Giornalettismo e il terrore per la vagina robot!

Una nostra lettrice ci ha segnalato un articolo apparso su Giornalettismo, sito che ho sempre trovato interessante , ma che da oggi in poi sicuramente seguirò molto meno.

Perché ? Leggete pure l’ articolo e guardate il video che vi posto di seguito (presente anche nell’articolo).

E’ una finta vagina che simula il momento del parto.
Un’ottima trovata per i futuri ginecologi e ostetrici che grazie a questo strumento possono prepararsi sia a livello pratico che psicologico.

A quanto pare però non è piaciuto per niente all’autore/autrice dell’articolo che descrive con queste parole l’utile attrezzo:
Perplessi e un po’ disorientati. Così vi sentirete dopo aver visto questo video che testimonia come i giapponesi abbiano una fantasia perlomeno ‘particolare’… nonostante la meritoria funzione vederlo all’opera fuori contesto non è così gradevole. Chissà se morde.”

Perplessi e disorientati“? E perché mai? E’ un utilissimo strumento che aiuta a fare pratica, cosa c’è di così forte o inguardabile?
Nonostante la meritoria funzione vederlo all’opera fuori contesto non è così gradevole.” Ma chi ha scritto questo articolo pensa ancora che i bambini spuntino da sotto i cavoli? Forse non ha mai visto un vero parto; se questa è la reazione scatenata da un semplice strumento, con un parto vero potrebbe rimanere scioccato a vita.

L’ultima frase (“Chissà se morde”), è sconcertante! Su che pianeta vive? Chi ha scritto questo articolo? Chi è questo “cuor di leone” così facilmente impressionabile?
A quanto pare in redazione si sono subito resi conto dell’imbarazzante gaffe e hanno immediatamente chiuso i commenti (tutti contrari) sia sul sito che sulla pagina facebook.

Chissà come mai i video pornografici con vagine in primo piano che si stimolano con vibratori o qualsiasi altro oggetto -dalle forme più improbabili- non impressionano nessuno.
Mi sembra il tipico ragionamento del maschio medio italiano, magari uno di quelli che fa tanto il rivoluzionario antiberlusconiano e poi si comporta nella stessa identica maniera.

Finché la vagina è depilata come un’ opera d’arte e ha l’unica funzione di compiacerli va tutto bene, quando poi ci si rende conto della realtà, e quindi viene rappresentata nelle sue vere funzioni e nel suo vero aspetto -e non quello che il porno ci mostra- eccoli lì: disgustati, perplessi, scossi. Poverini!

Un simile strumento andrebbe introdotto anche nelle scuole, ovviamente affiancandolo all’educazione sessuale, affinché i bambini possano avvicinarsi adeguatamente alla realtà della vita, della riproduzione e della nascita visto che -a quanto pare- molti vivono ancora con il mito della cicogna o del bimbo sotto il cavolo.

Faby

Comments

  1. danzatriceorientale says:

    Ivigliacchi hanno modificato l’articolo!!! Dopo “perplessi e disorientati” avevano scritto anche “schifati”, lo potete evincere dai commenti sottostanti che infatti fanno riferimento all’aggettivo ora prontamente rimosso.

  2. eh, sì, Faby, hai proprio ragione su tutta la linea. Ma, a proposito di parto, vado un po’ OT: mi sono sempre chiesta perché la posizione semisupina che è imposta alle partorienti da parecchio tempo in qua, con l’ospedalizzazione, e già con la medicalizzazione moderna, del parto, sia la più funzionale. Non fraintendetemi, non ho nulla contro la medicalizzazione del parto: basti pensare che ha praticamente eliminato la mortalità femminile per questo evento, e tutti gli inconvenienti ad esso connessi, come infezioni, patologie varie non diagnosticate o conseguenza dell’evento stesso, etc.
    Sto parlando proprio della posizione: quella degli antichi, anzi delle antiche, era inginocchiata, con le cosce leggermente divaricate, in modo che il pupo, o la pupa, fosse espulsa/o verso il basso, con l’aiuto della… forza di gravità. Oggi, invece, la posizione semisupina obbliga le donne partorienti ad espellare la pupetta o il pupetto… sparandolo verso l’alto! Vi sembra logico, obbligare una donna ad applicare tutto questo dispendio di energia per complicare un evento già gravoso di per sé? Che ne pensa il nostro ginecologo?

