Vergini sfigate e adolescenti indemoniate. Inchieste di cui potremmo fare a meno.

FQ

In questi giorni, tantissimi lettori e lettrici ci hanno segnalato questo articolo pubblicato su “Donne di Fatto”, lo spazio rosa del “Fatto Quotidiano”. Un’inchiesta sulle giovanissime alle prese con il sesso.

Partiamo con l’immagine a corredo FQ

Voyeurismo : ragazze riprese da dietro, sederi in primo piano, proprio l’immagine giusta per parlare di adolescenti/minori.

Il titolo già di per sé la dice lunga. “Sesso a 14 anni” : che scandalo, signore e signori, adolescenti vittime di quella piaga sociale che è il sesso. Segue con :“Se non ti fai sverginare sei una sfigata”. Iniziamo bene.

Analizziamo passo per passo questa pseudo inchiesta dai toni apocalittici e moralistici, senza uno straccio di dati, di fonti attendibili o meno e riflessioni. Un viaggio nell’adolescenza tra sgomento e piccole svergognate.

L’articolo si apre con questo passo al limite del grottesco:

Chiara, quinta ginnasio a Milano, dà la sua versione: “Il primo anno di liceo comincia la conta: entro 12 mesi bisogna ‘darla via’ altrimenti vieni emarginata”. E i maschi? “Non ci pressano perché non ce n’è bisogno”. Nessuna cura della contraccezione: “Il lunedì in classe c’è il panico: non ci si ricorda se il sabato, ubriache o fumate in discoteca, si è usato o meno il preservativo”

Ragazze che vivono l’approccio con il sesso come un sorta di conto alla rovescia di fine anno, gettando via per aria, e in faccia a tutti, etti di verginità. Ne danno via così tanta che non ricordano più se hanno usato il preservativo o meno e i poveri maschietti inibiti da cotanta esuberanza non hanno neanche bisogno di chiedere. Tranquilli, mettetevi in fila, che ce n’è un po’ per tutti.

E così nell’ora di educaziona fisica, la partita di pallavolo viene interrotta da una ragazza urlante che saltella

“Mi hanno stappata, mi hanno sturata ieri sera”

Ovviamente non si riferisce al lavandino del bagno ma esulta per altri tipi di perdite, ovvero quella della sua verginità, pensate un po’, ci è voluto un anno.

Ci sono delle rigide regole da rispettare prima dell’inizio del secondo anno del liceo : bisogna essere sverginate. Se entro l’estate della fine del primo anno non hai dato via la tua porzione di verginità, l’unica cosa che rimane da fare è di andare col primo che capita.

Attenzione uomini: frotte di lolite si aggirano fameliche per le strade delle nostre città in cerca di qualcuno che accetti la loro verginità; sono assatanate e determinate, qualsiasi sarà il vostro aspetto, la vostra età, la vostra personalità, non importa, non accettano no, la cosa più importante è darla entro i tempi prestabiliti.

L’articolo diventa via via più imbarazzante, fino ad arrivare al momento pathos-paternalista. Ora, c’è la descrizione della povera ragazzina vergine, con la maxi-felpa e le stelline disegnate sul polso (sarà il marchio, tipo lettera scarlatta, che spetta alle vergini?), emarginata dal gruppo perché vergine e quindi sfigata.

Per tutto l’articolo, tra l’altro, c’è un continuo sermone sull’alcol, colpevole di ogni tragedia. Forse Beatrice Borromeo, tanto presa dalla stesura di questa omelia, ha dimenticato che fare sesso con una ragazza sotto effetto di alcol o droga è pari all’infliggerle una violenza sessuale e quindi che c’è poco da moraleggiare sulla presunta “facilità” delle ragazzine.

