Cori “contro il negro”, apartheid: in Italia torna il razzismo!

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In due giorni all’inizio dell’anno veniamo sommersi da due episodi di razzismo: il primo avvenuto nello stadio di Busto Arsizio quando una ventina di tifosi del Pro-Patria hanno insultato alcuni giocatori di colore del Milan. Boateng reagisce abbandonando il campo con il resto della squadra. Non sono rari gli episodi di razzismo all’interno degli stadi, ricordiamo i cori contro Balotelli, ad esempio, soltanto perché ha la pelle nera. Ma la cosa più grave è che il sindaco, che guida una coalizione di centro-destra, ha ritenuto la reazione del Milan come “troppo spropositata”, dichiarando poi che Busto Arsizio non è razzista e i tifosi non erano di quella città.

Secondo l’Osservatorio su razzismo e antirazzismo solo nella stagione 2011/2012 ci sono stati più di 30 casi di razzismo negli stadi italiani.Poco tempo fa se n’è verificato uno a Varese (pochi chilometri da Busto Arsizio) , quando l’attaccante nigeriano Giulio Ebagua è stato oggetto di cori razzisti da parte di tifosi avversari durante un match di Coppa Italia. 

Il secondo caso è avvenuto due giorni fa, appena pochi giorni dopo l’episodio avvenuto allo stadio di Busto Arsizio, e ricorda l’apartheid che veniva riservato ai cittadini di colore in America e in Sudafrica, facendo scoppiare numerose e sanguinose proteste. Il comune di Trapani, in seguito alle lamentele dei cittadini, che lamentano “inciviltà” sulla linea di bus che raccoglie il grande flusso degli immigrati diretti al centro accoglienza di Salinagrande- si ispira ai casi di apartheid razziali pensando ad bus per immigrati maschi, poiché i cittadini li ritengono incivili. Il sindaco Andrea Vassallo dichiara:

“Il presidente dell’ Atm ha riferito delle numerose lamentele di passeggeri residenti riguardo comportamenti poco civili adottati dagli immigrati che spesso creano e alimentano all’interno del bus un clima di tensione tale da lasciar presagire, prima o poi, il verificarsi di episodi spiacevoli [...]Opportuno sarebbe, a parere della commissione, valutare l’ipotesi di istituire un servizio di trasporto esclusivamente dedicato agli immigrati, da sottoporre a controllo da parte della polizia, al fine di scongiurare i pericoli di ordine pubblico che potrebbero malauguratamente ingenerarsi”.

Qui siamo di fronte ad una doppia discriminazione, di genere e di etnia: in quanto maschi, in quanto immigrati. Ritengo che unici incivili sono il comune che ha pensato ad una cosa simile e i cittadini che dimostrano quanto poco tollerante è il nostro paese verso i migranti.

Questo episodio dimostra l’arretramento culturale del nostro Paese, che adotta usi e costumi che negli altri paesi (perfino quelli più arretrati) hanno eliminato già da 20-40 anni. Un paese che discrimina sempre di più, che sta usurpando i diritti umani, che mi fa sempre più paura. Siamo assistendo al moltiplicarsi di ideologie razziste, sessiste, omofobe che avevamo abbandonato da tempo, un’intolleranza frutto di una crisi che non è economica; il nostro paese è in crisi, in crisi culturale, in crisi dei valori di rispetto per il prossimo. La proposta però non è la prima, pochi anni  fa a Foggia, nei pressi di Borgo Mezzanone, alla linea 24 fu aggiunta la linea 24cpt riservata agli immigrati che portava direttamente al centro di accoglienza.

Un paese che torna indietro. Il nostro nuovo anno inizia così all’insegna del razzismo, della violenza verso chi ha il colore della pelle diverso, contro chi è donna, contro chi è omosessuale. Non possiamo stare qui a guardare. 

Noi di UAGDC estenderemo le tematiche del nostro blog al razzismo. Dedicheremo una rubrica alle questioni delle donne migranti in Italia, doppiamente discriminate in quanto donne e in quanto straniere, parleremo molto spesso del racket della prostituzione, delle differenze di classe. Insomma tematiche che non vanno ignorate poiché sono sempre all’ordine del giorno nel nostro Paese. 

Sbianca la tua vagina con Clean and Dry

prima

Girando sul web, mi è capitato sotto gli occhi questo interessantissimo articolo.

A quanto pare in India si è scatenata un’aspra polemica per la pubblicità di Clean and Dry Intimate Wash.

Questo prodotto, non è un normale detergente intimo, ma promette alle sue consumatrici di tenere le loro parti intime oltre che pulite e protette anche …schiarite.

Si, basta guardare il video della pubblicità per capirne il chiaro scopo del prodotto

Una coppia indiana, ripresa in una normale giornata casalinga. Lei offre del te a lui, poi torna a sedersi sul divano. Lui è totalmente assente, preso dalla lettura del suo giornale –e qui partono già i soliti stereotipi vecchi quanto il mondo-  non si è neanche accorto della presenza di lei.

Lei ha un’aria triste e sofferente, il perché non ci è dato saperlo ma potremmo ipotizzare che ciò sia dovuto alla totale indifferenza che il marito le riserva.

Da cosa dipenderà questa indifferenza che il marito ha nei suoi riguardi? Perché la ignora?

Sono giovani (quindi il loro rapporto lo sarà altrettanto) e attraenti, avranno qualche problema più delicato e profondo molto probabilmente, che va al di là dell’aspetto fisico o dell’età.

