Omologatevi e siate belle e stupide!

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Su Italia 1 è andata in onda la prima puntata del programma televisivo “Come mi vorrei” condotto da Bélen Rodriguez, la showgirl argentina che non poteva non essere scelta come modello di bellezza cui le ragazze devono per forza aspirare.

Da Vanity Fair si legge che:

“è un programma di make over in cui segue passo dopo passo la trasformazione di ragazze dai 18 ai 26 anni. Non c’entra solo il look, ma è un cambiamento totale per piacersi davvero, per amarsi di più, per far sparire la timidezza”.

Insomma, il programma si rivolge a ragazze molto giovani in una fascia d’età molto delicata, quella post-adolescenziale. Un programma per piacersi davvero con a capo una conduttrice la cui bellezza è irraggiungibile. Direi che si tratta di un programma in cerca di aspiranti Belen.

Come i tanti programmi targati La5 e Real Time, di cui uno intitolato “Ma come ti vesti” e il famigerato “Come tu mi vuoi” già citato nel nostro film “Le donne vendono” dove sono i mariti a scegliere il look delle mogli ormai non più femminili.

Il fatto che un programma simile vada in onda su una rete generalista è grave (su Raidue va in onda Detto Fatto con una rubrica dedicata al look). Sappiamo da tempo che la tv ha sempre dettato un canone estetico preciso ormai da anni come denuncia anche Lorella Zanardo nel suo celebre documentario Il Corpo delle Donne. Corpi femminili perfetti per aiutare a chi vende i suoi spazi pubblicitari ad aumentare le vendite o per creare difetti inesistenti e indurre le donne ad acquistare cosmetici o abiti. Nulla di più.

Oggi la televisione sta cercando di puntare ad un target più femminile, imponendo però trasmissioni che puntano solo sulla bellezza o maternità. Come se il mondo e gli interessi femminili si riducessero a moda, bellezza, matrimoni, bambini o cucina. Allo stesso modo non si può pretendere che il mondo maschile si divida in calcio, film di avventura, trasmissioni su videogiochi o stacchetti sexy piazzati qua e là per far leva su quel target.

Questa è un’arma a doppio taglio perché influenza le donne ad accettare gli stereotipi di genere, i rigidi ruoli e il fare misogino di certi uomini che ci riducono al solo aspetto estetico.

L’interesse per l’aspetto fisico femminile nei media è questione di business e politica, tanto che c’è chi considera la bellezza femminile un valore sociale. Più del lavoro e più dei cervelli femminili che emigrano all’estero a causa della precarietà e della disoccupazione a cui sono sottoposte in un contesto che le vuole solo belle. Belle per il drago.

Non poteva mancare lo sguardo e la bellezza di Belén, la più avvenente del nostro Paese per convincere le ragazze che la bellezza conta più di tutto.

Ricordo il bullismo pressante che subii da adolescente per questo. Vestivo male perché non mi omologavo e non potevo permettermi abiti firmati. Venivo presa in giro anche per il mio aspetto fisico e i miei difetti fisici. So di non essere né la prima né l’ultima vittima di bullismo “di genere”. Infatti una mia compagna di classe si mise quasi a piangere in seconda superiore per un episodio accaduto quel giorno.

Una di loro era la bulla che tormentava me e mia sorella e l’altra una sua amica poco più grande che frequentava un’altra classe. “Anticristo!” Gridava lei dopo aver puntato il dito contro la ragazza.
Federica (la bulla in classe mia) se la rideva beatamente.
Mi sono sempre chiesta da dove viene il bullismo.

Il bullismo colpisce il diverso, ossia chi è percepito come diverso, chi non si omologa alla massa.
Ieri in tv è accaduto più o meno la stssa cosa. Me lo segnala una mia amica che ha visto la trasmissione di cui parlavo all’inizio del post.

La trasmissione si apre con il messaggio di Linda, una ragazza punk di 21 anni che si lamenta perché il ragazzo che le piace scappa. Belén introduce che “i maschi lo fanno spesso e bisogna capire il motivo”, sottoponendola poi ai commenti pieni di giudizio, anzi pregiudizio, da parte di due ragazzi sul modo in cui si vestiva e si atteggiava e quindi biasimandola sul suo aspetto attribuito alla causa della fuga del tizio. E non solo Belén etichetta il suo modo di vestire come “borderline” e chi non conosce la definizione di questo termine dovrebbe astenersi ad usarlo in modo inappropriato.