Ma procediamo. Ora si passa ai preliminari, che praticamente non valgono nulla; quindi non barate care ragazze, fare una sega o un pompino non vi risparmierà il titolo di “Sfigata”, bisogna darla, dar via la verginità. Non dimentichiamo di fare anche un po’ di predicozzo sul fumo e sulle canne, che a quanto pare lasciano un effetto così devastante che non ricordi nemmeno il nome del ragazzo a cui hai fatto sesso orale.

Passiamo al sesso vero e proprio. La parola va di nuovo a Chiara, la vergine con le stellette al polso. Chiara racconta che i maschi, buonini , non pressano per far sesso – come se pressare qualcuno per fare sesso fosse una normale rivendicazione, o da qualche parte c’è un regolamento dal titolo: “I diritti del maschio”? – e continua dicendo che le vere cattivone, come al solito, sono le ragazze, quelle tentatrici. Siamo di nuovo alla vecchia storiella di Eva e la tentazione.

Addirittura le ragazze sarebbero delle indemoniate incapaci di tenersela nei pantaloni, devono sverginarsi a tutti i costi.

Per tutto l’articolo si continua a parlare di sesso come se fosse una porzione di bistecca, le donne la danno, mica fanno sesso per piacere personale, la danno per compiacere l’uomo e per non essere etichettate come sfigate, ovvio.

Una volta sturata, ops, volevo dire, una volta aver fatto sesso ovviamente la dai a chiunque.

Ti trovi a casa di un’amica e c’è uno carino? La dai

Sei al parco e c’è un passante piacente? Lo spogli, lo stendi e la dai.

In ascensore c’è un uomo che respira, blocchi l’ascensore, lo immobilizzi e via etti di verginità.

Passiamo all’orgasmo. Cosa sarebbe? E chi se ne frega, l’importante è darla via, non fai mica sesso per piacere, lo fai per tenerti stretto un ragazzo o per una questione di status, cosa diranno di te, altrimenti? E’ tutto matematico!

Veniamo alla parte più (amaramente) divertente : le precauzioni.

Dicevamo, queste ragazzine tutte droga e alcol sono talmente sfasate al lunedì che non sanno nemmeno con chi sono andate, solo qualcuna più giudiziosa – si contano su una mano, tutte le altre sono pervertite, ovviamente- usano preservativi e pillola anticoncezionale.

Le altre assatanate e indemoniate, ovvero quasi tutte secondo questa illuminante inchiesta, risolverebbero il rischio di una gravidanza andando a chiedere la pillola del giorno dopo nei consultori, come se fossero caramelle. Questo, lo fanno le più furbe.

Non possiamo dire la stessa cosa dell’autrice di questo articolo che tra paternalismi vari ha dimenticato che la pillola del giorno dopo non la danno mica via con tanta facilità e che, anche nei consultori, come negli ospedali, il personale obiettore sfora l’80%. Quindi farsi prescrivere la pillola del giorno dopo è diventata ormai un ‘impresa un po’ ardua invece qui la si descrive come se fosse una piccola abitudine delle adolescenti.

Una lettrice, sociologa, segnalandoci l’articolo si chiede e mi fa riflettere sulla metodologia dell’inchiesta : quante interviste avrà fatto e  in quale contesto? Dove?

Poco importa la realtà, poco importa quali esempi le giovani ricevano dai genitori, dalla società, dalla tv, quando l’importante è raccattare qualche “Mi piace”.

Poco importa il fatto che le ragazze, come i ragazzi, non ricevano un’educazione sessuale e siano totalmente all’oscuro dei metodi contraccettivi. L’importante è sciorinare prediche, inneggiare, tra una testimonianza o meno senza filtri, all’importanza della verginità, soltanto per le ragazze ovviamente, senza rendersi conto di come le ragazze e le donne in Italia siano castrate sessualmente e che c’è ben poco da moraleggiare sul fatto che le donne facciano sesso per compiacere qualcuno –e non per piacere personale

E poco importa che, per l’ennesima volta, l’intera colpevolizzazione sia stata addebitata interamente alle indemoniate donne. Si tira un sospiro malinconico e si pensa che non ci siano più le ragazze serie di una volta.

