Beyoncé e le curve di troppo

Beyoncé Roberto Cavalli

Sempre più sotto l’occhio del mirino è la bellissima cantante Beyoncé.

Sotto accusa: le sue curve.

Non è la prima volta infatti che tentano di modificare il suo corpo statuario per farlo sembrare più magro e filiforme tramite il magico intervento di photoshop.

Si era già parlato della svolta di H&M nell’utilizzare le cosiddette modelle “curvy” : Corpi magri o formosi? Liberi di essere se stessi!

L’azienda , tramite la sua nuova campagna promozionale, voleva in qualche modo distinguersi dalle altre proponendo dei modelli “veri”  (ovvero una modella, definita plus size, taglia 48) non riuscendo fino in fondo a mantenere però questa linea guida. Tante sono state infatti le polemiche suscitate quando si è scoperto che in realtà il servizio fotografico della cantante non era propriamente genuino, poiché numerosi scatti erano stati modificati al fine di eliminare le eccessive rotondità della cantante.

Inoltre basta dare un’occhiata alle modelle proposte nei loro cataloghi online per capire come la modella, orrendamente e impropriamente, definita curvy  o plus size sia stato semplicemente un espediente per far parlare di sé.

La scelta di ritoccare il corpo della cantante non è stata accolta nel migliore dei modi, la stessa Beyoncè infatti si è sentita oltraggiata da tale decisione:

«Quando Beyoncé ha scoperto che avevano ritoccato la sua immagine reale si è sentita oltraggiata – ha raccontato un insider protetto dall’anonimato – ed è andata su tutte le furie, perché una vera diva come lei non può tollerare una simile umiliazione. Così si è rifiutata di dare il via libera agli scatti incriminati e quelli di H&M sono stati costretti ad usare le immagini originali».

Qualche settimana più tardi a stravolgere completamente il fisico della cantante è stato  Roberto Cavalli proponendo un bozzetto atto a svelare il vestito da lui realizzato  per essere indossato da Beyoncé nel Mrs Carter Show World Tour.

Beyoncé Roberto Cavalli

Beyoncé Bozzetto

Pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del brand, il disegno mostra una Beyoncé completamente diversa. Più finta e magra di una Barbie, la Beyoncé ritratta nel bozzetto di Cavalli è grottesca, con gambe lunghissime e inverosimilmente sottili, vitino da vespa e zero seno.

Solitamente gli schizzi degli stilisti mostrano regolarmente figure allungate mal’immagine di Beyoncé sembra essere stata ritoccata con Photoshop, piuttosto che essere un disegno a mano.

Una vera e propria mistificazione della realtà.

Abito Beyoncé

Abito Beyoncé

 

Il bozzetto ha sollevato una marea di critiche, molti fan infatti hanno reclamato le curve della cantante. Curve che piacciono!

La Beyoncé stilizzata inoltre ricorda tanto  i disegni utilizzati dalla campagna per l’agenzia di modelle Star Models la quale si propone di difendere la  “bellezza reale”, utilizzando il claim “Non sei un disegno. Dì no all’anoressia” :  Dal Brasile, donne che sembrano disegni e “i gusti degli uomini”. Discriminazione ponderale #3

Per quanto possano arrivare notizie che annuncino  l’abbandono dell’utilizzo nel mondo della moda di determinati canoni , ci ritroviamo sempre gli stessi modelli stereotipati di bellezza.

Modelli stereotipati che vogliono le donne più magre, modelli che ci vogliono costringere ad adeguarci comprando questo o quello.

Modelli di consumismo perfetto che vogliono donne con corpi anoressici o donne con taglia 48 che vengono, implicitamente, definite grasse.

Inoltre mi viene inevitabile, vedendo questo bozzetto e le immagini utilizzate per la campagna Brasiliana, non fare un paragone con dei  giocattoli\cartoni: Le Winx.

Winx

Winx

Le differenza fra i modelli sopra proposti e le amate fatine sono quasi nulle: eccessiva magrezza, corpi irreali  con braccia e gambe lunghissime. Ma di tutto ciò ne parleremo più in là…

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Fonti: qui  e qui

“Addio donne fatali, ora piacciono le casalinghe!”…ma anche no!

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Lo sapevate che le donne fatali sono passate di moda e che l’uomo di oggi vuole la casalinga perfetta?

