Stereotipi all’italiana!

tette

Oggi vi voglio parlare di una pubblicità andata in onda in questi giorni sulle reti Mediaset, di seguito potete vedere il video:

Si parla dei simpatici e colorati orologi Scraak che ricordano tanto gli Swatch e che hanno dalla loro parte un prezzo abbastanza competitivo,peccato però che  abbiano voluto risparmiare sulla pubblicità utilizzata per promuovere il prodotto essendo quest’ultima davvero di pessimo gusto!

Qualcuno a gran voce griderà che viene utilizzata la solita ironia, ma noi lo precediamo dicendo che non è così, in quanto in un minuto e mezzo ci troviamo immersi negli stereotipi di genere che tanto affliggono sia il mondo femminile quanto quello maschile!

Il protagonista indiscusso di questa pubblicità non è l’orologio bensì un florido e prosperoso seno dove di tanto in tanto viene poggiato per essere sfoggiato, la pubblicità stessa infatti si apre con un’inquadratura della scollatura della cameriera che per la maggior parte del video si tocca e si muove in modo più o meno sensuale e provocante, con una voce che fa tanto telefono erotico.

Vengono assegnati dei ruoli stereotipati ai protagonisti del video:

  • Moglie rompi scatole e poco avvenente, che passa il suo tempo a controllare e bacchettare  il marito;
  • Marito che nulla può contro le scoperte e rotonde (per essere in tema con quanto detto dalla pubblicità) bellezze dell’inetta cameriera rimanendone per la maggior parte del tempo ammaliato con un’espressione e comportamento da ebete;
  • Cameriera bella e affascinante che a quanto pare ha ottenuto il suo posto per il suo corpo e non di certo per la sua bravura!

Questa pubblicità è sessista tanto per il genere maschile quanto per quello femminile!

La donna viene vista o come giovane, bella,affascinante e inetta che ottiene le cose per la sua bellezza e le sue grazie in bella  mostra, o come un’arpia rompi scatole un po’ invidiosa nei confronti della prima. È  perciò presente, nel primo caso,una sessualizzazione, mercificazione e strumentalizzazione del corpo femminile che viene usato per vendere un prodotto che poco c’entra con un florido seno al quale viene comunque associato (gli oggetti rotondi).

L’uomo è in preda ai suoi bassi istinti  che non riesce a dominare nel momento in cui si trova davanti una bella donna, a testimonianza di ciò c’è l’associazione ambigua che si da alla parola tendenza all’interno del video accompagnata da un “simpatico” suono volto a rivelarne il vero significato.

Questa pubblicità sembra un cattivo mix fra drive-in e una commedia sexy all’italiana!

Peccato però che gli anni nei quali andavano di moda questi ultimi programmi sono finiti. Davvero non si riesce a trovare un modo migliore di fare marketing  se non una donna procace che si palpeggia freneticamente una tetta?

Prodotti nuovi… stereotipi vecchi!

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Anche il giro d’Italia è vittima di immagini sessiste!

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Ritorniamo a parlare di immagini sessiste (purtroppo)!

In questi giorni è arrivata una segnalazione da parte di una pagina amica ,Femminismi, ed è l’ennesima segnalazione di un’immagine sessista che questa volta ha a che vedere con il Giro d’Italia e che potete vedere di seguito:

“Fano saluta il giro!”

E con cosa lo fa? Con una bella donna nuda! Infatti la maglietta rosa altro non è che pittura!

Il blog Femminismi ha già contattato il sindaco del paese chiedendone la rimozione, in quanto ,  giustamente, non tutti i cittadini di Fano si sentono rappresentati da quell’immagine, e lo ha fatto tramite la seguente lettera:

