Il lavoro delle italiane

  • In Italia il tasso di occupazione femminile è del 46 per cento, rispetto al 67 per cento di quello maschile. Il 9,7 per cento delle donne è disoccupato, contro il 7,8 per cento degli uomini. Il divario maggiore riguarda il tasso di inattività, cioè la percentuale di popolazione che non lavora e non cerca lavoro: le donne sono il 49 per cento, gli uomini il 27.
  • Un terzo delle donne lascia il lavoro alla nascita del primo figlio. Di queste, più del 50 per cento smette definitivamente di lavorare. Secondo l’Istat, circa il 56 per cento delle donne che non tornano dichiara di essersi licenziata per problemi di conciliazione dei ruoli. Le altre dichiarano di aver perso il posto per licenziamento, contratto scaduto e non rinnovato. Le dimissioni in bianco (firmate al momento dell’assunzione) sono un fenomeno illegale diffuso.
  • Nel 2010 il parlamento europeo ha approvato una legge per garantire ai padri due settimane di congedo obbligatori. La legge Fornero ha introdotto i congedi di paternità obbligatori in un solo giorno. In Danimarca durano tra 6 e 10 giorni, in Francia 11 giorni, in Spagna 15.
  • A cinque anni dalla laurea, in Italia lavorano 86 uomini su cento contro 76 donne, e i salari medi sono di oltre 1.500 euro per gli uomini e di circa 1.100 per le donne, con un differenziale del 30 per cento.
  • In Italia la divisione dei ruoli nel lavoro familiare è la più asimmetrica d’Europa ed è cambiata poco negli ultimi vent’anni. Le donne svolgevano l’85 per cento del lavoro familiare nel 1988 e il 77 per cento nel 2008. Il 40 per cento dei padri oggi dedica zero ore alla cura dei figli e il 27 per cento dedica zero ore alle altre attività familiari. La distanza tra la media delle ore settimanali dedicate al lavoro domestico è massima per le coppie con figli piccoli.                                                                          

Daniela Del Boca per lavoce.info

Tratto da Internazionale n°957

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