Il desiderio delle donne

 Ricordo esattamente la data in cui decisi di realizzare un blog che potesse raccontare in ogni post la questione femminile nel nostro Paese al di là delle apparenze che ci possono ingannare.

Io credo che combattere la discriminazione e la violenza di genere in occidente sia più difficile. Le donne occidentali sono apparentemente emancipate. Non possiamo immaginarci, invece, quanto in realtà sia così forte l’oppressione che queste donne subiscono effettivamente. E’ un fenomeno così sommerso quanto è radicata l’idea che l’emancipazione femminile sia ormai raggiunta che è quasi impossibile combatterlo perfino da parte delle donne stesse.

Ho iniziato a contestare l’immagine della donna-oggetto, infischiandomi contro mi dava della moralista perchè convinti che quelle immagini potessero raccontare un’emancipazione femminile in realtà mai avvenuta.

Sono partita dalla convinzione che quell’immagine rappresentasse non solo una delle testimonianze della sudditanza in cui vivono le donne nel nostro paese - dove l’immaginario collettivo le dipinge nient’altro che come oggetti, passatempi maschili (quando stiamo fuori dalle cucine) piuttosto che come esseri umani pensanti, con gli stessi diritti, aspirazioni e sopratutto scelte – ma esse raccontano anche il controllo che noi donne subiamo nei nostri corpi e nella nostra dimensione sessuale del desiderio.

Corpi che devono aderire soltanto all’immaginario maschile, resi oggetti del desiderio maschile, poiché si parte dal presupposto che noi donne non abbiamo un desiderio, e di come nell’immaginario collettivo appariamo più volte come appunto- più volte teniamo a ricordare-corpi senza desiderio.

Alle donne è vietato il desiderio, ma anche l’appropriazione dei propri corpi; la libertà di essere sè stesse senza aver paura di non apparire desiderabili dall’altro. La negazione del corpo femminile e l’esistenza della nostra sessualità solo come coppia.

Alle donne di tutte le culture è vietato manifestare il desiderio sessuale. Esso appare vincolato, a tal punto da impedire alle donne stesse di riconoscere di avere un desiderio, quindi dei propri genitali.

Mi sono sempre battuta sul tema della sessualità femminile ed è sempre stato il mio cavallo di battaglia fin dall’inizio.

Non è possibile che una donna non possa manifestare il desiderio e che venga ancora considerata “sporca” soltanto perché desidera allo stesso modo degli uomini. E’ inammissibile, un sopruso gravissimo. Una violenza sessuale.

Penso alle bambine infibulate e che mai avranno l’opportunità di provare piacere, penso alle “spose bambine” vendute dalle famiglie a 8 e 9 anni circa e date in spose a uomini che hanno il doppio, il triplo e il quadruplo della loro età che subiscono gravidanze indesiderate perchè costrette ad avere rapporti sessuali o perché non hanno accesso ai contraccettivi e condannate quindi a morire di parto. Penso che la negazione sessuale non esiste solo in queste culture. Penso infatti a tutte quelle donne costrette alla schiavitù sessuale, messe sulle strade da parenti o partner di cui si fidavano e ai tanti uomini occidentali che consumano sesso da loro pur sapendo che queste ragazze non hanno scelto quella vita. La negazione e il controllo della sessualità femminile ovunque nel mondo, che passa attraverso la manifestazione del potere sessuale maschile mediante l’uso forza fisica, economica e ideologica (fatta di leggi attuate da uomini al potere).

Il mio paese è strano, ingiusto. Metà degli uomini italiani si lamenta della poco disponibilità delle connazionali a letto, ma sopratutto più della metà della popolazione maschile (e femminile) crede che una donna che ha una sessualità con chi vuole e con chi ha voglia sia una prostituta, una puttana, una donna non rispettabile, mentre un uomo come Berlusconi, che ha favoreggiato la prostituzione minorile, che ha tradito sua moglie, che in Italia viene elogiato ed invidiato dalla maggior parte della popolazione maschile che lo considera virile perché nonostante l’età è riuscito a portare a letto tante giovani e belle donne.

L’uomo in Italia, giustificato dalla credenza che “ha più desiderio e quindi potere delle donne”. Si parte quindi dal presupposto che le donne non hanno desiderio e se ce l’hanno diventano oggetto di disprezzo e sberleffo, come se una donna normale non dovrebbe provare piacere.

