La Rauti combatterà il femminicidio odiando il femminismo, ostacolando la 194 ma amando Miss Italia

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Due giorni fa Isabella Rauti veniva nominata Consigliera per le politiche contro la violenza di genere, da Alfano che ha dichiarato:  «L’ho Scelta per il suo curriculum»

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La notizia è arrivata come una doccia gelata, tutto avremmo potuto immaginare tranne che una persona come Isabella  Rauti, che ha portato avanti lotte contro l’autodeterminazione della donna e a favore dell’oggettificazione della stessa, potesse mai ricoprire un ruolo simile.

Non ci vogliono grandi politologi per capire quanto una persona come lei sia poco adatta al ruolo, ma per chi si fosse distratto per qualche decennio riporto i punti principali della sua carriera per quanto riguarda la parità di genere.

Innanzittutto è importante chiarire la sua natura politica: Isabella è figlia di Pino Rauti, segretario nazionale del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e  del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore .

La Rauti,quindi, fa parte della tradizionalissima e vecchia destra conservatrice  -  e quindi fascista- , ed è noto come nella cultura di estrema destra, e fascista, ci sia l’esaltazione dell’angelo del focolare, della donna dedita esclusivamente alla casa e alla famiglia, che ha come unico compito quello di generare una robusta e numerosa prole.

Ma purtroppo non è solo la sua natura politica che ci fa dubitare della sua capacità di ricoprire quel ruolo. Bisogna ricordare infatti che la stessa Rauti fu la seconda firmataria della proposta di Legge Tarzia nella Regione Lazio sotto la giunta Polverini.

Quella legge che permette l’ingresso dei movimenti cattolici antiabortisti  nei consultori che colpevolizza l’aborto, che sottopone le donne che intraprendono un’interruzione di gravidanza a una violazione della loro libertà di scelta, la stessa legge dello smantellamento dei consultori pubblici e dei cortei fondamentalisti cattolici.

Ricordiamo anche della recentissima vicenda su Miss Italia di cui abbiamo largamente discusso nel nostro blog

Isabella Rauti, grande sostenitrice del concorso Miss Italia, è stata una delle donne che tanto si è prodigata per la necessità di salvare il programma – in nome della libertà delle donne di unire bellezza e intelligenza- organizzando convegni –con altre donne della politica e dello spettacolo-  finanziati dallo stato dal nome un po’ contraddittorio “Miss Italia: il valore sociale della bellezza

Ha anche accolto, Miss 2012 in pompa magna a Roma con suo marito Alemanno.

Alemanno, lo stesso che due anni fa lanciò il famosissimo vademecum anti-stupro, quello che donava consigli alle donne su come vestire ma soprattutto di non uscire di casa dopo il calare del buio e di chiamare i sportelli anti-violenza in caso di necessità, sportelli anti-violenza che non sono stati per niente finanziati e promossi durante la sua amministrazione.

Bisogna quindi ricordare alla Rauti che la violenza sulle donne non è solo il femminicidio . Il femminicidio, come abbiamo già sottolineato tantissime volte, non è che l’ultimo atto di una serie di discriminazioni e violenze perpetrate sulla pelle delle donne

Consigliare alle donne di non uscire di sera è violenza.

Consigliare alle donne che genere di abbigliamento debbano indossare, per evitare violenze sessuali, è violenza ma soprattutto disinformazione perché ciò che causa uno stupro è solo uno stupratore e si dovrebbe dare un taglio a queste continue colpevolizzazioni alle donne.

Inserire fondamentalisti cattolici e obiettori nei consultori è violenza

Privare le donne del diritto alla 194 è violenza

Cosa importantissima da non tralasciare è che Isabella Rauti ha più volte dichiarato il suo dissenso verso il femminismo, come riporta Monica Pasquino dall’Huffington Post

Femminista non sono mai stata (…) femministe non lo siamo mai state e neanche post-femministe, perché del femminismo storico abbiamo respinto le parole d’ordine, i costumi, le mentalità (…). Quello che proprio non posso condividere del femminismo è lo spirito di liberazione che antepone la conflittualità tra i sessi alla complementarietà dei sessi, e vuole l’eliminazione dei ruoli di genere e la cancellazione delle identità maschili e femminili.

Si può combattere la violenza sulle donne odiando il femminismo?

Sempre dall’articolo sull’ HP :

Si può fare a meno della cultura femminista per contrastare la violenza sulle donne? Una destra familistica, arrogante e securitaria può lottare contro il femminicidio? La risposta del nuovo governo è sì.

(Sempre sull’argomento vi consiglio questo articolo di Sguardi sui Generis )

Turismo sessuale e minorile : italiani ai primi posti come clienti

In Brasile, Repubblica Dominicana e Kenya gli italiani sono i clienti più diffusi per quanto riguarda il turismo sessuale, la maggior parte delle volte il corpo acquistato appartiene ad una bambina truccata e vestita come un’adulta.

In Kenya sono circa 15.000 le bambine  (circa il 30 per cento) vittime di questa piaga.

Vengono svendute  la maggior parte delle volte  proprio dai genitori; in media hanno un’età tra i 14 e i 12 anni  in alcune zone l’età si abbassa vertiginosamente.

Trattate come bestiame e se vergini, hanno un costo extra di 10oo euro in più.

Sono dati allarmanti ma non bisogna assolutamente  pensare che questa piaga appartenga solo ai paesi sottosviluppati a volte non serve prendere un aereo e fare un lungo viaggio si può trovarle anche e semplicemente girando l’angolo; in Italia infatti i minori vittime di questa piaga sono circa 10-12.000 (figli di migranti, nomadi, minori non accompagnati).

