Ennesima vergogna: Italia all’80° posto come parità di genere!

Secondo la classifica stilata dal World Economic Forum, per quanto riguarda il Gender Gap : l’Italia è scesa di ben altre 6 posizioni in un solo anno, per quantoo riguarda la parità fra i sessi.

Fino all’anno scorso occupavamo, con poco orgoglio il 74° esimo posto, ora invece siamo all’80esimo posto su 132 paesi!

Molto meglio di noi si piazzano:  Cipro, Perù , Botswana, Timor Leste , Uruguay, Kenya, Ghana, Cina, Romania, Vietnam, Thailandia,  Serbia, Brasile, Capo Verde, ecc. Tutti, più o meno, paesi considerati meno emancipati e sviluppati dell’Italia, che però in quanto  parità e civiltà ci superano con gran distacco.

Il podio come migliori condizioni di vita per le donne e come parità tra i sessi lo ottengono : Islanda, Norvegia, Svezia, Irlanda, Nuova Zelanda, Danimarca.

La classifica generale, e quindi il nostro 80esimo posto, lo si ottiene dalla valutazione di quattro parametri:

  • partecipazione e le opportunità economiche dati su occupazione, uguaglianza salariale e percentuale di donne impiegate (101esimo posto) ;
  •  l’istruzione tasso di alfabetizzazione e percentuale di ammissione in istituti superiori o università ( 65esimo posto),
  •  salute aspettativa di vita e mortalità rispetto agli uomini ( 76esimo posto)
  • empowerment politico numero di donne impiegate nei pubblici uffici e in incarichi politici o di governo (71esimo posto)

Dati che parlano da sé, ed aggiunti all’allarme femminicidio, fanno un quadro ben preciso del nostro paese :  possiamo dire, a gran voce, che l’Italia non è un paese per donne, ma soprattutto dobbiamo ricordare, che non c’è sviluppo economico e culturale senza emancipazione e quindi senza donne: ma perchè questo silenzio?

Se l’80esimo posto su 132 paesi l’avessimo ottenuto in base allo sviluppo economico  o per solidarietà e/o accoglienza verso altri popoli o qualsiasi altro dato di valutazione per emancipazione e/o civiltà sarebbe passato così in sordina? Ci sarebbe stata tutta questa indifferenza?

Fonti : qui qui qui qui

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