E gli uomini, invece? Come al solito sempre deresponsabilizzati da tutto. Un po’ come in questa inchiesta che mette sotto accusa solo le ragazze, mica i loro innocenti coetanei maschi.

Chissà cosa ci attenderà nella prossima puntata di questa saga di fantastiche inchieste. Si parlerà della storia di Santa Maria Goretti? O magari si colpevolizzeranno velatamente le vittime di molestie e stupri? Prepariamoci al peggio.

Fuori lo Stato dalle nostre mutande. Report da Perugia

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Ieri, come ogni sabato di inizio mese dispari, si sono ritrovati davanti  agli ospedali delle principali città i gruppi dei movimenti no-choice a fare le solite preghierine con tanto di cartelloni e croci macabre contro l’autodeterminazione e la libertà femminile.

Riceviamo, da un nostro lettore, il report da Perugia. Ringraziamo tanto Barbone Rocker per averci inviato questo dettagliatissimo report e lo pubblichiamo con immenso piacere .

E’ sabato primo marzo, una giornata piovosa, questo porta a chiederci se i pro-life si materializzeranno o se saranno intimoriti dalla pioggia.
La curiosità è tanta, ho avuto già a che fare con quest* alien*, l’anno scorso a Roma al S. Filippo Neri (in quel caso quattro alieni e un aliena, come vuole logica patriarcale), ed erano armati di banchetto per le firme per l’abrogazione della 194, megafono (voce e retorica radio maria style), volantini con immagini di feti splatter e frasi ad effetto macabro-moralizzatore.
Mi chiedevo come si sarebbero mossi a Perugia e l’aspetto meteorologico non faceva che alimentare in me l’estremo bisogno di fermare quell’altra pioggia, quella familista-bigotta-colpevolizzante-autoritaria che desidera impregnare di retorica e privazioni il corpo di tutte le donne, come del resto stanno già facendo silenziosamente da decenni all’interno di quelle strutture che dovrebbero essere libere e laiche.
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Arriviamo presso l’ospedale Silvestrini di Perugia intorno alle 10.40, l’appuntamento pro-life è stato fissato in un ingresso secondario dell’ospedale (dal quale si entra a ginecologia) ma a quanto pare nessun moralizzatore è presente.
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Nel mentre ci arriva una chiamata da altr* militanti, i quali dicono di aver localizzato i “preganti” di fronte l’ingresso principale. 

Prendiamo tutto il materiale e mentre la pioggia non accenna a diminuire, di corsa ci dirigiamo verso il “sacro” luogo.

Arrivati all’ingresso notiamo dalla parte opposta della strada tre donne immerse nelle loro preghiere (santino e rosario in mano), tutte over 50. Altr* mi dicono che hanno già notato la nostra presenza, ci organizziamo dividendo tra i/le presenti il materiale (cartelloni, volantini) e decidiamo di restare strategicamente su questo lato della strada, in modo tale da poter intercettare sia auto ed autobus che transitano e sostano di fronte l’ingresso, sia il via vai pedonale

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Nemmeno facciamo in tempo e prender familiarità con lo spazio circostante che arrivano due uomini della polizia di Stato di presidio all’interno dell’azienda ospedaliera, i quali sono stati avvertiti da una delle pro-life; i due chiedono il motivo della nostra presenza e se abbiamo o meno l’autorizzazione. Lo scambio verbale è brevissimo, i tutori hanno deciso che oggi non siamo cattiv* e non oppongono resistenza.

