Sei etero o sei gay? Il monosessismo che discrimina

Schermata 2014-05-20 alle 23.05.11

06dceb69761449d08836bbc972978f4d
Tratto da una storia vera.

 

Sei bisessuale? Ah ancora non sai da che parte stare quindi?

Anch’io dicevo di essere bisessuale all’inizio, è una fase.

Dici che ti piacciono gli uomini e le donne solo perché sei troia e vuoi apparire.

 Asessuale? Cos’è? Una malattia?

Non sei attratto da nessuno perché non hai ancora provato un vero uomo.

Sei asessuale perché hai paura di confessare agli altri la tua omosessualità.

Asessuale? È una scelta religiosa?

Frocio di merda. Lesbica di merda.

 

Molte di queste frasi (e le loro innumerevoli varianti) le ho sentite (più volte) con le mie orecchie. Altre mi sono state riferite. Tutte sono state pronunciate.

La paura del diverso. Un concetto da cui ci hanno messo in guardia (in teoria) fin da piccoli, eppure raramente interiorizzato. Si ha paura di ciò che non conosciamo, di ciò che non vediamo tutti i giorni, di ciò che non siamo abituati a frequentare.

Il senso di appartenenza. La volontà di appartenere ad un modello, ad una comunità, escludendo a priori ciò che non vi rientra. Stigmatizzando coloro che non ne sono parte ed ostracizzando chi non rientra nei canoni.

Queste sono le principali matrici dell’intolleranza. Atteggiamenti che purtroppo fanno parte di noi, perché parte della cultura in cui volente o nolente siamo cresciuti, in cui ci siamo formati e in cui viviamo. Per questo motivo posso capire che non sia facile sconfiggerli.

Quando si parla di orientamento sessuale poi, questi atteggiamenti riemergono in tutto il loro triste splendore.

Non conto le volte in cui ho sentito eterosessuali discriminare omosessuali.

Ho sentito eterosessuali discriminare bisessuali.

Ho sentito omosessuali discriminare bisessuali.

Ho sentito omosessuali discriminare asessuali.

Ho sentito eterosessuali discriminare asessuali.

La paura del diverso e il senso di appartenenza portato al parossismo si sconfiggono con la conoscenza. Conoscere ciò che ci sembra distante, fisicamente ed idealmente, è il primo passo. È una condizione necessaria, ma non sufficiente. Perché la conoscenza deve essere introiettata, rimasticata, fatta propria.

Essendo cresciuti in una società eteronormativa, tutti conosciamo l’eterosessualità. Un po’ meno l’omosessualità e ancora meno altri orientamenti sessuali, quali la bisessualità, l’asessualità e la pansessualità. Molti pensano che la sessualità sia binaria. O sei eterosessuale o sei omosessuale. E coloro che non si riconoscono nell’una o nell’altra categoria vengono discriminati, tanto da eterosessuali quanto da omosessuali.

Il monosessismo è appunto quella concezione secondo cui solo la monosessualità (ovvero l’attrazione esclusiva per un sesso, che può essere opposto -l’eterosessualità- oppure lo stesso –omosessualità – ) è legittima e autentica. Tutto il resto è una situazione di comodo, una fase, una moda, una menzogna. In altre parole, tutto il resto è discriminato.

422-wiki-300x300Gli stereotipi sulle persone bisessuali abbondano e tanti, tantissimi mettono in dubbio l’esistenza della bisessualità. Qualche anno fa ricordo che Dan Savage, giornalista americano omosessuale che tiene una rubrica sulla sessualità su Internazionale, rifiutò di credere che un ragazzo di 19 anni potesse essere bisessuale, sostenendo che avrebbe riconosciuto la propria piena omosessualità più avanti negli anni. Per questo fu accusato da alcuni di bifobia.

Le comunità omosessuali guardano con sospetto alla bisessualità. LUG è un acronimo in uso nella comunità LGBT che sta per “Lesbian until graduation” (lesbiche fino alla laurea) e indica quelle persone che hanno esperienze omosessuali solo in età giovanile. Come dire, ci sono persone che solo per moda “fanno” le lesbiche per un certo periodo della loro vita, così come ci sono lesbiche che in età matura abbandonano la propria omosessualità in favore di una comoda vita senza discriminazioni.

 

 

In questo video “Things Bisexual People Are Tired of Hearing” sono riportati alcuni dei pregiudizi più diffusi sulle persone bisessuali.

1)    Scegli.

2)    È solo una fase.

