Via il sessismo dall’infanzia!

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Ricordo che quando andavo all’asilo spesso mi prendevano in giro per il fatto che io amavo i Lego. Mia madre me li comprava spesso perchè li adoravo e non li considerava affatto giocattoli maschili. Vedere quei mattoncini colorati che piano piano si trasformavano in torri con quegli omini mi appassionavano non poco. Eppure la Lego era consdierata una categoria di giochi maschili e all’asilo me lo ripetevano spesso le maestre e le mie compagnette.

Sono passati circa vent’anni da allora e nel 2012 la Lego conferma il pregiudizio: sono giochi maschili perciò ora mi metto al lavoro per creare una linea femminile!

Detto fatto e non lo avesse mai fatto eccoci con una linea Lego completamente rosa con bamboline dai corpi sessualizzati che ricoprono ruoli sessualizzati e stereotipati come casalinghe, velinotte al salone di bellezza e così via come se il ruolo delle donne è farsi belle e sfornare pranzetti.

E come se non bastasse, mentre per i maschietti i mattoncini sono di tutti i colori per le femmine c’è solo la scelta del fuchsia e del viola e i mattoncini sono più facili da costruire in base al pregiudizio delle donne incapaci e più stupide dei maschi che devono circondarsi di cose rosa da vera ochetta giuliva, da saloni di bellezza e mattoncini facili da assemblare!

Sorprendentemente l’episodio ha creato numerose polemiche, ma tranquilli non in Italia!

In Italia ci sono i cattolici (non troppo diversi dai talebani) che sostengono i giochi sessisti per non fare diventare gay i bambini e  Costanza Miriano che ci consiglia di tornare sottomesse. Guai a dire in Italia che il rosa fa schifo e che le bambine sono costrette a giocare con giocattolini stereotipati, pena l’essere considerate integraliste, pazze, perchè le donne devono sposarsi ed essere sotomesse, ricoprendo il ruolo di oggetto sessuale e ornamento casalingo perchè vedono nella parità di sessi una delle cause dell’omosessualità.

Poi c’è il Giornale che consiglia di ricoverare i genitori in un reparto psichiatrico perchè non accettano la visione sessista che viene imposta alle figlie. E chi se ne importa se sono i genitori quelli che  hanno il compito scegliere cosa comrpare alle loro bambine e quindi anche il diritto di indignarsi? Ma il giornale consiglia il ricovero anche alle femministe, il rosa non si tocca!

Si vede che siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi proprio per due cancri che ci portiamo appresso: il berlusconismo e il Vaticano.

Non mi stupisce la presa di posizione dei cattolici e de Il Giornale, perchè i primi ci vogliono a casa e i secondi ci vogliono tutte alla stregua di una massa di veline senza cervello.Loro hanno una visione veramente superficiale della realtà, secondo loro le bambine scelgono di giocare con quei giocattoli per loro libera scelta come le veline scelgono di sculettare in tv senza consdierare la manipolazione mediatica che subiscono sin da quando sono nella culla.

Anni fa è in Gran Bretagna nata una campagna che si chiama Pink Stinks (che ha preso parola contro la Lego), fondata proprio per liberare le bambine dai giocattoli sessisti e patinati che condizionano l’avvenire delle nostre figlie, una campagna che risquote molto successo nel mondo anglosassone e in Nord Europa dove iniziano ad educare i bambini a ruoli non stereotipati e praticamente sconosciuta in Italia.

Qulacosa però sta cambiando anche da noi, sono tantissime le ragazze che ci contattano per avere consigli su come realizzare le loro tesi universitarie sugli stereotipi di genere. Una di loro mi ha segnalato un sito che promuove ai bambini un educazione stereotipata fatta di mestieri per femmine e per maschi. Si tratta di album da colorare che sembrano venire dagli anni ’50.