    • Già da quando ho partorito io 8 anni fa, la posizione “ginecologica” non è più obbligatoria durante il parto, anzi, le ostetriche di solito ti incoraggiano ad assumere quella in cui la partoriente si sente più comoda (accucciata o quant’altro), per lo meno dalle mie parti…

      • Beh, in linea teorica è così. Ma in pratica non sempre. I pregiudizi a riguardo del parto ci sono eccome. A me per esempio avevano detto che avrei potuto scegliere.. Vasca, sgabello olandese.. In pratica ho partorito nella classica posizione mentre l’ostetrica mi immobilizzava le gambe. E mi fermo qui stendendo un velo pietoso.

        Il parto è ancora visto oggi in modo distorto. Non viene rappresentato come un momento in cui si è in profondo contatto con la parte più animalesca di te, come già stato detto.
        Forse perchè in quegli istanti così forti si riprende il contatto con la vera essenza umana, che si distacca dalle limitazioni e dal controllo imposti dalla società.
        Invece amano descriverlo come un momento romantico, idilliaco.
        Purtroppo è un vero e proprio TABU’!
        La posizione classica è sempre servita a dare un contegno alla donna partoriente, che nella testa delle persone deve essere morigerata anche in un momento intenso come questo. Scordandoci che molte donne africane per partorire si aggrappano ad un albero.
        Sono tabù le modalità in cui avviene, il dolore (che deve essere per forza subito. Vade retro epidurale o libertà di scelta per la donna! Tu, donna, partorirai con dolore!), la defecazione (che molto spesso accompagna il momento espulsivo), l’episiotomia abusata ecc.
        Ci si vergogna quasi a parlarne. Ma io non mi sono mai sentita tanto in contatto con la donna selvaggia che è dentro di me. E non per questo non è stato un momento profondo e travolgente. Di parto si potrebbe parlare all’infinito. C’è un blog che tratta le tematiche dei pregiudizi nei confronti di questo evento così importante:

        http://epidurale.blogspot.com/

        Il rigetto nei confronti dell’epidurale è solo uno dei temi che fa capire quanto sia mistificato questo momento della vita della donna, quanti tabù e pregiudizi debbano ancora essere abbattuti. Quanto sia limitata la libertà di scelta della donna, spesso a livello psicologico anche quando in linea teorica ci sarebbero gli strumenti per poter scegliere.

      • Capisco Alessia, forse sono stata fortunata io, allora. Nel mio ospedale c’era anche una corda per appendersi, immagino sia l’equivalente dell’albero per le donne africane…
        Curioso che poi, in realtà, sia poi stata io a scegliere la classica posizione ginecologica, perchè mi ci trovavo meglio :) però avevo un’ampia varietà di scelta e un’ostetrica molto amorevole che mi ha aiutata tantissimo :)

  3. un fatto triste, un giornalista deprimente, ma tu Faby mi fai sempre spaccare :) “Poverini!”

  4. Beh io di parti ne ho vissuti 2, l’ultimo dei quali poco più di una settimana fa…Sinceramente io tutte queste “coordinate” Che ricordino l’umanità e l’affetto in questa situazione non li ho trovati. E’ un evento forte, molto doloroso e difficile, si potrebbe dire “animalesco”. Certo poi ti mettono il bimbo fra le braccia e dimentichi tutto, e del resto se le donne da millenni continuano a fare figli non ostante i dolori e le difficoltà del parto e tutto ciò che segue (la ripresa non e’ banale) vuol dire che ne vale senz’altro la pena… Ma il parto davvero e’ un’esperienza traumatizzante, tanto che consigliano al papa’ che partecipa di mettersi dietro perché vedere da davanti ciò che accade potrebbe rovinare la sessualità della coppia. Detto questo, un oggetto del genere riproduce in maniera del tutto schematica un parto, si tratta di un manichino e sinceramente guardare il video non mi lascia ne’ perplessa, ne’ disorientata. Casomai mi fa capire meglio cosa e’ successo in quel giorno, mi fa meravigliare ancora di più di quanto miracolosa sia la vita (ogni volta che guardo i miei figli mi chiedo come sia stato possibile che io sia riuscita a farli uscire da li) e io oltre che proprlo ai medici ed ostetrici, e alle scuole, lo proporrei anche ai corsi pre-parto. Infine, il fatto che “fuori contesto non sia gradevole” e’ ininfluente, e’ utile in un contesto istruttivo e medico, in quale altro contesto vorrebbe vederlo? Forse al cinema mangiando i pop corn? Sulla battuta “chissà se morde” stendo un velo pietoso.