3)    Sei gay ma non lo vuoi ammettere.

4)    Menti.

Aggiungo io altri stereotipi che vedono i/le bisessuali promiscui, infedeli (come se dovessero avere sempre e contemporaneamente una relazione con una donna e con uomo) ed esibizionisti. Molte persone, sia etero che gay, affermano che non potrebbero mai avere una relazione con una persona sedicente bisessuale per paura del tradimento o per la paura di non poterla mai soddisfare appieno.

Anche sull’asessualità vi sono stereotipi fastidiosi. Soprattutto per via di una conoscenza ancora ridotta sull’argomento, le persone asessuali vengono viste, se giovani, solo in attesa del vero amore. Se non più così giovani, come sfigat* che, non trovando partners, si rassegnano ad una vita senza sesso. Molti pensano che l’asessualità sia una scelta, dettata perlopiù da motivi religiosi, oppure sia una moda.

Bisessualità, asessualità, omosessualità, eterosessualità. Sono tutte definizioni. Le definizioni sono gli strumenti con i quali il nostro cervello organizza ed ordina le informazioni. Definire qualcosa è un modo di conoscere. E la conoscenza ci permette di superare la paura del diverso e il senso di appartenenza. Tuttavia, come ci ricorda anche l’etimologia latina della parola (“definire” deriva da finis, “confine”) in essa è contenuto il pericolo che i confini si tramutino in limiti ed infine in gabbie.

Ho conosciuto persone che pur dichiarandosi eterosessuali, hanno avuto una o più esperienze con persone dello stesso sesso, così come ho conosciuto omosessuali dichiarati che dopo il coming out hanno avuto esperienze eterosessuali.

Si potrebbe scomodare a questo punto la scala di Kinsey, biologo americano che nella metà degli anni 50 condusse uno studio sulla sessualità umana, rivelando all’America ancora conservatrice di quegli anni che l’omosessualità esisteva ed era molto più diffusa di quel che si pensava.

Schermata 2014-05-20 alle 23.05.11

Ma al di là della scala di Kinsey e dei suoi valori numerici, ritengo che nell’ambito della sessualità umana non esistano definizioni univoche e durature.

Non durature in quanto l’orientamento sessuale, sebbene non sia mai una scelta, non sempre è fisso ed immutabile ma può, in alcuni casi, modificarsi nel tempo.

Non univoche in quanto tali definizioni hanno come limite la volontà del soggetto che si definisce. Le definizioni non devono essere ulteriori gabbie ma solo aiuti nella comprensione di noi stessi. Per questo sono soggettive. Ci sono persone omosessuali che continuano a definirsi tali anche se in seguito hanno avuto rapporti eterosessuali. Altre che in tali situazioni si definiscono bisessuali. Altre che non si definiscono affatto. Solo il soggetto che si definisce ha il diritto di definirsi (o di non definirsi).

Forse se accettassimo il fatto che la sessualità non è binaria e neppure rigida e che prima di essere gay, etero o asessuali, siamo persone, ci sarebbero meno discriminazioni.

L’orientamento sessuale non è una caratteristica determinante l’identità di una persona, in quanto non determina i nostri comportamenti, atteggiamenti o idee. I gay non hanno tutti gli stessi comportamenti, gli eterosessuali non hanno tutti le stesse idee. Siamo tutt* uguali proprio perché siamo TUTT* diversi, a prescindere dal nostro orientamento sessuale e sesso.

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente“.

“Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente“.

 

Le donne non si devono masturbare, il nostro corpo è usufruibile solo dai maschi e i dieci motivi perché una donna dovrebbe farlo

1139a5033b3

Provo ad aggiornare il post pensando ai più scettici che credono che questo sia un tabù superato. Mentre nei giornali italiani venivano pubblicati dati incoraggianti (ma bassi rispetto alla media europea e americana) sulla diffusione dei sex toys nella sessualità delle donne in Italia, a Reggio Calabria una ragazzina ha tentato il suicidio a seguito di un video dove lei si masturbava con la spazzola e che i compagni di classe, dopo averle preso il cellulare, lo hanno inviato ad amici e conoscenti tramite Whats app.  Il video è stato pubblicato su Facebook dove centinaia di migliaia di persone lo hanno visualizzato, non sono mancati i commenti offensivi e pesanti e in città tuttora non si parla d’altro (Qui la fonte). Un caso simile è accaduto anche nella mia città e questo è la prova che i tabù sulla masturbazione femminile e le discriminazioni di genere sono vive tutt’oggi sopratutto tra i giovanissimi che non ricevono alcuna formazione in materia di educazione sessuale ed equità di genere. Dobbiamo avere il coraggio di urlare che il corpo e la nostra sessualità appartiene solo a noi e che abbiamo diritto al piacere. Stop #Troiofobia

1139a5033b3

Negli anni ’70 erano moltissimi gli slogan che inneggiavano all’autoerotismo femminile rompendo i tabù millenari, eppure nel 2014 in Italia si fa una scoperta della quale nessuno era a conoscenza: nove donne su dieci praticano autoerotismo (Qui anche i dati italiani sui sex toys).