Ottenuto il benestare di Cesare (ma chi lo voleva??? Noi ti vogliamo pugnalare) notiamo una delle tre che ci immortala in una serie di scatti, il momento è esilarante, in quanto, mentre lei ci percepisce come diavoli da esorcizzare, noi ci chiediamo come abbiano fatto a ridurla così il tè coi pasticcini e la chiesa.
Ad ogni modo con orgoglio stiamo al gioco e ci mettiamo in posa e iniziamo a ricambiare il favore in modo da immortalare la loro pochezza numerica.
E’ sabato e dunque l’ingresso dell’ospedale non è molto trafficato, ad ogni modo una buona fetta di curios* osserva con attenzione i cartelloni esposti da noi attivisti o appesi in un secondo momento in alcuni punti strategici, curios* che sono poi intercettat* da un costante volantinaggio su entrambi i lati della strada.
Smette finalmente di piovere, passa il tempo e un continuo afflusso di militanti rende evidente la nostra schiacciante superiorità numerica oltre che organizzativa. Un paio di coraggios* decidono di cercare un confronto con la parte avversa e, nonostante sia ovviamente palese a priori che è impossibile trovare un punto d’incontro con questa catto-spazzatura, io comprendo chi decide di voler vedere l’alien* da vicino. Questi catto-alien* si muovono spesso nell’oscurità cercando di riempire con la loro maleodorante retorica strutture pubbliche quali ospedali, consultori, scuole.
Ed è, dunque, del tutto umano il desiderio di voler vedere almeno una volta nella vita da vicino la bestia ed ascoltarne i farneticanti versi.
Io me ne tengo fuori, in quanto, il maleodorante fetore della retorica familista pro-life avvertita l’anno scorso, credo possa bastarmi per i prossimi trent’anni; non posso fare a meno di ascoltare in un paio di occasioni il confronto e rimango stupito dal fatto che quest* pro-life siano apert* (almeno a parole e verso terzi) all’uso di contraccettivi (immortale è il ricordo di quell* roman* che sostenevano come il preservativo non fosse una barriera contro il virus dell’HIV). Dunque siamo di fronte a dei pro-life progressisti, wow! In realtà la prospettiva abolizionista integralista è la stessa che sta di fatto bombardando il corpo delle donne in tutta Europa (vedi Spagna) martoriando quei pochi diritti per l’autodeterminazione che erano rimasti grazie alle lotte delle nostre madri e delle nostre nonne. Ma si sa che nella caccia alle streghe, promossa da simili movimenti, spesso i politicanti trovano terreno fertile per intrecciare politiche di austerity e di controllo sociale.
Il confronto dei coraggios* porta una parte del nostro presidio a posizionarsi davanti i catto-preganti, praticamente oscurandone la presenza.
Successivamente si aggiungerà una quarta pregante e in un guizzo d’orgoglio i pro-life esibiranno un paio di cartelloni deliranti, nello specifico uno sosteneva che, siccome i genitori di Beethoven ebbero delle gravi complicanze con gli altri figli, allora è stato un miracolo che il suddetto sia potuto nascere grazie al fatto che essi decisero di rischiare in stile gioco d’azzardo, e fu grazie alla loro scelta che abbiamo potuto godere delle opere di un genio. Chissà, dunque, quanti Beethoven non nascono!
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Ovviamente, entrano in crisi disorientandosi quando gli fai notare che qualsiasi Beethoven non potrà mai essere un Beethoven in una società che nega sempre più assistenza economica, abitazioni, istruzione, assistenza sanitaria; questo anche attraverso lo smantellamento di quel poco di welfare che ci era rimasto. 
All’ora di pranzo avviene una piccola staffetta nella quale i pro-life restano in due, un uomo e una donna. Ricomincia a piovere e siamo costrett* a svestire muri, ringhiere e pali dai nostri messaggi politici e ripiegare tutt* sotto l’ingresso coperto dell’ospedale. E’ quasi una situazione comica, noi, dieci volte tanti, da un lato, i due preganti dall’altro.
Tra scambi politici e presenza scenica continua la nostra staffetta, che a un certo punto sarà bloccata, in quanto, l’omaccione barbuto pro-life è rimasto da solo a tenere in mano un cartello contro-194, in quel momento a noi è parso che la sua immagine di solitudine e tristezza anacronistica fosse un messaggio politico abbastanza forte da far intuire a tutte e tutti quanto siano schifosamente lontane dalla realtà le istanze portate avanti da quest* alien*, che vogliono imporre con ogni mezzo la loro visione a scapito delle vite e delle libertà altrui.
L’azione ha visto la partecipazione di militant* di: BellaQueer Perugia, Omphalos arcigay arcilesbica, Unità di strada Cabiria, Operatrici dei centri antiviolenza di Perugia-Terni, Rete Anti-violenza, Rete degli studenti medi, Sinistra universitaria Udu Pg, Csoa ex-mattatoio.
 