Poi vengo alla conoscenza di un libro che denuncia gli stereotipi di genere nei testi delle elementari. Si intitola “Educazione sessista: stereotipi di genere nei libri delle elementari”di Irene Biemmi, Feltrinelli editore. Vi propongo un bell’articolo di Laura Albano :

“Almeno un centinaio di donne e uomini di tutte le età hanno affollato ieri lo Spazio Eventi della Feltrinelli International di Firenze  per la presentazione del libro di Irene Biemmi “Educazione sessista – stereotipi di genere nei libri delle elementari”  – e questa è la buona notizia.

La cattiva notizia è che, ci dice Biemmi, la situazione nella scuola per quanto riguarda le discriminazioni sessiste è ben lontana dall’eccellenza raccontata dalle ex ministre Gelmini e Carfagna.  I numeri della sua ricerca, condotta su un campione di testi delle principali case editrici del settore, parlano chiaro: la discriminazione c’è,  quantitativa e qualitativa.  Solo per fare qualche esempio, tra i personaggi delle storie ci sono 16 maschi ogni 10 femmine; le professioni attribuite ai maschi sono 50, quelle attribuite alle femmine 15 (e spesso improbabili);  gli aggettivi riferiti a maschi e femmine  sono distinti e continuamente squalificanti per le seconde.  Persino la collocazione spaziale dei personaggi è fortemente discriminatoria: i maschi viaggiano per mari isole boschi e deserti, le femmine  al più si affacciano sul terrazzo o nel giardino di casa.

Nel complesso, conclude Biemmi, i testi appaiono in ritardo nella registrazione dei cambiamenti sociali dei ruoli di genere. E i pochi anti-stereotipi presenti sono perlopiù messi in luce negativa (la mamma che lavora e cucina solo surgelati…).

Zanardo sottolinea quanto sia prezioso il lavoro di Biemmi, che collabora anche con Il Corpo delle donne: “Se questa ricerca fosse stata fatta e ascoltata tempo fa – dice – non ci sarebbe stato bisogno del nostro documentario”.  Prendendo spunto anche dalla “questione Fornero”,  si sofferma in particolare sul sessismo linguistico e sull’importanza di introdurre cambiamenti nella lingua quotidiana,  secondo le regole sistematizzate da Alma Sabatini e ricordate da Biemmi nel suo libro.  Rileva poi come i modelli identificativi al femminile forniti dalla scuola siano altrettanto poveri di quelli della TV: le giovani, dice, chiedono soprattutto modelli alternativi e positivi.

Numerosi gli interventi del pubblico,  rimasto folto e compatto  fino all’orario di chiusura”.

Notiamo che anche nel nostro Paese si sta iniziando a diventare intolleranti agli stereotipi di genere, male pressioni sociali contro chi combatte questa forma di abuso contro le bambine, costrette ad accettere ruoli stereotipati fino a diventare vulnerabili alle discriminazioni di genere e alle violenze sessuali, sono  imminenti.

Ci chiediamo:

- Quanti saranno i genitori che continueranno a riempire le loro figlie di giocattoli e abitini rosa senza nemmeno accorgersi che ciò significa privare le bambine delle loro future aspirazioni e portarle ad accettare e subire discriminazioni?

- Quanti saranno i genitori che ancora continueranno a fare piangere i loro figli maschi nei centri commerciali perchè non gli comprano le bambole da loro desiderate?

- Quante ancora saranno le scuole che continueranno a fornire ai loro alunni libri stereotipati privi di volti femminili importanti, contribuendo a tramandare una visione arcaica e sessista che vede le donne come esseri inferiori e angeli del focolare?

- Quanti giornali continueranno ancora a contestare ogni protesta femminile volta a cancellare dal mondo, la discriminazione e la violenza contro le donne?

- Quanto ancora dobbiamo sopportare una tv che propone alle bambine ruoli stereotipati e donne-oggetto semi-nude e spogliate affianco a uomini pelati e di mezza età con il doppio dei loro anni, eredità di una televisione creata da Berlusconi, lo Schettino del Governo italiano, che ha abbandonato la “nave” mentre affondava a causa sua e che ha fatto fare dei passi da gambero al nostro paese, promuovendo una visione delle donne talmente stereotipata e penalizzante (sopratutto nel mondo del lavoro e dell’empowerment) che stiamo perdendo perfino i pochi diritti conquistati in passato.
Combattiamo il sessismo e le gerarchie sociali partendo dall’infanzia!