  5. Giornalettismo è un contenitore eterogeneo. Se già è difficile avere garanzia che un giornalista è bravo solo perché scrive su un giornale, figuriamoci qui.
    Alcuni di loro hanno senz’altro intuito e capacità, ma non vale di certo per tutti.

    :) e in ogni caso intanto il mondo và avanti…

  6. Sì… quello che scrivi mi trova d’accordo, almeno al 98%!
    Per il restante 2% volevo fare un appunto pressoché solo stilistico. La durezza e recisione di certi passaggi può farli apparire pregni di un coinvolgimento forse non completamente misurato. O almeno è questa l’impressione. Ma dalla tua c’è il fatto che anche la pacatezza, ovvero la dolcezza, è spesso vista con sospetto. Addirittura si vocifera, da più parti, di “dolcezza killer”. Puoi leggere tutto su: http://mondocineroma.wordpress.com/2011/10/03/lo-zucchero-ammazza-le-diete-no-uccide-la-gente/

  7. Francesca says:

    Un po’ farebbe impressione anche a me (ma non come lo intendono loro)e non guardo siti pornografici neanche per sbaglio! Certo, che censurino i commenti non va bene, chiedetegli spiegazioni. Perché non parlare più spesso di questo e altri argomenti? La prossima volta si potrebbe parlare della menopausa e cose del genere.

  8. “un simile strumento andrebbe introdotto anche nelle scuole, ovviamente affiancandolo all’educazione sessuale, affinché i bambini possano avvicinarsi adeguatamente alla realtà della vita, della riproduzione e della nascita visto che -a quanto pare- molti vivono ancora con il mito della cicogna o del bimbo sotto il cavolo.”
    faby su questo non concordo va bene l’ educazione sessuale a scuola ma questo è per i medici.

    • Alessio non è una bomba a mano, o una dinamite ma un semplice robot…ce l’avevi il robottino Emilio da piccolo? Beh è la stessa cosa, solo che quello non serviva a nulla questo serve a fare pratica!

      • non lo avevo a casa , se si studia educazione sessuale si sa da dove escono i bambini (vabbe io sono nato col cesareo ma questa è un altra storia) , poi tu parli di fare pratica ma sono i medici a far nascere i bambini quindi questo è destinato a loro.

  9. Francesca says:

    Ho guardato il video. Che suoni brutti! Forse simulano le urla. Sarebbe molto utile come strumento didattico anche qui in Italia ed è molto meglio che certe ostetriche si esercitino così che su di noi. Io non vorrei nessun praticante fra i piedi. Io ho una corrispondente giapponese che lavora proprio in una clinica per puerpere; le linkerò il video e le chiederò cosa ne pensa. Intanto vi linko il sito della su clinica: http://mitsuo.or.jp/ Noto con piacere che il sito è migliorato! Apritelo con google chrome così ve lo tradurrà in automatico.
    Su Giornalettismo i commenti negativi ci sono eccome! Sicuramente l’articolo è stato scritto da un uomo che non ha figli.

  10. Io (e faccio riferimento al post di Cosmic) non ho vissuto i miei due parti come traumatizzanti, assolutamente, anzi sono stati due momenti esaltanti, caratterizzati da sensazioni molto forti, emotivamente e ovviamente anche fisicamente, ma non posso dire di aver sofferto poi così tanto… ho sempre descritto quello che ho sentito fisicamente come “sensazione estremamente forte” non so spiegarmi perchè tutte parlino di dolore… probabilmente io avevo una quantità enorme di endorfine che mi circolavano per le vene!! Sono stati anche parti molto veloci, il che probabilmente ha aiutato. Sono perplessa anche sul fatto che il partner si sentirebbe scosso a vedere uscire il bambino, al punto che la vita sessuale della coppia sarebbe a rischio. Trovo che se il compagno, con cui stai facendo un figlio, dico, mica una partita a dama, non riesce ad accettare la parte più femminile di te, quella parte più vicina alla natura, così umana, e potente… insomma se è così schizzinoso da non avere il coraggio di “guardare e conoscere” la sua donna in ogni sua versione, forse è un po’ immaturo, forse è innamorato di una bambola e non di una donna vera. E mi chiedo quanto potrà capire delle difficoltà e della fatica che la donna dovrà affrontare nel dopo parto (magari si aspetta che torni a essere l’amante spensierata di sempre nel giro di qualche settimana?)
    Sull’articolo di Giornalettismo stendiamo veramente un velo pietoso, come pietoso è il giornalista che l’ha scritto.

