Vittimismo femminista? Consigli di lettura

E’ da poco che scrivo su questo blog, ma dalla mia esigua esperienza di blogger di comunicazionedigenere.wordpress.com a da alcuni commenti ai miei due articoli pubblicati, mi sono resa subito conto dell’importanza che possono avere esperienze come un blog sulla comunicazione di genere.

Ammetto che mi infastidisco quando, tra i commenti, leggo osservazioni che richiamano il facile vittimismo delle donne o denotano un certo disfattismo femminista ad oltranza. Non perché non accetti le considerazioni degli altri, al contrario, mi fa piacere che i miei articoli siano spunto di discussione, quello che mi disturba è l’alto livello di incomprensione, chiamiamolo così, dell’attuale situazione della donna in Italia: è possibile che una larga fetta della società italiana, in cui includo sia uomini che donne, non riesca a percepire quanto la disparità tra i generi sia ancora forte e quanto sussistano ancora profonde discriminazioni non solo nei confronti delle donne ma anche di altre minoranze che faticano a vivere quella che possiamo definire la “normalità”?

Tra i soprusi che sono costrette a subire le donne, uno dei più subdoli, poiché in molte circostanze sorretto da argomentazioni considerate legittime dall’opinione pubblica, è il controllo politico sul corpo delle donne: un corpo che diventa oggetto di referendum, di campagne elettorali, di leggi che stabiliscono e regolano l’esperienza della maternità, eccetera… Ma siccome oggi non voglio fare quella che fa del facile “vittimismo” e voglio essere propositiva, voglio suggerire a chi pensa che parlare di denigrazione dell’immagine, del corpo e anche del ruolo delle donne siano anacronistiche lamentele da parte di incontentabili disfattiste, la lettura di un articolo di Chiara Saraceno pubblicato su La Repubblica martedì 14 agosto. Ecco alcuni passaggi:

<<Usare il (proprio) corpo femminile come manifesto politico. Rovesciare l’ossessione voyeuristica per il corpo femminile che va di pari passo con la marginalizzazione delle donne come cittadine e come esseri pensanti, a vantaggio non dei propri interessi individuali, ma di obiettivi di denuncia politica. E’ quanto fanno gruppi di donne femministe, soprattutto nell’Est Europeo. (…) Le giovani donne russe della loro punk band Pussy Riot, quando irrompono con le loro canzoni di denuncia in contesti “sacri al potere”, si limitano ad esibire minigonne. Ma le maschere che celano il volto alludono ironicamente alla spersonalizzazione delle donne da parte di chi le rappresenta, appunto, solo come corpi fungibili, purché attraenti per chi li guarda e consuma. (…) Vedere delle donne che usano allegramente, anche se rischiosamente, il proprio corpo per sbeffeggiare il potere ha un che di liberatorio, specie dall’osservatorio italiano. Ove sembriamo strette tra il dover prendere posizione sul diritto a fare la escort e il perbenismo moralista e ipocrita che vorrebbero le donne “per bene” e competenti tutte seriose, accollate, possibilmente anziane, meglio se nonne, comunque de-sessualizzate>>.

E notizia recente che le Pussy Riot siano state condannate a due anni di detenzione dal Tribunale di Mosca. Stando a quanto riportato dalla cronaca, le giovani musiciste non si sono abbattute alla lettura della sentenza. Una di loro, la Tolokonnikova, in un’intervista rilasciata al giornale indipendente Novaya Gazeta ha affermato:  - Abbiamo già vinto. Noi (russi) abbiamo imparato ad arrabbiarci con le autorità e a parlare ad alta voce di politica – . Ed ha aggiunto: – Davvero non ci aspettavamo un processo perché non abbiamo mai commesso alcun reato. Non sospettavamo neanche che le autorità sarebbero state così stupide da perseguire quelle femministe punk anti-Putin, dandoci legittimità nello spazio sociale -.

Sull’onda ottimista delle parole di Tolokonnikova, chiudo il mio intervento con un ultimo consiglio di lettura: un articolo su una serie di mostre, alcune in corso ed alcune appena concluse, allestite a New York, in cui si propongono le opere di artiste che dimostrano come, lo sguardo femminile, abbia cambiato la scena dell’arte mondiale e che potete leggere QUI.

Non ho certamente la presunzione di cambiare la posizione di nessuno, ma spero almeno di aver istillato, in chi è convinto che certe osservazioni sull’importanza di una corretta comunicazione di genere siano solo inutili lamentele, la curiosità di dare una veloce lettura e un’occhiata a idee e immagini di chi la pensa in maniera diversa.

Commenti

  1. Parecchi articoli, sia ieri che oggi, accanto alle parole della portavoce delle Pussy Riot, hanno riportato la definizione “sex symbol”: ecco, se c’è una definizone che con le Pussy Riot proprio stona è sex symbol. Eppure una donna che canta deve per forza di cose essere un sex symbol, anche se fa politica, anche se si infila un passamontagna, anche se finisce in prigione diventando per tante, tantissime persone il simbolo della libera espressione di pensiero contro un regime totalitario, per la stampa italiana è sempre, principalmente un sex symbol.