Mary

36 commenti

  • Meno male che c’è qualcuno che parla di questo argomento! C’è così poca consapevolezza… Sto scrivendo anche io una tesi sull’educazione di genere stereotipata, a partire da i libri di Belotti E Lipperini. Ora cercherò anche questo di Irene Biemmi (non Laura Albano giusto?) che avete segnalato. :)

    • i libri di Gianini Belotti e Lipperini sono fantastici! ti consiglio anche il libro di Cordelia Fine, “maschi=femmine” (lo sto pubblicizzando un pò ovunque xD) è un libro di psicologia sugli stereotipi di genere e sull’educazione, scritto benissimo, veramente serio…per la tua tesi potrebbe essere molto utile…:)

    • Grazie, lo cercherò ;)

  • non so se mi fa più schifo la nuova “creazione” della Lego o i commenti sessisti che ho letto.
    sul libro di Costanza Miriano ho già detto abbastanza sul mio blog, sono inoltre rimasta abbastanza di stucco quando ho visto che lo pubblicizzavano sul tg 1 nella rubrica “il vizio di leggere”. non è possibile che tutto questo sia considerato normale, che si tratti di un libro o di una scatola di Lego.
    non se ne può più di questa mentalità secondo cui “le femmine devono fare così” e “i maschi devono fare cosà”, secondo cui la sessualità è divisa in due blocchi distinti tagliati con la mannaia. basta con questo binomio uomo-donna che oltretutto discrimina chi da questo binomio vuole tirarsi fuori: pensiamo al transgenderismo o all’ermafroditismo, che viene continuamente condannato, bambini e bambine che subiscono in tenera età interventi chirurgici perchè “o maschio o femmina”. ma forse è meglio lasciar cadere l’argomento sennò si rischia di andare OT o di scatenare un putiferio, non ho voglia di leggere gli sproloqui del solito cretino che viene a dirmi “la differenza dei sessi è bella, w la diversità”, come se predicassi l’avvento dell'”unisesso”.
    ok. ora la smetto di chiaccherare a vanvera. xD

    • “non ho voglia di leggere gli sproloqui del solito cretino che viene a dirmi “la differenza dei sessi è bella, w la diversità”

      temo di essere uno di quei cretini.gli uomini e le donne non sono una fantasia e le differenze sessuali almeno sul piano biologico e fisico sono evidenti, gli uomini e le donne esistono davvero, chi non si riconosce nel sesso che ha per nascita ha diritto di cambiarlo.
      Dire “viva la diversità” non può mai significare discriminare le persone trans, nè vuol dire negare che una donna possa avere interessi culturalmente considerato “maschili” (già nell’ottocento c’erano donne alpiniste, ci sono donne che giocano a calcio), e un uomo non possa avere interessi considerati in prevalenza “femminili”.io ad esempio sono cinefilo e sono in grado di apprezzare tanto le commedie romantiche quanto gli horror e me ne sbatto se le prime hanno (si dice) un pubblico in prevalenza femminile

      • non avevo dubbi che mi avresti risposto, la mia supposizione si è rivelata esatta.
        guarda, ti garantisco che non sono cieca, le differenze fisiche le vedo anche io, che siano determinate biologicamente mi sta anche bene, ma io intendevo dire che affermare l’esistenza di una differenza dei sessi tagliata con il coltello è stupido.
        Non ho detto che dire “w la diversità” significa discriminare i trans, e son pure d’accordo col fatto che una donna possa avere interessi considerati “maschili”.
        bene, son felice per la tua passione per il cinema.
        Paolo, ma mi spieghi perchè ogni volta che scrivo un commento (ho notato che lo fai anche con altri) ti metti a sproloquiare, giusto per il gusto di commentare?
        ho scritto apposta quella frase che hai citato proprio per vedere se rispondevi.