Penso infatti a quelle donne tra le quattro mura domestiche che devono fare sesso per dovere coniugale anche quando sono troppo stanche. Penso agli stupri, donne e ragazzine costrette a subire rapporti sessuali contro la volontà da uomini convinti che il desiderio sia una cosa maschile.

Perchè il desiderio sessuale è potere. Le donne avrebbero maggior potere sugli uomini se manifestassero il loro desiderio. Il potere di scegliere il proprio destino, ma anche solo il potere. E per potere non intendo che le donne dovrebbero subordinare gli uomini ma raggiungere la parità avendo gli stessi diritti degli uomini, le stesse opportunità e lo stesso trattamento.

Ma questo agli uomini fa paura. Fa paura perché in realtà le donne hanno più potere sessuale degli uomini. Noi possiamo decidere quando fare sesso o meno. Abbiamo lo stesso desiderio dei maschi e sappiamo gestirlo. Non è un caso che gli uomini temano le donne seduttrici perché credono che le vedono una minaccia al loro potere e la loro posizione che occupano nella società facendo analogie con le “prostitute”, anche se c’è poco di prostituzione nel vedere una donna che fa sesso per piacere. C’è poco da offendere le prostitute se sono delle vittime e se la prostituzione l’hanno inventata gli uomini. Ma il termine “puttana” esiste come insulto per scoraggiare le donne e riportarle al “proprio posto”, quindi, ad identificarsi con l’altra categoria: la “santa” o la “moglie”.

Per questo hanno inventato la verginità, il matrimonio, dove la donna deve subordinare la sua sessualità solo per le esigenze del marito come in uno stupro, per riprodurre, hanno inventato i bordelli, dove le donne devono usare il sesso per soddisfare le esigenze maschili, chiuse in un ghetto in una posizione di sudditanza e talvolta anche di schiavitù, tenute segregate e lontane dai posti di comando. Nei bordelli così come nella famiglia, luoghi dove molti uomini si alternato e hanno saputo dividere la “puttana”, colei che serve per il letto, e la moglie colei che deve rinunciare alla sua sessualità perchè si è abbruttita o perchè le donne rispettabili  non possono avere esigenze sessuali.

E se noi donne ci riappropriassimo dei nostri corpi, potremmo usare la nostra sessualità come strumento di piacere personale e di potere come fanno gli uomini?

Eppure ci sono cinque motivi per cui le donne hanno diritto di godere:

  1. Il diritto di godere perché la natura ingiustamente ci ha dato i dolori del parto. Godere, in questo caso, sarebbe una forma di riscatto verso ciò;
  2. Il diritto di godere perché il corpo appartiene a noi, come forma di riscatto verso secoli di sottomissione e soprusi subiti dalle donne;
  3. Il diritto di godere perché l’80% delle donne ha a che fare con i dolori mestruali ogni mese;
  4. Il diritto di godere perché ancora nella testa di molti siamo oggetti sessuali e noi ci prendiamo quello che per secoli è stato considerato d’altri;
  5. il diritto di godere perché se noi godiamo decaderebbe il patriarcato e non ci sarebbe nessuna forma di schiavitù di genere.

Medioevo in Italia: il feto nel cassonetto e il “mostro” in prima pagina!

Pochi giorni fa viene fatta una macabra scoperta: è stato trovato un bimbo morto dentro un cassonetto a Roma. Quest’anno è il secondo caso nella stessa città. Il mese scorso una donna straniera partoriva nel bagno di un ristorante e abbandonava il bambino dentro la toilette. Di solito casi del genere coinvolgono donne straniere per vari motivi: la disinformazione, il degrado, la riduzione in schiavitù: spesso sono le prostitute a ritrovarsi incinte e dover abortire o partorire di nascosto; ma il caso di ieri vede come protagonista una donna italiana di 25 anni.

 La ragazza in gravi condizioni si è dovuta recare con un’amica al pronto soccorso a causa di un’emoragia, è stato lì che ha dovuto confessare di aver partorito e aver gettato il bambino, trovato morto, dentro un cassonetto lì vicino. In poche ore la notizia ha fatto rumore nella stampa: quello che succede spesso quando si trova il “mostro” e lo si sbatte in prima pagina.

 Ma cosa spinge una ragazza italiana a dover partorire o abortire (la stampa non si è spiegata bene, in quanto alcuni giornali hanno parlato di feto mentre altri di bambino) in casa e di nascosto?