    • FC: Non so come sará col secondo, ma ti assicuro che il mio primo parto é stato, benché del tutto fisiologico e normale, molto estenuante, tanto che ho ringraziato l’epidurale, e intendo ripeterla non appena ce ne sará bisogno. C’é anche chi lo ha vissuto in modo molto piú doloroso di me.
      “non so spiegarmi perchè tutte parlino di dolore…”: beh, evidentemente vuol dire che non é un’esperienza cosí rara!
      Mi ritrovo perció nel commento di Cosmic.

      In quanto all’articolo di giornalettismo, é semplicemente grottesco, infantile, e stupido. Concordo con chi dice che sembra scritto da un tredicenne. Un bel po’ di educazione sessuale a scuola non farebbe proprio male. Il video mi sembra molto realistico, tranne eventualmente la tonalitá delle ‘urla’ della madre, (che comunque ci sono, eccome! mi sembra un bene che i futuri medici/ostetrici imparino ad operare anche in presenza di un ‘rumore di fondo’ non proprio rilassante.)

  11. FC: non sono la persona più adatta a commentare la tua risposta a Cosmic, dato che non ho figli/e!!! ? Però forse è vero che i “dolori del parto” possono essere soggettivi? Non so, se fanno parte delle sciagure che gli esseri umani si sono tirati addosso, secondo il mito biblico, ci sarà una ragione perché siano considerati così esemplari. E ci sarà una ragione perché un maschio della fine del V secolo a.C. (Euripide) faceva dire alla sua eroina Medea “preferirei passare dieci anni appoggiata a una lancia, piuttosto che partorire una sola volta”. E con questo torniamo al discorso dello storico terrore con cui un maschio può vedere l’evento fisiologico del parto, oltre che al dolore fisico che deve attraversare la donna partoriente. Be’ forse non tutte! Postilla: una mia amica, che come me soffriva di atroci, anche se non puntuali, dolori mestruali, ma che a differenza di me aveva messo al mondo due figli, dichiarava “mi aspettavo chissà che dolori, invece erano quelli che sentivo quasi tutti i mesi”. Sì, forse è soggettivo, per le donne, e lo è in vario grado. Continuo a chiedermi però il motivo del terrore, o ribrezzo, maschile. Per quanto mi riguarda, continuo a pensarlo come una di quelle prove che mai ci immagineremmo di poter superare, e che invece al momento di farlo, superiamo, disinvoltamente. Se le nostre del blog sono così brave da rintracciare una recente dichiarazione di Iosepha Idem sul tema, sarebbe illuminante, per dire delle risorse delle donne sconosciute alle donne stesse.

  12. Brava Faby. Mi ha fatto salire un nervoso dalle viscere guarda!
    La società ha mistificato il vero valore della vagina! Come dici tu..
    “Finché la vagina è depilata come un’ opera d’arte e ha l’unica funzione di compiacerli va tutto bene, quando poi ci si rende conto della realtà, e quindi viene rappresentata nelle sue vere funzioni e nel suo vero aspetto -e non quello che il porno ci mostra- eccoli lì: disgustati, perplessi, scossi. Poverini!”

    E’ una cosa totalmente sconcertante! E’ misoginia allo stato puro!
    Finchè la vagina è un giocattolo da incartare come piace a loro, passivo e pronto ad essere penetrato va bene. L’autodeterminazione di questo organo che in questo caso non ha bisogno del pene ma è in grado di dare alla luce un bambino fa schifo. Ma chi ha scritto questo articolo? Un tredicenne e per giunta ignorante?
    Questo nasconde a livello inconscio un odio profondo e latente verso le donne, oltre che profonda paura. Paura della realtà del femminile che non è come se la rappresenta la società!
    Ma di cosa ci stupiamo se sono proprio certi psicologi che sconsigliano al padre di assistere al parto perchè poi altrimenti maturano una repulsione nei confronti del sesso femminile! Ma fatemi il piacere!!!!!!!!!!!
    La vagina E’ QUESTO! Ma ormai amano solo rappresentarsela glabra e pronta all’uso, tra fiocchetti e pizzi!
    Ma crescete! Svegliatevi che è ora!

