Condizione delle donne occidentali

  “Sono contro la circoncisione femminile (clitoridectomia) ed altre simili pratiche retrograde e crudeli. Sono stata la prima donna araba a denunciarla pubblicamente e a scriverne nel mio libro Donna e sesso. L’ho legata agli altri aspetti dell’oppressione femminile. Ma non sono d’accordo con quelle donne americane ed europee che si concentrano su questioni come la clitoridectomia e le dipingono come la prova della particolare e barbara oppressione cui sono sottoposte solo le donne dei paesi arabi o africani. Sono contraria a tutti i tentativi di trattare questi problemi in modo isolato, o di separarli dalle pressioni generali, economiche e sociali, cui sono esposte le donne ovunque, e dall’oppressione che è pane quotidiano del sesso femminile sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo: in entrambi permane tuttora un sistema patriarcale e di classe.
Le donne in America e in Eurpa possono non essere sottoposte alla rimozione chirurgica della clitoride. Ciò nondimeno, sono vittime di una clitoridectomia culturale e psicologica. “Togli le catene dal mio corpo, mettile alla mia mente”[...]Non c’è dubbio che l’asportazione fisica della clitoride possa apparire una procedura molto più selvaggia e crudele della sua rimozione psicologica. Ciò nondimeno, le conseguenze possono essere le stesse, poiché il risultato finale è l’abolizione della sua funzione in modo che la sua presenza o la sua assenza portino allo stesso risultato. La chirurgia psicologica può addirittura essere più pericolosa e dannosa perché tende a produrre l’illusione di essere complete, mentre di fatto il corpo può avere perso un organo essenziale, come un bambino nato idiota e tuttavia provvisto di materia cerebrale. Può creare l’illusione di essere libere, mentre di fatto la libertà è stata perduta.Vivere in una illusione, non sapere la verità, è la cosa più pericolosa che possa accadere ad un essere umano, perché priva la gente della sua arma più importante nella lotta per la libertà, per l’emancipazione e il controllo delle proprie vite e del proprio futuro. Essere coscienti di essere ancora schiavi e oppressi è il prima passo sulla via dell’emancipazione”.
 (Nawal El Saadawi, una delle esponenti del movimento femminile nel mondo islamico).
 
 Non posso non concordare. La donna occidentale non solo è schiava ma viene convinta di essere libera. E non c’è cosa più sessista.E’ chiaro che a differenza dell’islam dove tutto è ideologico, ad opprimere le donne in occidente è quel cancro che si chiama capitalismo.
 
Gli uomini musulmani considerano le loro donne come una sorta di “oggetto costante di tentazione”, per cui si sentono in dovere di coprirle  al fine di sottrarle agli sguardi di altri uomini e anche perchè vengono viste come  delle proprietà. Anche gli occidentali considerano le donne come un “oggetto di tentazione” ma vengono sfruttate a fini economici, per cui si sentono in dovere di spogliarle e venderle come merce. Da qui la mercificazione del corpo femminile e della sessualità della donna che coinsiste nello sfruttamento della prostituzione,la pornografia, la pubblicità, sex shop ecc….

Il capitalismo ha portato verso nuove gabbie, dove la sessualità femminile e i bassi istinti maschili vengono mercificati e promossi per fare denaro. Aggiungendo anche le pressioni religiose ancora presenti in gran parte dei Paesi occidentali assistiamo ad un corto circuito.

In occidente, il comportamento di una donna dev’essere casto. Il modello femminile promosso nella nostra società è quello della donna disinteressata al sesso in sè. La sessualità femminile è legata ad un processo al limite della schizzofrenia: da una parte è “oggetto di consumo” sfruttata economicamente (anche illegalmente), dall’altra viene promossa una sessualità legata alla procreazione e alla soddisfazione maschile.

La donna occidentale è sottomessa, deve trovare a tutti i costi un marito e deve dimostrare di essere “pura”.  Se acconsente al rapporto sessuale deve mostrare che non  è per il piacere che gliene può derivare ma per amore o per dovere o per il desiderio di maternità. In questo contesto la donna non deve essere e soprattutto mostrarsi esperta nella sessualità.

La moglie “onesta” è esclusivamente vista come una proprietà, si abbandona semplicemente ai desideri del  marito essere esperta nell’arte di  amare è da prostitute. Questi sono retaggi di un passato non tanto remoto.Le donne occidentali ancora oggi vengono divise tra mogli e prostitute.