        PS: scusate l’OT, se ritenete che questo commento sia inutile cancellatelo, ma ad un certo punto il mio limite di sopportazione non regge più, qualcosa la dovevo dire!

      • commento ogni volta che ritengo di avere qualcosa da dire e, lo ammetto, sono abbastanza presuntuoso da ritenere che ciò che penso sia interessante, tu pensi che siano sproloqui ed è una tua opinione che rispetto

      • comunque alla fine il mio pensiero è che uomini e donne sono intellettualmente e moralmente pari, i miei “sproloqui” si basano sempre su questo

      • pari nel bene come nel male

  • l’unico modo è far giocare i bambini con ogni tipo di giocattolo, poi quando saranno più grandicelli sceglieranno

    • Proprio ieri mio figlio (7anni) mi chiede se io alla sua età giocavo al Lego. Alla mia risposta affermativa, va avanti ….”ma mamma il Lego è per maschi o per femmine? A me sembra che sia più da maschio.”
      Vi invito a guardare il catalogo Lego 2012 è diviso in due sezioni, la principale, più corposa, nella prima pagina ha la foto di un maschietto -come già avveniva in passato- la seconda -nuova- con poche pagine, dedicata alla nuova linea Friends ha una bimba.
      Mio figlio è comunque rimasto incuriosito da qualche pezzo disprezzandone però i colori. Da notare che dal rosa la lego sta virando al viola, al purpureo, anche questi considerati femminili. Sapete che mio figlio è stato preso in giro a scuola, per un paio di pantaloni e maglietta a righe viola?
      Mi ripeto, pur proponendogli una gamma ampia di stimoli e giochi neutri, lo “scontro” avviene fuori dalle mura domestiche. Il confronto è utile ed è il concime per un pensiero libero ma MAI e POI MAI mi sarei aspettata di iniziare dalla culla… (ho rifiutato di appendere qualsivoglia fiocco azzurro alla porta!!! Tra l’altro non ho voluto sapere il sesso del futuro pargolo, una rarità allora, ancora di più adesso con la ecografia 3d).
      Non so se sia più faticoso avere una figlia femmina a questo punto. Mi sembra che il lavoro sia duplice. Fornire a mio figlio strumenti di decodificazione critica e in più non farlo sedurre dalle sirene consumistiche e maschilistische.

      P.S.: a Paolo, è difficile parlare di libera scelta. So per certo che alcuni bimbi apprezzerebbero acquisti meno orientati sessualmente ma il confronto con i coetanei è spesso crudele e temono, giustamente, di diventare dei paria. Non oso immaginare la reazione di alcuni compagni di scuola tuttocalciogormiti&C. alla vista del cucinino di legno di mio figlio. E’ finita, temporaneamente, in cantina, pur sapendo che ci giocherebbe ancora volentieri.

      Scusate l’italiano raffazzonato, sono un po’ malaticcia e di corsa.

      • miriam, si vive in società, scontrarsi con essa è normale e in qualche misura sano, sta ai genitori dare ai propri figli i mezzi per “resistere”..dopodiche si può giocare tanto con la cucinina quanto con i gormiti

      • Infatti Paolo, per quando faticoso (sono una ex-introversa), apprezzo gli scontri/incontri!
        Ma la vera apertura mentale la trovo qui, su un certo tipo di web, non alle riunioni scolastiche, se esiste qualche genitore progressista o attento alle differenze di genere deve stare ben nascosto… Sai si rischia molto ad esporsi e temi che tuo figlio nelle 8 ore che trascorre fuori, possa poi non divertirsi più tanto. E’ un gioco di equilibri che anno dopo anno richiede uno sforzo non indifferente anche sul fronte marito/nonni e parenti.
        Se vai nei negozi della grande distribuzione non hai scelta, c’è il settore dei maschi e quello delle femmine, punto. Mio figlio non ci passa più neanche per sbaglio in quello femminile “perchè è rosa!”, il disprezzo per il colore non è arrivato da noi genitori ma dalla scuola, intesa come bambini, ovviamente. Questa sarebbe libertà, secondo te? :-( Trattasi di condizionamento culturale. Consideriamo inoltre che la maggioranza degli italiani compra in questi grandi negozi e non nel negozietto chic-steineriano… dove trovi bellissimi giochi in legno non genderizzati. Per altro devi accendere un mutuo per comprarli.