Questo fenomeno tende ad aumentare proprio in occasione di grandi eventi come i mondiali e gli europei di calcio (proprio per questa piaga lo scorso hanno le Femen si sono battute tantissimo contro il turismo sessuale in occasione degli Europei a Kiev) .

Ecpat e Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) si sono “messe in marcia” per chiedere che i mondiali di calcio in Brasile siano a “impatto zero sui bambini”.

L’iniziativa può sembrare prematura visto che manca ancora un anno ma bisogna partire in anticipo per informare il più possibile tutti ma soprattutto i turisti in partenza .

“La settimana prossima ci incontreremo a Varsavia -racconta Marco Scarpati, direttore di Ecpat Italia- per pianificare, assieme alle Polizie di tutto il mondo, qualcosa che impedisca una replica, in Brasile, di quanto avvenne in Ucraina nel 2010 e in Sudafrica nel 2012: il racket trasportò bambini da tutti i territori circostanti, per accontentare la richiesta. Purtroppo tutto questo accade sempre, in occasione di eventi sportivi. E i controlli sono spesso labili, insufficienti, inefficaci”.

Un milione e duecentomila bimbi secondo le stime ufficiali, almeno due milioni secondo le cifre ufficiose. Ognuno di loro frutta 67.200 dollari all’anno. Per il racket, il budget complessivo supera i trenta milioni di dollari all’anno.

Fonte : qui

Da leggere anche qui

Il machismo che ha ucciso Fabiana non è altro che il fallimento della società italiana

Leggo di Fabiana, l’ennesima vittima di femminicidio.

Fabiana aveva solo 15 anni ed è stata ammazzata da un suo coetaneo, le ha dato fuoco che era ancora viva.

Fabiana voleva lasciarlo da parecchio ma lui era più forte. Lui è stato più forte.

Lui era un macho, il classico modello di uomo tanto in voga in Italia.

Lui la pestava da tempo, una volta le ha anche rotto il naso e poi l’ha rapita e l’ha portata in un’altra citta per una settimana lontano da tutte e tutti per renderla ancora più vulnerabile.  Fabiana lo aveva anche denunciato ma come al solito l’epilogo è stato che adesso lei è sotto terra

E i giornali ci tengono tanto a chiamarlo il “fidanzatino” che l’ha ammazzata per gelosia. E sono anni che siamo qui a spiegare sempre le stesse cose perché le parole sono importanti e se divulghi una storia così tragica con quelle terminologie in qualche modo stai minimizzando l’accaduto.

Questa non è solo il tragico epilogo di Fabiana questo è il fallimento della società italiana.

Fabiana poteva essere la figlia, la sorella, l’amica la studentessa di ognuno di noi.

Nessuno di noi l’ha aiutata. E io stessa mi sento una fallita e leggere di questa storia.

Perché forse scrivere e organizzare questo o quello non basta, serve una cultura diversa, degli esempi positivi e costruttivi, più impegno da parte di tutti.

Perché non si può più accettare che l’incultura  italiana mieta  in silenzio tante di quelle vittime tra donne e omosessuali.

I giornali ci tengono tanto anche a far vedere le sue foto dimenticandosi totalmente della sua età, e descrivono la sua stanza; ma che stanza poteva avere una ragazza di 15 anni? E che sorrideva sempre ed era buona e gentile. Perchè creare quest’aura da Santa Maria Goretti e da povera martire?

Perchè in Italia si parla di donne martiri ma non si cerca di affrontare il tema violenza e machismo in modo serio?

Fabiana non voleva essere una martire a 15 anni i progetti di vita sono proprio altri.

Fabiana era la ragazzina che tutte eravamo a 15 anni. A 15 anni si è vulnerabili, non si ha ancora una propria identità e si cerca in ogni modo di conformarsi, di rispecchiare i modelli imposti da questa incultura.

E allora inizi a cercare il classico tipo che ti protegga ma il più delle volte quello che ti protegge è anche quello che ti pesta, ti protegge dagli sguardi degli altri trattandoti come un oggetto, il suo, e lui di te può fare ciò che meglio crede.

Prenderti, lasciarti, non chiamarti, seguirti, impedirti di uscire con le amiche, tirarti qualche schiaffo e poi torna con la faccia affranta e ti chiede scusa e ti dice quelle cose che a 15 anni ti fanno sciogliere e sentire importante.

Perché ti insegnano da quando nasci a essere dolce, carina, romantica, accondiscendente e quelle frasi e quel suo comportamento te li fai piacere, anzi,  alla fine il suo comportamento tu non lo noti neanche più, perchè questo tipo di rapporti e di comportamenti nel nostro paese sono ancora troppo normalizzati e una ragazzina di 15 anni non ha la capacità e la forza di dire no a tutto ciò.

Anche se lei ci ha provato con tutte le sue forze a farlo. Ma il machismo ancora una volta ha vinto.

E non tentiamo di darci la colpa uno con l’altra, è colpa di tutti.

Fabiana è stata l’ennesima vittima di indifferenza e machismo.

Vorrei chiudere questo piccolo post doloroso facendo una piccola preghiera ai genitori che lo leggeranno:  insegnate alle vostre figlie a non sorridere se non ne hanno voglia, insegnate loro ad essere soggetti attivi e non prede, insegnate alle vostre ragazze a non essere accondiscendenti ad avere sogni e progetti, non raccontate loro solo storie di principesse, raccontate alle bambine anche le  storie di eroine coraggiose, le ragazze non hanno bisogno di principi azzurri o cavalieri che le “proteggano”, abbiamo bisogno di libertà, amore, sogni e amiche e amici e amanti che non ci mettano una catena al piede.

Care ragazze, ribellatevi al machismo.

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