Bambine in vetrina

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E’ di oggi la notizia che una signora e mamma di Pavia, per sponsorizzare la sua merceria, ha escogitato una discutibile forma di marketing: per far conoscere il suo negozio e dare così una scossa al quartiere ha messo le sue figlie, e quelle dei genitori che gestiscono negozi vicini, a giocare dietro le vetrine indossando i capi che vende, prima in piagiama e poi in costume da bagno.

Alcuni sindacalisti sono subito intervenuti, dichiarando che :

«È inaccettabile l’utilizzo di bambini per promozioni di questo tipo. Per loro può essere anche un gioco, il punto forse è la cultura dei genitori».

La commerciante per tutta risposta ha sentenziato:

«Ma di che cosa parlano questi signori? Sono ipocriti e finti bacchettoni. A parte il fatto che io sono una madre con dei principi saldi e non devo giustificarmi con nessuno, ma se qualcuno ci vede qualcosa di sporco in dei bambini che giocano e si divertono, allora ha qualche problema. E forse farò una sfilata di moda con le bambine che continuano a chiedermelo. Che male c’è in tutto questo?».

La signora sositene quindi che mettere in vetrina delle minorenni non sia un comportamento biasimabile, concludendo che la malizia risiederbbe negli occhi di chi guarda.

Chiaramente le bambine si sono apprestate ingenuamente e per gioco all’iniziativa di questa donna, ma alcune domande sono d’obbligo. Per esempio ci si può chiedere se, in una società in cui l’infanzia è costantemente contraffatta dai media e racchiusa in stereotipi di genere che vedono le bambine intrappolate in quei ruoli riservati anche alle loro madri, ovvero di bamboline avveneti o donnine di casa, sia producente metterle dietro ad una vetrina. In questo modo non si fa altro che inculcare maggiormente nelle loro giovani menti l’idea di dover essere soggette, già in tenera età, ad un giudizio esterno. Assistiamo infatti sempre più a pubblicità e programmi tv nei quali le bambine devono apparire ed essere belle, tema che abbiamo più volte affrontato su questo blog.

Il ruolo deleterio dei media inoltre è spesso accompagnato da una cecità totale dei genitori nei confronti delle conseguenze a cui certi modelli mentali, introiettati fin da bambini, possano portare. Molto spesso infatti la dimensione della bellezza e dell’apparire viene mescolate con quella ludica, quando in realtà sono aspetti che non dovrebbero avere nulla a che fare l’uno con l’altro. Tutto questo infatti crea un cortocircuito nelle menti delle più giovani che si ritrovano a dover adempiere a compiti che non appartengono alla loro età e a dover soddisfare le aspettative degli adulti anche quando giocano.

La donna inoltre dichiara:

«Non ho parole, con tutti i problemi che ci sono… Io credo di aver fatto una pubblicità in modo sobrio e non avrei mai utilizzato le mie figlie per fare qualcosa di sporco. E a loro non farei mai fare le veline, nè i concorsi di bellezza e niente che abbia a che fare con il mondo dello spettacolo. Ma qui, andiamo!, si sono soltanto messe a giocare con la sabbia».

In queste parole a mio parere c’è un po’ di ipocrisia rispetto a quanto dichiarato prima. La signora sostiene infatti che probabilmente organizzarà una sfilata di moda con protagoniste le sue figlie ma poi dichiara che, una volta divenute adulte, non le farà mai partecipare a concorsi di bellezza e non farà far loro le veline, agendo quindi a valle e non a monte.

Non è un intervento dall’alto, una imposizione da parte dei genitori, quella a cui auspichiamo. Ma un percorso da parte di genitori, educatori e media che porti le bambine a libersarsi dai rigidi schemi sociali e ad autodeterminarsi in tutta libertà, senza colpevolizzare una ragazza che un giorno decide di fare la velina, magari dopo essere stata bombardata per anni da determinati modelli di femminilità. La vera svolta sarebbe porre le ragazze nella condizione di rifiutare una scelta di subordinazione a modelli dettati dall’alto, non impedirgilelo dopo che queste sono cresciute credendo che vi sia un unico modello vincente di donna.