        Adesso oltre ai giochi appaiono i primi discorsi come ad es: …”mamma come mai quella donna è in costume su quella pubblicità, non è estate! Perchè ha quel trucco così pesante e la bocca è aperta…” E noi non abbiamo la tv, per ora.

  • peccato che abbiano tolto la possibilità di mettere commenti al post dell’uccr, mi sarebbe piacuto chiedergli un paio di cosette del tipo ‘se i bambini sono davvero liberi di essere se stessi allora a cosa serve il lego differenziato in base al sesso? non sarebbe più logico differenziare i lego in base ai lavori (carpentiere, parrucchiere, poliziotto, salone di bellezza etc) e poi far scegliere i bambini, senza condizionarli fin da subito con le diciture x bimbo/xbimba?': magari ne sarebbe pure venuta fuori una discussione interessante… Anche se a giudicare dai commenti che ho letto su altri articoli dello stesso sito mi sa che sarei stata prima accusata di qualsiasi sindrome esistente (invidia del pene, mestruale, della cozza repressa, della zitella gattara, tutti psicologi da quelle parti…), e poi forse si sarebbero degnati di riservare due righe alla risposta XD Con certa gente non c’é storia, se ne stanno lì sul piedistallo e se leggono di qualcuno con un opinione diversa anzi che fermarsi a riflettere sulle loro motivazioni li surclassano direttamente a idioti

    • Appunto…

      Devo ammettere che, essendo una persona abbastanza con la testa tra le nuvole (e da piccola anche più di quanto lo sia ora), non mi sono mai accorta del fatto che si dicesse che le lego fossero da maschi.

      A ripensarci, quando alle materne, con mia grande rabbia, dividevano a una certa ora maschi e femmine relegando le seconde alle cucinette e ai giochi tipo mamma e figlia, i maschi venivano messi a giocare alle lego. :S Ma allora (e ritengo che avessi ragione XD) pensavo fosse più un problema di stupidità dei miei maestri. XD Dunque non ci ho più pensato, non ho mai pensato che sul serio la gente pensasse fosse da maschi, anche perchè sia io che le mie amiche abbiamo sempre giocato a lego. Oltretutto che era uno dei miei giochi preferiti. D: Stimola la creatività, è un gioco che varia a dipendere da cosa vuoi costruire quella volta, ti fa sentire libero e ti da importanza, poichè tu decidi come creare il tutto e tu ti regoli in base a quanti mattoncini ti servono.

      è davvero triste… ormai, nel reparto vestiti per bambini, ad esempio, noto che quelli delle bambine sono delle versioni ridotte degli abiti sexy per ragazze. O_O

  • ciao Mary, sono Laura Albano e come ha già detto Giorgia l’autrice non sono io ma Irene Biemmi, un’amica di cui ho parlato spesso nel mio blog come in questo caso dove ho raccontato la presentazione del suo libro.
    Quindi grazie del link, ma correggi quanto prima il nome dell’autrice, grazie!

  • Ma da una che inizia un post con “A casa nostra, per carità, di sacro c’è solo Dio” cosa ci aspettiamo? e poi “… oppure semplicemente ai maschi piacciono giochi da maschi, alle femmine giochi da femmine” si amen! Sposati e sii sottomessa dicono i suoi lettori -prima o poi usciranno dal tunnel- sia ironia ma leggendo vari post questa idea dell’ironia sparisce lasciando spazio allo sgomento. Ho letto anche che una di loro sia completamente all’oscuro di cosa sia una ruota di scorta. Poi hanno il coraggio però di chiamare chi non la pensa come loro “mantide religiosa”, un covo di signore cocò ecco cosa sono! Ah altra cosa che mi sono sempre chiesta, perchè lei invece fa la giornalista? Sposati e sii sottomessa Miriano!

