Donna, la violenza ti fa bella!

Io che in Sardegna ci vivo so benissimo quanto è frequente il fenomeno della violenza sulle donne. Non c’è donna che non mi abbia raccontato almeno un episodio di violenza nella propria vita.

Le cronache sarde continuano a riempirsi di episodi spaventosi: violenze sopratutto domestiche con una frequenza perfino maggiore rispetto alle altre regioni d’Italia.

La Regione Sardegna ha pensato di patrocinare una campagna per chiedere alle donne di denunciarla ma ha utilizzato un’immagine che poco si adegua al contesto e al fenomeno. Infatti se non fosse apparso il claim e quattro righe sotto non avrei mai capito che si trattava di una campagna contro la violenza sulle donne ma di una pubblicità di cosmetici (come le solite che banalizzano le violenze per vendere)! Michela Murgia ne ha parlato QUI.

La modella della campagna si presenta con lo sguardo basso e giovane e non si fa mancare proprio nulla perchè è pure di bell’aspetto, insomma a chi non verrebbe voglia di salvare una donna dall’aspetto passivo e perfino bella? e quanto dovrebbe essere virile ergersi a salvatore di una bella e brava fanciulla con le labbra turgide e umida e l’aspetto da adolescente che poi diventerà la sposa sottomessa di un altro uomo che magari non è violento ma la proteggerà da vero macho!

La violenza ti fa bella. Eh si perche’ il messaggio e’ questo! Sei visibile solo se sei conforme ad un determinato canone estetico e se impersonifichi il ruolo di donna passiva, perfino quando sei vittima di violenza…siamo apposto se ti esigono bella perfino quando in realta’ potresti essere abbruttita e gonfia dalle botte!

Ma l’aspetto più macabro è quel cuore posto sopra l’occhio che sostituisce il classico occhio nero che qualsiasi donna che subisce violenza possiede.

L’immagina mostra immediatamente quanto sia ancora tabù in Italia la violenza contro le donne perfino da parte di un centro antiviolenza (e questo non me lo sarei mai aspettata):

-La violenza domestica viene paragonata all’amore. La presenza del cuore sull’occhio ne è la prova. Come dice la Murgia, la violenza sulle donne qui appare come l’atto di amore, un amore malato ma pur sempre amore.

- La donna è solo vittima del suo silenzio e la violenza non è presente in modo esplicito. Infatti non compare nemmeno la parola. Il silenzio sembra aver generato la violenza e sembra quasi colpevolizzare la donna che forse lo ama nonostante la violenza, senza considerare che fa parte di un gioco psicologico meglio definito come la Sindrome di Stoccolma.

L’immagine somiglia molto a quelle che appaiono per “abbellire” ( eh non c’è termine più adatto) tutte le pagine di cronaca che parlano di violenza contro le donne, dove quando non c’è la volante della polizia o carabinieri (quelli che poi incentivano il silenzio delle vittime) ci sono foto su foto di belle ragazze in posizione sottomessa, buttate a terra con la mano testa contro il violento o in abiti succinti e strappati o con il viso coperto dalla vergogna.

Femminismo a sud parlano di estetica della violenza e c’hanno ragione perchè è vergognoso, perchè le vittime di violenza non hanno il viso liscio e patinato ma sono gonfie di botte e la violenza va mostrata così com’è senza alcune scandali perchè è un FENOMENO CHE ESISTE e se certi uomini hanno coraggio di picchiare le proprie mogli allora non bisogna scandalizzarsi di fronte alla rappresentazione di una vera violenza perchè non è fantascienza.

Le vittime di violenza sono spesso donne indignate da uno Stato che non le aiuta e davvero non ho parole per l’ennesima pubblicità sessista che non solo nasconde il dolore e la rabbia delle donne vittime di violenza domestica ma perfino le botte e la parola “violenza”!

Mi fa tristezza un territorio che patrocina una pubblicità dove le donne sono vittime di sè stesse e mai dei violenti e principalmente da parte di uno Stato che non le aiuta ad uscirne, ad essere autonome e padrone della propria vita.