Al Sindaco del Comune di Fano e, per conoscenza, alla stampa locale

Oggetto: richiesta di rimozione del cartello pubblicitario sito in viale Gramsci

Egregio signor Sindaco, da qualche giorno campeggia in Viale Gramsci, luogo in cui si collocherà il Traguardo del 95esimo Giro d’Italia, un cartello di grandi dimensioni riguardante una operazione pubblicitaria di un esercente, operazione alla quale è stato dato un certo rilievo mediatico nazionale, negativo per la città, giorni fa. Si tratta infatti di una modella in sella ad una bici da corsa, sulla quale una operazione di “body painting” ha dipinto la maglia rosa. E’ evidente il tono sessista della operazione pubblicitaria: il Giro è una gara esclusivamente maschile, ed usare l’espediente delle nudità della ragazza è il solito modo di attrarre l’attenzione del maschio italiano medio, secondo una tecnica pubblicitaria che mette le donne nel ruolo di finte protagoniste ma in realtà di meri oggetti di consumo. C’è chi può considerare ancora accettabile questo tipo di messaggio pubblicitario, e se si trattasse di una semplice scelta privata, vista la libertà di espressione che è tutelata dalla legge, ci si limiterebbe allo strumento critico. Peccato però che sul cartellone pubblicitario campeggi la scritta “Fano saluta il Giro”. Per questo, poiché non ci sentiamo rappresentate da questo slogan, e poiché crediamo che una buona parte dei fanesi e delle fanesi non possano acconsentire ad essere rappresentati da una pubblicità sessista, Le chiediamo di agire affinché si rimuova l’affiche la cui stessa presenza mima un assenso generalizzato e istituzionale che non può essere condiviso. Le chiediamo che ciò sia fatto immediatamente. Augurandoci che la città, anche in sede istituzionale, voglia porsi all’avanguardia in un uso responsabile e più moderno della comunicazione pubblicitaria, abbandonando lo sfruttamento a mero scopo di attrattiva erotica per il maschio eterosessuale del corpo delle donne e sostenendo invece la libertà di essere di noi donne nella nostra completezza e autonomia espressiva, porgiamo Distinti saluti Femminismi, donne di Fano, Pesaro, Urbino.

Purtroppo la protesta è stata vista come un essere eccessivamente  bigotti, il body painting alla fine è un’arte- secondo l’assessore-quindi che male c’è? In giro (come al solito) c’è di peggio!

Segue un’ulteriore risposta da parte di Femminismi:

Assessore Santorelli, a Lei che si è rivolto a noi dell’Associazione Femminismi con parole di assoluto spregio, a lei che dovrebbe rappresentare l’Istituzione Pubblica che garantisce il rispetto della vita comune nella città di Fano, con cortesia rispondiamo così:

1) La nostra protesta si inserisce in un percorso critico sul rispetto delle donne nella città che ha avuto un momento centrale nel luglio del 2011 dopo i fatti della Notte Bianca (modello mercantilistico della cultura con alcool a fiumi e culminato con uno stupro di gruppo). Abbiamo organizzato le assemblee cittadine di donne e uomini per lavorare sui modelli culturali maschili e femminili, anche in forte contraddizione con la visione acritica da “bulli/gladiatori” e “pupe”, proposta a Fano. Ma Lei, Assessore non ci ha mai degnato di un briciolo di attenzione, eppure dietro tante scelte culturali discutibili c’era anche Lei. Da quel momento terribile per la nostra città abbiamo chiesto e proposto di cambiare rotta, sostenute da tante persone che non sopportano più il continuo proliferare di immagini, palcoscenici e dichiarazioni in cui le donne sono considerate solo merce e contorno. Eppure lei in conferenza stampa si chiede “chi siamo”, fa capire che per Lei non rappresentiamo nessuno … questo vuole dire che la sua memoria è corta.

2) La pubblicità “donna in rosa” – cosa contestiamo a questo intervento privato? Se lei avesse letto il nostro comunicato avrebbe capito – forse – che il punto è il continuo riferimento alla donna solo come un oggetto da mostrare, un oggetto che abbellisce a uso e consumo di una visione maschile del messaggio pubblicitario e maschilista della donna – la nostra critica non ha mai nominato come lei afferma la parola “scandalo” né tantomeno è bigotta, bensì pienamente in linea con il nostro lavoro di sensibilizzazione, che oggi in Italia è un obiettivo culturale diffuso.

3) Ma la nostra protesta è stata soprattutto indirizzata al fatto che – nonostante i tanti soldi investiti dal Comune per il Giro d’Italia – non c’era neppure uno striscione o un manifesto cittadino di accoglienza ai ciclisti, l’unica riconoscibile presenza era la “donna in rosa” con su scritto “FANO SALUTA IL GIRO” ci chiediamo: ma quale Fano? Ma chi rappresenta questa immagine e questo tipo di comunicazione? Lei si chiede chi rappresentiamo noi, le rispondiamo che noi non abbiamo mai parlato a nome di “Fano”, chi lo fa da privato, con quali diritti lo fa? E soprattutto perché lei pubblicamente lo giustifica e lo appoggia? Non è che questo messaggio sessista le piace? Abbiamo assistito durante la premiazione al saluto del vincitore della tappa ad una bambina, questo ci ha regalato un’immagine delicata e gentile: forse che il mondo dello sport recepisce meglio di lei e della Giunta fanese che il rispetto di tutte le donne, di quello che pensano e vogliono è un dovere di tutti gli uomini e quindi di tutti i cittadini? Visto che noi la faccia ce la mettiamo sempre, e ieri eravamo in mezzo alla gente a dire le nostre ragioni e abbiamo avuto – ancora una volta – tanti cenni di riconoscimento, una nostra delegazione firma con nome e cognome anche questo comunicato.

Noi di Un altro genere di Comunicazione sosteniamo la causa di Femminismi e se anche voi siete d’accordo andata a firmare nella loro pagina qui.

Siamo stuf* del sessismo dilagante!

BASTA!!!

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80enne nuda in pubblicità ed è subito scandalo!

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Siamo ormai così abituati a vedere avvenenti  giovani donne senza veli o quasi nei cartelloni pubblicitari che spesso ci troviamo a passare davanti a questi senza neanche degnarli di uno sguardo ma quando ad essere raffigurato  in una pubblicità è il corpo nudo di una donna non più giovanissima, cosa succede?  

SCANDALO!

Si suol dire che la donna è come il vino poiché invecchiando migliora, ed è infatti una casa produttrice di vino che ha avuto la trovata di associare al suo prodotto, il Barolo, il corpo nudo di un’ottantenne utilizzando  il messaggio “Barolo, nient’altro“.

Le foto sono visibili su questo sito.

Sul web si possono trovare pareri contrastanti: c’è chi definisce questa pubblicità orrenda definendola squallida e umiliante per le donne, e da come si legge qui, qualcuno avrebbe  invitato il Consorzio di Tutela del Barolo a costituirsi parte civile per oltraggio; c’è chi invece la definisce una trovata straordinaria ma solo perché a questa donna viene associata il vino che grazie a lei viene rappresentato come un prodotto vecchio, vero ed essenziale.

Personalmente credo che una pubblicità del genere esca completamente fuori dagli schemi comuni: niente tette al vento, labbra turgide, seni rifatti e scoperti e corpi perfetti bensì una donna un po’ in là con gli anni rappresentata  per quello che è: reale, vera e sincera nei suoi difetti, con il suo sguardo vissuto, le sue rughe serene, la pelle avvizzita con una bellezza che il tempo le ha modificato.

Se non dovessi pensare all’associazione donna-vino che è stata fatta ed associare questa immagine ad un contesto diverso da quello pubblicitario mi piacerebbe molto,l’ unico difetto  trovo che sia  il suo sguardo che vedo triste e malinconico.

Purtroppo però questa è la rappresentazione dell’ennesima donna oggetto, in quanto a questa donna viene associato un prodotto. Il suo corpo perciò è strumentalizzato, mercificato e sessualizzato e sono perciò concorde con chi dice che questa è una pubblicità umiliante per le donne, le quali  per l’ennesima volta vengono utilizzate come oggetti e strumenti di marketing in un contesto dove il corpo nudo di una donna ben poco c’entra.

Quello che però mi chiedo è perché questa donna fa così tanto scalpore? Di pubblicità del genere siamo invasi! Non è e non sarà l’ultima donna nuda che apparirà in una pubblicità, eppure ha destato scandalo più di tante altre!

Mi rispondo da sola dicendomi che il motivo di tutto questo è perché ad essere rappresentata è un’80enne, che nell’immaginario comune è vista come la buona nonnina che lavora a maglia, magari un po’ rimbambita che ti chiede di ripetere le frasi perché non ci sente bene!

È  quindi un’ Eresia  vederla al di fuori del contesto domestico non attorniata da nipoti come una qualunque altra brava donna di 80 anni! Purtroppo in molte proteste che si sono levate dal web noto una sottile ipocrisia, perché se la donna rappresentata nella pubblicità in questione è stata usata lo è stata come tante altre donne  presenti in una buona parte di pubblicità che tutti i giorni ci vengono propinate! Perché l’utilizzo di quest’ultime viene spesso visto come ironico mentre la nonnina in questione è scandalosa? Forse perché non rispecchia i canoni di bellezza che ormai sono diventati leggi non scritte?

Perché chi si arrabbia e si ritiene offeso guardando questa pubblicità non lo fa per le tante altre?

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