Inoltre ci si può chiedere come mai ad oggi vi sia un abuso spropostitato dell’immagine dei minori per intenti commerciali e di marketing, anche ove non ve ne sia reale bisogno.

Insomma, non credo nella mala fede della mamma e penso che davvero ci voglia della malizia per vedere qualcosa di male in bambine che giocano. Mi chiedo solo quanto sia ingenua la scelta di mettere dietro alla vetrina delle bambine che già da piccole sono abituate a subire uno sguardo giudicante esterno in ogni dove, senza prendere in considerazione il contesto culturale e mediatico in cui saranno costrette a crescere e che imporrà loro di essere sempre belle e in ordine come principessine delle favole Disney.

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7 commenti

  • icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    • Lasciamo i bambini fare i bambini, gli adulti imparino a fare gli adulti. I bimbi devono poter giocare liberi, in spazi aperti, sfogare la propria fantasia, la propria energia ed il proprio corpo assieme alle proprie emozioni, cosa che poi da adulti, ahimè, disimpareranno a fare.
      Gli adulti imparino a rispettare questa loro semplice, ma imprescindibile esigenza e la smettano di imporsi quando assolutamente non serve, salvo poi scegliere comode scorciatoie quando invece sarebbe opportuno farsi sentire….Una domanda semplice: che adulti saranno domani i “bambini giocattolo” di oggi? E, permettetemi, ma certi adulti di oggi che bambini sono stati ieri?

  • Le espongono come oggetti,manichini, poi e’ curioso notare che magari e’ una di quelle madri che da sonori ceffoni se a 14 anni una di loro osersassbe avere il primo rapporto sessuale con il fidanzatino. Oggetti nell’un modo o nell’altro…

  • Sì, è vero non c’è niente di male in bambine che giocano, non c’è niente di male nemmeno in una bambina che per gioco si mette i trucchi di mamma, ma farlo dietro una vetrina non mi piace..non penso che le bambine subiranno chissà quale trauma nè è automatico che vorranno fare le veline o andare a concorsi di bellezza (che poi se vengono fatti da maggiorenni, che cosa vuoi vietare?) così come non è detto che uno voglia studiare medicina solo perchè giocava con l’allegro chirurgo..ma è proprio il concetto di mettere dei bambini dietro la vetrina di un negozio che non mi piace..anche se fossero vestiti di tutto punto e stessero studiando..i bambini dietro una vetrina esposti come merce non dovrebbero starci. Con tutto il rispetto per questa signora, così la penso io

  • La signora sostiene infatti che probabilmente organizzarà una sfilata di moda con protagoniste le sue figlie ma poi dichiara che, una volta divenute adulte, non le farà mai partecipare a concorsi di bellezza e non farà far loro le veline > La signora dovrebbe far pace col cervello, proprio come la maggior parte delle persone che si dichiara contraria al velinismo ma poi è il/la prim* ad alimentarlo (giusto per rinfrescarci la memoria, mi riferisco a: – antiberlusconiani che poi, nel loro piccolo, pagano per vedere uno striptease; – giornalisti sinistrorsi che portano avanti cause come l’antiviolenza ma poi arricchiscono i loro quotidiani di gallery; – padri che non manderebbero mai le loro figlia a sculettare in TV ma poi sono i primi a smanettarsi e ad andare a prostitute mentre le figlie dormono).

  • Sì, non c’è niente di male in bambine che giocano in spiaggia, in cortile, in piazza, ai giardini. Pensarle nella vetrina di un negozio mi fa tristezza; sono persone, non manichini che si muovono. Interessante poi il commento della signora che non manderebbe le figlie ai concorsi di bellezza. Dunque va bene essere messe in vetrina a cinque-sette anni, quando si è del tutto inconsapevoli, ma non va bene scegliere di sfilare a 18-20? C’è da augurarsi che tra 10-12 anni la signora abbia cambiato idea.

    (Mia mamma ama le tende alle finestre perché non vuole che chi passa le guardi dentro casa. Se qualcuno dimentica di tirare le tende o chiudere i balconi quando viene sera sbotta stizzita,”Ma non vedi che siamo in vetrina?”. Ecco, lei magari esagera nel senso opposto a quello di questa signora di Pavia…)