La cultura dello stupro e il senso di essere femministe

Una ragazza fiamminga gira con una telecamera nascosta nei quartieri di Bruxelles e fa un documentario che in Belgio scatena un dibattito sulla condizione delle donne.

La donna, registra gli insulti e le molestie che gli uomini dei quartieri le rivolgevano quando attraversava da sola le vie. “Troia”, “Puttana” “Shifosa”, sono pochi dei tanti insulti che ha collezionato nel suo video come prova del maschilismo imperante di un Paese dove la questione della parità pareva risolta da un pezzo.  (Il video però è stato anche tacciato di razzismo a causa del numero di molestatori di religione mussulmana  anche se non era nelle intenzioni dell’autrice). 

Il risultato? Femme de la rue (donna di strada) ha fatto sì che l’amministrazione locale approvasse una legge che prevede sanzioni a chi molesta verbalmente in base al genere.

E in Italia come ce la spassiamo? Qui non esiste nemmeno una legge che tuteli le persone LGBT dall’omofobia, fenomeno crescente e ancora troppo tollerato dai governi per via della mentalità comune secondo il quale l’omosessualità è una malattia o una perversione sessuale.

Ma le perversioni sessuali sono altre e sappiamo dove si annidano, e non è un caso che le “lobby” che tacciano i gay come persone depravate sono quelle dove i casi di pedofilia sono all’ordine del giorno.

Ma torniamo a noi. Se l’omofobia è un fenomeno che non vale la pena essere punito, figuriamoci come viene tollerato il sessismo, ossia ogni comportamento discriminatorio nei confronti di un individuo di sesso opposto. Il sessismo, come l’omofobia e il razzismo, è dappertutto: viene legittimato dai giornali, dalla tv, dalla pubblicità, dall’educazione tradizionale all’interno delle famiglie e nel dibattito pubblico.

Se il sessismo viene veicolato dai media non possiamo aspettarci che il popolo italiano sia abituato a percepire le donne come pari. Uno di questi prodotti sono le tante violenze di genere che avvengono in silenzio nel nostro Paese, in silenzio perché non c’è alcuna volontà dei governi di fare qualcosa per contrastarle.

Ma dietro le violenze si nasconde una vera e propria misoginia che nel nostro Paese non solo è diffusa per tradizione ma aumenta con l’aumentare dell’emancipazione delle donne che nel nostro Paese non è ancora accettata perché molti uomini non sono preparati al cambiamento e continuano ad essere educati a stereotipi duri a morire che non corrispondono nemmeno lontanamente alla realtà odierna.

Qualcuno/a di voi sta pensando a che successo potrebbe avere un documentario come quello di Sofie Peeters in Italia. Facciamo il punto della situazione, prima di arrivare al dunque.

In tutto il mondo (senza risparmiare quello occidentale) la violenza di genere raggiunge percentuali spaventose e oltre a questo poche donne sono disposte a denunciarle perchè spesso non vengono ascoltate. Sulla pagina facebook del nostro blog è stata pubblicata una ricerca sulla condizione di un Paese che sta meglio di noi ma non brilla certo di parità: la Gran Bretagna.

E’ una report che rivelerebbe (qui se volete scaricarlo) che le forze di polizia inglesi sottovalutano e non prendono sul serio reati come lo strupro, la violenza domestica e lo stalking. La ricerca è stata pubblicata dalla Durham University e da essa emerge che in Inghilterra solo il 53% delle donne è disposta a denunciare eventuali abusi sessuali e stalking. Una percentuale che si riduce sensibilmente nel caso in cui il molestatore è una persona conosciuta, non solo per la mancanza di fiducia nei confronti delle forze dell’ordine, ma anche per il timore di avviare un procedimento penale nei confronti di un carnefice che nella maggior parte dei casi è una persona conosciuta, quindi per paura.

In Italia è anche peggio. Se le donne inglesi denunciano nel 53% dei casi, le italiane che denunciano sono meno del 20% (8% quelle che denunciano uno stupro), perchè qui oltre alla mancanza di fiducia emergono atteggiamenti di stigmatizzazione sociale verso le vittime che osano denunciare o semplicemente parlare di un episodio di violenza.

Il problema è che qui, piu’ di altrove (parlo del mondo occidentale) si percepisce ancora di piu’ la cultura maschilista e le donne che denunciano uno stupro devono vedersela con una società che ancora le etichetta come quelle che “se lo sono voluta”, che “hanno provocato” o addirittura che “solo le ragazze facili vengono violentate” o peggio che “se lo meritano”.