Sappiamo tutti che essere metallari, punk ed emo fa parte di una sottocultura di individui che ascoltano generi musicali non commerciali. E come tali meritano rispetto e non devono essere patologizzati come spesso si fa nei media perché non si omologano alla massa. Tempo fa su Canale 5 vedevo un gruppo di emo bistrattati e ed etichettati come depressi e autolesionisti sulla base di pregiudizi che circolano verso questo gruppo.

Cosa cambia dal razzismo? E se ci aggiungiamo la discriminazione ponderale operata dalla televisione contro le persone, soprattutto donne, in sovrappeso possiamo dunque convincerci che la tv, messo davanti alla quale vengono parcheggiati milioni di adolescenti e bambini, è una cattiva maestra.

Andiamo avanti. Linda viene ripresa dall’alto al basso. Affianco a lei compare una sorta di carta di identità:

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Belén accerchiata dalle amiche della ragazza la rimprovera così: “il problema è come attirare l’attenzione, tu sei sicura che non ti interessano i loro giudizi?”. La ragazza abbassa lo sguardo. Attenzione, una donna adulta sta sottoponendo una ragazza giovanissima ad un comportamento simile a quello esercitato dai bulli, sottoponendola ai giudizi delle persone e delle amiche, dando ragione ai loro commenti pieni di pregiudizio e accusandola di “provocare” gli atteggiamenti da bull* e le battute sessiste degli uomini: “se ti piace provocare con il suo essere donna è normale raccogliere questi commenti”.

Belén è una che ha saputo fare successo attraverso la sua immagine costruendo la sua celebrità attraverso l’approvazione degli uomini e dunque auto proponendosi come oggetto sessuale ma allo stesso modo ben consapevole di non essere solo un prodotto.

Linda è “troppo espansiva” continua la showgirl aprendo l’armadio “degli orrori”. Belén apre l’armadio e prende in mano un capo “che sembra intimo”. “Va a ballare solo con questo?” si rivolge alle amiche. Allo stesso modo scarta i tacchi alti perché troppo aggressivi. “Ormai tutti la considerano così ma è una brava ragazza” aggiungono le amiche. Ecco il moralismo ad intermittenza trasmesso dalle nostre tv e dalle icone che hanno promosso il mito della donna svestita. Essere semi nude va bene solo per vendere un prodotto o per presentare Sanremo, al di fuori di ciò è scandaloso.

La ragazza così veniva invitata a cambiare look e di indossare capi più lunghi perché ha le gambe grosse.  L’aggressività viene posta come un difetto da porre in alto alla lista scritta con il rossetto su uno specchio, mentre Belen le ricordava che bisogna essere dolci e a badare alle critiche. Insomma, ad essere debole, remissiva e dare conto al giudizio di gente superficiale. Un bell’incoraggiamento a distruggere la propria autostima e a far vincere il bullismo. E udite udite: bella al naturale! detto da chi si è sottoposta a operazioni di chirurgia estetica e da un’emittente televisiva dove la plastica abbonda.

Colpo finale. Visto che l’umiliazione era poca Belén convoca due ragazzi “per una terapia shock per diminuire la sua esuberanza” e la fa approcciare a loro in modo che questi boccino pure il suo carattere. I due “fighettini” sono differenti dalla ragazza. Omologati ma mantengono un look d’elite. Vent’anni circa ma vestiti da ometti. Paiono uomini in carriera, hanno studiato e hanno una buona posizione sociale. Linda è intraprendente, troppo. Conosce l’inglese e il turco, viaggia molto, ma malgrado ciò non piace ai ragazzi che la sbeffeggiano in privato per come si veste.

Dunque viene sottoposta a pressioni sulla base di quello che la società rappresentata dai media delle icone di bellezza e dall’altro sesso, sulla base di aspettative, reprimendo il suo essere se stessa, diritto di ogni individuo. Tale programma insegna inoltre che le femmine sono inferiori agli uomini e che dunque non solo è importante il loro giudizio ma devono “essere meno intelligenti perché danno meno problemi”. 

