L’ammorbidente che rende tranquille, attraenti o impulsive

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Come vendere un ammorbidente?

Facilissimo!

Facciamo uno spot con una bella ragazza accompagnata da una voce sensuale che ne racconta i pensieri.

Già il fatto di utilizzare  una donna nella pubblicità per un ammorbidente, inserisce lo spot stesso in quel filone di pubblicità che non offendono le donne, ritraendole come oggetti sessuali, ma che le relegano nel ruolo, altrettanto stereotipato, di casalinghe perfette, come se fare il bucato fosse solo e sempre un’occupazione femminile.

Ma qui, anche se in maniera patinata, oltre a questo stereotipo, ne possiamo intravvedere anche altri.

Sentiamoli i pensieri, di questa ragazza che utilizza Lenor!

“Come mi sento? ” si chiede al principio della pubblicità, ed è implicito che si senta in quel modo, poiché ha utilizzato l’ammorbidente proposto.

Si sente “tranquilla”.

Bene, mi fa molto piacere per lei, si sa che noi donne siamo sempre un po’ “isteriche”… Siamo isteriche se la casa non è in ordine, se il bucato non è stato fatto bene, se siamo prima del ciclo mestruale, durante il ciclo mestruale, se no facciamo sesso, ecc. Tutto questo finirà, usando Lenor. Consolante.

Si sente, poi “attraente”.

Eh, già. Questo è importantissimo per una donna. Essere attraenti, sempre. E seducenti, anche. Visto che Lenor offre risultati di quel genere a chi lo usa per il suo bucato. Utilizziamo, dunque, una bella ragazza per continuare a diffondere il desiderio nelle donne di essere tutte uguali, tutte bellissime e perfette.

Infine, come poteva mancare il risvolto, seppure patinatissimo, sessuale?

“Mi sento un po’ impulsiva

Si morde il labbro, occhieggia maliziosa, travolta dalla passione di Lenor gelsomino scarlatto.

E infine, l’esortazione: “indossa il piacere”, dove mi cascano, definitivamente, le braccia. (E mi viene anche da pensare a come possiamo apparire citrulle, noi donne, con uno spot del genere, laddove ci dipingono come persone che, per il semplice fatto di usare una marca di ammorbidente, possiamo cambiare umore, sentendoci rilassate, bellissime e appassionate.).

Quando tra gli oggetti, trovi anche una donna

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Arriva un’altra segnalazione riguardante una pubblicità sessista.

Un’affissione a Roma che reclamizza un concorso indetto da un’agenzia riservata al gioco pubblico. Una VLT (videolotteria) -slot machine.

Nel cartellone, tra i premi indicati ci sono uno scooter, una videocamera e un i-pad, tutti riprodotti nell’affissione.

Dietro alle fotografie dei premi c’è una bella ragazza, stesa in posa sensuale e semi-svestita. Indossa biancheria intima nera, ricercata.

La sua sola presenza, in quel contesto, è poco appropriata. Una donna in posa sensuale, in intimo sexy non c’entra nulla con un concorso a premi, è già un’oggettivazione della figura femminile.

Ma non finisce qui!

“Geniale” lo slogan: “Partecipa al concorso e puoi portare via tutto, (ragazza esclusa)”.

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Quindi, la donna è un oggetto tra tanti altri oggetti. 

E meno male, che, almeno, non è un premio in palio e non possiamo “portarcela via” (espressione, anche questa altamente oggettivizzante), ma andava specificato, visto che in quel contesto, si era proprio portati a pensare che anche la donna fosse una sorta di “premio” per il vincitore, come d’altra parte, troppo spesso, ahimé, siamo abituat* a vedere.

Per la segnalazione allo IAP, questo cartellone è stato visto a Roma.

Lo spot del balsamo dopobarba che svilisce le donne

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Talvolta, il sessismo presente in una pubblicità è tanto palese che rilevarlo, scriverne e parlarne è immediato e semplice.

L’ultimo caso che abbiamo pubblicato nel nostro blog apparteneva a questo genere di pubblicità.

Ma vi sono altre campagne pubblicitarie che veicolano messaggi sessisti in modo meno immediato, ma che, tuttavia, portano ugualmente avanti messaggi svilenti per le donne.

Anche se questo tipo di pubblicità difficilmente verrà cassata dallo IAP, è importante comprenderne il messaggio sessista per poterlo osservare in modo consapevole, sì da fare in modo che non ci condizioni più o meno consapevolmente.

Ad esempio, il nuovo spot del balsamo dopo barba Nivea Men

Pensi che per l’uomo, la cura del viso sia come per la donna? Complicata, lunga e a volte dolorosa?”

Perché questa domanda mi provoca fastidio?

Prima di tutto perché descrive come quasi obbligatorio per le donne sottoporsi a cure del viso complicate, lunghe e a volte dolorose e poi perché mette a confronto, sottolineandone le differenze, uomini e donne. Non solo. Nel confronto, come spesso accade, quella che risulta “perdente” è lei.

Ciliegina sulla torta, in finale, la ragazza che guida l’auto e che si fa distrarre –  andando a sbattere contro un furgoncino - dal bellone di turno, che spalmatosi di balsamo dopobarba, se ne va a zonzo per le strade.

Citazione che richiama fin troppo facilmente l’adagio sessista e troglodita secondo il quale le donne non sarebbero capaci di guidare e che rafforza l’idea, presente fin dall’inizio dello spot, che le donne siano delle “povere sfigate”.

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