    • Grazie Alessia a voi che ci leggete,sostenete e ci segnalate in continuazione temi su cui discutere!
      La vagina purtroppo o è vista come nei porno o è un tabù!

  13. Francesca says:

    Faby, mi farebbe piacere che tu bacchettassi anche questo blog (un po’ mi sembra migliorato, ormai non lo seguo più):

    http://donna.libero.it/?ssonc=939592293

    • Francesca ….il libero.it dice tutto =D! Do’ un’occhiata ma immagino già che ne uscirò con una bella pettinata alla Fantozzi dopo una tragedia!

  14. Ognuna di noi vive il proprio parto e quello di nessun’ altra. Sembra scontato ma è bene ribadirlo, soprattutto parlando con le ragazze giovani, perchè ad esempio una cosa che mi ha disturbato parecchio e mi ha complicato la vita quando ero incinta è stata la sensazione che non stessi facendo le cose nel “modo giusto”. Finchè non ho capito che non c’è un “modo giusto” di partorire (a parte complicazioni, patologie…) così come non c’è una dose “giusta” di dolore nè la quantità o durata “giusta” di urla. Sensazioni ed esigenze sono soggettive quindi l’unica cosa che veramente si può dire è che le donne ascoltino e leggano le esperienze di altre donne ma non se ne lascino influenzare. La donna può chiedere di adottare la “propria” posizione, che le facilita le cose (in alcuni casi bisogna ancora lottare con le ostetriche), può se vuole chiedere l’epidurale (in alcune strutture cercano di scoraggiarti), può urlare quanto vuole e fregarsene (questo lo consiglio veramente) di qualunque cosa vi dica chi vi sta intorno (se gli dà fastidio può sempre cambiare mestiere!). Io non capisco molto il tema del dolore del parto perchè, io, non l’ho mai provato così forte come dicono, ma la mia esperienza vale tanto quanto. Però mi sembrava bene ricordarla per due ragioni:
    1) per millenni il “racconto” del parto è stato in mano agli uomini (medici, filosofi, chierici) che lo hanno strumentalizzato con fini di controllo sociale, sfruttando il tema del dolore anche con l’inconsapevole complicità delle donne (questo è comprensibile perchè il parto non è cmq una passeggiata e il bisogno di protezione della donna in quel momento è massimo). Il “racconto” è stato poi sempre più arricchito di vissuti maschili, dal timore allo schifo, dal terrore al rifiuto ecc. Fino all’ultima invenzione: il trauma ammazza sessualità. E questo mi porta al n.
    2) senza volerlo anche noi abbiamo assorbito, e le ragazze giovani oggi forse ancor di più, non solo un fisiologico timore, ma addirittura il terrore del parto, perchè si è abbassata la soglia della tolleranza al dolore (il che è un bene, non siamo nate per soffrire!) mentre sono aumentate le richieste sociali di perfezione fisica e controllo dell’esteriorità. Mentre una volta il parto “era di casa” e tutto sommato era un’esperienza vicina ad ogni donna, oggi ha assunto un aspetto quasi mitico.
    Ho paura che mai come in questo momento storico la visione maschile del parto abbia accesso alla psiche di tutte noi in modo incontrastato. Ecco perchè ci tengo a dire che il parto non è esattamente quell’inferno di dolori che gli ostetrici (che non lo hanno mai provato) ci raccontano. La volontaria dell’ambulanza che mi accompagnava durante il tragitto, vedendo le mie facce “da doglie” a un certo punto la sento mormorare: “poverina, che male, io non farò mai un figlio!!” Ecco, no per favore, io facevo le facce perchè avevo un bambino di 3 kg e mezzo che stava nascendo, mica noccioline! Però il nostro corpo, nel momento in cui cominciano i dolori, si prende cura di noi e ci dà la forza di affrontarlo. Le tanto discusse urla spesso non sono urla di dolore quanto urla da sforzo, infatti ci escono in particolare durante la fase di spinta. Posso dire in assoluta verità che, avendo subito un’operazione all’addome, quando mi sono svegliata da quell’operazione quel dolore era tanto forte che le lacrime mi scendevano da sole, avevo tanto male che non avevo neanche la forza di urlare, altro che urla del parto! Questa la mia esperienza, se può essere utile alle sorelle… da leggere e archiviare, da usare se serve. Non è la bibbia, è un’esperienza personale.