 Alcuni giornali si sono soffermati sul fatto che la donna ha nascosto la gravidanza alla famiglia, altri hanno parlato della condizione di disperazione e solitudine di quest’ultima. Una storia che descrive pienamente la condizione di alcune donne italiane, aggravata dal fatto che viviamo in un contesto sempre più arretrato e non parlo solo dello stato di povertà a cui le ragazze-madri vengono lasciate in Italia, senza alcun servizio per poter crescere un bambino, ma anche di un contesto che non lascia possibilità di scelta alle donne, costringendole a diventare madri quando non vorrebbero.

 Roma è una delle città con il tasso più alto di obiettori di coscienza. Nella magggior parte degli ospedali è ormai quasi impossibile abortire e la pillola del giorno dopo è introvabile. In questi giorni per di più, il movimento per la vita sta organizzando un sit-in di preghiere davanti ai pochi ospedali che praticano l’interruzione volontaria della gravidanza.

 In ogni parte d’Italia è quasi impossibile trovare un consultorio, sopratutto uno efficiente che non sia gestito da cattolici e la disinformazione, la difficoltà d’accesso alla contraccezione per le donne italiane è ancora una realtà attuale (ancora peggio per le immigrate). La ragazza avrebbe potuto abortire, avrebbe potuto accedere alla contraccezione d’emergenza, perchè non lo ha fatto? Non è difficile immaginare che magari è stata una delle vittime degli obiettori di coscienza a cui le hanno impedito di abortire o di prendere la pillola del giorno dopo.

 Potrebbe trattarsi di una donna disinformata, cresciuta in un contesto bigotto, dal momento che nascondeva la gravidanza alla famiglia, quasi fosse un disonore. Perchè ci sono ancora oggi realtà o meglio famiglie che impongono alle figlie di avere rapporti solo dopo il matrimonio. Ragazze del genere potrebbero aver ricevuto un’informazione sessuale?

 La disinformazione è tanta in un contesto arretrato come l’Italia. E che dire del padre? nessuno ha fatto accenno al padre. Mentre su Facebook molte donne hanno dato il via ad un linciaggio virtuale contro questa ragazza, senza rendersi conto in che contesto vivono, nessuno si è chiesto dov’era il partner della donna?

 Ieri mi sono imbattuta su un gruppo consistente di donne che invocavano la pena di morte, che la insultavano con epiteti come “troia” eccetera. Una di loro ha addirittura detto che “però quando si è divertita le piaceva“. E il padre? Possibile che le colpe ricadono sempre sulla donna?

 Sarà stata l’autrice materiale del reato, ma non si possono buttare le responsabilità di una gravidanza solo sulla donna.  Le ragazze forcaiole poi sono nate e cresciute nel contesto medievale delle infanticide, quelle che credono che la ragazza avrebbe potuto abortire “perchè oggi è possibile“, che “avrebbe dovuto usare i contraccettivi” ma il sesso si fa in due e quindi toccava anche al partner, “che esistono i contraccettivi e oggi lo sanno tutti” ma non è vero perchè c’è una disinformazione spaventosa e lo dicono le statistiche. Coloro che vorrebbero lapidarla e scioglierla con l’acido come fanno con le donne disonorate dei paesi arabi, mi fanno capire moltissimo che il contesto dove è cresciuta la donna che ha ucciso il piccolo è lo stesso di queste donne che si credono pure emancipate.

 Non sappiamo nulla sulla ragazza, sappiamo soltanto che è stata arrestata e che è in corso l’autopsia per stabilire se il bimbo era vivo o morto. Non sappiamo se era una ragazza costretta alla prostituzione, se è stata vittima di uno stupro o se è stata aiutata da qualcuno. Sappiamo soltanto che questa storia è squallida e racconta il degrado di un’Italia odierna.