Le prostitute vengono condannate con toni da crociata. Se sei una prostituta vieni emarginata dalla società. Non puoi farti una famiglia, non puoi avere una vita normale. La prostituzione da una parte viene promossa (costringendo spesso la donna a vendersi), per far sì che ne usufruiscano uomini potenti, quelli sposati con figli, ma lo stigma cade sempre sulla donna al momento del pagamento. La figura del cliente viene mistificata e nessuno si chiederà mai se un uomo che va a prostitute possa precludersi  carriera,  famiglia, possa perdere la reputazione o sporcarsi la fedina penale. Le donne possono fare le prostitute solo di nascosto, non possono dichiararlo. In italia ti offrono solo tre modelli: quello della prostituta, quello della moglie o quello della velina. La velina è una donna che non può parlare ma deve utilizzare il suo corpo per vendere un programma televisivo sofpornografico. Spesso può cedere a compromessi sessuali ma non per mestiere. La velina può diventare moglie perchè non vende la vagina e  conserva la sua purezza. 

In occidente le donne non possono dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria sessualità.

 Nonostante questo, in occidente ci convincono che ci siamo liberate promuovendo stereotipi sul mondo islamico. Basta leggere questa testimonianza per rivelare che in parte sono bugie.

Mi irrita tantissimo la copertina  del times che chiedeva cosa sarebbe successo se lasciavano l’Afganistan mostrando il volto sfigurato di Aisha sottoposta alla violenza talebana.

 

Mi irrita forse perchè anche nel mondo occidentale la prima causa di morte delle donne è proprio la violenza maschile, allo stesso modo di come accade in quei paesi.

Mi irrita perchè una guerra non può salvare le donne, anzi le sottopone ancora di più a violenza. Se non lo sapete andatevi a leggere quanti stupri compiono i soldati occidentali a danno di donne e bambine.

Mi irrita perchè un paese occidentale vuole imporre il proprio modello che è  falso, ipocrita e che mira a rendere le donne di nuovo schiave.

Mi irrita perchè ancora una volta la libertà delle donne viene sporcata da luridi fini capitalisti.

Mi irrita perchè il volto di Aisha è stato deturpato un’altra volta, messo in copertina solo per promuovere ideali guerrafondisti che si spacciano per intenti emancipazionistici della donna, ma che in realtà sono economici.

Sarò eccessiva, ma sono pienamente convinta che la donna si libererà dalle oppressioni soltanto distruggendo il capitalismo e la religione.

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Comments

  1. Corn Flake says:

    Analisi stupenda. Sentir parlare di capitalismo mi ha fatto venire in mente gli anni del liceo passati a studiare Marx, la guerra fredda, ecc-ecc… ma non bisogna aver paura di chiamare le cose con il loro nome.

  2. Il sottotitolo all’immagine è tendenzioso, e profondamente falso, ma che quell’immagine abbia fatto il giro del mondo è un gradito effetto collaterale, se non altro per tacitare i non pochi misogini filotalebani, stile Massimo Fini, mostrando a tutti la disumanità dei loro beniamini.

  3. Meraviglioso messaggio. Non ho assolutamente nulla da aggiungere, ma ci tenevo a farti i complimenti. Mi hai ricordato le parole di John Lennon, in “imagine”: [immagina] che non ci sia nulla per cui uccidere o morire, e nessuna religione.

  4. Grazie Mary, bella analisi. Anche noi avevamo analizzato la copertina del Times: ovviamente non è favore delle donne, ma a favore della guerra. Il mio sospetto è che tante battaglie a favore delle donne islamiche (velo, ma anche mutilazioni genitali femminili) oggi stiano acquistando importanza non perché a qualcuno interessi della condizione delle donne ma solo per dare voce a uno “scontro di civiltà” che giustifica la guerra.

    http://femminileplurale.wordpress.com/2010/10/20/sorellanza-e-scontro-di-civilta/

    Un saluto, a presto
    Femminile plurale

    • Grazioe mille per l’analisi…ho fatto quest’articolo pensando alla dichiarazione di berlusconi..roba da medioevo

  5. Ottima analisi!
    Purtroppo guardando l’immagine l’unica parola che mi viene in mente è : schiave!
    Due tipi di schiave diverse: la prima schiava è quella segregata,coperta, esclusa da tutto: scuola, lavoro,politica, la seconda schiava è molto più sottile poichè ci fa credere sia libera perchè svestita ma purtroppo è svestita non per sua scelta personale ma per la società maschilista nella quale viviamo.
    Molta gente purtroppo non ha ancora capito le differenze tra “il velinismo” e “l’escortaggio” con il liberarsi dalle catene e dai moralismi (classiche lotte che avvenivano negli anni ’70!).
    Infatti spesso sento dire “ma mica le costringono a fare quelle pubblicità,o quel lavoro anzi vengono pagate e pure bene!”
    Certo, vengono pagate bene perchè in realtà quel lavoro è sporco, ma oggi la società è talmente deviata che fare la velina è l’unico modo per diventare qualcuno nella vita e chi non lo diventa in qualche modo o è sfigata o è brutta!”