Sensi di colpa e vergogna non aiutano a denunciare sopratutto se questi non vengono direttamente dallo stato d’animo della vittima ma da un’intera società che ti etichetta, quindi non poche donne si vergognano a denunciare, ree di vivere in un contesto secondo il quale la mentalità comune tende ad una forte legittimazione a compiere una violenza contro una donna, vuoi per prova di una mascolinità fallocratica, vuoi perché percepita come un oggetto e molte sono le reazioni contro la vittima:

1) Se si difende da sola viene considerata un’isterica, perchè lontana dall’immagine della donna che si fa difendere dal fidanzato o dal padre;

2) Se denuncia sicuramente si è inventata tutto, allora esce fuori la storia delle “false accuse” delle misandriche;

3) Se si difende poco perché bloccata dalla paura, se non vuole denunciare o se usa mezzi differenti da quelli comuni (come girare video o scrivere testimonianze anziche’ denunciare alle forze dell’ordine o farsi proteggere dal fidanzato), viene scambiata per quella che in fondo in fondo ci stava…

E’ come se ancora la violenza sessuale venisse percepita come un modo per far capire alle donne qual’è il proprio ruolo nella società ( o imporci quindi un ruolo) e di conseguenza non viene tollerata alcuna reazione da parte della vittima, nemmeno quella di subirla passivamente perchè anche in questo caso viene accusata di starci.

Insomma, qualsiasi cosa fa la vittima è colpevole, perchè donna. Veniamo al dunque. Immaginatevi una Sofie Peeters in Italia. Non ci sono ancora state, poichè le donne italiane a mio avviso non sono arrivate ad una consapevolezza tale da riconoscere le molestie verbali come forma di violenza. Non sto dicendo che le italiane gradiscono questo atteggiamento, ma spesso lo subiscono come se fosse una cosa normale come se essere prede fosse il loro ruolo, infatti le uniche che riuscirono a mandare “a cagare” in modo sonoro e deciso si trattava quasi spesso di donne straniere. Anche io ho subito tante volte apprezzamenti pesanti, pochi giorni fa fui fermata da un giovanotto che mi invito’ a salite in macchina a mo’ di adescamento di sexworker. Quella per me fu una violenza verbale data dalla concezione di donna che hanno alcuni uomini, gli stessi che sui forum si sfogano di quanto siamo tutte puttane. Allo stesso modo gli strombazzamenti con il clacson e le frasi oscene gridate dall’automobile che ho sempre ricambiato con un grande “vaffanculo” perché le molestie non equivalgono all’apprezzamento della bellezza femminile.

Se non siamo arrivati ad una consapevolezza tale, è un piacere vedere che su Youtube ci sono ragazze come questa che documentano le “manomorte” sui treni anche se sono un pò dispiaciuta del suo “mi scusi” come se lei avesse qualcosa da scusarsi. Ecco il video:

Il video risale al 2010 ma sono leggibili alcuni commenti tipici di una cultura maschilista ancora dura a morire nel nostro Paese:

Utente1: “L’hai allontanato perchè SUPPONEVI non gli venisse duro quindi era tempo perso ????” , Utente2: “al posto del vecchio me lo sarei tirato fuori e le sarei venuto sulle gambe…” , Utente3:“be se gli fosse venuto duro si faceva fare un servizio completo la zoccoletta!” , Utente 4: “solidarietà .. però adesso mostracci qualcosina dai ….” , Utente 5:“IL vecchietto ha fatto bene!”…. Utente 6:“Grande il vecchietto”

Non li ho riportati tutti ma questi commenti sono la prova di un Paese che non accetta che una donna parli di violenze perché considerata complice in quanto tale. Le donne ancora oggi sono considerate oggetti del piacere maschile, colpevoli e meritevoli di violenza in quanto donne, nulla di più, nulla di meno. Ed è a questo maschilismo culturale che noi dobbiamo cercare di lottare e far valere l’integrità della nostra persona e dei nostri corpi.

A volte è come lottare contro i muri di gomma e purtroppo quando sento di donne che si arrendono mi dispiace tantissimo. Oggi ho letto una lettera da parte di una lettrice che mi ha chiesto qual’è il senso di essere femminista se poi non solo non cambia nulla ma sono le stesse donne che rifiutano questo aggettivo per paura di essere prese per quelle che odiano gli uomini o per paura che gli uomini interpretino il loro femminismo come frustrazione per la scarsa attinenza a modelli estetici maschilisti imposti dai media. Io dico che su questo dobbiamo lavorare molto e non c’è da aspettarsi che un paese maschilista accetti il femminismo e spesso la parola stessa risulta scomoda. Io sono ottimista perché sono partita da queste premesse.

Ci sono donne che pur condividendo teorie femministe non si etichettano come tali proprio perché attorno alla parola femminista è stata creata un’accezione negativa che è tutta italiana, ci sono altre che addirittura continuano a portare avanti idee tradizionaliste contro la loro libertà e per paura di apparire femminile le accettano passivamente, ha senso questo?

Pensate che ha piu’ senso essere femministe o accettare cose che sono dannose per il proprio posto nella società? E’ come se un omosessuale accettasse la sua discriminazione per non passare per gay e non essere perseguitato..succede spesso ma ha senso questo? NO!!

