Uomini che odiano le lesbiche

Vorrei fare una piccola premessa: non amo particolarmente le categorizzazioni di genere nelle quali si vogliono racchiudere i gusti sessuali delle persone. Quando si prova attrazione per una persona o ci si innamora di essa non credo che il sesso di appartenenza conti poi tanto. Per questo mi piacerebbe discutere del trattamento riservato alle donne che non si rispecchiano nella normativa etero-sessista, ovvero le lesbiche nell’immaginario collettivo.

Se l’omosessualità maschile non è ancora del tutto sdoganata e risulta bersaglio di pregiudizi e atti di violenza, quella femminile sembra maggiormente taciuta e vista con occhio si disprezzo.

L’immaginario maschile ha voluto che nel tempo si creassero due concezioni diametralmente opposte di lesbica, due stigmi quasi mai verosimili: da una parte la pin up plastificata e ammiccante della pornografia e dall’altra il maschio mancato.

Nel primo caso la lesbica è posta lì NON per assecondare dei propri desideri sessuali ma per compiacere il maschio, che è sempre presente nella relazione tra le donne, che sia attraverso un menage o attraverso il suo sguardo da uomo: le donne agiscono sapendo di dover stimolare un punto di vista maschile, si muovono per eccitare il desiderio maschile, diventano oggetto di un occhio esterno.

Nel secondo caso invece la lesbica è considerata un maschio nato in un corpo da donna: l’idea è quella di una persona con attributi sessuali femminili che però ha tutte le altre caratteristiche amplificate solitamente attribuite ad un uomo, quali ad esempio la rozzezza, sottolineando così come sia il suo complesso di castrazione a renderla lesbica. Un uomo mancato per l’appunto.

Quello che è ancora non è chiaro nelle menti dei più è che una lesbica è semplicemente una donna. Non ha bisogno per forza di essere rapportata ad un’alterità maschia per essere definita!

A molti uomini pare proprio non andar giù che due donne possano godere e soddisfarsi in una relazione che non lo includa come soggetto attivo del menage o come occhio esterno che deve essere appagato. Non accettano che due donne qualunque possano un giorno piacersi, innamorarsi come soggetti autonomi, escludendo la presenza del fallo onnipotente. Che sia il fallo pronto a soddisfarle o il fallo immaginario che vogliono attribuire loro.

Questa incapacità di accettare l’autodeterminazione femminile a prescindere da un rapporto col maschio ha fatto sì che nel tempo si sviluppasse un vero e proprio odio verso le lesbiche. Odio che spesso è sfociato in forme di violenze atroci e persecuzioni.

Un esempio dei soprusi che hanno dovuto spesso subire sono gli stupri correttivi. Questa pratica viene perpetrata sui corpi delle donne che non hanno abbracciato una visione etero-sessista dell’essere umano. Attraverso lo stupro violento di gruppo è come se si volesse da una parte imporre quello che si crede l’unico modello di rapporto sessuale valido, ovvero tra uomo e donna, dove il maschile violenta e annichilisce il femminile, dall’altra correggere quella che si crede una devianza gravissima della sessualità femminile. Diciamo che è in definitiva un atto vile e simbolico per affermare la supremazia dell’uomo sulla donna e sulla sua libertà decisionale.

E’ inoltre di ieri questa notizia. A Lincoln una trentatreenne è stata vittima di violenze inaudite. Gli assalitori l’hanno legata e prese a botte. Dopo averla torturata, per umiliarla l’hanno riempita di insulti, incidendo frasi vergognose su tutto il suo corpo, tra cui la parole ‘lesbica’ sulla pancia. Hanno poi dato fuoco alla casa lasciandola dentro ma lei fortunatamente si è salvata e ha dato testimonianza di quello che è spesso riservato alle persone che non si vogliono conformare: disprezzo sessista. Tutto questo solo per essersi autodeterminata, per aver deciso di vivere liberamente la sua sessualità!

Purtroppo anche io ho potuto osservare per conoscenza diretta quale destino sia spesso riservato ad una donna che ha una relazione con una persona del suo stesso sesso, anche in famiglia. Le reazioni all’interno della stessa famiglia sono state infatti completamente diverse quando a parlare della propria omosessualità è stato il figlio maschio e quando a farlo è stata invece la sorella: nel primo caso la reazione, comunque negativa, è stata quasi di rassegnazione, nel secondo invece si sono impegnati per riportarla sulla “retta via”, quasi a dover raddrizzare un bastone stortatosi nel tempo.

Un altro esempio sono i commenti che si sentono da parte di gruppi di ragazzi alla vista di coppie di donne che non corrispondono al loro immaginario di lesbica, ovvero bambole gonfiabili pronte a compiacerli. “Dovrebbero rinchiuderle in gabbia”, questo uno dei commenti che mi è capitato mio malgrado di sentire.

