La salute sessuale e riproduttiva delle donne e i pregiudizi culturali

Settimane fa lanciai in rete un appello per diffondere l’informazione sessuale nel nostro Paese (QUI) che potete firmare e farlo girare. E’ il ritratto di un Paese arretrato in tema di pari opportunità, fotografia che noi conosciamo già anche su altri fronti: non si fa uso di contraccettivi per disinformazione e sopratutto a causa dei pregiudizi indotti dal nostro contesto culturale!

L’anno scorso è stata fatta una ricerca sull’utilizzo dei metodi anticoncezionali nel nostro Paese. L’Istat è andata ad indagare sulla percentuale di utilizzo dei mezzi di controllo delle nascite ed è risultato che in Italia non solo se ne fa poco uso ma siamo molto sotto la media europea.

Il metodo contraccettivo più utilizzato (ma si fa per dire eh!) continua ad essere il preservativo, che è l’unico mezzo che previene le MST ma ancora poco viene impiegato dagli italiani.Infatti,la percentuale di italiani che lo utilizza si ferma al 21% , mentre il  profilattico femminile non solo non è conosciuto ma nel nostro Paese non è nemmeno in commercio (si trova solo in alcuni sex shop a prezzi molto elevati). Sembra che inoltre la maggior parte delle donne non sapessero nulla sulla loro sessualità, sul loro corpo e la loro salute, mettendola dietro a quella del loro partner, “subendo” rapporti sessuali principalmente per accontentarlo, dato che gran parte delle donne si affidano a lui anche quando non utilizza alcuna contraccezione ed è restio al profilattico.

La “pillola” (non protegge dalle MST ), da simbolo dell’emancipazione sessuale delle donne è diventata un mezzo quasi inutilizzato. Accanto ai tanti luoghi comuni sui presunti effetti ingrassanti e i prezzi troppo elevati di questo mezzo anticoncezionale (ultimamente sul mercato ci sono quelle mutuabili), preoccupano di più i pregiudizi di natura culturale che variano da regione a regione. Le ragazze “più emancipate” in fatto di pillola risultano, secondo l’Istat, le ragazze sarde e quelle della Valle d’Aosta che si avvicinano alla media europea (30%) per quanto riguarda la gestione autonoma della propria sessualità.

La maglia nera sull’utilizzo della pillola spetta alla Campania dove solo il 7% delle ragazze la utilizza. Le motivazioni principali sono, secondo la SIGO, da ricondurre ai retaggi culturali sulla sessualità femminile che resistono ancora in Italia, sopratutto nelle regioni meridionali: assumere la pillola significa annunciare pubblicamente di avere una sessualità, perchè bisogna farsela prescrivere, andare ad acquistarla o assumerla in pubblico. E pensare che è anche un ottimo antidoto contro il ciclo irregolare e i problemi riguardo alle mestruazioni che affliggono tantissime donne italiane. Senso di vergogna, pregiudizi circa il sesso pre-matrimoniale che ruotano ancora oggi attorno al mito della verginità, sembrano essere la causa delle rinunzie delle ragazze italiane , soprattutto meridionali, all’uso della pillola  e altri contraccettivi (il cui uso si ferma al 30%).  Perfino peggio di Paesi maschilisti come Botswana (48%), Zimbabwe (58%), ma anche Egitto (58%) e Tunisia (52%), stando ad altri dati. 

Per questo motivo che le coppie napoletane preferiscono avere rapporti sessuali anche precoci e promiscui ma “di nascosto” rinunciando a qualsiasi uso di metodi contraccettivi (anche il preservativo che allo stesso modo va acquistato in pubblico) , rischiando non solo di contrarre l’Hiv ma anche gravidanze indesiderate, infatti, in Campania, abbiamo un numero preoccupante di baby-mamme al biennio 14-16 anni. Perché Napoli è la capitale italiana delle mamme minorenni.

L’età dei rapporti sessuali si è abbassata notevolmente ma a causa dei pregiudizi di molte famiglie italiane le giovani si espongono a gravidanze indesiderate (e  malattie veneree). Questo è preoccupante se aggiungiamo anche l’alto tasso dell’obiezione di coscienza e il cattolicesimo delle stesse famiglie “bigotte” e “maschiliste” che non permettono alle figlie alcun contatto con l’altro sesso, ma poi quando devono rimediare con un aborto, gli stessi di fronte a tale scelta, preferiscono obbligare le proprie figlie a frequentissimi “matrimoni riparatori” e gravidanze plurime dove ad esse si associa un altissimo tasso di abbandoni scolastici (ivi la percentuale della dispersione scolastica, per ragioni culturali, è più alta tra le femmine).

Nel 2010 è emerso che circa ben 8 donne su 100 non ha mai fatto uso di metodi contraccettivi. Il 37% delle donne durante la prima volta non ha usato alcun metodo contraccettivo e il 20% utilizza il coito interrotto.

Da questo “disastro” emerge l’ignoranza contestuale  che viene subita dalle donne italiane che rischia di mettere in serio pericolo la salute sessuale, sociale e riproduttiva di queste ultime. Gli aborti, stando alle percentuali, si mostrano diminuiti rispetto al ventennio scorso appena introdotta la legge 194. Ma non sappiamo esattamente, se a fronte della crescita esponenziale dei medici obbiettori e l’attacco alla legge (Femminismo a sud sta diffondendo iniziative per difenderla), ci fosse un incremento di aborti clandestini, che stando ad altre fonti sono in crescita.

Ancora, molte donne italiane non hanno alcuna idea di cosa fosse la pillola dei cinque giorni dopo, questo dipende dalla scarsa informazione sessuale che a causa dell’ingerenza cattolica che resiste nel nostro Paese. L’ignoranza è tale che è ancora equiparata da membri del Governo e dalla Chiesa come un vero e proprio metodo contraccettivo, dove assieme alla pillola del giorno dopo, è soggetta ad obiezione di coscienza da parte dei farmacisti,  rendendone difficile il reperimento e rischiando così una gravidanza certa e il ricorso ad un aborto volontario se sulla propria strada non incontrano ancora un altro obiettore.

Stando a tutto ciò vi chiedo se potete firmare l’appello che vi ho proposto settimane fa per fare in modo che le donne italiane possano avere libero accesso alla salute e diritti sessuali e difendere con le unghie e con i denti le proprie conquiste. Perché non usare i contraccettivi significa andare incontro ad una gravidanza indesiderata (sono 100mila ogni anno), contrarre malattie veneree fatali per chi viene contagiato. Le gravidanze indesiderate sono una delle cause principali di abbandoni scolastici, un vero e proprio attacco al futuro delle donne e il rischio di tornare indietro è alto. Chiediamo al Governo di poterci informare, non torniamo indietro vi prego, tante battaglie sono state fatte per fare in modo che le donne potessero studiare, lavorare, avere una vita sessuale più consapevole e meno succube dal partner. Non torniamo indietro, firmiamo l’appello  e attendiamo una risposta dai Governi, almeno ci tentiamo!

Firmate qui: 

http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/05/22/appello-per-diffondere-leducazione-sessuale/ o all’indirizzo email:

comunicazionedigenere@email.it

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