    • Ahahah XD Giusto! Visto che è così appagante, dovrebbe dare “il buon esempio”, no? :3 Ma forse, in realtà, non lo è così tanto. XD

  • credo comunque, e scusate se mi ripeto, che la questione non sia “non comprare giocattoli rosa alle bambine” ma garantire ai bambini il maggior numero possibile di opzioni..ma poi mi chiedo ma anche i produttori di giocattoli non hanno interesse a vendere lo stesso tipo di giochi a bambine e bambini? O è solo questione di segmentare il mercato?

  • Anch’io amavo i Lego e sono una ragazza :) ci giocherei tutt’ora ma non me li compra più nessuno :( scherzo ;) bellissimo articolo, complimenti per il blog :)

  • Molto interessante il tuo post, Mary. Tempo fa si era discusso molto anche di una nuova invenzione: la bambola da allattare! Prima pensavo anch’io che questo fossero giochi naturali per una bambina invece non è così. Ci sono anche bambine che preferiscono giocare con il Lego o con le macchinine e non c’è niente di male o di strano. Non vuol dire che siano dei trans o roba del genere.

    • Ora che mi ricordo, giocavo anche con le costruzioni, mi erano state regalate per natale! Queste cose aiutano molto nello sviluppo della creatività.

  • Quando ero piccola ho sempre giocato con i Lego, me li regalavano spesso e non solo io, ma tutti in famiglia, pensavamo che fosse un gioco senza sesso.
    Il fatto che i Lego siano un gioco da maschi e che ci sia stato bisogno di crearne una versione femminile per me è un’assoluta novità!
    Le altre bambine nate negli anni 70 e successivamente non ci giocavano???

  • Io, classe 1979, ho sempre giocato con i Lego, che all’epoca non prevedevano alcuna doppia versione, e non credo recassero l’etichetta “solo per maschi”. Nessuna bambina sentiva il bisgono di una versione stucchevole e semplifiiata del gioco, ma in questa epoca reazionaria bisgona tornare indietro su tutto, tra un po’ alle bambine rifaranno il ricciolo artificiale alla Shirley Temple che era così adorabile.

  • cioè l’articolo che citi era mio…e il libro di Irene Biemmi…cmq va bene, l’importante è che il concetto arrivi :-)
    laura albano