Tutto questo perché la donna nella società resta a servizio dell’uomo e c’è ancora quella resistenza culturale secondo cui si può completare, anche a livello sociale ed economico, solo attraverso la relazione con un uomo. La relazione uomo-donna è infatti esalatata nell’istituzione del matrimonio, dimenticandosi come spesso sia proprio all’interno delle mura domestiche che si compiano le più atroci forme di violenza fisica e psicologica ai danni di una donna.

Mi sono sempre chiesta com’è che quando si tratta di non rispettare la normativa etero-sessita la sessualità di una persona possa diventare di pubblico dominio, alla mercè del giudizio di esterni. Allo stesso modo mi domando come i genotiri possano mettere il becco sulla scelta dei figli di portarsi a letto chi vogliono, secondo una libera scelta consapevole.

La normativa etero-sessita rimane un esempio di quel pensiero fascista che vuole dare delle regole a cui attenersi obbligatoriamente, che vede nella diversità e nell’autodeterminazione personale il pericolo. Liberiamoci da queste gabbie sociali!

Commenti

  1. icittadiniprimaditutto dice:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. Eh possiamo dire “fascista” oggi dopo secoli di affermazione delle libertà individuali, ma l’obbligatorietà delle regole cui attenersi nei comportamenti che oggi giudicheremmo “privati” è moooolto più antica, diciamo che è tipica delle società premoderne, e così ci mettiamo dentro tutto, anche se dobbiamo sempre tenere presente la modificazione delle “morali” di quelle stesse società attraverso il tempo.
    Per il punto omosessualità femminile vista dalle culture maschili, trascrivo un breve passo da “Secondo natura, la bisessualità nel mondo antico”, di Eva Cantarella, 1995, 8° ed. 2010: (parla della società romana di età imperiale) “Posto che il piacere poteva essere dispensato solo dagli uomini, insomma, l’amore fra donne non poteva essere che una grottesca parodia dell’atto di sottomissione. E’ questo molto sintomatico: la colpa più grave che le tribadi commettevano era quella di credere di poter fare a meno degli uomini. Esse erano donne che rifiutavano la regola fondamentale che presiedeva al rapporto fra sessi, la regola di natura che aveva concesso solo ai maschi la capacità di dominare sessualmente non solo le donne, ma anche gli altri uomini: quelli inferiori, come gli schiavi; quelli odiati, come i nemici; quelli disprezzati, come gli omosessuali passivi. Erano le donne che mettevano in discussione la regola secondo la quale solo gli uomini potevano comandare e dominare il mondo.”

  3. Paolo1984 dice:

    Io credo che sia l’impostazione sbagliata: se una persona è attratta preferibilmente o soltanto dal sesso opposto non si sta “conformando” alla norma, sta solo seguendo i suoi desideri così come le persone gay o bisex seguono i loro desideri e non si stanno “ribellando” (o meglio se innamorarsi e desiderare sessualmente un altra persona diventa un gesto di ribellione perchè la società non ti accetta allora c’è qualcosa nella società che non va). Nessun desiderio è più libero di un altro.
    Comunque va detto che le femme (lesbiche femminili) e le lesbiche “mascoline” (anche dette “butch”) esistono, sono due modi diversi di vivere l’identità lesbica peraltro non sono i soli, ci sono tanti modi di essere gay e anche etero e certo se una donna è un “maschiaccio” non è detto sia lesbica, così come se un uomo ha degli attributi psicologici o dei gusti, delle abitudinicomunemente ritenuti femminili non è detto che sia gay (ci sono anche i trans, donne che si sottopongono ad un’operazione di cambio di sesso per diventare maschi ma è un altro discorso). Che poi i maschi si eccitino davanti ad un certo tipo di immagini lesbo è un fatto, ma non ci vedo niente di terribile, terribile è la violenza omofoba che hai descritto.

  4. La sessualita femminile da secoli e’ sottoposta a controlli indipendentememte dall’orientamento sessuale..Se una donna etero che non si piega al ruolo di moglie e madre viene criticata e definita con epiteti che conosciamo, appunto x una lesbica e’ ancora peggio perche’ si sottrae completamente alla disposizione completa del maschio.. Allo stesso modo per cui una che si fa tanti uomini viene giudicata troia mentre l’uomo un ganzo da adulare, cosi la lesbica che si fa altrettante donne viene giudicata una deviata, repressa (perche ancora oggi sesso completo= penetrazione), una schifosa lesbica perche’ non soddisfa idesideri maschili quindirragiungibile, quindi reputata inutile…l’omofobia e’ sorella del maschilismo:( ed e’ per questo che ancora oggi poce donne riescono a dichiararsi lesbiche (meno degli uomini) e l’omosessualita’ femminile e’ taciuta..

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