A lanciare questa notizia a dir poco stupefacente ,ma anche leggermente agghiacciante, è una blogger\giornalista, Candida Morvillo, dal suo blog presente nel giornale on-line del Corriere della sera.

Il fatto che determinati argomenti siano toccati proprio da una donna e su una testata abbastanza importante lascia alquanto allibiti, sembra infatti tornare nei passati anni 50 dove le donne erano costrette ad essere felici in cucina.

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Il titolo del  video parla chiaro:

Addio donne fatali, ora piacciono le casalinghe

Che fatale sia il contrario di casalinga mi lascia un po’ interdetta, in quanto dovrebbe essere donna in carriera, ma la blogger probabilmente, chissà per quale strano motivo, associa una donna indipendente e che lavora ad una donna fatale.

Già dal titolo possiamo notare come si stia cercando di dividere, come al solito, le donne in due categorie:

  • L’angelo del focolare, ovvero la donna dedita alla cucina, alla famiglia, conoscitrice dei migliori sgrassatori e ammorbidenti, un guru del volantino delle offerte del supermercato, amabile donna, sfornatrice  di prole, senza grilli per la testa o voglia di essere qualcuno;
  • La donna fatale, che dovrebbe essere il contrario di casalinga nel caso in questione. Quindi una donna sexy (in quanto viene utilizzato il termine fatale), libera, indipendente.

Quindi, donne di Italia unitevi! Strappate i vostri sudati pezzi di carta, abbandonate i vostri ambulatori medici, le vostre scrivanie, i vostri sogni di essere libere e indipendenti e tornate a lavare i piatti affinché l’uomo di oggi non si senta minacciato dalla vostra intraprendenza!

Il video inizia con un:

Di colpo è tutto un fiorire di donne con le gonne, ovvero casalinghe per niente disperate. Fanno la spesa, la lavatrice, cucinano si danno da fare con i lavori domestici…qualcosa significherà.”

Ma le gonne le indossano solo le casalinghe? Siamo addirittura ritornati allo stile, ormai abbandonato, del vecchio gonnellone  che tanto impazzava nelle pubblicità vintage?

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O si sta cercando di voler anche mascolinizzare una donna fatale, una donna che lavora, una donna indipendente? Essendo comunque questi dei ruoli che sembrano voler essere cuciti solo addosso agli uomini.

Ma analizziamo le parole usate: le donne oggi fanno la spesa, addirittura la lavatrice e quelle un po’ più evolute sanno persino andare al supermercato. Si parla di queste attività quasi come se si volesse lanciare la nuova moda dell’estate che tutti devono seguire per essere socialmente accettati, come se si stesse annunciando una novità, come se fossero delle attività che le donne non hanno mai svolto. Stiamo invece parlando di ruoli e compiti che per anni ci sono stati cuciti addosso e che attualmente non riusciamo ad eliminare. In tv, oggi, è uno spopolare di spot che richiamano la regina della cucina, la brava lava piatti, la domestica perfetta; la parola donna è quasi sempre associata alla pulizia della casa e alla cucina.

Perciò, cara Candida, la novità dove sta?

Andando comunque avanti nella visione del video scopro che la moda della casalinga è stata lanciata da due cantanti e dai loro video:

  • Violante Placido, in arte Viola, con il suo video We will save the show in cui interpreta una cameriera. Viene descritta come “una cameriera felice mentre passa l’aspirapolvere e rassetta i letti”. E addirittura è vista come il simbolo di una “casalinghitudine rassicurante e sorridente che credevamo desueta. Personalmente non noto tutto questo entusiasmo per l’ottima riuscita del letto rifatto  o del grammo di polvere eliminato , ne tanto meno riesco a vedere tutta questa casalinghitudine rassicurante. Quindi mi chiedo come questo video possa lanciare questa notizia shock:  “Addio donne fatali, ora piacciono le casalinghe”.
  • Ana Laura Ribas con il suo video Boogie Oogie Oogie, dove la cantante interpreta se stessa mentre va a fare il bucato in una lavanderia a gettoni, luogo dove ricordiamo vanno anche tutti quegli uomini single e non che vivono da soli o che semplicemente vogliono aiutare la propria compagna con le faccende domestiche. Anche in questo caso non riesco a capire la casalinghitudine dove si denoti, basta guardare il video per capire che il suo contenuto, come nel precedente caso, sia stato completamente mistificato:
Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

Screen shot del video di Ana Laura Ribas

 

Nell’immaginario maschile tornano di moda le casalinghe ma gli esempi proposti per giustificare tale affermazione non sono per niente pertinenti, si continua infatti parlando di altre donne famose quali Madonna e Victoria Beckham, e di alcune pubblicità che le hanno viste protagoniste:

“Aveva cominciato Madonna lavando i piatti in una pubblicità di Dolce&Gabbana, l’aveva seguita Victoria Beckham posando per Glamour in versione casalinga allegra, si era agli inizi della crisi e ora che si è nel pieno la moda dilaga. Ritorna il sogno di donne che si prendono cura dei maschi, che non entrano in competizione sul lavoro laddove lavoro non ce n’è.”