  • il rosa di per se non fa schifo, è un bel colore, bello come gli altri, il giallo, il rosso, il blu, l’arancione, il verde… è questa invasione del rosa in tutto ciò che è ‘da femmine’ che lo rende nauseabondo. il fatto che se vai in un negozio di giocattoli il reparto bambine è tutto solo rosa, che i vestiti per le bambine sono prevalentemente rosa, che ormai biancaneve e i sette nani e cenerentola non sono più delle fiabe per tutti ma fanno parte del club delle ‘principesse’ e i loro gadget sono distribuiti in delle confezioni rosa. non credo che ci sia una predisposizione genetica per la preferenza del rosa, è un’imposizione dovuta al marketing. così come dei giocattoli che di per se sarebbero divertenti come lavatrici giocattolo, piccoli elettrodomestici da cucina, accessori per le bambole, le stesse barbie e hello kitty finiscono per diventare – a mio parere – di cattivo gusto. i bambini da che mondo è mondo nel gioco vogliono imitare ciò che vedono fare ai grandi. una volta le mamme erano a casa e si occupavano della casa e dei figli, i papà andavano al lavoro e guardavano le partite di calcio, misuravano il loro successo nella vita dalle auto che possedevano. oggi i ruoli dovrebbero essere cambiati, entrambi i genitori dovrebbero lavorare ed entrambi occuparsi della gestione della casa e dei figli, entrambi hanno un’automobile e guidano. per questo non ci trovo nulla di strano se un bimbo vuole gocare con pentoline e bambole o una bimba gioca con le macchinine. ho usato il condizionale però perchè non è così nel nostro paese, dove più della metà delle donne è a casa, in particolare un’altissima percentuale lascia il lavoro dopo aver avuto un figlio. le poche che lavorano poi sono viste o come delle sfortunate che hanno sposato il marito sbagliato che non guadagna abbastanza da mantenerle, o come delle madri snaturate che preferiscono avere una vita anche al di fuori delle mura domestiche, che mandano i figli all’asilo come se l’asilo fosse una lager nazista dove i bambini vengono torturati. io penso che sia peggio doversi portare il proprio figlio appresso tutto il giorno, magari al supermercato o in banca, e poi piazzarlo semmai davanti alla TV perchè hai da fare in casa e non puoi dedicargli il tuo tempo. insomma un bambino nel gioco imita i modelli che ha in casa, e dovrebbe essere libero di giocare con ciò che vuole. i padri che si scandalizzano perchè il loro figlio maschio gioca con le bambole evidentemente sono loro stessi i primi che non si occupano dei propri figli e considerano un cambio di pannolino, un bagnetto o la preparazione di un pasto qualcosa di disdicevole. analogamente chi si scandalizza se una bambina gioca con le macchinine. del resto quante volte nelle coppie si sente rimproverare dalla moglie al marito che quella volta che prova a fare qualcosa lui in casa combina solo guai, e quante vole sentiamo il marito prendere in giro la moglie perchè non sa guidare bene? se ci pensate è la stessa cosa.
    la cosa che dispiace è che tanti giochi che di per se sarebbero belli e divertenti se non fossero imposti come stereotipati, ora mi sono diventati antipatici e ho deciso per principio che non li regalerò mai a nessuna bambina. quando mi figlio ha un invito alla festa di una bambina cerco sempre un regalo creativo e poco sessualizzato. purtroppo bisogna stare attenti perchè se regali qualcosa che è troppo ‘da maschio’ rischi di offendere i genitori della bambina stessa con cui non sempre hai confidenza, a volte non li conosci affatto…

  • I lego penso che sono sempre stati unisex, ovvero loro, non hanno mai fatto versioni come questa di cui si parla, ma neanche versioni “militari”, i lego che mi ricordo sono poliziotti , soccorritori,star Wars,e poi costruzioni casette ecc, diciamo più che altro che personaggi femminili erano inesistenti, solo in star Wars c’ erano ma in quel caso erano personaggi della storia della saga, io comprerei i lego se li avessi ai miei figli, poi un piccolo discorso sulle bambole, precisiamo che di barbie ci sono diverse varianti, c’ e la donna in carriera,l’ astronauta,la pilota ecc…. quindi copre moltissimi ruoli non solo la casalinga la modella o la cuoca ecc……., sul discorso delle bambole e che avvolte non capisco il senso di questi giocattoli, se mi dici una cucina ( e mi ricordo una pubblicità con cucine di colore rosso dove c’ erano pure bambini) allora ok prima o poi dovranno cucinare ma le bambole?

  • Volevo condividere con voi una cosina:
    io e il mio bimbo di tre anni e mezzo stavamo leggendo una storia.. Io, leggendo: “i bambini..”
    Mio figlio mi corregge: “No mamma, un bambino e una bambina!”
    Aveva ragione! Il disegno ritraeva una bimba e un bimbo, non due maschi! Ma chiaramente il maschilismo vige anche nel modo in cui ci hanno insegnato a parlare e nella grammatica!
    Stavo per commuovermi.. L’ingenuità di una creatura che non sa ancora cosa sia il sessismo nel linguaggio.. Fatto che dimostra come certe cose diventino automatismi solo perchè ci facciamo l’abitudine e si tramutano in modelli di comportamento incondizionatamente accettati come unici..
    Ah.. che amarezza..

    • E’ successo anche a me qualcosa di simile. Da parte nostra è un continuo esercizio di autocontrollo e ragionamento, nemmeno le maestre a volte si rendono conto di quano possa essere sessista una semplice comunicazione scolastica dove SEMPRE sta scritto “bambini”.