Ho incontrato un medico obiettore: manuale di sopravvivenza

Martedì notte ho avuto un “incidente” durante un rapporto sessuale. Io e il mio ragazzo siamo entrati nel panico dato che in questo periodo non uso la pillola. Mercoledì a causa di problemi universitari (un esame) non mi sono potuta recare dal mio medico di base dato anche il fatto che è chiuso il pomeriggio, quando mi sono liberata dagli impegni. Giovedì lo studio del medico di base è chiuso e il medico è irraggiungibile. Mi reco in farmacia per fagli presente l’urgenza, dato che dovevo prenderla entro il giorno dopo, cioè giovedì, e il farmacista non ne vuole sapere: ci vuole la ricetta medica perché è un farmaco di fascia C. e in Italia la legge vuole che le donne facciano la fila per un contraccettivo di emergenza! cosa che negli altri paesi essendo “di emergenza” li danno senza ricetta se non anche gratis o a prezzi contenuti. Io disperata- erano le 9,30 di sera- gli chiedo come avrei potuto fare e mi spedisce dalla guardia medica. Mi sono fatta accompagnare dal mio ragazzo perché non ho la macchina e la guardia medica è dall’altra parte della città. Arrivata alla guardia medica, la sala d’attesa era semi-vuota. Erano le 9,55. Dopo una persona entro io e accedo in un ambulatorio praticamente pieno di crocifissi, madonne e immaginette di ogni tipo. Mi sento a disagio. Gli chiedo alla dottoressa: “potrebbe farmi la ricetta per la pillola del giorno dopo?” mi guarda malissimo e mi risponde che è un medico obiettore di coscienza. Io le rispondo che è urgentissimo che ho avuto rapporti sessuali martedì. Lei mi fa una lavata di capo e mi risponde “nel 2013 esistono i metodi contraccettivi, perché non li ha usati?” io le rispondo che li uso e che si è rotto il condom. Lei mi ha risposto “perchè non sei andata martedì anziché pensarci all’ultimo momento?”. Io le ho risposto che avevo degli impegni e lei mi ha detto di arrangiarmi. Poi io cerco di convincerla in ogni modo e lei comincia a dirmi che la pillola del giorno dopo può far venire una trombosi letale e posso rischiare la morte. Poi mi ha detto che ci sono tante malattie perchè è una bomba di ormoni..Allora io la ascolto e le dico che è a mio rischio e pericolo. Poi mi dice “ma poi denunciano me”. Allora io spazientita le ho detto “Senta ascolti mi faccia la ricetta, non posso rischiare una gravidanza, se il farmaco è in vendita non ci sono rischi io l’ho già presa in passato”. Poi lei mi risponde che a maggior ragione che l’ho presa non la devo più prendere per la seconda volta perché è “una bomba di ormoni” Poi la ri-convinco e mi dice “Non posso va contro i miei principi è un OMICIDIO!!, un OMICIDIO”. Io le rispondo che non è possibile che è un metodo anticoncezionale. Lei si altera un pò e mi fa presente che non è un metodo anticoncezionale ma un anti-annidamento e praticamente è simile ad un aborto e sto come commettendo un omicidio. Mi ha perfino detto che avrei dovuto fare il test di gravidanza e che lei sarebbe perfino contraria alla pillola anticoncezionale e ammette solo il preservativo come contraccettivo!!O___O. Poi mi fa il disegnino su un foglio e mi fa vedere come funziona la pillola del giorno dopo trattandomi un pò da scema. Poi siccome entrava un’altra dottoressa in ambulatorio ha preso il foglio della ricetta a ha detto “Per questa volta io te la faccio ma non tornare più qui”. Mi chiede i documenti, mi chiede perfino se sono maggiorenne perche’ “ci mancherebbe pure che sei minorenne!”, e compila il foglio scrivendo il farmaco che non è più in commercio :LEVONELLE. Io non lo sapevo. Poi mi fa firmare e mi sgrida dicendomi di firmare in modo più chiaro e mi saluta in malo modo dall’ambulatorio. Mi reco in farmacia non credendo ai miei occhi di essere riuscita a convincerla, quando la farmacista, l’unica aperta a quell’ora, mi fa “Levonelle non è più in commercio da un pò”. Io rispondo “Lo sapevo lo ha fatto apposta”. Le racconto di essere andata alla guardia medica e di aver incontrato un medico obiettore e lei risponde indignata “Che vergogna, che maleducata, io invece obiettore non sono e ti do la pillola anche se la ricetta indica un altro farmaco, ma la ricetta te la rendo e facciamo finta di nulla”. Una farmacista molto gentile, un grande esempio di solidarietà femminile! Poi dice che medici così non dovrebbero nemmeno esercitare che non è possibile che c’è gente così ignorante. Dopo aver pagato, sono uscita e mi viene incontro consigliandomi di prenderla subito e che prima la prendo meglio è. Sono contenta di aver trovato una donna così solidale. Mi ero quasi commossa.  

