
Abbiamo ricevuto una settimana fa l’invito a partecipare alle elezioni del “Premio Immagini Amiche” del mondo femminile (!), evento promosso dall’UDI e dal Parlamento Europeo. I premi sono stati consegnati venerdì 1 marzo a Milano, alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia e del vicedirettore del Corriere della Sera, Barbara Stefanelli.
Sul sito si parla di premiare la “creatività socialmente responsabile” e uno spot vagamente ispirato al principio dello swap fa parlare donne con voci maschili che chiedono delle rappresentazioni realistiche e non stereotipate.
Le categorie sono cinque: programmi televisivi, pubblicità televisiva, pubblicità stampata, affissioni e web.
Il principio ispiratore potrebbe essere anche lodevole, ma sono le nominations a lasciarci perplesse.
Con i programmi tv ci ritroviamo a sorridere amaramente. I candidati sono sceneggiati di dubbio gusto, qualche programma di infotainment e TG1, 2 e 3 ( vorranno mica premiare la “splendida” narrazione di genere dei telgiornali RAI?!).
Rispecchiano insomma l’avvilimento generale della televisione italiana ignorando le poche sacche di evoluzione e miglioramento.
La seconda categoria, pubblicità televisiva, però spegne già qualsiasi abbozzo di sorriso.
Si va dalla più tradizionali rappresentazioni femminili, come la maternità ( lo spot Enel ci racconta quanta energia c’è nell’attimo del parto e ci aveva già perplesso ai tempi della sua uscita ), a pubblicità sostanzialmente slegate dal concetto di parità, diritti o rappresentazione, mere reclamizzazioni piazzate in lizza magari solo perché hanno una protagonista femminile “simpatica” e cosiddetta “anticonformista” ( lo spot Coop con la Littizzetto che ci dice di comprare i “prodotti di sempre” ). La maggior parte dei candidati sono spot che sembrano essere “immagini amiche” solo perché non sfruttano il corpo femminile esplicitamente come mezzo commerciale, ma senza in realtà sviluppare alcun contenuto positivo o concreto riguardo alle rappresentazioni.
La pubblicità Unicredit con le scale mobili, quella Nespresso con Clooney o la doccia sul tetto di Leroy Merlin sono inspiegabilmente “amiche”, forse appunto solo perché sulle scale mobili non si sbircia sotto le gonne, Clooney non fa battute volgari o la modella sul tetto non toglie il bikini?
Tra i candidati poi spicca lo spot P&G “Best job” per le Olimpiadi di Londra del 2012, quello in cui bambini di tutto il mondo evidentemente orfani di padre diventano grandi atleti grazie al sacrificio delle madri che tra un bucato e l’altro riescono a stimolarli e fare “il lavoro più impegnativo al mondo” nonché “il migliore” a detta della multinazionale: la madre, appunto.
Per (s)fortuna che a fare da controaltare c’è lo spottino SNOQ ( se non ora quando ), dove ci si piange un po’ addosso e poi si dice che “adesso senza le donne non si governa” e poi giù di sottintesa campagna elettorale per quegli schieramenti che alle donne e al genere non guardano proprio più quando poi si chiudono le urne.
Nella categoria web poi troviamo addirittura candidata “Doppia difesa”, l’associazione di Giulia Bongiorno contro la violenza sulle donne, che riproponendosi di “assume iniziative dirette a focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su discriminazioni, violenze e abusi” ( cit. dal sito ) contemporaneamente è stata in passato già candidata ed eletta tra le fila del PdL, uno dei principali responsabili politici delle continue insidie legislative ai diritti delle donne, alla libertà di genere, all’autodeterminazione della salute e della vita.
Basta davvero solo un video che parli, anche superficialmente, di combattere la violenza sulle donne perchè quelle siano immagini amiche?
Davvero dobbiamo fare finta che gli stessi gruppi politici che partecipano allo smantellamento dei consultori pubblici, all’attacco alla 194, all’embargo della RU486, alla chiusura dei centri antiviolenza… possano essere anche creatori di “immagini amiche”?
Le immagini, si legge, “non utilizzano stereotipi di genere e promuovono una creatività innovativa in grado di diffondere immagini ‘amiche’”.
Immagini amiche… di chi? Nostre no di certo.
Tra esaltazione della maternità, consumismo fintamente ironico e veramente slegato dalla questione e sottili riferimenti alle quote rosa, non troviamo amiche in lizza. Anche perché, le “amiche” dovrebbero essere promotrici di contenuti, non solo nelle rappresentazioni in sé.
Come slegare la promozione di una banca come Unicredit, un’azienda non certo ecosostenibile come ENI o di una multinazionale come P&G ( che sceglie di reclamizzare i suoi prodotti in maniera quasi solo stereotipata e svilente ) dal contenuto dell’oggetto promosso?
Come possiamo, come donne e precarie e anticapitaliste, apprezzare la sostanziale devozione al capitalismo, seppure al femminile?
Inoltre, la retorica della maternità non è anch’essa uno stereotipo di genere, forse ancora più radicato e difficile da estirpare di quello della donna-oggetto, e un ruolo sociale all’interno del quale il sistema vorrebbe fissare il genere femminile? Promuovere immagini che non esaltino la figura della donna come “oggetto di godimento sessuale maschile”, operazione che facilmente riscuote consensi, è sufficiente a render giustizia della poliedricità e pluralità delle figure femminile esistenti, in opposizione all’immaginario collettivo vigente? Noi crediamo di no, pertanto le immagini amiche solo delle mamme non possono essere anche nostre immagini amiche!
Vogliamo poi parlare dell’esaltazione dell’”italianità”, posta in essere non solo dallo spot SNOQ ma anche dal calendario delle ‘donne italiane’? Queste immagini sono amiche, quindi, solo delle italiane?
Insomma, dove sono straniere, immigrate, lesbiche, lavoratrici precarie, e donne che hanno scelto di non avere figli?
Allora facciamo noi le dovute distinzioni e premiamo chi davvero è “gender friendly”.
Ecco i nostri premi alle “Immagini amiche 2012″!
And the winner is…
Nella categoria programmi tv la serie GIRLS
( sono grassa e mi spoglio lo stesso)

Nella categoria pubblicità televisiva, la campagna “Amore e Sughi” di Althea
( non solo gli etero mangiano la pasta ).

Nella categoria pubblicità stampata, catalogo Stanhome
( quando lo spazzolone non prende fuoco in mano a lui )

Nella categoria affissioni, il plotter Gulagi Gang apparso a Roma in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, 25 novembre.
Nella categoria web …
ci sarebbero tanti blog, associazioni, collettivi da “premiare” ma segnaliamo solo alcuni di quelli che hanno avuto un ruolo fondamentale nella comunicazione e informazione di genere lo scorso anno
Fuori Genere
( per aver documentato e monitorato il processo Tuccia all’Aquila e la massiccia presenza delle donne )
Vengo Prima
( per il bel video su contraccezione d’emergenza e aborto, qui )
Malapecora
( perchè continua a parlare di una sessualità e una pornografia differente )