      • Miriam, ogni volta che trovo genitori attenti a queste tematiche tiro un sospiro di sollivevo. Ma, come si diceva, quanto è difficile? Io mi trovo spesso disarmata, non so davvero che cosa fare. E’ difficile trovare persone davvero attente..
        Mio figlio ha delle maestre fantastiche ma nonostante tutto non sembrano prestare particolarmente attenzione all’argomento. Faccio un esempio. Ci hanno recentemente chiesto il materiale per i costumi di carnevale. Ai maschi un cartoncino e alle femmine carta crespa e un ventaglio. Da quello che ho intuito il tema sarà spagnoleggiante. Ma io mi chiedo.. Non era meglio, chessò, vestirli da animali? Caspita, hanno tre anni e già devo dividere i toreri dalle fanciulle col ventaglio? PERCHE’???
        Io come posso agire considerando la totale ignoranza sull’argomento? Da sovversiva? E’ una cosa talmente delicata che non so come affrontarla. Sembra che i bambini di genitori accorti debbano venir su strambi e disadattati. Come impedire ciò? Come non far sentire diverso dagli altri il proprio bambino? Come iniziare a cambiare le carte in tavola, il modo di vedere anche di altri genitori?
        Questa è la battaglia più ardua perchè i settantenni berlusconiani stanno per tirare le cuoia ma nelle mani dei nostri figli sta il futuro! E vedere mio figlio con una giusta concezione di genere a tre anni per poi vedergliela perdere più in là non è proprio quello che mi auguro per lui e per chi incontrerà sulla sua strada!!

    • quando si dice due bambini potrebbe intendere due bambini oppure un maschietto ed una femminuccia.

      • Alessio, è proprio questo il punto! perchè utilizzare il maschile plurare per comprendere anche il femminile? come vivresti in un mondo che chiama un maschio e una femmina “bambine”?
        E’ una convenzione sociale sessista, denominata per l’appunto “sessismo nei linguaggi”

    • Alessia anch’io sospiro ma solo sul web!! Non so se per timidezza, indifferenza ma a scuola non trovo nessuno volenteroso a farsi portavoce di queste istanze.
      Quando parlai di Pinks stinks, informalmente e solo ad alcune mamme -http://www.pinkstinks.co.uk/-, molti mi guardarono stranita! Non so nemmeno io più come muovermi, spero nella nuova maestra, mi sembra più sensibile a questi temi. Ma è un lavoro lungo, di retroguardia, solo che manca l’esercito in prima linea… :-(

  • ho trovato questo video su youtube,

    dove una bambina si chiede perché il mercato è così rigidamente diviso in giochi da maschi e giochi da femmine: si vede lontano un km che sta ripetendo discorsi sentiti dai genitori milioni di volte, ma si vede anche che ci crede davvero, che ci ragiona dietro e si chiede seriamente a cosa servono i giochi divisi per sesso…

  • Sono d’accordo sul sessismo di questa linea di giocattoli presentata come se fosse solo per bambine, con colori rosa e viola e personaggi vestite alla moda.
    Peccato perché vedo che non ci sono solo saloni di bellezza ma c’è anche la clinica veterinaria, il laboratorio delle invenzioni e lo studio design che trovo interessanti, non le avevo mai viste a vendere fin’ora, devo dire che mi sembrano avanti rispetto ad altre aziende (e la cosa mi perplime)!

    Molte persone ancora si ostinano a credere che alle bambine piacciano solo giocattoli da mammine, principesse e maniache dell’estetica. Ma si ricordano cosa volevano da piccoli? Credo proprio di no!
    Io andavo a cercare la macchinina del meccanò di mio fratello per giocarci anche se me lo proibivano perché era sua. Alla fine mia madre mi regalò una nave della Lego, quanto ci ho giocato! E giocavo con un trasformers che aveva perso un bambino oltre che alle immancabili Barbie.