Poco importa se si tratta di uno studio USA pubblicato sul “giornaletto” Leggo che ho ignorato in quanto conosco la fama di questa rivista online. Mi sono piuttosto concentrata sui commenti lasciati sotto alla pagina ufficiale di Facebook.

Quello che ho letto è stato poco rassicurante, un ritratto di un Italia medioevale composta da uomini (soprattutto) che scaricavano la loro aggressività percependo la masturbazione femminile come una minaccia alla propria virilità. La #troiofobia purtroppo in Italia si estende anche sulle donne che praticano autoerotismo. Sappiamo che in Italia anche la masturbazione delle donne è sottoposta a censura e fa ancora scandalo. Perché la donna deve essere pura, il concetto di dignità della donna passa attraverso le sue mutande.  Perché la donna è fondamentalmente madre e le brave donne usano il sesso solo per mettere al mondo i bambini come diceva un commentatore quando elogiava i tempi in cui le donne “facevano una carrellata di figli, lavoravano in casa e alla sera erano troppo stanche per pensare a masturbarsi” (il sesso con il marito invece e’ d’obbligo). Questa è l’opinione comune che emerge anche quando giovani donne decidono di fare le pornostar o le prostitute. In quei casi i commenti sono questi: “Che razza di madre sarà da adulta?” “E chi se la sposerà? chi vorrà essere il padre dei suoi figli?”.

Tra i commentatori apparivano sopratutto i commenti più “innocui” lasciati da uomini che esclamavano “Poveri maschi”, “Che spreco”, “che inutilità” . Commenti come questi fanno intuire la credenza secondo la quale le donne che praticano autoerotismo sarebbero egoiste in quanto dovrebbero condividere il proprio piacere con un uomo. Con un uomo, perché l’omosessualità femminile viene ignorata dal fallocentrismo italico. Questi sono gli stessi maschi convinti che le donne “dovrebbero darla come se non fosse loro”, quelli che fanno uso ricorrente di questo epiteto e che odiano a morte “le fighe di legno”.

Credenze che ancora oggi vedrebbero il corpo delle donne come una mera proprietà maschile. Si ignora dunque che le donne siano titolari della propria sessualità e dunque anche del proprio corpo. Quindi anche oggetti sessuali. Perché se la donna non deve masturbarsi è perché essa è un oggetto, la cui sessualità è utile solamente per soddisfare il piacere maschile o per procreare o da riservare all’uomo che si ama (i doveri coniugali?).

La masturbazione associata alle single o donne che non possono permettersi un compagno o a quelle insoddisfatte. Solo su queste “categorie” è accettabile. Accettabile ma comunque condannata. Roba da “sfigate”. Per molti altri invece è una cura contro l’isteria o o contro quelle che “rompono le palle”, dunque un male necessario. Bentornata era vittoriana.

La donna deve dunque “aspettare il maschio”, dice un altro utente.  Quante volte le nostre mamme e le nostre nonne hanno sentito questa frase? Eppure a distanza di 40-50 anni ci sono ancora uomini convinti che le donne dovrebbero aspettare l’uomo giusto per soddisfare i propri bisogni, come le nostre nonne che dovevano aspettare al matrimonio prima di perdere la verginità. Un uomo che prenda iniziativa, perché le donne per bene non hanno diritto di prenderla nemmeno per riappropriarsi una cosa propria: la nostra fica. E’ il maschio che comanda, è sempre il maschio che decide quando devi godere. il tuo piacere è subordinato a quello maschile e relegato in secondo piano, è il maschio che deve toccarti in ogni caso. Cultura dello stupro.

Il piacere accettato da tutti i maschi sarà sempre e comunque la penetrazione vaginale perciò la masturbazione sarà prerogativa di ragazzine o donne viziate o zitelle. Resuscita Freud.