Le pubblicità chiamate al banco dei testimoni per il processo sulla casalinghitudine rassicurante sono le seguenti:

Madonna per D&G

Madonna per D&G

e

Victoria Beckham per Glamour

Victoria Beckham per Glamour

Cosa ci sia di così allegro e rassicurante fatico nuovamente a vederlo, noto invece la completa mistificazione dei contenuti.

Il video, fortunatamente, sta per arrivare alla conclusione ed ecco sganciata un’altra frase shock :

Donne paghe di essere padrone in cucina come se ci potessimo illudere che non servano due stipendi in famiglia. Donne così padrone di se da poter far rete chiacchierando in cucina del punto di cottura giusto degli spaghetti.

Regine della cucina…un concetto di femminilità che evidentemente trionfa”.

Addirittura viene tirata in ballo la femminilità, un concetto già di per sé abbastanza costrittivo e rappresentativo di canoni fisici e comportamentali che preferiremmo eliminare anziché alimentare.

Lo scenario descritto da Candida Morvillo sembra quello in cui versavano diversi paesi durante il conflitto mondiale, dove a causa della guerra gli uomini erano costretti a partire per il fronte mentre le donne abbandonavano le cucine per andare a lavorare nelle fabbriche a costruire materiale bellico.

Lì le donne erano viste come una forza lavoro utile e indispensabile fin quando gli uomini non fossero ritornati a casa e queste avrebbero dovuto così abbandonare l’idea di lavorare al fine di rientrare nei ranghi culinari.

Inoltre, come già accennato, gli esempi proposti per dare credito alle sue parole sono fuori luogo e poco coerenti. Come si può parlare di una business Women come Madonna o di un’ex detentrice del motto Girl power come esempio di casalinghitudine rassicurante?

Soprattutto nel momento in cui le immagini dove sono state immortalate parlano di donne fatali.

Il video esaminato sembra davvero essere un cattivo scherzo, soprattutto se consideriamo che sono sempre di più le donne che preferiscono realizzarsi professionalmente.

Personalmente non mi interessa piacere ad un uomo soprattutto  se questo vuol dire mettere da parte i miei obiettivi e la mia realizzazione personale per abbracciare uno spazzolone.

Soprattutto odio il messaggio che si sta lanciando: per piacere ad un uomo, donna, torna in cucina.

Perché bisogna fare delle scelte che nascono dalle necessità dell’ uomo? Perché bisogna cercare di compiacere l’uomo anche se questo vuol dire abbandonare le proprie aspirazioni? Perché si continua ad utilizzare questo tipo di comunicazione?

Questi standard che si vogliono costruire, questo terrore della donna fatale, questa categorizzazione delle donne sinceramente ha stufato.

Probabilmente sarebbe davvero opportuno che qualcuna andasse ad infornare biscotti e dare esempio di rassicurante casalinghitudine al posto di lanciare notizie shock senza fondamenti.

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Li chiamano Toyboy…

action man

action manLe tendenze vanno e vengono e dall’anno scorso va di moda quello che chiamano il Toyboy,  fenomeno che qualche giornale scrive essere in crescita ma che in realtà è sempre esistito ma nessuno aveva ancora visto l’omonimo film di David Mackenzie per dare al fenomeno un nome degno di nota.

Ma cos’è un ragazzo giocattolo?

Si identifica come toy-boy il giovane amante di una donna più anziana o anche un mantenuto.

Si utilizza questo termine , per me abbastanza negativo e svilente nei confronti  degli uomini, al fine di identificare un ragazzo giovane e bello ma forse anche un po’ stupido ( altrimenti perché meritarsi l’appellativo di giocattolo?) , debole di carattere e completamente assoggettato alla sua compagna.