“Noi siamo qui oggi per testimoniare l’importanza di un corpo che sia terreno di riflessione sociale e politica. Siamo qui per dire di no all’istituzionalizzazione di questo corpo e no ad uno Stato che si sostituisca all’individuo nella su facoltà di agire e di autodeterminarsi.
Di seguito altre immagini del report

Un italiano su tre considera il sesso con minori accettabile

Il Messaggero

L’incontro sessuale tra un minore e un adulto è ritenuto “accettabile” da oltre un italiano su tre (38%): è il risultato più eclatante di un’indagine Ipsos per Save the Children. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti adolescenti che non conosce personalmente e l’81% pensa che le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti siano diffuse e trovino il loro ‘input’ su internet. Un italiano su dieci attribuisce la responsabilità dell’iniziativa di contatto agli adolescenti [...] Tra gli over 45, sono molti coloro che si affacciano alla rete per colmare un importante vuoto relazionale e affettivo della vita reale: il 37% degli italiani infatti afferma di utilizzare il web – soprattutto i social network -  per conoscere persone disponibili a fare amicizia o a intrattenere un rapporto di affetto o amore.   (Fonte Repubblica )

Un dato sicuramente allarmante, ma che poco ci meraviglia dopo l’affaire “baby-squillo”, dove abbiamo potuto constatare quanto le  uniche ad essere colpevolizzate siano state esclusivamente le due adolescenti e che mai a nessuno è passato per la mente di riflettere un attimo sui clienti : uomini maturi  che pagavano queste due ragazzine (potevano, vista l’enorme differenza d’età, essere benissimo i loro padri o addirittura i nonni) per delle prestazioni sessuali.

E ancora meno ci meraviglia questo dato dopo aver appreso che gli italiani sono ai primi posti come clienti del turismo sessuale minorile in Brasile, Repubblica Dominicana e Kenya.

La facciata degli italiani brava gente piena di valori, si sbriciola sempre più e lascia posto ad un popolo pieno di contraddizioni e moralismi ad intermittenza.

Come abbiamo sempre sostenuto, dalle pagine del nostro blog,  quello che serve innanzitutto è una cultura diversa, una presa di coscienza e un’informazione diversa.

Guardate che anteprima usa Il Messaggero per riportare la notizia

Il Messaggero

Piccole lolite provocanti in cerca di uomini maturi per la rete, li adescano e li provocano, è più o meno questo che ci comunica questa immagine allegata ad un articolo che riporta un’indagine di questo calibro.

Chi segue il nostro blog sa che, purtroppo, le notizie di violenza vengono quasi sempre riportate in maniera fuorviante :con  foto fuori luogo, descrizioni della vittima e giustificazioni al violentatore; tanto che ne è venuto fuori un video:  “La violenza sulle donne raccontata dai media”, dove si può notare che sessualizzare in maniera esagerata le vittime minori (e non) di violenze, stupri o molestie è una cosa troppo diffusa sui quotidiani online, soprattutto.

Come si può corredare un articolo che riporta un dato così grave con un’immagine, che dovrebbe rappresentare una minore, in questo modo? Quando impareranno i giornali a fare un’informazione più corretta e meno voyueristica?

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