Ma di cosa hanno paura questi uomini? Quelli che ancora oggi continuano a blaterare che le donne non sono nulla senza un uomo accanto. Quelli che si arrabbiano perché sanno che molte provano più piacere con l’autoerotismo e allora vorrebbero punirle vietandole il sesso o durando di meno o addirittura dandole delle pizze in faccia, come urla un certo Massimiliano contro una ragazza che difende la propria sessualità. Apologia della violenza di genere.

Poi ci sono quelli che “le donne stanno prendendo il peggio dei maschi”. Sono quelli che fino ad oggi ignoravano la masturbazione femminile con la complicità di quelle che stavano zitte perché “io queste cose non le faccio”.  Quelli che ora attaccano quelle che difendono il proprio autoerotismo e vorrebbero donne e uomini in due universi separati, dove il metro di giudizio di una donna è la propria moralità e dove solo gli uomini hanno diritto ad una sessualità attiva poiché giustificati da un fattore biologico.Sono gli stessi che continuano a sostenere che le donne hanno meno desiderio anche se non sono mai stati donne in vita loro.

Quelli “se non lo faccio io non lo devi fare nemmeno tu” e quelli che “la donna dev’essere attraente”, quindi bruttissimo immaginare che ci tocchiamo, che caghiamo, che pisciamo come loro, che abbiamo il mestruo che ci cola tra le gambe, i peli, che ci sono quelle che non portano la quinta di seno o che ci sono le grasse e le anziane. Le donne devono essere pure…ma anche attraenti. L’avvenenza delle donne è talmente importante che tanti uomini hanno imparato a pensarci come corpi senza desiderio. Le donne devono pensare solo ad essere belle e pronte per essere giudicate secondo un metro di giudizio maschile finché non ci scelga per l’atto finale. Corpi senza desiderio.

E infine non potevano mancare quelli del “le donne dovrebbero farlo ma non dirlo” e i violenti che ti danno della troia o della maiala se osi praticare l’atto intimo e privato di toccare la TUA fica quando ne hai voglia. C’è il tizio con una bambina in braccio che mi ha fatto tanta impressione. Un uomo con una figlia femmina che si permette di esprimere così tanto disprezzo contro le donne e poi mi chiedo come faccia ad amare sua figlia e come faccia a guardarla in faccia. Uno di quei padri sicuramente convinti che sua figlia quelle cose non le farà mai. Uno di quei padri che insegnerà a reprimere la sessualità della figlia e insegnarle che il sesso è sporco, se non lo ha già fatto quando sorpresa alle prime sperimentazioni del proprio corpo come fanno tutti i bambini già dai primi anni.

C’è quello che mai vorrebbe la donna maiala perché non riuscirebbe a soddisfarla. Non sarà un problema maschile? Evviva quelli che scaricano le proprie frustrazioni sulle donne! E inoltre bisognerebbe vedere che intende per normalità se afferma che quelle normali non si toccano. Uno di quelli convinti fino ad oggi che le donne normali non praticano autoerotismo in quanto hanno assenza di desiderio sessuale. Magari uno di quelli che vogliono la donna “freddina” a letto  e poi vanno a consolarsi da una prostituta in compagnia di nove milioni di italiani.

La cosa magnifica è che tra le donne che commentavano “io preferisco fare l’amore con il mio compagno”, sorprendentemente ce n’erano tantissime che difendevano l’autoerotismo come un diritto delle donne.

Visto che ancora troppi uomini non hanno ancora in mente che il corpo appartiene a noi , voglio proporre un manifesto per sdoganare l’autoerotismo femminile. Perché sono dieci per me i motivi secondo i quali una donna dovrebbe masturbarsi.

  1. Masturbatevi perché fa bene;
  2. Masturbatevi per riappropriarvi del vostro corpo da chi esercita contro di voi coercizione e sfruttamento sessuale;
  3. Masturbatevi perché la fica è vostra e non è un contenitore di sperma, una sala giochi o per ribadire che il vostro scopo non è procreare;
  4. Masturbatevi contro quelli che pensano che donna è nata per provare dolore. Il vostro piacere è l’arma principale dell’essere donne;
  5. Masturbatevi perché, l’autoerotismo femminile vi aiuterà a conoscere il proprio corpo;
  6. Masturbatevi perché non c’è ci sono infiniti modi per esprimere la vostra sessualità e una non esclude l’altra;
  7. Masturbatevi perché la sessualità femminile non è solo etero;
  8. Masturbatevi perché il piacere sessuale è anche un vostro diritto e nessuno ha diritto ad etichettarvi come donnacce;
  9. Masturbatevi per ribadire che non siete donne-oggetto e non è l’uomo a dover stabilire quando (o se) soddisfare la tua sessualità;
  10. Masturbatevi perché non bisogna per forza legarsi ad un uomo per avere una sessualità attiva.

