamente essere bella e (ovviamente) “disponibile”, così come un’affascinante donna della politica susciterà, a livello conscio o inconscio, maliziosi dubbi sui modi della sua ascesa sociale. Insomma, dopo decenni di discorsi su emancipazione e parità, si potrebbe brutalmente dire che spesso portare la minigonna è ancora oggi sinonimo di facilità di costumi, essere una donna in carriera è ancora oggi sinonimo di madre snaturata e così via, secondo un decalogo davvero poco incoraggiante. E’ proprio contro questi luoghi comuni che vuole combattere, attraverso la sua campagna pubblicitaria, il marchio FRACOMINA. In un momento in cui si parla, in maniera sempre più frequente, di mercificazione del corpo femminile, di escort, di par condicio, di quote rosa, di diritti violati, il marchio vuole puntare il dito e far riflettere sul grado di maschilismo che domina ancora la nostra società. A questo maschilismo, latente e patente, si vuole contrapporre il valore conturbante e rivoluzionario della bellezza. La figura femminile, sulla quale FRACOMINA intende porre l’attenzione, è quella pronta a sfatare naturalmente i luoghi comuni precedentemente citati.

Ma quando poi si passa ai fatti?

Personalmente non noto una grande coerenza per i seguenti motivi:

1)    Si parla di sfatare luoghi comuni, di rappresentare una donna libera dagli stereotipi ma le modelle nelle foto sono perfette e magrissime, gambe lunghissime, sensuali e sexy, rispecchiando così i canoni di bellezza che oggi vuole la società. Contengo lo stereotipo all’interno della lotta contro lo stereotipo.

2)   I chiari richiami religiosi in quale modo aiutano le donne? Non è questa una semplice provocazione per avere una maggiore visibilità? Una Maria non vergine con una forte spiritualità o una Maddalena escort….come vanno a sfatare il luogo comune che vede una donna che indossa una minigonna come una di facili costumi?

3)   Andare a strumentalizzare una professione come l’escort non va a sottolineare ancora di più la distinzione che oggi si fa fra “sante e puttane”  fortificando ulteriormente lo stereotipo e creandone di nuovi?

Oltre a Maddalena e Maria, ritroviamo Chiara, che dichiara di preferire le donne ma di non amare i motori,  Emma, che ha tre figli e un ruolo dirigenziale ( tipica donna occidentale in carriera), Eva, che ha una passione per le mele ma non per questo cede a qualsiasi tentazione (donna peccatrice ma non una preda facile) e Monica, che fa politica senza però andare a letto con qualcuno (inutile dirlo: lo specchio del gossip politico italiano) .

Mary mi ha fatto notare inoltre, come lo scandalo fosse suscitato solo dalla presenza della parola escort nessuno si  preoccupa  che il corpo femminile venga ridotto a merce, mi chiedo infatti se nei comuni citati precedentemente si trovino in giro per le strade i cartelloni della bella Irina in boxer (ieri ne ho tristemente visto uno che occupava i ¾ della facciata di una palazzina dalle mie parti).

Sempre Mary mi ha fatto notare l’ipocrisia del mondo in cui viviamo e il forte maschilismo che persiste indisturbato, con una serie di domande che vi propongo: come mai nessuno ha gridato allo scandalo quando entrò nella casa del Grande Fratello un gigolò? vedremo mai parteciparci una prostituta che dichiara apertamente la sua professione? o continueremo a vedere nelle pubblicità e in tv escort che per non essere giudicate male si dichiarano brave ragazze  quasi costrette a  giurare davanti ad una platea di non essere mai state raccomandate e addirittura altre ragazze dello show business, vallette soubrette ecc ecc  dichiarare di  essere illibate? (vidi un volta un noto programma di cabaret dove una loro valletta si dichiarò vergine quasi a voler giustificare degli scatti un po’ hot dei quali era la protagonista).

Perché se la prendono con una donna solo perché fa l’escort ed elogiano chi, grazie ai soldi e al potere, può avere tutte le donne che vuole? Chi paga a livello morale, quando avvengono questi scandali sono sempre le donne in quanto fanno le prostitute e chi invece le utilizza e se ne vanta? Perché non viene criticato?

Perchè nessuno se la prende contro l’uso delle donne? Perchè chi lotta contro la mercificazione delle donne viene preso per bigotto mentre chi lotta contro chi svolge una determinata professione no?

Ritornando alla campagna pubblicitaria credo che sia semplicemente una creatura del contesto in cui viviamo, dove per varie vicessitudini e scandali politici la parola escort crea ancora di più scalpore e disappunto, e già ne abbiamo avuto esempio con le mutande del bunga bunga, la stessa Fracomina dichiara:

In un momento in cui si parla, in maniera sempre più frequente, di mercificazione del corpo femminile, di escort, di par condicio, di quote rosa….” 

Identificano il loro modo di agire come una nuova forma di femminismo che rinnega il femminismo stesso scrivendo inoltre:

 A questo maschilismo, latente e patente, si vuole contrapporre il valore conturbante e rivoluzionario della bellezza”

Combattere il maschilismo con la bellezza… ma non ritorniamo al solito stereotipo che una donna per essere riconosciuta deve essere bella?

Woman Evolution campaign è il nome della campagna… ma quale tipo di evolution è presente?

Sussistono un sacco di stereotipi in queste immagini ed alcuni si vanno addirittura a fortificare, lo stile utilizzato sembra richiamare quello di Oliviero Toscani, il quale ha fatto della provocazione la sua arte, anche se questa volta ,a parte un forte richiamo del suo modus operandi, non c’entra nulla.

Ritroviamo un marchio che sfruttando e strumentalizzando determinate professioni messe in risalto dagli scandali politici, modi di essere che oggi non vengono ancora ben accettati (“Sono Chiara mi piacciono le donne e non amo i motori”) e richiami religiosi(Maria, Maddalena ed Eva)  cerca visibilità, facendo credere di essere dalla parte delle donne e contro gli stereotipi che sussistono nella società odierna.

 “Anche noi come marchio femminile abbiamo sentito forte l’esigenza di dire la nostra in questo momento socio-culturale dove la figura della donna viene costantemente strumentalizzata al servizio delle ideologie di parte – dichiara Ferdinando Prisco, Amministratore Delegato di Fracomina –Fracomina woman evolution è una nuova forma di femminismo che rinnega il femminismo stesso. Auspichiamo una società nella quale le donne, che hanno il coraggio di essere se stesse, non debbano essere definite femministe ma solo donne”.

Loro quindi tramite le immagini e i messaggi provocatori lanciati dovrebbero trasformare le femministe, che rappresentano come escort ed omosessuali, in donne. Beh… dopo aver letto queste parole ci terrei a dire al signore Amministratore delegato che le femministe odierne, non sono quelle che descrivono (effettivamente mancava la pubblicità con una donna pelosa!) anche perché le femministe sono donne e quelli da loro usati, visti in questa ottica, rappresentano solo degli stereotipi che tristemente sussistono nel tempo.

Mi chiedo come questa campagna pubblicitaria possa indurre nelle persone un rispetto verso quello che oggi è visto come diverso e sbagliato. In che modo riesca a sfatare i tanti luoghi comuni che loro stessi elencano.

 Avete presente quei giochi a premi delle cioccolate che comprate da quando siete bambini? Sono quasi più di 20 anni che mi esce sempre la stessa frase:

Ritenta…sarai più fortunato!

Beh… indovinate a chi la dedico!

fonti: mondoliberonline ,corriere 

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