    • FC: sono d’accordo con la prima parte del tuo post, ma molto meno con la seconda, che mi sembra quasi in contraddizione con quello che affermi all’inizio.
      Io non credo proprio che il dolore del parto abbia origine ‘ideologica’, da condizionamento maschile. Tanto piú che la maggior parte delle ostetriche sono donne. Il dolore c’é perché c’é. In alcune donne di meno, in altre di piú.
      Magari tu hai il bacino piú largo, o piú relaxina per allargarlo, mentre altre donne meno.
      Le mie urla in fase di espulsione non erano di sforzo, ti assicuro che mi faceva proprio un male boia, terribile! (mi avevano tolto l’epidurale ‘sennó non sentivo le spinte’). Detto questo, io probabilmente ho un limite di sopportazione del dolore basso: mi faccio mettere la pasta anestetica anche per togliere il tartaro! (e la dentista dice che sono diversi a farlo)
      Perció sono sufficientemente sicura che il mio dolore non deriva da ideologico ‘condizionamento maschile’, ma é prettamente fisiologico, sicuramente come nel caso di tante altre donne.

      La differenza ideologica é che non ho mai letto accese discussioni sulla sopportazione del dolore dal dentista. Qui il sentire dolore e il cercare di eliminarlo sono considerati legittimi e nessuno lo mette in discussione, neanche quando c’é solo da togliere il tartaro.
      Sul dolore del parto e i mezzi per evitarlo ci sono invece interminabili diatribe, e il diritto della donna a sentire dolore ed evitarlo é messo facilmente in discussione.
      Perché?
      Se dico che a me faceva male, voglio essere creduta, esattamente come in altre situazioni di stress per il mio corpo.

      In quanto al fatto che una volta ‘il parto era di casa': dimentichiamo facilmente che una volta anche da noi, e ancora adesso in molti Paesi del terzo mondo il parto é un’importante causa di morte o di grave malattia per molte donne e i loro neonati. è uno dei problemi femminili spesso sottovalutati o ignorati.
      per dare un esempio, molto vicino: avevo una zia, nata in casa e senza assistenza (la levatrice non arrivó in tempo) che, a causa di complicazioni nel parto, é nata con un gravissimo handicap mentale. Se ci fosse stato un minimo di medicalizzazione probabilmente non sarebbe successo.

  15. Hai ragione, parlare di tutto quanto è relativo alla sfera sessuale – e genitale – femminile è complicato dal fatto che ci sono millenni di sovrastrutture culturali che tendono a togliere lucidità. Magari tra di noi cerchiamo di ragionare sulle cose in modo onesto, ma nel mondo che sta qua fuori, e tra gli estensori di fetenzie come l’articolo di Giornalettismo, la lucidità non è molto di casa. E così mi preoccupo che questi messaggi da horror movie che riguardano il corpo femminile possano far del male alle ragazze di oggi (io ho una figlia di 12 anni e non vorrei che tutto quanto riguarda il corpo e la sessualità lo vedesse come allarmante) così mi sembra una buona idea dire anche che il parto non deve necessariamente essere uno strazio. Infatti sono assolutamente convinta del diritto della partoriente di ottenere l’epidurale se la richiede (quando ho partorito io perfino a Milano non era garantita in tutti gli ospedali) perchè come dici tu “se una donna dice che le fa male, deve essere creduta!” Senza se e senza ma. Io non l’ho richiesta perchè come dicevo nelle mie vene circolava di tutto!! Ma “il corpo è mio e lo gestisco io” non è solo un vecchio slogan, è una dichiarazione d’intenti ancora attuale e una dichiarazione di guerra ai tanti odiatori di donne che sbucano fuori dappertutto!

  16. E ancora a proposito di sovrastrutture e lucidità: durante il mio corso pre-parto le ostetriche, in assoluto contrasto con l’ostetrico (abbiamo poi scoperto) insistevano affinchè noi scegliessimo il parto “naturale” e rinunciassimo all’epidurale, per poter vivere di più e fino in fondo questa esperienza fisica tanto forte. L’ostetrico era per una medicalizzazione spinta, loro per una spinta “naturalità”. In mezzo c’eravamo noi (come sempre, mi verrebbe da dire). La sessualità è sempre terreno di conquista ideologica, difficile mantenere la barra dritta sulle nostre vite, bisogna stare sempre all’erta…

  17. Scusatemi se intervengo, ma volevo solo segnalarvi questo forum:

    http://sopravvissutealburlo.forumfree.it/?f=5530542

    E’ solo per segnalare come vengono trattate le partorienti qui in Italia…

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