L’EDUCAZIONE SESSUALE ALL’ITALIANA: STORIE DI DISINFORMAZIONE E DI ARRETRATEZZE CULTURALI

un distributore di condom femminili. Non in Italia

Avendo a cuore il diritto della salute sessuale e riproduttiva vorrei riproporre uno dei miei cavalli di battaglia: l’accesso alla contraccezione. Secondo stime recenti, gli italiani sono gli unici in Europa ad avere un parziale accesso alla contraccezione

Uno dei punti fondamentali che contribuiscono a limitare alle coppie ma anche ai single l’accesso alla contraccezione è l’informazione sessuale o meglio la mancata informazione sessuale. In un recente post è stata affrontata la situazione dell’Olanda ma anche della Germania che malgrado l’educazione sessuale fosse obbligatoria nelle scuole sono anche stati i primi a mandare in onda un programma televisivo educativo finalizzato all’educazione sessuale. Quasi tutta l’Europa-più o meno-ha introdotto l’educazione sessuale come materia scolastica, almeno per quanto riguarda l’insegnamento alla prevenzione di gravidanze e malattie.

Soltanto l’Europa meridionale (e qualche stato dell’Europa orientale) non dispone dell’educazione sessuale come materia scolastica. L’Italia è tra queste, dove la proposta di legge resta affossata in Parlamento dagli anni ’70. Paradossalmente l’Italia sta agli ultimi posti per numero di gravidanze tra adolescenti (anche se il numero delle “baby mamme” è in aumento). A cosa è dovuto? Non certo dall’informazione sessuale dei giovani che risultano tra i più ignoranti! Sarà a causa dell’età del primo rapporto sessuale, posticipata rispetto agli altri paesi quali quelli del Nord Europa?

Nel nostro Paese i ragazzi/e, tendono ad acquisire più tardi le informazioni “giuste” per evitare una gravidanza. Malgrado ciò il metodo più utilizzato dalle coppie è il coito interrotto. Minore è l’utilizzo del profilattico e della pillola contraccettiva che necessita pure della ricetta medica ed è costosa. Poche sanno che il medico puo’ prescriverti anche le “vecchie”, le mutuabili ma ci sono anche molti medici che si rifiutano di prescrivertele, attribuendole rischi che invece appartengono a quelle di ultima generazione. Inoltre l’obiezione di coscienza da parte dei medici per la contraccezione d’emergenza e’altissima. Molte farmacie nemmeno la vendono oppure si rifiutano di vendertela. Abortire per molte in Italia invece è quasi impossibile: il 70% -con punte di 80-90%- dei medici italiani sono obiettori) Introvabile invece è il condom femminile, molto utile per le donne lesbiche e per quelle che vogliono gestire da sole la propria sessualità. Se distribuito in qualche sexy shop i prezzi sono molto salati, circa il triplo dei condom maschili per una confezione da tre.

Questione ideologica? La forte pressione cattolica e la cultura maschilista influiscono tantissimo sui diritti sessuali e riproduttivi, sopratutto su quelli delle donne. Il valore della sessualità femminile come fine procreativo o della verginita’, il controllo dei nostri corpi influiscono tantissimo sulla possibilità delle donne di ricevere informazioni corrette e di avere accesso ai mezzi di contraccezione moderna e all’interruzione volontaria della gravidanza.

Certi contraccettivi di barriera come il preservativo sono anche importanti per impedire la diffusione di malattie veneree ma molti italiani non sono informati. Sono tanti gli italiani che hanno rapporti a rischio anche quando praticano sesso a pagamento. Il rifiuto del profilattico, inoltre, mette a serio rischio anche la salute sessuale della partner che per ragioni biologiche e culturali è più soggetta a contrarre l’HIV.

Perché culturali? Sono poche le donne che prendono iniziativa di fronte alla scelta del partner di non usare il preservativo. Ciò è dovuto all’educazione della donna ad una sessualita’ passiva che andrebbe contrastata con l’introduzione dell’educazione sessuale già dalle scuole primarie.