Sul tema dell’obiezione di coscienza e della sessualità femminile me ne occupo per anni sul blog, portando esperienze e storie di altre donne. Ieri invece questa bruttissima esperienza mi è capitata personalmente e da vicino ho dovuto fare i conti con la mentalità sempre più integralista del nostro Paese che limita le donne  l’autodeterminazione del proprio corpo e della propria sessualità. Questa condizione è in linea con la posizione svantaggiata della donna nel nostro Paese. Assistiamo ad una progressiva privazione dei nostri diritti. Purtroppo poche donne sono informate di questa situazione. Io stessa che l’ho vissuta vi metto in guardia dai medici obiettori con un manuale di autodifesa:

- State attente se vi fanno vedere che vi prescrivono la pillola perché è una falsa mossa. Vi prescriveranno pillole inesistenti, mai commercializzate o fuori dal commercio. State attente perché a me è andata bene, ho trovato una brava farmacista ma non è sempre così. Cosa fare?

*nota aggiuntiva: La pillola del giorno dopo in Italia è NORLEVO e ELLAONE (pillola dei 5 giorni dopo). Per la pillola dei 5 giorni dopo vi consiglio di acquistarla in rete perché in Italia è obbligatorio il test di gravidanza e la pillola è pure cara quindi vi costa più di 40 euro in tutto se non trovate obiettori. Per abortire, se non potete fare costose trasferte, vi consiglio sempre la rete, ma fate occhio e assicuratevi che i siti siano sicuri e che siano farmacie online.

- Vi umilieranno, vi faranno passare per assassine. Fategli capire che state esercitando il vostro diritto e che è un vostro diritto essere libere di gestire il proprio corpo;

- Se gli avete fatto presente che il farmaco che vi ha scritto nella ricetta non è quello e continua ad esercitare obiezione di coscienza minacciateli di denunciarli. Un medico che si rifiuta di prescrivere la pillola può essere denunciato in quanto l’obiezione di coscienza per un metodo contraccettivo di emergenza costituisce reato di omissione di atti d’ufficio e soccorso.

In rete c’è l’associazione Luca Coscioni  che si batte affinché la contraccezione d’emergenza possa essere commercializzata anche in Italia come farmaco da banco, dunque vendibile senza ricetta medica. In Italia la pillola del giorno dopo può essere venduta solo con ricetta non ripetibile prescritta da un medico: pertanto in caso di necessità è necessario rivolgersi obbligatoriamente a un medico, con tutte le difficoltà che ci sono (come è accaduto a me ieri). In molti Paesi europei la contraccezione d’emergenza è liberamente acquistabile come farmaco da banco, e in alcuni casi anche distribuita gratuitamente. Negli Stati Uniti la FDA ha stabilito che la cosiddetta pillola del giorno dopo possa essere acquistata dai maggiorenni senza la ricetta medica. Non è un caso se si tratta di paesi dove le donne godono di una posizione migliore dal punto di vista sociale e sessuale. Però perfino nei paesi che il nostro paese indica come più “incivili”, come Algeria, Romania, Messico, Albania la pillola è distribuita senza prescrizione medica! Da ciò si deduce che in Italia la sessualità è più vincolata rispetto a paesi islamici come Algeria. Leggete qui la situazione italiana.

In italia, invece si sta diffondendo l’obiezione di coscienza, che è  dalla legge 194 sull’interruzione di gravidanza ( che è purtroppo in aumento, rendendo in molti casi inapplicabile la legge). Secondo un parere non vincolante del Comitato Nazionale per la Bioetica potrebbe essere estesa alla prescrizione della pillola del giorno dopo. Se questo dovesse accadere, in un paese dove l’obiezione di coscienza alla legge 194 è altissima quindi salvaguarderebbe quelle che hanno avuto una gravidanza a rischio, le donne non avrebbero nemmeno la possibilità di prevenire una gravidanza.
Sono segnalati in tutta Italia casi di ospedali che negano la prescrizione della pillola del giorno nei momenti critici in cui non è reperibile né il medico nel consultorio familiare, né il medico di base, adducendo come come motivo l’obiezione di coscienza dei medici di turno (come è successo a me ieri).
L’Associazione Coscioni offre un supporto a coloro che hanno intenzione di segnalare o denunciare inadempienze o malpractiche.

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