Forse avrebbero bisogno di una terapia di coppia, o di una vacanza o semplicemente di ritrovarsi un po’? Ma no,  quello che non va bene, è la vagina di lei. Il suo colore. Ma come avevamo fatto a non capirlo prima?

All’improvviso qualcosa illumina il volto della ragazza, un pensiero. Lei sotto la doccia che usa  Clean and Dry Intimate Wash e qualcosa nella sua vita matrimoniale e sessuale cambia. L’effetto è questo :

Prima

Dopo

Da una vagina “scura” a una vagina chiara e tanti petali di rosa che dovrebbero rappresentare la freschezza e il piacevole profumo!

Da volti funesti e depressi, passiamo a sguardi vispi e di intesa. La ragazza con gesti e occhiatine ammiccanti ruba le chiavi dell’auto al marito, e lo invita a fare qualcosa di meglio che guidare la sua auto. Ad esempio guardare la sua vagina fresca e chiara dopo un intenso candeggio.

Da così

A così

Un matrimonio salvato grazie all’uso di un prodotto che promette freschezza e pulizia, talmente profonda da schiarire l’epidermide dei genitali.

Forse era il caso di farsi qualche domanda su che razza di matrimonio fosse prima di schiarirsi la vagina!?

Non bastavano tutti i tabù che le donne si portano dietro da sempre, sulla propria sessualità ed in particolare sui propri genitali, che troppo spesso non meritano di essere chiamati neanche con il proprio nome ma vengono relegati a stupidi nomignoli che identificano i nostri gentitali a metà fra pedopornografia e demenza pura.

Non bastava il pelo o il non pelo, il “pratino” a forma di cuore o di triangolo rovesciato

Ora abbiamo qualcosa di più : Clean and Dry Intimate Wash.

A quanto pare i prodotti schiarenti  sono molto in voga nei paesi come l’India, l’ Africa e il Pakistan perché la pelle chiara rappresenta ancora nel 2012 un sinonimo di bellezza.

L’intento di queste creme sarebbe quello di occidentalizzare a tutti i costi le donne indiane (e non solo), come se poi il modo di vivere, pensare ed essere in  Occidente  indichi a tutti i costi il bello e il giusto. C’è una forte dose di razzismo in queste creme e detergenti schiarenti, e questo non è che uno dei tanti prodotti che in quei paesi vantano una forte richiesta da parte dei consumatori.

Vi riporto una frase davvero illuminante dell’autore del post linkatovi

“Se state per commercializzare un prodotto che combina astutamente misoginia e razzismo, probabilmente dovreste mettere le cose in chiaro”.

Noi siamo rivoluzionarie e la vagina ce la teniamo così com’è!

(Immagine : qui . Fonti : qui ).

Faby

Lo spot razzista

Centro-Sport-Palladio-adv-gennaio-2012

In questi ultimi anni abbiamo notato l’incremento di pubblicità razziste, che si accompagnano alla miriade di pubblicità che sviliscono l’immagine femminile.

Mi scandalizzavo ogni volta che sentivo uno spot in tv il cui claim era “L’oliva negra sempre allegra” che bollavo come razzista, ma mai come ora gli spot sono così espliciti nel veicolare odio razziale.

  

Il primo è quello relativo ad una palestra di Vicenza. A sinistra un uomo di colore di aspetto estetico discutitibile (ritoccato per renderlo brutto) a destra una ragazza in forma che incarna lo stereotipo della ragazza perfetta con il fisico da copertina.

Ciascuno ha un “baloon” affianco. Lui esclama: “Io non ci vado”, lei risponde ridendo mentre si allena “e si vede LOL”. mi sono chiesta perchè rappresentare la bruttezza con un uomo di colore e se questo fosse un caso o voluto tipo stile propaganza fascista.

Il secondo spot razzista è stato realizzato dall’UE  (appena ritirato a causa delle polemiche) e ancora peggio dal momento che si tratta di uno spot istituzionale e non commerciale. Una ragazza bianca vestita come Uma Thurman di Kill Bill viene aggredita da tre persone munite di spada: un cinese, un arabo e un africano. La ragazza si difende moltiplicandosi in tante copie soto slogan “più siamo più siamo forti”. Lo spot, ne parla anche repubblica, è palesemente razzista. Il cinese rappresenta il potere economico della Cina socialista contropposta al capitalismo dell’occidente, l’arabo rappresenta la religione islamica (quindi l’antislamismo) e l’africano rappresenta l’immigrazione etnica in base agli antichi pregiudizi contro i “negri”. Se la protagonista, che rappresenta l’europa, fosse stata bionda sarebbe uno spot ariano in piena regola!

Anche qui il protagonista negativo è uomo, banalizzando la violenza contro le donne a scopo razziale, alludendo ad alcuni fatti di cronaca relativi ad alcuni stupri ad opera di immigrati.

Da questi due spot ho notato un particolare: l’uomo brutto, violento e cattivo è nero ma anche maschio, il bello, inoffensivo e pacifico è bianco e femmina. Ho provato ad interpretare questo con una mia considerazione: Negli spot sessisti il corpo femminile viene sempre usato per attrarre e per rappresentare la bellezza come qualcosa che attrae anche sessualmente. E’ chiaro che lo spot oltre ad essere razzista è pure sessista ed eterocentrista, tutto puntato sullo sguardo maschile o meglio dell’uomo fascista (l’ultimo anche perchè strumentalizza la violenza sulle donne).

Mary

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