Le barriere ideologico-culturali del nostro Paese impediscono alla donna di gestire autonomamente la propria sessualità. Ciò è un sopruso perché mette a rischio la nostra salute. Un esempio è quello che affrontai tempo fa circa la convenzione di inserire i distributori dei condom soltanto nel bagno dei maschi.

L’altro sabato sono andata al bar con le mie amiche e andando in bagno ho notato che in quello dei maschi c’era un distributore della Benetton. Questo vendeva non solo profilattici ma anche giocattolini sessuali!

Ho subito notato che nel bagno delle femmine non solo era assente ma non c’era nemmeno un distributore di tampax o assorbenti esterni. Come dire: w i tabù sul ciclo!

NON E’ UN PAESE PER DONNE. Di fronte a questo scenario sono rimasta allibita. Come è possibile che nel 2013 si creda ancora che gestire la nostra salute sessuale sia una cosa che spetta agli uomini?

Questo è un sopruso gravissimo. Significa che l’idea dell’uomo come proprietario del corpo femminile e’ ancora viva, che la liberta’ sessuale appartiene solo ai maschi e che la salute sessuale delle donne passa in secondo piano. Significa che ancora oggi l’idea della sessualita’ femminile associata alla monogamia e alla maternita’ è ancora viva. (Perfino la LILA nel 2013 ha creato una campagna proponendo lo stereotipo della donna monogama). E’ un’offesa per le donne dotare i bagni dei profilatici? Non esistono donne da scopare e donne da ingravidare.

Non dotare i bagni femminili dei profilattici, non sensibilizzare le donne sono soprusi che non solo vietano alle donne di “gestirsi” da sole ma limitano l’accesso alla contraccezione e ci disinforma enormemente sull’utilizzo dei contraccettivi per evitare gravidanze ma sopratutto l’AIDS.

Visto il “sistema” si capisce perché siamo le ultime in Europa per utilizzo dei contraccettivi. Basti vedere anche l’odissea delle donne per trovare la pillola del giorno dopo , per avere il classico blister ( con lunghe file dal medico), per abortire e per avere Ellaone (contraccettivo di emergenza “la pillola dei 5 giorni dopo”)  dove siamo l’unico paese che per legge impone alle donne un test di gravidanza, test quasi introvabili negli ospedali, esponendo le donne al rischio di gravidanze.

Ma è sufficiente vedere la faccia degli estranei quando una donna si reca a comprare i condom e la pillola (sopratutto in piccoli paesi). Duro a morire è il pregiudizio del chi va ad acquistarle da sola è sicuramente una prostituta o una di “facili costumi”, perché le donne “per bene” non usano contraccettivi o lasciano che sia il partner a decidere. Perché si sa l’uomo è cacciatore, non la donna. Perché “quelle per bene” sono quelle che lo fanno ai fini procreativi.

In certi paesi italiani li cacciano ancora sotto il bancone perché c’è ancora gente che si imbarazza ad acquistarli o si scandalizza a vederli. In alcuni paesotti che possiedono al massimo 3-4 farmacie e un supermercato di alimentari non li vendono proprio. Se te li vuoi procurare devi cercarli su internet o fare chilometri per cercare una farmacia nei paesi limitrofi. Una situazione da Africa sub-sahariana, ma siamo in Italia tranquill*!

Tempo fa parlai anche di ragazzine meridionali che non si recano dal medico o in farmacia perché terrorizzate dall’idea di essere scoperte dalla mamma o di essere giudicate dal paese. Sono le stesse che poi sono costrette ad abortire o ad usare la pillola del giorno dopo o a diventare “baby mamme”, costrette dall’ingerenza di medici obiettori e dalle pressioni cattoliche del contesto in cui vivono.

Molte altre non fanno uso della pillola contraccettiva perché influenzate dalla leggenda metropolitana che la vuole ingrassante, sicuramente messa in giro dai nemici della nostra sessualità. Perché qui in Italia per una donna è più importante l’aspetto estetico piuttosto che la felicità sessuale. Siamo corpi senza desiderio, come ci ripetono i media ogni giorno.

Forti i pregiudizi mediatici quando manca una corretta informazione sessuale da parte delle famiglie e dalle istituzioni. Ma i giovani e le giovani come si informano?

Internet è il mezzo più diffuso dagli adolescenti per informarsi, sorpassando i colloqui con fratelli/sorelle o amiche/i più grandi. Spesso le informazioni diffuse in rete non sono attendibili perché non sono prodotte da esperti. Molto spesso sono un covo di stereotipi di genere anche pericolosissimi che possono arrivare fino a giustificare una violenza sessuale o ad incoraggiarla.