Insomma, Linda non piace perché se sa due lingue, ha viaggiato molto ed è intelligente. La ragazza si arrabbia anche se rimane pacata. Ancora peggio che Belén dà ragione a loro aggiungendo che “se fossi stata in loro si sarebbe alzata e se ne sarebbe andata”. Odia gli uomini”. Sia i ragazzi che la conduttrice la rimproverano per come risponde: è troppo aggressiva (e malvestita e non importa essere stata in giro per il mondo)! Insomma sii bella e stai zitta come scriveva Michela Marzano sul ruolo della donna nel Belpaese.

Un’adolescente di tredici anni che vede questa trasmissione imparerà che difendere le sue opinioni e pretendere di essere rispettata come persona e non come una bambolina significa essere aggressive e odiare i maschi. Un messaggio che elimina anni di lotte e fatiche femminili per rivendicare i propri diritti. Mi ricordano le accuse a noi rivolte dai movimenti maschilisti.

“Assomigliare ad una bambola” è più importante di essere intelligenti, del resto il velinismo ce lo ha insegnato per 30 anni. Ogni dettaglio che rende aggressiva, trasgressiva e diversa una donna va cancellato. Perché fa paura. Fa paura la femminilità non omologata come fanno paura le donne sexy che non sono sottomesse al prodotto e le donne che hanno carattere o intelletto. Infatti la linea del programma è di una misoginia che dovrebbe richiedere un intervento di chiusura assieme a tutti i programmi televisivi che da anni incoraggiano a vedere la donna come un soprammobile o come un’oca giuliva.

Insomma ragazze via i libri, via gli studi, via tutto. I maschi e in larga parte la società vi vuole belle, sexy, sottomesse e stupide. Non è importante che voi siate intelligenti, anzi non solo è inutile ma è un disvalore. Dovete assomigliare a bambole, quelle bambole che per 30 anni la tv vi propina.

Ora si capisce perché l’Italia continua a stare agli ultimi posti nel mondo per parità tra uomo e donna e perché la violenza sulle donne-come le discriminazioni di genere- sono così quotidiane.

E’ assai grave perché qui non si tratta di scarso incoraggiamento sociale verso il miglioramento della condizione femminile ma di attuare vere e proprie pressioni per inibire il genio delle donne, come nei paesi in cui vige il fondamentalismo, con l’unica differenza è che qui al posto dei talebani abbiamo un forte potere dei media.

Allora che senso ha intitolare un programma “Come mi vorrei” se la protagonista all’inizio ha dichiarato di apprezzare il suo modo di vestire in quanto tratto della sua personalità?

Facciamoci un esame di coscienza e prendiamo distanza da messaggi che incitano, normalizzano, giustificano e consolidano atteggiamenti di bullismo e di machismo.

Che rgenza c’era di una trasmissione simile? Ma chi ha ideato questo schifo?

qui la puntata intera.

Per ogni fine c’è un nuovo inizio

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Sono entrata nel blog di UAGDC qualche anno fa, in un periodo della mia vita che aveva bisogno di risposte, dove non riuscivo a farmi andare bene una società che non mi rispecchiava per nulla, con le sue incoerenze e ingiustizie.

Ricordo che cercavo disperatamente delle risposte, dei punti di vista e delle opinioni in linea con i miei pensieri.

Trovai Mary e il suo annuncio in cui cercava delle ragazze al fine di aiutarla a gestire il suo lavoro di blogger.

Dopo aver spulciato il suo blog e letto i suoi post, decisi di candidarmi e fu così che iniziò la nostra collaborazione, che tanto mi ha aiutato e fatto crescere.

Purtroppo però, a causa di divergenze di pensiero, sono costretta a mettere un punto a questa collaborazione. Lo faccio con immenso dispiacere. E’ stata una decisione maturata nel tempo, molto sofferta e che, a causa di varie vicissitudini, ha trovato la sua concretezza in questi giorni.

Non smetterò mai di ringraziare Mary per l’opportunità che mi ha dato e per l’amicizia riservatami.

La stima e il rispetto che provo per lei sono e saranno sempre immensi.