    • Principalmente perché in Italia vige il sessismo secondo il quale gli uomini in una donna guardano il seno e non il cervello e le idee ma anche per il poco attecchimento della libertà di espressione che come in Russia è presente anche in Italia.
      E’ un problema maschile, le Pussy Riot non erano certo delle tipe che volevano farsi vedere (si esibivano anche in passamontagna) così come le Femen che quando protestano sono nude ma la loro nudità non è sessualizzata come quella delle riviste patinate anche se sono quasi tutte belle come modelle.

  2. Infatti per i miei genitori le Pussy Riot sono le “solite puttanelle” che volevano “farsi vedere” e “gli sta bene” che siano finite in galera, così “imparavano ad andare a lavorare invece che andare ad offendere la Madonna, che a fare quello son buoni tutti”… -.-

    • Non ho parole…
      I miei per fortuna hanno detto che Putin è come Hitler e Stalin e che anche in Italia sarebbe successo se un gruppo musicale entrasse in chiesa a suonare pezzi contro Berlusconi, sicuramente si sarebbero beccate la stessa pena.

      • Purtroppo per i miei il problema è proprio questo… “sono come quelli che non sanno fare altro che andare in piazza ad urlare Vaffanc… contro Berlusconi”. Secondo loro sono buoni tutti ad andare ad urlare contro questo o quel governo, però non sanno mai proporre soluzioni alternative per fare le cose… :/
        Nel caso delle Pussy Riot poi il fatto che fossero in minigonna ed in chiesa poteva essere solo per far parlare di sè e diventare famose… purtroppo siamo talmente abituati al fatto che qui in Italia basta provocare per diventare una star della tv che automaticamente qualsiasi provocazione diventa per “diventare famosi”…

  3. Cara Mary, penso che in un altro paese europeo in cui vige la libertà di espressione un’azione come quella delle Pussy Riot sarebbe stata perseguita legalmente, ma il punto è proprio questo: in Russia NON vige la libertà di espressione e, quindi, per esprimere le proprie idee bisogna fare qualcosa di eclatante. Per Mary e Lara: lo so che si vorrebbe convincere i propri genitori della bontà delle proprie idee, ma è uno spreco di energie se l’obiettivo è quello, se invece l’obiettivo è puntualizzare la vostra personalità, be’ allora è diverso :) Fa piacere che Chiara Saraceno abbia scritto qualcosa per spiegare all’opinione pubblica italiana che cosa sono le Femen e qual’è il significato delle loro azioni nel loro contesto.

  4. Paolo1984 dice:

    Io mi baso sul principio che compatibilmente con la società e la cultura in cui si vive, ognuno ha il diritto di vivere il suo corpo come ritiene. sulle Pussy Riot dico che la sentenza che le condanna a 2 anni è vergognosa, io sarò sempre dalla parte della laicità e della libera espressione artistica

  5. E per conoscere quello che pensano le attiviste delle Pussy Riot condannate, e quali sono le condizioni in Russia, ecco un’intervista, lunga ma molto documentativa, buona lettura: http://www.minimaetmoralia.it/?p=9022

  6. Tutto ciò che riguarda l’universo femminile è degno di nota. Più se ne parla meglio è. Sono molte le deficienze che riguardano il nostro mondo. Diversa la cultura che implica alcune tematiche o l’area geografica d’appartenenza. Pur tuttavia c’è un filo comune che lega l’universo femminile:la prevaricazione, l’arroganza, la conseguente non determinazione di donne come soggetti pensanti, non detentrici di corpi da utilizzare o sottomettere o peggio istituzionalizzare da un potere che vuole ad ogni costo dominarle.Sono sempre più frequenti i casi di violenza e di delitti perpetrati su donne sia in occidente che nelle società orientali.Donne prese a calci e pugni per aver disobbedito nel levarsi il velo o aver abbandonato il proprio carnefice che su di loro rovescia tutta la violenza possibile sopprimendole,privandole della vita.Questi i casi che si vedono , ma ne esistono centinaia che rimangono circoscritti nell’ambito famigliare dove si esercita su di loro una violenza psicologica ancora più difficile da fronteggiare impossibile da scuotersi di dosso. Quante sono le donne costrette a vivere in un ambito a loro non consono? Quante sono le donne che riescono ad avere la possibilità di determinarsi e pur tentando con ogni mezzo vedono quella possibilità allontanarsi diventare miraggio oasi in un deserto che le ucciderà poichè non riusciranno a raggiungerla?…Ci sono esperienze dolorose storie che nessuno sa e che rimangono come una palla legata al piede che devi trascinarti appresso fino a quando esisti fisicamente su questa terra. Eppure se solo si conoscesse se solo questo mondo dai diritti negati riuscisse a scommettere sulla creatività dei tanti diseredati/e forse le cose girerebbero diversamente. Forse, chissà….

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