La pornografia è la fine del desiderio? Meno male che c’è il postporno!

Ho letto il libro di Michela Marzano “La fine del desiderio. Riflessioni sulla pornografia”.

Le rappresentazioni del corpo e della sessualità nella pornografia privano gli individui della loro soggettività decretando la morte del desiderio. Il libro della filosofa vuole dimostrare questo e lo fa analizzando film, opere letterarie, testimonianze delle attrici pornografiche.

La pornografia è sovversiva, è liberazione dei corpi, dei bisogni, dei desideri! La pornografia è una grande espressione di libertà!!! … siamo sicuri?
Michel Foucault nella sua  “Storia della sessualità” ci ha insegnato che il potere non si esercita solo attraverso la repressione. Il potere non nega, non proibisce ma normalizza, istituisce, controlla.
Questo ha fatto il potere con il sesso, no repressione ma una gigantesca proliferazione: corpi sessualizzati ovunque, allusioni sessuali sempre presenti, la rubrica sul sesso nelle riviste che non manca mai, e poi youporn, redporn… Possiamo dirci liberi e libere perché abbiamo tutto ciò?
No, risponde la filosofa Michela Marzano, e io son d’accordo con lei.
No perché quella sessualità è normata stereotipata, potemmo dire inglobata nel “sistema”, non è sovversione, ma è una forma di potere che si esercita sui nostri corpi e sui nostri desideri per definirli, per farli rientrare “nella norma”.

La pornografia di cui parla Michela Marzano nel suo libro è quella della produzione seriale e della distribuzione su larga scala, quella che nasce negli USA  tra gli anni 50 e 60, quella frutto del capitalismo. È quel prodotto commerciale che si rivolge a un pubblico esclusivamente maschile, incentrato sul piacere maschile, che si conclude con l’eiaculazione maschile, che del piacere femminile se ne frega.

Scrive la Marzano “la sessualità è il luogo dello stupore. Ci lasciamo sorprendere dall’altro e dal nostro desiderio senza sapere esattamente come potrà svilupparsi l’incontro […] la pornografia è il luogo degli stereotipi […] l’uomo e la donna diventano semplici marionette le cui pose riprendono standard codificati”.
Le donne dei film porno, con i loro corpi modellati chirurgicamente, sono funzionali al piacere maschile.
Gli uomini dei film porno sono macchine instancabili. Nella pornografia l’altro individuo è un mezzo per soddisfare i propri desideri, è uno strumento, e questa soddisfazione, almeno per l’uomo, c’è sempre.
La pornografia è perfezione, automatismo, immediatezza, onnipotenza.

Nella pornografia scompare il viso, o è ridotto a maschera inespressiva, scompare la soggettività.
Da soggetti a ingranaggi di una macchina, niente fantasia, niente desiderio, ma riproposizione all’infinito di schemi sempre uguali.

Il libro di Michela Marzano ha però a mio parere un limite, quello di fermarsi alla pornografia della grande distribuzione, alla pornografia “commerciale”.
Esistono altre forme di pornografia, non maschiliste, non funzionali al mercato?

Ultimamente si parla molto di pornografia femminile. La regista Erika Lust ha fondato una casa di produzione di film pornografici rivolti a un pubblico di sole donne.
Sinceramente nei film e nei cortometraggi di Erika Lust ho ritrovato molti stereotipi dei tradizionali film porno, ma inseriti in un’atmosfera più glamour. Probabilmente la pornografia al femminile è una trovata di marketing, ma afferma che le donne hanno dei bisogni, dei desideri e già questo è un passo avanti!

Diverso è il discorso sulla postpornografia.
Che cos’è la postpornografia? Il postporno è un movimento dedicato alla rappresentazione della sessualità alternativa e dissidente. L’attrice pornografica Annie Sprinkle per la prima volta utilizzò questo termine per indicare la revisione della pornografia classica.
La postpornografia decostruisce i modelli stereotipati ed eteronormativi per creare un nuovo immaginario sessuale in cui vengono rilette le relazioni tra i generi e si da voce a corpi diversi, pratiche diverse, a tutto ciò che non viene rappresentato nella pornografia tradizionale maschilista.
Il postporno è un movimento culturale, filosofico, estetico, ma soprattutto politico, perché i modelli dominanti con cui entriamo in contatto influenzano la nostra sessualità e le nostre relazioni, decostruirli significa far esplodere le diverse soggettività, significa opporsi al modello unico maschilista e capitalista che vuole dirci come dobbiamo essere e cosa deve piacerci!
La postpornografia non è rivoluzionaria solamente perché rinuncia a soddisfare esclusivamente l’occhio del maschio eterossessuale, ma è rivoluzionaria anche nelle pratiche, dalle performance alle azioni collettive, il postporno cerca nuovi spazi, nuove forme aperte di condivisione.

Se la pornografia maschilista eliminando la soggettività elimina il desiderio, la postpornografia riesce a far emergere le diverse soggettività, producendo un’alternativa ai modelli dominanti stereotipati, chiusi e finti, liberando i corpi e i desideri, desideri che sono tanti e diversi!

 

Comments

  1. icittadiniprimaditutto says:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Paolo1984 says:

    Devo dire che non sono un fan del porno (ho provato a vedere qualche spezzone ma non mi ha detto nulla, devo dire la verità: trovo molto più eccitanti e credibili le scene d’amore dei film non porno) ma sono anche contro la censura quindi ben venga il post porno, ben venga la creazione di nuovi immaginari porno o anche la reinvenzione dei vecchi in una chiave nuova (come mi pare faccia Erika Lust), ben venga qualunque cosa possa arricchire questi ambiti, non per togliere qualcosa che c’era ma per aggiungere qualcos’altro

  3. Le rappresentazioni del corpo e della sessualità nella pornografia privano gli individui della loro soggettività decretando la morte del desiderio. Il libro della filosofa vuole dimostrare questo e lo fa analizzando film, opere letterarie, testimonianze delle attrici pornografiche.

  4. infatti il postporno non vuole togliere la pornografia dalla scena pubblica, nè censurare il porno “tradizionale”, ma decostruire gli stereotipi che quest’ultimo veicola. Più varietà c’è meglio è! I film di Erika Lust non mi entusiasmano ma ben vengano anche quelli! è importante cambattere il modello unico che vuole dirci cosa ci piace e cosa no, cosa dobbiamo desiderare e cosa no!

  5. “Non è l’oggetto anatomico desiderato a fare la perversione, ma direi, la presenza o meno della cura dell’altro come soggetto di desiderio.

  6. Le rappresentazioni del corpo e della sessualità nella pornografia privano gli individui della loro soggettività decretando la morte del desiderio. Il libro della filosofa vuole dimostrare questo e lo fa analizzando film, opere letterarie, testimonianze delle attrici pornografiche.

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