Ringrazio anche tutti lettori che hanno apprezzato e criticato i miei articoli e che nel tempo mi hanno seguito, aiutandomi a vedere e apprezzare punti di vista diversi.

Abbandoneremo il blog in tre: io, Giulia e GiulianL, ma nonostante ciò continueremo a far sentire le nostri voci sul blog di Bambole Spettinate e Diavole del Focolare, che si distaccherà da Uagdc seguendo una propria linea e reinventandosi completamente.

In bocca al lupo per tutto Mary!

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Sindrome premestruale, sessismo e marketing.

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Qualche giorno fa è stata lanciata sul mercato una nuova app per utenti Android, SOS PMS: “l’app che permette di evitare la tragedia che ogni mese incombe su tutti gli uomini.”

La Tragedia.

Quale sarà mai questa tragedia che affligge così frequentemente i poveri uomini?

La Sindrome Premestruale (PMS). Riporto dal sito la descrizione della app:

Sopravvivere alla sindrome premestruale delle donne? Oggi finalmente c’è la soluzione per te. SOS-PMS, l’app che permette di evitare la tragedia che ogni mese incombe su tutti gli uomini.

Lanciare il tuo SOS è facile: tutto quello che devi fare è indicare il suo primo giorno di ciclo. Riceverai una serie di notifiche che ti avviseranno nei momenti più critici e ti consiglieranno come comportarti con lei durante la sindrome premestruale, quando ha il ciclo e nel resto dei giorni.

Non solo! Le notifiche ti aiuteranno a scegliere il regalo giusto per lei, e ti indicheranno dove trovarlo senza fare troppa strada.

Mai più comportamenti fuori luogo o tentativi alla cieca: con SOS-PMS ti muoverai sicuro nel misterioso mondo della sindrome premestruale.

SOS-PMS è offerto da Donnamag Premestruale, integratore alimentare a base di Magnesio, Calcio, Vitamina B6 e Vitamina E. Un sollievo dai segni della sindrome premestruale per le donne, e da oggi anche per gli uomini.

Scarica subito l’app e lancia il tuo SOS.

La salvezza è vicina.

L’uscita della nuova app è stata accompagnata anche da un video promozionale, che ripercorre alcune delle tappe più significative della Storia (il peccato originale, l’episodio del cavallo di Troia, la rivoluzione francese), addossando la Colpa di tutto alla donna, il pericoloso e diabolico essere umano dalle irrazionali e capricciose pretese, che tenta, soggioga e infine piega al proprio volere il povero uomo innocente.

La donna è colpevole di aver portato il male e la mortalità nel mondo, tramite il peccato originale. È colpevole di aver preteso il cavallo di Troia (ma non era un piano di Ulisse?). È colpevole di aver provocato la rivoluzione francese per i suoi frivoli capricci (ma davvero?).

Le info che accompagnano il video su youtube dicono:

Forse il mondo sarebbe diverso se nel corso della storia gli uomini avessero saputo cosa fare davanti a una donna in piena sindrome premestruale. Oggi finalmente è arrivata SOS PMS, l’app che avvisa gli uomini quando è il momento critico e consiglia loro cosa fare durante ogni periodo del mese. 

Ecco alcuni screenshots dall’app:

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Raramente ho visto un simile mix di misoginia, sessismo e marketing.

L’app è stata finanziata da Donnamag, un integratore alimentare a base di magnesio, che aiuterebbe la donna nella fase premestruale, prodotto dalla nota casa farmaceutica Sanofi.

L’unica ragione d’essere di tale app è quella di pubblicizzare l’integratore e tutte le aziende/esercizi commerciali che vengono consigliati giorno per giorno per l’acquisto di regali per calmare le donne esagitate in attesa delle mestruazioni.

Si tratta, in sostanza, di una pubblicità plurima, che utilizza la misoginia e il sessismo, veicolati tramite il solito lasciapassare dell’umorismo (vedi qui), per vendere.

Lo sanno bene i pubblicitari che il sessismo vende, soprattutto se accompagnato da quella comicità offensiva e discriminatoria tanto cara al consumatore medio.

D’altronde, la sindrome premestruale, alla cui “cura” è preposto l’integratore Donnamag, è uno dei leitmotiv delle argomentazioni sessiste.