Su un sito, ad esempio, mi sono imbattuta in un sito/ebook, che ahinoi ha venduto tantissime copie, che tira fuori il pregiudizio “della donna “difficile” vs quella “facile”, colei che dice no ma in realtà dice sì”. Ecco alcuni estratti (ma mi astengo da citare la fonte per non regalargli visite):

“Sono sicuro che anche tu hai presente quei momenti in cui si vede benissimo che una donna vuol fare qualcosa ma ti dice dice di no, aspettando che tu insista per dire di sì. Ecco quella  resistenza simbolica perché è finta resistenza”

Non vi ricorda il caro e amato vis grata puellae che usano i tribunali per screditare le vittime di stupro o molestie?

Poi l’autore indica i motivi del due di picche ed ecco che il vis grata puellae compare tra essi:

1) vuole testare la sua virilità

2) non vuole passare da “facile”

Tra i motivi non compare che probabilmente lei non è interessata a farlo con te. Le donne non hanno facoltà di scelta sul partner? Non compare nemmeno la possibilità di cercarne una più “disponibile” perché si sa nella nostra società gli uomini sono cacciatori e amano cacciare “le prede difficili” anziché andare da quella che “gliela dà subito” (cultura dello stupro). Pregiudizi sessisti duri a morire. Che consigli dà l’autore?

Malgrado gli consigli di non arrabbiarsi o reagire male, il consiglio è quello di insistere, anzi, di riprovarci (caratteri cubitali) magari tentando di baciarla. Ma qui non si sconfina nel reato di stalking e molestie sessuali? per quanto un “no” possa essere incerto significa che lei non ha proprio intenzione di avere rapporti sessuali con te almeno non quella sera o mai.

Infine ci serve la risposta di una donna, la quale afferma che: “Se una ragazza dice di no lo capisci perché a) il NO risulta bello secco con la faccia seria o seccata b) il NO è detto in modo deciso e probabilmente ti dà anche una motivazione. Se ne deduce che quando diciamo NO che vuol dire SI lo senti nell’indecisione della risposta, dal tono della voce e dall’espressione del viso che può essere di sfida (con un sorrisino) o a volte si guarda da un’altra parte [...]“

Ovviamente ogni donna ha un comportamento diverso e infatti è davvero pericoloso diffondere questi luoghi comuni come è pericoloso continuare a diffondere l’idea che le donne debbano concedersi per piacere altrui. Tutto questo mi ricorda cosa succede nei tribunali durante i processi per stupro. Ecco come giustificare un molestatore a cui gli hai detto un no non proprio convinta solo perché avevi paura della sua reazione o perché imbarazzata.

In italia, come dicevo, l’educazione sessuale resta ancora un tabù alla mercè della disinformazione più becera. L’Oms nel 2010 ha stilato un documento il quale chiedeva ai paesi dell’UE di applicare delle norme per imporre l’educazione sessuale dalle scuole dell’infanzia. Questo ha scatenato le ire della Binetti malgrado nel documento si parlasse di prevenzione delle malattie veneree, dell’omofobia, della violenza di genere e delle violenze sessuali (anche su bambini). Così accade che i ragazzi di oggi non conoscono nemmeno i metodi contraccettivi e ignorano la differenza tra uno stupro e un rapporto consensuale.

O ancora peggio, continuano ad essere vittime di una cultura piena di tabù, pregiudizi e inibizioni che influiscono sulla qualità del rapporto. Eppure l’educazione sessuale già dalle scuole primarie potrebbe sopratutto salvare i/le bambini/e dal rischio di vittimizzazione in caso di pedofilia, aiutando il/la bambino/a a sviluppare l’idea che il corpo appartiene a loro. Si legge nel documento:

“Elemento ancora più importante, il bambino impara a riconoscere ed esprimere i propri confini (es. si può dire no; si può chiedere aiuto). Sotto questo aspetto l’educazione sessuale è anche educazione alla vita sociale e contribuisce a prevenire l’abuso sessuale”.