Ha senso essere femministe, il femminismo è necessario se si vuole rispetto e se si vuole cambiare questo paese e il modo di percepirci. So che i pregiudizi sono molti ma cerchiamo di superarli! C’è chi si dichiara apertamente e senza pudore come un “fascista” e vi vergognate ad essere tacciate per femministe? dovreste essere orgogliose! Il femminismo ha portato alle donne diritti fondamentali e ha portato la società a progredire perchè non pensiamo che quei diritti che abbiamo in un pugno ci siano stati concessi dagli uomini (come ci fanno credere) e non frutto di lotte lunghissime (ci sono voluti decenni affinché le donne ottenessero il diritto di voto) e spesso sanguinose.

Lo so che è duro ottenere quello che si chiede ma ci vuole molta pazienza, abbiamo bisogno di femminismo.

Commenti

  1. icittadiniprimaditutto dice:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Cara Mary,
    questa volta il post coglie un fenomeno nuovo, che è l’emersione del disprezzo per le donne e l’emersione della velleità maschile di umiliarle e di sopraffarle. Non che in passato questo atteggiamento, che è fondante delle culture maschili (cioè di tutte quelle esistenti, con varie sfumature) non esistesse: era che si nascondeva. E si nascondeva facilmente perché le donne-per-bene erano addette all’ambito domestico, e di lì non uscivano, se non in tempi e modi protetti, mentre le donne-per-male, e quelle sufficientemente povere da poter essere considerate potenzialmente a disposizione, erano le sole che potevano mostrarsi. Poi le donne hanno conquistati gli spazi pubblici, in tutti i sensi, quegli spazi maschili che erano stati loro interdetti in precedenza, e ciò ha provocato una reazione: meno aggressiva, quella di epoche poco lontane dalla nostra, diciamo metà del XX secolo, in cui era ancora presente e operante una cultura “della buona educazione” che proveniva dalla borghesia e che veniva passata alle classi sociali economicamente inferiori. Il che non impediva, ovviamente, la mano morta sui tram, e tutto il resto, ma diciamo che erano atti socialmente riprovati, in quanto contrastanti con “la buona educazione”, il rispetto formale etc.
    Il femminismo degli anni ’70 ha rivendicato un livello ben diverso di rispetto, un livello sostanziale, che implicava le donne dovessero essere percepite come pari e, in quanto tali, degne di rispetto. Ahimé, quella stagione è stata sommersa, nella cultura di massa, come ben sappiamo, dai trent’anni di tettaculismo mediatico e dalle sue disastrose ricadute nella cultura popolare, appunto. Così che, oggi, possiamo assistere a scene inconcepibili quando io ero adolescente: due anziani individui, seduti a un tavolino di bar universitario, di cui uno, mentre l’altro ridacchia compiaciuto, pronuncia a voce alta la seguente battuta telefonica: “Ma siete andati a puttane? Eh?”. Siccome io sono ancora l’adolescente degli anni ’70 l’ho gratificato di un’occhiata di disprezzo e di un commento che voleva essere sarcastico, ma che non è stato recepito: la prossima volta farò meglio. Altro episodio, altro ieri: durante una lunga attesa in fila numerata ad un ufficio pubblico, mentre io lavoro con il mio net-book (quattro ore e mezzo eh), mi giunge conversazione tra due anziani individui in pancetta che enumerano le bellezze delle parti anatomiche di loro conoscente donna, a voce alta, commentandone gli effetti psicosomatici su di loro. Ecco, mia nonna avrebbe detto: ma che cosa bisogna sentire! Ma io aggiungo che, all’epoca sua, non si sarebbe sentito perché gli anziani individui pancettati si sarebbero limitati a pensare, trovandosi in luogo pubblico, e non si sarebbero sentiti autorizzati a proclamare ad alta voce. Quest’ultimo, appunto, è il risultato della reazione tettaculistica maschile. Questo commento è destinato a chi vuole capirlo, non ho tempo di rispondere a repliche pretestuose, grazie Mary.

  3. E pensare che io avrei la soluzione… per certi “socio-malesseri”… come questo! :-)

  4. Paolo1984 dice:

    Piccola curiosità: ci sono state polemiche in Belgio e accuse di “razzismo” in Belgio perchè pare che molti degli uomini che insultavano la Peeters fossero di origine nordafricana, lei si è difesa dicendo che non ha fatto altro che rappresentare la realtà e la nazionalità di chi la insulta non ha alcuna importanza.
    Sul perchè alcune donne hanno timore di dichiararsi femministe, forse gioca anche il fatto che spesso il femminismo è percepito da alcune donne ,a torto o a ragione, “giudicante” verso una serie di cose: il desiderio di maternità, la vanità, la seduzione eccetera. Bisogna tenere presente comunque che non esiste il “femminismo” ma i femminismi, ci sono molte correnti di pensiero
    Quanto alle idee “tradizionaliste” donne che le professano con convinzione ci sono sempre state e ci saranno sempre, non mi scandalizzano, l’importante è che non le impongano a tutte e rispettino chi la pensa e vive diversamente. Rispetto reciproco, per me è la cosa più importante, e nessuno deve giudicare nessun’altro/a “meno libero/a” o “inautentico/a” solo perchè vive in una maniera che non riteniamo adatta a noi.

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