Perchè questo è l’unico Paese occidentale che agevola la violenza tra le mura domestiche poichè fa in modo che le donne debbano essere costrette a dipendere dai propri mariti, perchè trovare lavoro è difficile, se sei incinta perdi il posto, donne costrette ad adempiere a ruoli di cura senza alcuna retribuzione ma costrette a dipendere economicamente dai propri compagni o mariti che esigono che le proprie donne siano brave mogli e madri, una dipendenza economica che non ha fine e si protrae anche dopo il divorzio contribuendo a concepire l’idea di donna come proprietà quindi da possedere anche quando lei si vorrà fare una nuova vita.

Chiediamo di prestare attenzione ai messaggi che vengono veicolati affinchè la violenza non venga banalizzata o qualsiasi denuncia non venga sottoposta a censure

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Comments

  1. Paolo1984 says:

    fare campagne sociali contro la violenza sulle donne non è mai facile, sia che punti sull’immagine “shock” sia che vai più sullo sfumato e sul metaforico vai incontro a critiche.
    l’intento dello slogan è positivo: invitare le donne a liberarsi da sole, a non tacere più sulla violenza subita dal loro compagno che pure hanno amato, che forse amano (ma ne hanno paura al tempo stesso) , che sostiene di amarle (magari ci crede pure) ma non sa amare, a non accettare passivamente le botte, a fare il primo passo per liberarsi però il manifesto sembra quello di un centro estetico, è tutto troppo sfumato, troppo vago, troppo “leccato”..io avrei puntato su un’immagine shock, anche splatter (si deve capire che parliamo di violenza) però forse sarebbero sorti altri problemi

    • Paolo, hai colto il messaggio più pericoloso: LiberaTI dal TUO silenzio, sembra appunto un invito a riuscirci da sole. E’ sbagliato però che un centro antiviolenza inviti le donne a cavarsela da sole, perché uno dei problemi principali è proprio la condizione di solitudine che vivono queste donne.
      NON SEI DA SOLA è già più rassicurante e ti dice che il centro c’è e sta li per aiutarti. Stessa cosa per “liberati dal tuo silenzio”, fa pensare che il silenzio è un mio problema di cui devo liberarmene da sola. Il centro deve porsi come soggetto principale che aiuta e non dare pseudo consigli buonisti che di fatto servono a poco.
      Sono sicura che graficamente volevano rendere l’idea di protezione(senza riuscirci). L’immagine è in bianco e nero e l’unico colore è il rosa presente nel cuore e nella spiegazione. Il rosa rappresenta quindi il centro antiviolenza che con amore/protezione (rappresentato dal cuore) cura le tue ferite/dolori (rappresentate dal livido). Assolutamente poco chiara come campagna, sia per la scelta grafica che per il testo.
      Questo è l’esempio di una campagna decisamente più chiara e diretta: http://www.provincia.pu.it/comunicazione/campagne-di-comunicazione/non-sei-sola/
      NON SEI SOLA è scritto in grande ed è la prima cosa che si legge (senso di sicurezza e protezione), altre parole chiave importanti sono “parla con noi”,”servizi-gratuitamente” e “garanzia dell’anonimato”. Non è essenziale mettere la foto di una donna tumefatta, l’importante è che parole e immagini trasmettano i giusti messaggi.

      • Paolo1984 says:

        non sei sola è più efficace e rassicurante ok, ma credo che il senso del liberati dal tuo silenzio fosse proprio quello di dire “rivolgiti a noi,centro antiviolenza, parla con noi, che ti proteggeremo”..sicuramente potevano scegliere meglio le parole
        Sarebbe anche il caso però che spiegassero le modalità con cui la proteggeranno, l’anonimato da solo può non bastare

  2. Francesca says:

    Hai sentito invece la notizia della macchina caduta dal cavalcavia? Al TG 5 si sono affrettati a descrivere a precisare che era una donna giovane di 27 anni. Nel servizio hanno fatto descrivere il caso da una poliziotta e lei ha detto le stesse cose; donna di 27 anni e quindi piuttosto giovane! Forse non era bella, senno’ avrebbero subito scovato la sua foto!

  3. Da uomo. non poso fare altro che condividere la solitudine e l’impotenza di tutti coloro che in un modo o nell’altro, sono vittime della violenza, anche di quela espressa con il solo tocco di uno sguardo.

  4. Francesca says:
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