La maestrina dalla penna rossa

soriga

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L’antefatto:

la Nuova Sardegna pubblica un articolo dal titolo “Lei lo sveglia troppo presto e lui la riempie di botte” al quale Michela Murgia, dalla sua pagina facebook, rivolge alcune critiche.

Cosa vuol dire non avere un’etica del linguaggio quando si scrive un articolo di giornale su un caso di violenza? Vuol dire questo.

1) Si fa un titolo che descrive la violenza dell’uomo come conseguenza di un comportamento della donna.
2) Nel raccontare i fatti si assume il punto di vista dell’abusatore.
3) Si associa la violenza al clima della discussione (“volano insulti”) e non alla volontà diretta dell’uomo. La scena della violenza viene descritta come la lotta di due gatti selvatici.
4) La violenza scatenata dell’uomo viene proposta come “la versione della fidanzata”, in barba a un referto medico con 10 giorni di prognosi. Il pestaggio viene definito “darle una lezione”.
5) I graffi in…

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Caro mondo, i tuoi hashtag non riusciranno a #bringbackourgirls.

michella

Originally posted on incroci de-generi:

michella

In riferimento alla campagna #bringbackourgirls, una voce fuori da un coro che ha virato verso una litania monotono dal chiaro sound neocolonialista, in cui le prime voci sono tutte occidentali. L’autrice del pezzo che segue, Jumoke Balogun, di origine nigeriana e americana, è co-fondatrice e co-editrice di compareafrique.com

Domanda semplice. Sei nigeriana/o? Godi di diritti costituzionali stabiliti dai Nigeriani per partecipare al loro processo democratico? Se no, ho delle notizie per te. Non puoi fare niente per le ragazze scomparse in Nigeria. Non puoi. La tua insistenza nel reclamare urgentemente l’intervento americano, specificatamente l’intervento americano militare, per risolvere questa faccenda finirà con il danneggiare la popolazione della Nigeria

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Rosa e azzurro: due generi di consumo

rosa e azzurro

È di questi giorni la notizia di una studentessa di liceo statunitense, Antonia Ayres-Brown, che in Connecticut cerca di far cambiare mentalità niente meno che all’impero Mc Donald’s, lottando contro la tipica differenziazione di genere nell’assegnazione dei regalini dell’Happy Meal.
Gioco da bambina: un mini pony dai colori pastello, in tutte le sfumature del rosa, glitterato e tenero. Gioco da bambino: robot guerrieri dall’aria truce e forte, colori più scuri, armi distruttive.

“Vuole un gioco da bambina o da bambino?” chiedono i banconisti del fast food.
Antonia si è chiesta il senso di questa domanda per la prima volta a undici anni. Ha mandato una lettera all’amministratore delegato Mc Donald’s rigirando a lui la domanda “chiederebbe mai ad un colloquio se il candidato vuole un lavoro da uomo o da donna?”.
La risposta del CEO ha eluso diplomaticamente il problema, sottolineando che a nessuno degli impiegati dell’azienda viene detto di porre così la domanda.

Antonia e suo padre, un professore di Yale, hanno allora girato una dozzina di Mc Donald’s dello Stato, rilevando che il 79% delle volte la domanda era posta invece proprio così: gioco da bambina o da bambino? Nel 2013 la studentessa ha realizzato uno studio più esteso: 30 giovani ragazzi e ragazze hanno ordinato un Happy Meal in differenti punti vendita, registrando che il 92,2% delle volte il personale, senza chiedere, semplicemente dava ad ogni persona il giocattolo che l’azienda aveva ideato per il genere a cui lo assegnava. Quando poi uno di loro avanzava la richiesta di avere l’altro gioco, quello per il genere opposto, il 42% delle volte questa veniva rifiutata.

Rosa e azzurro. La prima grande differenziazione, la prima limitazione imposta mercato, la prima manipolazione culturale.

rosa e azzurro

Sul blog Un altro genere di comunicazione abbiamo realizzato nel 2013 un’inchiesta sulla produzione di giocattoli in Italia, Infanzia Made in Italy. Dall’analisi dei cataloghi di tutte le principali aziende italiane, emergevano alcuni tratti fondamentali della produzione.
I giocattoli sono nettamente divisi per genere. I giocattoli “da bambine” sono caratterizzati dal colore rosa, dalla forma smussata, da funzioni più semplici, quelli “da bambini” sono invece solitamente sulle tonalità dell’azzurro, più tecnici e dalle forme meno infantili.

Inoltre i giocattoli “neutri”, vale a dire non caratterizzati dal colore azzurro/rosa e che propongono attività non orientate per genere, hanno spesso un corrispettivo tutto al femminile, tradendo quindi in realtà l’idea che il femminile sia differente e che la normalità sia il maschio.

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