Chi non si è sentita dire almeno una volta nella vita frasi di questo tipo: “ma come sei nervosa oggi, ti devono venire?”, “sei un po’ isterica, sei in fase pre-mestruo?”.

Non voglio addentrarmi nel merito della questione circa l’esistenza o meno della sindrome premestruale. La comunità scientifica è discorde.

Alcuni (qui) ritengono che in realtà si tratti solo di un condizionamento culturale, altri sostengono che esista, anche se non vi è accordo sulle cause, conseguenze e reale portata. Alcuni ritengono che la causa sia da ravvisarsi in uno squilibrio ormonale, altri nella sensibilità di alcune donne alla variazione del livello di progesterone che aumenta dopo l’ovulazione, altri nella deficienza di vitamina B6 oppure in una disfunzione della tiroide. Anche i sintomi non sono univoci, possono variare da donna a donna (oltre al fatto che non tutte le donne ne sono affette) e di mese in mese.

Soprattutto i sintomi di natura psicologica sono concetti difficilmente definibili ed incasellabili, a maggior ragione se così variabili: ansia, stanchezza, irritabilità, aggressività, perdita di fiducia, etc..Quando possiamo dire che una donna è ansiosa perché in sindrome premestruale? Come discernere le cause dell’ansia? E, anche, come definire l’ansia, la perdita di fiducia, l’irritabilità? È un terreno difficile, anche perché non è patologico.

La sindrome premestruale è cosa diversa dal disturbo disforico premestruale (PMDD), una patologia piuttosto rara che, a detta dei medici, può causare la depressione, motivo per cui è stata inserita nel DSM IV (il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali).

Tuttavia, anche l’inserimento del PMDD nel DSM IV è stato accompagnato da forti critiche: alcuni studi hanno messo in dubbio che esista davvero una simile patologia. Oltre al fatto che l’elenco del DSM non ha certo valore incontrovertibile ed immutabile: tante sono state le supposte patologie ivi inserite che poi non sono state riconosciute come tali. Un esempio per tutti: l’omosessualità, tolta dal DSM solo nel 1990.

Rimane il fatto che, indipendentemente dall’esistenza o meno della sindrome premestruale e del disturbo disforico premestruale (su cui dovrà fare chiarezza la comunità scientifica) di questi disturbi se n’è sempre fatto un uso strumentale e sessista.

Perché ogni volta che una donna è nervosa viene invocato, come un deus ex machina, il periodo premestruale?

Perché ancora una volta, si mettono le donne al loro posto, che è quello dell’istinto, della natura (physis), contrapposto al mondo della ragione (logos), tipico dell’uomo. La donna è la creatura irrazionale ed emotiva, la strega in preda agli ormoni.

Ogni disappunto, rimostranza, critica proveniente dalle donne altro non è che (l’ennesima) manifestazione della loro connaturata ed ineluttabile isteria (anche questa un tempo inserita nel DSM e depennata solo nel 1952). Il che equivale a dire che tali rimostranze non sono fondate su basi razionali, quindi sono il più delle volte arbitrarie ed ingiustificate. In altri termini, non bisognerebbe dare troppo peso a quello che dicono le donne.

E l’uomo? Non ha ormoni? Oppure la sua natura è talmente razionale e logica, a differenza della donna, che non ne è condizionato?

E come avviene invece (se avviene) il condizionamento degli ormoni nella donna? Posto il caso che effettivamente si possa parlare di sindrome premestruale, questa cosa comporterebbe? Renderebbe le donne delle pazze furiose che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo l’opposto? Trasformerebbe ogni donna in un potenziale “dottor Jekyll e Mr. Hyde”? Se così fosse, come sembra suggerirci l’app e il video correlato, sicuramente si venderebbero meglio gli integratori, gli psicofarmaci e riceveremmo magari qualche regalo in più per placare le nostre follie di natura uterina.

E invece si tratta solo di un’ulteriore delegittimazione della donna, considerata naturalmente stanca ed irritabile, perennemente influenzata da umori, fasi lunari e quant’altro. Avete mai sentito dire di un uomo che esprime una critica che è un isterico, che i suoi ormoni hanno preso il sopravvento e che deve darsi una calmata? No, tutt’al più verrà considerato severo, fermo, perentorio.

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