    Per quanto riguarda le prostitute la situazione è talmente ipocrita in Italia che non sai se incazzarti o ridere; per la maggior parte dei casi il “cliente tipo” di una prostituta è un uomo sui 40,sposato con figli, benestante e con cultura superiore.
    Le prostitute hanno come cliente la classica brava persona elegante ma chissà come mai loro sono ripudiate,snobbate,insultate da tutta la società, le prostitute ricevono una sorta di “caccia alla strega” che avveniva nell’ 800 con le streghe, non possono sposarsi perchè un uomo (anche se cliente) non sposerebbe mai una prostituta (cosa penserebbe la genteche non erano altro che donne libere e coraggiose!”

    Non sò più che pensare…e dire dell’occidente, mi vergogno soltanto di farne parte!

    • oddio ho saltato un pezzo :/….tra cosa penserebbe la gente e non erano altro che donne libere…uff :(

  6. danzatriceorientale says:

    “Non c’è peggiore schiavo di chi si crede libero”, e la situazione è abbastanza critica, a giudicare sia dalle donne che credono di essere libere ed emancipate solo perché ci sbattono il culo in faccia in TV e anche da quegli uomini che scelgono come termine di paragone il medioriente per farci pesare la “libertà” che ci concedono e per la quale noi dovremmo essere grate e ringraziarli, anziché lamentarcene.

    • grande! quoto in pieno!
      Se fosse x gli uomini sstaremmo peggio delle colleghe arabe..E’ vergognoso negare che è proprio grazie a noi stesse che abbiamo un minimo di libertà.
      Il paragone con il medioeriente poi sembra volerci dire “voi avete già troppa libertà”

  7. un off topic
    Barbara Serra, anchor woman di Al Jazeera English: (link trovato sul corpo delle donne!)

    [...] Uno scoop dell’epoca?
    (Grande risata). “Ehhhh…. Camiciotte con collo di pelliccia”

    Cosa?
    “C’era un negozio, credo italiano, che le vendeva. Telecamera nascosta: appuro che è davvero pelliccia, faccio il servizio e… Scoppia una polemica furibonda”.

    Per cosa?
    “Scherzi? In Inghilterra, un prodotto la cui produzione implica crudeltà contro gli animali è… è… socialmente inaccettabile!”.

    Quando parli dell’Italia dici che anche le veline lo sarebbero.
    “Ahhh… Questa è una cosa fantastica. Non c’è paese d’Europa dove le veline potrebbero esistere”.

    Proprio tu lo dici, che sei cresciuta in un paese nordico…
    “Ma che c’entra? La velina non è la modernità, ma il medioevo. E’ la cosa televisivamente più antica che posso immaginare. Non lo dico da bacchettona… In Danimarca ci sono i film porno in chiaro dopo la mezzanotte. Ma sia a Londra che a Copenaghen contro le veline farebbero i comitati!”.

    Facciamo un test sul costume: in Italia il ministro Carfagna, ex velina, nega il patrocinio al gay pride.
    (Ride) “Da noi l’omosessualità non è né una polemica né una notizia. L’ultima volta in cui mi sono occupata di matrimoni gay, che non fosse di un mio amico, è stato per Elton John!”.

    Quante raccomandazioni hai avuto?
    (Ride) “A parte Videolina… nessuna. Il lavoro più grande di quegli anni è stato riscrivere ogni volta il mio curriculum”.

    [...]

    Una cosa che non capisci dei politici italiani?
    “Da noi è impensabile che un politico non risponda a una domanda. La prima lezione di qualsiasi media training è: il no comment non esiste!”.

    Da noi lo fanno tutti, primi ministri compresi.
    “Che ci provino non mi stupisce. Mi preoccupa che non arrivino lettere di protesta”.

    In Inghilterra è più facile per i giovani?
    “Sì, ma io non sono più giovane. Ho già 33 anni!”.

    In Italia lo siamo fino a 40.
    “Lo so. Mia sorella Ilaria, che voleva tornare, e parla tre lingue, ha trovato un lavoro da mille euro al mese in un call center di lusso, credo per la Ferrari”.

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