L’educazione sessuale inoltre è utile per consolidare principi di equità di genere, di autodeterminazione, delle differenze di genere e per la prevenzione dell’omofobia e transfobia. Inoltre è molto importante per abbattere i pregiudizi e gli abusi contro le donne migliorando la salute sessuale delle ultime e  instaurando un rapporto paritario tra i due sessi, contrastando l’atteggiamento di avversione verso l’autodeterminazione sessuale delle donne (che fa parte della cultura dello stupro), verso l’orientamento sessuale di un genere e verso la sessualità dei disabili. (Fonte qui). Insomma, i propositi sono quelli di favorire la salute sessuale dell’individuo indipendentemente dal genere o dal suo stato fisico o sociale. Si fa menzione dei diritti sessuali e della salute sessuale:

La salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emo­tivo, mentale e sociale relativo alla sessualità; non consiste nella semplice assenza di malattie, disfunzioni o infermità. La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispet­toso alla sessualità e alle relazioni sessuali come pure la possibilità di fare esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizione, discriminazione e violenza. Per rag­giungere e mantenere la salute sessuale, i diritti sessuali di ogni essere umano devono essere rispettati, protetti e soddisfatti [...] Questa bozza di definizione non solo enfatizza la neces­sità di un approccio positivo, il piacere come aspetto es­senziale e la nozione che la salute sessuale comprende non solo aspetti fisici ma anche emotivi, mentali e sociali, ma mette in guardia rispetto a possibili elementi negativi e per la prima volta menziona l’esistenza dei “diritti sessuali” -due tematiche quasi totalmente assenti nella definizione del 1972. Inoltre, l’attenzione non è incentrata sui potenzia­li elementi negativi come sovente accade nella letteratura di settore riferita ad HIV e AIDS. In breve, si tratta di una definizione equilibrata [...] 

I diritti sessuali comprendono diritti umani che sono già riconosciuti da leggi nazionali, dalle carte internazionali sui diritti umani e da altre dichiarazioni di consenso. Essi comprendono il diritto di tutti gli esseri umani, liberi da coercizione, discriminazione e violenza, a:- il più alto livello raggiungibile di salute sessuale, comprendendo l’accesso ai servizi sanitari per la salute sessuale e riproduttiva;- ricercare, ricevere e divulgare informazioni relative alla sessualità;- l’educazione sessuale;- il rispetto per l’integrità fisica;- scegliere il proprio/la propria partner;- decidere se essere o meno sessualmente attivi;- relazioni sessuali consensuali;- matrimonio consensuale;- decidere se, e quando, avere figli; – ricercare una vita sessuale soddisfacente, sicura e piacevole [...]
L’esercizio responsabile dei diritti umani richiede che tutti gli esseri umani rispettino i diritti altrui [...] I media moderni, soprattutto cellulari e internet, sono di­ventati in un brevissimo arco di tempo importanti fonti di informazioni. Tuttavia, molte di queste informazioni, so­prattutto quelle inerenti la sessualità, sono distorte, non equilibrate, irrealistiche e spesso degradanti, specialmen­te per le donne (pornografia su internet). E’ perciò compar­sa una nuova ragione a favore dell’educazione sessuale, vale a dire la necessità di contrastare e correggere le infor­mazioni e le immagini fuorvianti veicolate dai media.[...]Ad esempio, nella fascia di età 0-4 anni i bambini devono acquisire l’atteggiamento “rispetto per l’equità di genere”. Sembra un obiettivo fuori dalla portata per questa giovane fascia di età, ma quello che ci si propone è far acquisire l’opinione di fondo che maschi e femmine hanno pari valore. ”

” (Fonte WHO_BZgA_Standards_italienisch)

Eppure malgrado tutto ciò l’Italia si oppone e continua a violare i diritti sessuali e la salute di molte donne (e uomini). Di cosa ha paura l’Italia? che le donne prendano coscienza della propria autodeterminazione sessuale? Che la nostra società non riesca più a controllare il corpo femminile? Che la donna esca dalla sua posizione di subalternità? Che gli omosessuali possano essere liberi da discriminazioni e pregiudizi? Che le donne si rendano conto che non sono macchine da riproduzione?

Impedire l’educazione sessuale per qualche preconcetto cattolico è un crimine di Stato. Le donne italiane hanno diritto alla salute e alla serenità sessuale e lo stato non ci deve indurre al terrore di restare incinte, di essere giudicate, di essere violentate e/o di contrarre malattie.

E’ importante ricordare che l’introduzione della L.194 e dei contraccettivi ormonali hanno avuto un ruolo principale nel processo di emancipazione sociale della donna, accrescendo il tasso di scolarità e altre liberta’ e opportunità che oggi abbiamo acquisito e che a causa della crescita del fondamentalismo religioso rischiamo di perdere.

Per leggere il documento dell’OMS clicca qui Da pagina 40 si parla delle proposte sui programmi di educazione sessuale già dalle scuole primarie.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: