Modificazioni genitali femminili. Un approccio post-coloniale

Alcune campagne contro le MFG che fanno ricorso alla spettacolarizzaione

Ho letto il libro di Federica RuggieroModificazioni genitali femminili. Una questione post-coloniale. Il nostro sguardo sulla nostra alterità trovandolo molto interessante.
Quando si parla di mutilazioni genitali femminili lo si fa spesso utilizzando un linguaggio e attingendo a un immaginario eurocentrico e a volte razzista. Federica Ruggiero non intende nel suo libro difendere in maniera assoluta le MGF e nemmeno dare giudizi di valore, ma analizzare e tentare di decostruire le categorie cognitive, non prive di sessismo e razzismo, intorno a cui si articola il dibattito sulle mutilazioni genitali. A sua volta non è mia intenzione fare una recensione del libro, ma piuttosto partire da questo per cercare di proporre una lettura altra al problema.

Utilizzare il termine “modificazioni” piuttosto che il più diffuso “mutilazioni” è una scelta ben precisa. Partendo dal presupposto che il linguaggio sia performativo, cioè crei ciò che nomina, utilizzare un termine negativo come “mutilazioni” va a conferire a priori un giudizio di valore negativo a queste pratiche, negando in partenza la possibilità di dire la propria alle attrici direttamente coinvolte. Nel libro si prendono in considerazione solo le MGF praticate in età adulta, proprio perché si vogliono mettere in evidenza le contraddizioni  nel dibattito tra donne “occidentali” e donne immigrate in materia di autodeterminazione.
Il termine “modificazioni” risulta più corretto anche perché non tutte le pratiche classificate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come MGF sono mutilanti, tra queste ci sono infatti le alterazioni a carattere espansivo, come gli allungamenti clitorido-labiali attraverso massaggi o applicazioni di particolari erbe. Nei  casi di ipertrofizzazione della clitoride il piacere sessuale viene amplificato, a differenza di altre modificazioni di tipo riduttivo.

Le MGF sono pratiche di iniziazione, di passaggio all’età adulta; alla modificazione fisica si accompagna di solito un cambiamento nel ruolo sociale. Le MGF hanno una funzione identitaria, confermano l’appartenenza a una particolare comunità, gruppo sociale. Ma spesso in Occidente si parla di queste esclusivamente come pratiche punitive, creando così una distanza incolmabile tra la nostra visione del fenomeno e quella delle soggettività coinvolte direttamente, le quali solitamente non vengono interpellate, perché considerate vittime della loro cultura.

La dimensione naturale e quella culturale si sono da sempre incontrate. Gli esseri umani in tutte le epoche e in tutte le culture hanno cercato di adattare il proprio corpo, modificandolo, intervenendo su di esso in maniera più o meno invasiva, per adattarlo ai canoni estetici, culturali dell’epoca o della società di riferimento. Ma quando si parla di cultura si usano due pesi e due misuree: la cultura occidentale è molto pervasiva, ma lascia spazio a scelte libere, le culture non occidentali vengono considerate invece totalizzanti, non c’è spazio per scelte autodeterminate. Intervenire sul proprio corpo può essere una scelta per una donna occidentale, pensiamo alla chirurgia estetica o agli interventi sul corpo come tatuaggi, scarnificazioni ecc… che indicano l’appartenenza a una certa subcultura metropolitana. Intervenire sul proprio corpo non può essere mai una scelta per una donna non occidentale. Quest’ultima sarà sempre vittima. In quanto vittima ha bisogno di leggi che controllino, che regolino, ma soprattutto che puniscano.

Nel 2006 l’Italia, in linea con molti altri paesi occidentali, introduce una legge specifica per punire le MGF. Prima di tale data le modificazioni genitali ricadevano negli articoli riguardanti le lesioni personali, con la legge del 2006 vengono introdotti invece due nuovi reati nel nostro codice penale: delitto di mutilazione e delitto di lesione degli organi genitali femminili.
Si tratta di una legge razzista dal momento che colpisce solo una parte della popolazione, quella migrante. Spesso le donne immigrate si trovano accusate di un delitto che non sapevano nemmeno essere tale, ma la legge italiana non considera una attenuante la mancata volontà di arrecare danno. È chiarissimo che si vuole punire l’atto in sé e non i possibili danni e lesioni causati da questo. Tra l’altro la legge italiana non prevede alcuna tutela per le donne che decidono di non sottoporsi a tali pratiche, nessuna protezione, niente asilo politico. Niente di niente.

Nel libro Federica Ruggiero per mettere in evidenza il carattere fondamentalmente razzista di questa legge cita il caso della proposta di rito alternativo dei ginecologi Omar Abdulcadir e Lucrezia Catania. Una puntura simbolica della clitoride.
Nel libro segue rassegna stampa di quotidiani di tutti gli orientamenti politici che rifiutano in maniera forte questa proposta e lo fanno attraverso l’utilizzo di un linguaggio razzista e colonialista: “barbarie” , “riti tribali”, “orrore”, “scempio del corpo delle donne”, “ servizio dell’orrore”, “ignoranza”, “la mobilitazione dell’Occidente non deve essere giudicata un atteggiamento paternalistico bensì un modo per esportare pacificamente la democrazia” (l’ultima citazione è di Laura Laurenzi da Repubblica- 31 Marzo 2004)

La puntura sulla clitoride non arreca nessun danno, è puramente simbolica, tra l’atro l’alternativa non sarebbe tra la punturina e niente, ma tra la puntura e la pratica “completa”. Di nuovo è evidente che non è la salute delle donne che si vuole proteggere, nè l’interese primario è il non causare danni ai corpi delle donne, le motivazioni sono altre.

Ecco che la donna “subalterna” risulta doppiamente schiacciata nella sua autodeterminazione. Da una parte è oppressa dalla cultura patriarcale del proprio paese, dall’altra è privata della capacità di parlare per se stessa dall’imperialismo occidentale.

“Il ricorso alla retorica dei diritti umani è meno innocente di quanto si possa di primo acchito immaginare. Il colonialismo contemporaneo infatti, per sue istanze rigenerative, ha avuto bisogno di rifarsi il trucco, celando la sua natura attraverso le mistificazioni delle proprie intenzioni. E’ stato quindi necessario recuperare categorie coloniali apparentemente sopite, come il concetto di barbarie, arretratezza, sviluppo , aggiungendo a queste ultime anche rivendicazioni femministe, le quali, benchè inascoltate entro i propri confini, divengono un buon viatico per l’esportazione della democrazia” ( F. Ruggiero, Modificazioni genitali femminili, pagg. 75,76)

Ebbene sì, anche il femminismo in tema di diritti e valori può, anzi è, incappato nell’universalismo, quello stesso universalismo che il femminismo stesso ha smascherato come portatore di assunti particolaristici, espressione di una determinata cultura, quella dominante, di un particolare genere, quello del maschio eterosessuale, di una particolare classe sociale, quella della borghesia occidentale. Ma parlando di MGF spesso il femminismo ha assunto toni paternalistici, rivolgendosi alle donne “non occidentali” come a delle sorelle minori da proteggere e da difendere.
Noi donne occidentali contribuiamo alle loro lotte, o meglio, a volte, ci sostituiamo a loro, ma le donne “non occidentali” contribuiscono alle nostre lotte? No. Contro le forme di oppressione agite in Occidente noi non chiediamo il loro aiuto, nonostante avremmo da imparare, pensiamo all’associazionismo dal basso o all’alta presenza di donne nelle istituzioni in molti paesi africani.

Le donne occidentali pretendono di dare lezioni di civiltà alle altre donne, sentendosi libere ed emancipate. Ma è realmente così? Non siamo anche noi vittime di una cultura e di una società che vuole normare e controllare i nostri corpi? E per quale motivo noi occidentali ci consideriamo capaci di sottrarci a questa cultura che vuole regolare le nostre vite e i nostri corpi e non riconosciamo la stessa possibilità alle donne di altri paesi che invece sarebbero completamente sovradeterminate dalla cultura di appartenenza?

Le contraddizione nel dibattito sulle MGF esplodono nel momento in cui andiamo a confrontare queste con pratiche occidentali di modificazione dei corpi molto simili alle modificazioni genitali, ma che non vengono regolate da nessuna legge punitiva, né sono oggetto di campagne internazionali per la tutela dei soggetti che vi si sottopongono. La chirurgia estetica è una di queste.

Chi si sottopone a interventi di chirurgia estetica lo fa per modificare il proprio corpo, per renderlo più vicino ai canoni estetici dominanti in quella società e in quel periodo storico. Le donne sono esposte continuamente a modelli di perfezione e giovinezza, avvertono così il loro corpo come inadeguato, introiettando anche uno sguardo maschile nel dare questo giudizio su se stesse, e di conseguenza intervengono per modificarlo per ricavarne una maggiore accettazione sociale, ma anche professionale. Nonostante ciò nessun* si sognerebbe mai di impedire a una donna occidentale di rifarsi il seno o di ricorrere alla liposcultura, perché questi interventi sul proprio corpo vengono considerati, nonostante la pervasività di una società che vuole a tutti i costi le donne “belle” e giovani, espressione di autodeterminazione.
Quando si parla invece di MGF, anche quando sono le donne stesse a rivendicare l’uso di queste pratiche, non sono mai considerate come espressione di scelte autodeterminate. Le culture “altre” sono totalizzanti, quella occidentale no.

Per le mutilazioni genitali femminili ci sono molte campagne, alcune anche discutibili per il ricorso alla spettacolarizzazione o per il linguaggio razzista, invece per quant riguarda la chirurgia estetica non viene fatta nessuna campagna per disincentivarla. La chirurgia estetica non viene mai criminalizzata, anzi è oggetto di una accettazione sociale sempre crescente, se un tempo si nascondeva un seno rifatto, adesso si ammette senza problemi il ricorso alla chirurgia. Eppure ci sono interventi di chirurgia estetica genitale, molti diffusi negli Stati Uniti, ancora poco in Italia, molto simili ad alcune pratiche di modificazione genitale femminile.
Ringiovanimento del monte di Venere e delle piccole e grandi labbra, queste ultime non molto diverse dalla escissione, cliteridoplastica o riduzione della clitoride, molto simili alla clitoridectomia inclusa nelle MGF, con conseguente perdita parziale o totale del piacere in entrambe i casi.

Alcune campagne contro le MFG che fanno ricorso alla spettacolarizzaione

Alcune campagne contro le MFG che fanno ricorso alla spettacolarizzaione

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Gli interventi chirurgici, anche genitali, vengono considerati quasi simbolo dell’emancipazione femminile, invece le MGF son considerate quasi unanimemente pratiche barbare e primitive.

“Per paradosso è possibile chiedersi come verrebbe interpretata la richiesta da parte di una donna adulta africana di sottoporsi per motivi non terapeutici, bensì estetici, ad una cliteridoplastica, per la quale sarebbe disposta a pagare fino a 4.000 euro presso un istituto specializzato di chirurgia estetica specializzato in interventi ai genitali. Per il contesto e le modalità in cui avverrebbe l’operazione sarebbe un semplice intervento di chirurgia plastica? Oppure trattandosi di una donna africana, sarebbe comunque un caso di MGF, perseguibile quindi dalla legge? “ (“Modificazioni geitali femminili”pag. 51)

Immagine presa da un sito di chirurgia estetica, accompagnata da queste parole "Con la moderna chirurgia estetica è possibile ridare turgore a grandi labbra un po’ avvizzite ed a monti di Venere ormai appiattiti; con un piccolo ritocco si possono rimodellare piccole labbra irregolari o troppo sporgenti. E non solo per le signore non più giovanissime, ma anche per alcune giovani che possono avere problemi legati a piccole irregolarità di conformazione (soprattutto delle piccole labbra) che desiderano correggere per sentirsi più sicure."

Immagine presa da un sito di chirurgia estetica, accompagnata da queste parole “Con la moderna chirurgia estetica è possibile ridare turgore a grandi labbra un po’ avvizzite ed a monti di Venere ormai appiattiti; con un piccolo ritocco si possono rimodellare piccole labbra irregolari o troppo sporgenti. E non solo per le signore non più giovanissime, ma anche per alcune giovani che possono avere problemi legati a piccole irregolarità di conformazione (soprattutto delle piccole labbra) che desiderano correggere per sentirsi più sicure.”

Altra immagine proveniente da un sito che prpopone chirirgia estetica genitale

Altra immagine proveniente da un sito che prpopone chirirgia estetica genitale

Un altro intervento sui genitali che non prevede dispiegamento di forze e campagne contro è quello che riguarda i casi di intersessualità. Intersessuale è quel soggetto che presenta caratteri intermedi maschili e femminili. Dal momento che una società basata su un rigido binarismo di genere non sa dove collocare questi soggetti, essi devono essere riassegnati chirurgicamente a un genere. Così si interviene sul corpo degli intersessuali alla nascita per normalizzare chirurgicamente i loro genitali ambigui, senza prendere in considerazione il piacere sessuale, spesso compromesso nelle operazioni di riassegnazione, né l’autodeterminazione dell’individuo che di solito è ancora in fasce, quindi incapace di esercitarla in alcun modo. Anche i/le transessuali se vogliono cambiare nome sulla carta d’identità ed essere riconosciut* come uomini o donne dal nostro sistema giuridico, devono sottoporsi necessariamente all’operazioni di riassegnazione dei genitali. Demolizione, ricostruzione dei genitali con conseguenze in termini di piacere e non solo. Ma anche in questo caso non c’è nessuna legge che vieti queste pratiche nonostante siano invasive e penalizzanti, anzi sono addirittura obbligatorie.

Perché si sollevano tante voci contro le MGF senza prendere minimamente in considerazione la possibilità che esistano pratiche molto simili e altrettanto invasive in occidente? Perché la circoncisione maschile non è classificata come MGF? Perché non c’è lo stesso dispiegamento di forze ad esempio per le tante immigrate rinchiuse nei CIE?

“Sembra emergere come autentica dunque la considerazione sostenuta da molte donne immigrate, per cui le MGF sono un problema prima di tutto occidentale […] il Dott. Abdulcadir, impegnato nel centro specializzato sulle MGF, ricorda che i bisogni espressi dalle donne immigrate sono spesso di altra natura. […] salute, accoglienza, sicurezza e solo successivamente MGF. Molte donne stentano a comprendere il motivo di tanto scalpore su questo tema” (“Modificazioni genitali femminili” pag. 73)

Le donne immigrate lamentano problemi di accoglienza, di accesso alle strutture sanitarie, ma alle donne occidentali interessano solo le MGF. C’è una legge che non permette agli/alle immigrat* priv* di permesso di soggiorno di accedere alle cure sanitarie, nei CIE gli/le immigrat* subiscono costantemente violazione dei diritti umani, gli stessi CIE sono una violazione dei diritti umani, ma le forze impiegate per combattere questi orrori non solo altrettanto numerose rispetto a quelle per combattere le MGF. Perché? Probabilmente perché si tratta di corpi femminili, perché sono coinvolti gli organi sessuali femminili, nei confronti dei quali c’è un’attenzione in senso normalizzante e di controllo quasi morbosa.

Il corpo delle donne è oggetto da sempre di attenzione ossessiva. Dalla medicina alla politica tutt* hanno cercato di normalizzarlo. Con questo approccio alle MGF gli uomini, ma soprattutto le donne, occidentali stanno intervenendo ancora sul corpo femminile, privando le dirette interessate di quella soggettività che ritengono essere messa in discussione proprio dalle pratiche che si vorrebbero combattere.

La “soluzione” credo sia quella di cercare il dialogo e il confronto senza pregiudizi, abbandonare le nostre certezze e aprirci a posizioni diverse dalla nostra, considerando le attrici direttamente interessate non solo vittime e lasciando a queste altre possibilità oltre a quella di abbracciare il nostro punto di vista.

 

 

 

 

 

Rosaria sceglie di tornare con lui

L’amore fa soffrire. O almeno così ci hanno sempre detto.

La notizia che Rosaria, la ragazza di Macerata Campania ricoverata per l’asportazione della milza in seguito alle percosse del compagno, voglia ritirare la denuncia, ha fatto il giro del web.

Una scelta che appare incomprensibile. Anzi per alcun* quella di Rosaria non può essere nemmeno considerata una scelta.
La maggior parte degli articoli che riportano la notizia lo fanno cercando di far apparire Rosaria incapace di intendere e di volere.

In questo articolo del Corriere online Rosaria è quella ragazza che oggi dice di voler tornare con il compagno violento, ieri diceva che assolutamente non voleva più vederlo, insomma una persona che ha qualche disturbo.

Pazza. Deve essere pazza per voler tornare con l’uomo che le ha spappolato la milza.

