L’informazione fatta col culo. Perché non ho acquistato l’Espresso questa mattina

espresso

Ecco l’ultima copertina di L’Espresso e due analisi attente di Laura ed Elena:

L’informazione fatta col culo

Una ragazza in bikini si immerge nell’acqua di un mare cristallino. Lo sguardo fisso su di noi, occhi socchiusi e seducenti. Su una natica in bella vista, una bandierina della Grecia.

Pubblicità di un resort su un’isola ellenica? Reclame del ristorante greco appena aperto?

No, la copertina de L’Espresso. Tema, la crisi.

Così, questa scelta editoriale sconforta da più punti di vista.
È una pubblicità sessista, ennesimo attentato al rispetto dei corpi femminili, sfruttamento di un modello estetico non realistico, sottolinea la pochezza dei contenuti di ogni rivista abbia bisogno di accalappiare lettori agganciandoli allo sguardo (del culo) di una modella in posa.

L’Espresso però stavolta si è superato.
L’abbinamento foto/contenuto non è solo inappropriato, incoerente ( come nel consueto sfasamento pubblicitario ), non è solo offensivo.

Su una rivista che si definisce “settimanale di politica, cultura ed economia”, un tema caldo come la crisi greca viene trasportato sullo stesso baraccone che reclamizza costumi da mare e detersivi, immerso in un mare torbido di stereotipi e poi messo ad asciugare in prima pagina.

Così, mentre Panorama, capo stirpe della pseudo informazione amante delle tette in copertina, si fa più castigato ( nuovo layout bianco e nero, foto più sobrie ) l’Espresso non può che farsi avanti liberandosi da ogni remora antisessista.
Che poi in fondo, al centro sinistra, quella destra sboccata e mano morta gli ha sempre fatto un po’ di invidia.

Pensate alla immagini della crisi in Grecia. Cosa vi appare davanti agli occhi?
Manifestazioni sotto il Parlamento ateniese, polizia schierata nelle piazze, persone in fila davanti al banco dei pegni, bombe carta, volti coperti, fuoco.

Alla redazione de L’Espresso, invece, è venuto in mente solo: Grecia? Mare limpido, donna mediterranea, bikini rosso.

Come stare al passo coi tempi.

laura grì

Perché non ho acquistato l’Espresso questa mattina

Vi scrivo da Salina dove mi trovo a trascorrere qualche giorno di vacanza, coccolata dal mare, dagli abbracci di Lipari e Vulcano che mi svegliano al mattino e mi danno la buonanotte alla sera, e poi ovviamente da Eolo, irrinunciabile presenza in questo piccolo angolo di paradiso selvaggio.

Vi confesso che m’illudevo di essere in ferie anche dalle brutture e dai mali di questo mondo. Mi sbagliavo.

E’ mattina e sono a Lingua, a pochi passi dalle celebri granite di “Alfredo”, e mi manca qualcosa per essere perfettamente attrezzata per il mare. Ho tutti i gadgets “tipici”: compreso il mio cappello di paglia. Mi manca il giornale sotto il braccio, è piacevole compiere qualche lettura per ammazzare il tempo in riva al mare (non posso ammirare all’infinito il paesaggio!). Vado quindi in edicola, e compro il quotidiano “per tenermi informata” (visto che sono volutamente isolata: no tv, no internet etc.) e mentre ci sono spio qualche rivista. Per andare a colpo sicuro, penso di acquistare L’Espresso. In quel marasma di copertine estive, non lo trovo. Sarà esaurito? Mi dico.  E invece no ! L’Espresso c’è: perfettamente mimetizzato tra i giornaletti di strapazzo. E giustamente, mi sembra il minimo. La copertina è imbarazzante. Il titolo dice “Un tuffo nella crisi” e c’è una ragazza bruna, provocante, in bikini rosso, con la chiappa destra ornata con una bandierina greca. Ovviamente non lo compro, ed esco dall’edicola arrabbiatissima.

Insomma che le pubblicità sessiste non vadano in vacanza, non mi stupisce. Ma che una copertina del genere appartenga a L’Espresso, che avrebbe la velleità di incardinarsi in posizioni di centro-sinistra, mi preoccupa. Soprattutto perché questo genere di polemiche sembravano archiviate. E non mi riferisco solo alla celebre copertina del gennaio 1979 con l’infelice scelta di una donna incinta in croce per parlare della legge sull’aborto. Ma a quella “gloriosa tradizione estiva” come l’ha definita la mia amica Marisa (colei che mi sta ospitando in questo soggiorno eoliano) alla quale anche “Wikipedia” non rinuncia a ricordare:

“Verso l’inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l’attenzione del pubblico. Si invoglia all’acquisto, ma tali immagini hanno all’interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L’uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002″

E’ inquietante notare come coloro che si professavano leader e primi azionisti del partito AntiBerlusconi siano, oggi, i primi interpreti inconsapevoli di quella subcultura. Mi riferisco, per esempio, a Er Director Manfellotto, ormai berlusconizzato nell’animo, che nel presentare il numero del 10 agosto, quello della copertina incriminata, per spiegare la scelta grafica si esprime in termini di “un’immagine leggera, estiva”, quella di una “ragazza al mare”. Insomma la mercificazione del corpo della donna, con la chiappa- quarto di manzo- ornata col vessillo della Grecia, ha trovato autorevoli interpreti anche a Sinistra.

La colpa non è solo di Silvio. Adesso che ci siamo liberati di lui, liberiamoci dei suoi epigoni.

ps: Boicottiamo ?

elenacaruso

8 commenti

  • Grande Alessia, e aggiungiamo Laura. Io non posso boicottare perché non acquisto L’Espresso di regola, però mi è toccato scrivere più di una volta al direttore del settimanale in questione: niente da fare, come parlare al muro, non c’è verso di riceverne una risposta attinente con la domanda e che non sia preconfezionata. E’ l’onda lunga del back lash, ne vedremo delle belle.

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  • io sono dell’idea che la copertina di un settimanale debba richiamarne i contenuti: da Playboy mi aspetto certe copertine da L’Espresso altre quindi questa copertina in oggetto non mi piace però non c’entra nulla con quella del 1979, quella era una copertina “shock” che aveva piena attinenza con la questione che si voleva porre all’attenzione (questione ancora attuale dato che l’abuso di obiezione di coscienza mette simbolicamente le donne “in croce” quando vogliono decidere sul loro corpo), fu secondo me una scelta corretta

  • Anna Maria Campanale

    Tutto ciò che si fa per valorizzare la donna come personalità non è ancora assimilato dalla maggioranza degli uomini ed essi sono i consumatori essendo penalizzate dalla disoccupazione le donne, essi sono il consumatore di riferimento per le aziende. Mi avvilisce. Ho firmato anni fa contro la pornografia e sempre difeso l’idea della donna come portatrice di valori.

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