La sindrome del toy-boy colpisce un sacco di donne: da Lory del Santo, a Sharone Stone, a Madonna fino ad arrivare addirittura alla nuova presidente della Camera Laura Boldrini. Quest’ultima è stata attaccata tempo fa da alcune testate giornalistiche che volevano forse creare lo scandalo, gridare alla vergogna :

“[…] Ecco il toyboy della signora di Montecitorio. Il presidente della Camera è stata paparazzata con il suo fidanzato, un cronista più giovane di lei di 11 anni.”

Addirittura 11 anni! SCANDALO E VERGOGNA!

Solo 11?” Ci chiediamo con aria sbigottita. Pensiamo all’ex premier Berlusconi che con le sue nuove fiamme sorpassa abbondantemente i 40 anni di differenza.

Signora Boldrini, una tiratina di orecchie bisogna fargliela, 11 sono pochi per essere considerata una figa! (it’s just a joke)

Ma se consideriamo che la Boldrini è nata nel 1961 e che la matematica non sia un’opinione, il suo toy boy altro non ha che 41 anni.

Ma dare ad un uomo di 41 anni del toy-boy, soprattutto nel momento in cui questo è indipendente e con un lavoro, non è definibile nello stesso modo in cui Fantozzi descrive la corazzata Potëmkin?

Definire una persona di 41 anni(ma anche di qualunque altra età)  un toy boy significa non valutare la persona, non saperne nulla, non sapere di chi si sta parlando e voler solo cercare di gettare del fango su un personaggio pubblico e il fatto che questo personaggio sia una donna con una posizione di rilievo rappresenta   un deterrente in più nella nostra pudica, ipocrita e maschilista società italiana.

Le considerazioni da fare a riguardo sono molteplici.

Lo scenario come al solito è sempre lo stesso: L’Italia, paese maschilista con una fortissima impronta patriarcale che trova difficoltà a dare alle donne lo spazio, i diritti e il rispetto che meritano in quanto esseri umani e non subordinate per natura ( o per qualunque altra strana cosa) a nessuno.

Ed è questo ambiente che ci fa nascere spontanee le seguenti riflessioni:

Perché una donna che possiede un toyboy (stiamo parlando di giocattoli secondo qualcuno) dovrebbe essere considerata scandalosa quando invece uomini che hanno relazioni con donne di 20/30 e più anni di loro non destano nessuno scalpore?

Probabilmente per le stesse cause che spesso portano ad un’altra sindrome, quella della Troiofobia.

Ricordiamo infatti che spesso, nella situazione inversa, le donne nel momento in cui  hanno una relazione con un uomo più grande saranno immediatamente etichettate, dall’italic* maschilista,  come troia, puttana, cagna, una donna che guarda sicuramente al portafogli ecc ecc… mentre l’uomo ne uscirà vincitore e gran latin lover.

Alla fine se ci pensiamo anche il toyboy, per quanto possa essere visto come un giocattolo alla mercé della donna,  sarà considerato un casanova che nonostante la sua giovane età ha fatto sua una donna più grande di lui e quest’ultima viene identificata come una poco di buono (come al solito) o  , nel peggiore dei casi, con l’odioso termine di Milf – Mother I’d Like to Fuck- ovvero donna matura, madre impegnata e professionista della conquista.(definizioni reperite su  internet)

Insomma tutto questo parlare di donne con partner più piccoli in maniera negativa è sinonimo di due cose : maschilismo e arretratezza.

Due termini che purtroppo sono ancora troppo presenti all’interno della nostra cultura. 

La donna viene sempre vista come una poco di buono, non importa se il partner sia più piccolo o più grande di lei.

L’uomo possiede invece la libertà di fare quello che più gli aggrada e passare per un vincente: un esempio palese di ciò è il come vengano commentate le vicende amorose della Boldrini e di Berlusconi dai giornali, della prima se ne parla in modo quasi scandaloso, cercando buttare fango mentre del secondo se ne parla in modo normale.

La mentalità e la cultura patriarcale impongono che la donna debba rispecchiare determinati canoni e debba seguire delle regole prestabilite ed essere libere di vivere la propria vita non rientra in questo elenco.

Siamo donne e abbiamo la libertà di  scegliere con chi  vivere e condividere le nostre storie, relazioni e\o convivenze senza dover essere sempre etichettate come delle poco di buono o delle troie.

Siamo stufe di dover viver ogni nostra scelta come un qualcosa di sbagliato.

Fonti: Qui

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