La diagnosi di disturbo psichico paradossalmente potrebbe essere rassicurante. È pazza poverina, va curata.

Ma non credo proprio si tratti di malattia. Non è malata lei, così come non è malato lui. Rosaria e il ragazzo che l’ha picchiata vivono in un contesto in cui le relazioni obbediscono alle regole del possesso. Questa cultura è molto pervasiva, ma non può essere intesa come totalizzante, ed è qui che si inserisce il concetto di autodeterminazione, così difficile da tirare in ballo in questo contesto.

È una scelta autodeterminata quella di tornare con l’uomo che ti ha quasi uccisa?

Non è mia intenzione dare risposte, non è il mio compito e non ne ho. Quel che vorrei è problematizzare, cercare di non cadere nelle semplificazioni del “è pazza” oppure “è vittima della società patriarcale”, perché così facendo si rischia lo stereotipo, ovvero quello strumento usato per semplificare e banalizzare una realtà più complessa.

Pur con la consapevolezza che il contesto culturale e sociale nel quale viviamo non sia totalizzante, non possiamo negare che sia però fortemente pervasivo.

Le donne si sacrificano, le donne rinunciano, le donne si mettono da parte. Per amore. Questo ci viene insegnato.
Le donne mandano avanti la famiglia, la tengono insieme, per i figli, perché per i figli le donne si sacrificano, rinunciano, si mettono da parte. Questo ci viene insegnato. Sin da piccole.

Ci fanno sognare un amore dove la gelosia e il possesso li chiamano romanticismo e passione. Ci parlano del matrimonio come l’evento più bello della nostra vita. Quel matrimonio che spesso per la donna significa completa abnegazione.

Le bambine sono più obbedienti. Le donne sono naturalmente portate per essere madri e anche un po’ martiri. Le donne perdonano.

La verità invece è che gli uomini non nascono violenti e le donne non nascono martiri, ma viviamo in un contesto culturale che rafforza e riproduce continuamente idee e stereotipi che alimentano e fanno circolare la violenza. La donna deve farsi carico con dedizione assoluta dei lavori di cura,  le donne devono essere obbedienti e ricoprire una posizione subordinata nella relazione di coppia, l’uomo deve mantenere economicamente la famiglia, il possesso e la gelosia sono sintomi d’amore. Queste sono alcune delle idee che alimentano la violenza.

Rosaria e tante altre donne come lei, non sono pazze, non sono incapaci di intendere e di volere, ma le loro scelte vanno contestualizzate. Il contesto culturale e sociale non determina, ma influenza. Lavorare per cambiare, per smantellare, per decostruire pezzo per pezzo questa cultura che ci vuole passive, sottomesse, pronte a negarci.  Questa credo sia l’unica risposta che possiamo dare.

 

Pietro Grasso, invasione di donne incinte e legittimazione del razzismo

Senza nome

Senza nome

“Gli immigrati vengono in Itala a rubare il lavoro agli italiani” si diceva una volta, oggi si dice “Le immigrate vengono a partorire in Italia per la cittadinanza”. Diversa formula, stesso risultato. Razzismo e xenofobia.

Parlando di Ius Soli, una questione portata finalmente all’attenzione dalla ministra Kyenge, Pietro Grasso dice :

“Starei attento a parlare di ius soli, perchè il rischio è di vedere una gran quantità di donne venire in Italia a partorire solo per dare la cittadinanza ai propri figli. Meglio uno ius soli temperato dallo ius culturae”.

Per Grasso bisogna andarci piano con lo Ius Soli, concederlo a piccolissime dosi, altrimenti potrebbero arrivare, anzi sicuramente arriveranno, orde di donne incinte che non vedono l’ora di sgravare nell’accogliente terra italica.

Grasso vuole spaventarci ricorrendo all’immagine di donne con il pancione che in massa ci invadono perché ci tengono tanto, ma proprio tanto, a far figli qui in Italia, magari in un Cie, perché noi l* accogliamo bene gli/le immigrat*!

Il razzismo non appartiene solo a una parte politica. C’è quello schifosamente manifesto della Lega, c’è quello subdolo di chi dice “io non sono razzista, ma se facciamo tale legge poi ci invadono le donne incinte”, c’è quello di chi costantemente, fuori, ma soprattutto dentro le istituzioni, sdogana e legittima fascismi, intolleranza, odio.

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