We want sex (equality)

Torniamo al cinema, tralasciamo quello italiano contemporaneo che ci riporta esempi di genere veramente deludenti  e usciamo dai confini nazionali per andare a scoprire che nelle sale arriverà un fim che ci racconta la condizione delle donne nella società inglese degli anni ’60.

We want sex” di Nigel Cole (Made in Dagenham titolo originale) non sarebbe il titolo originale ma una trasposizione italiana che ha rovinato la trama di un bel film. Cosa c’entra il sesso con la pretesa femminile di poter lavorare con lo stesso salario degli uomini? Perchè intitolarlo come fosse un film porno?

In uno degli slogan che appare sullo striscione non del tutto srotolato utilizzato dalle donne che vanno a incontrare il ministro Barbara Castle, c’è scritto “vogliamo parità sessuale” (we want sex equality) e non “we want sex” (vogliamo sesso). La scelta del titolo veicolerebbe un messaggio negativo che distoglie lo sguardo ( e minimizza) dalla lotta relegando le operaie a perditempo che anzichè lavorare cercano “sesso libero” banalizzando una lotta che ha portato a  dei veri progressi nella società inglese, con la prima legge sulla parità.

Temo che la scelta sia legata all’esigenza di riadattarlo al mercato italiano che utilizza il sesso e i messaggi sessuali per vendere ogni prodotto per destinarlo a degli acquirenti sessisti che non andrebbero mai a vedere un film che racconta la condizione femminile e la pretesa di uguaglianza se non con titoli un pò maliziosi che  privano un pò la pellicola (e le lotte femminili) della loro credibilità.

Il film è stato presentato al Festival Internazionale del Film di Roma 2010 e narra la storia di Rita O’Grady guidò nel 1968 a Ford Dagenham lo sciopero di 187 operaie alle macchine da cucire che pose le basi per la Legge sulla Parità di Retribuzione.  Lavorando in condizioni insostenibili, le donne della fabbrica della Ford di Dagenham perdono la pazienza quando vengono riclassificate professionalmente come “operaie non qualificate”. Con ironia e coraggio riescono a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale ed infine dal governo. Rita sarà un ostacolo non facile per gli oppositori maschi e troverà nella battaglia della deputata Barbara Castle la sua eco per affrontare il Parlamento.

Questo film è anche molto contemporaneo. E questo perché le discriminazioni subite dalle donne sul mondo del lavoro e nella società continuano ad essere all’ordine del giorno. Anche oggi ci sarebbe una disparità di salari tra uomo e donna, problema presente in Inghilterra, in Italia e in molti Paesi.

Beh cosa possiamo dire in merito?

Mentre il cinema italiano odierno trasuda di stereotipi sessisti, quello inglese ci regala storie vere, che nonostante siano narrate in modo a tratti ironico non lede la memoria di certe proteste femminili che non sono passate certo nel dimenticatoio, tanto da dedicagli un film (cosa che in Italia non si fa nonostante il movimento femminile era uno dei più forti in europa). Per come le donne vengono rappresentate nel cinema italiano mi vien da piangere, per questo motivo guardo oltremare. L’unica cosa che non mi piace è troppo commedia leggera.

Uscito nelle sale cinematografiche britanniche il 1° ottobre 2010, il film verrà distribuito in Italia il 3 dicembre 2010 a cura della Lucky Red.

*Vorrei tanto che chi ha portato il film in Italia correggesse il titolo della pellicola..si può fare?

7 pensieri su “We want sex (equality)

  1. Sinceramente, dal trailer ho avuto un’altra impressione. Durante la pubblicità si presenta prima la causa per cui le protagoniste vogliono lottare, poi la battuta comica sul fatto che lo striscione non è del tutto leggibile; a me è sembrata una bella contrapposizione tra ciò per cui le donne stanno combattendo e il messaggio che percepisce l’uomo. Anzi, mi è piaciuto il gioco di parole, purtroppo intraducibile in italiano, perchè sembra voler sottolineare che gli uomini si fermano prima del concetto fondamentale (equality) e rimangono su quello precedente (sex). Che, se ci si riflette, è proprio l’argomento del film: finchè gli uomini continueranno a vedere le donne come oggetti sessuali, non potrà esserci parità.
    Mi ricorda un po’ il titolo di un altro bellissimo film inglese, “grazie, signora Thatcher”, che racconta le vicende di un gruppo di minatori che si ritrovano improvvisamente disoccupati a causa della politica della “lady di ferro”. Insomma, io penso che l’idea di esprimere nel titolo il concetto opposto a quello del film non sia poi così male.

  2. Paola sono assolutamente d’accordo con te!! ho avuto l’occasione di vedere il film ieri sera in anteprima a Roma e il titolo è assolutamente diverte! fa parte dell’ironia del film è non credo si a ssolutamente un pretesto per vendere uan cosa per una’altra. anceh perhcè nel TRL si capisce perfettamente il perchè sia stato chiamato in questo modo mostrando la scena dello sctriscione! è tutto un ‘equivoco e un gioco di parola che purtroppo come diceva anche paola… in italiano è intraducibile.

  3. Purtroppo il massimo della presenza femminile nel cinema italiano di oggi (da qualche anno a questa parte) si limita a qualche bellona-velina-scosciata-semiparlante e poco vestita nei cinepanettoni e cinecocomeri. Un orgoglio per noi donne, davvero un’ispirazione! ;-)

  4. @Paola, @Darla, voi lo interpretate così perché siete intelligenti e ironiche. dubito che i “titolisti” (vabè) italiani siano capaci di tali finezze… è risaputo che nel 99% dei casi si limitano a storpiare i titoli, banalizzandoli a scopi commerciali. (qualcuno ha detto “se mi lasci ti cancello”?)

  5. una volta gli italiani si limitavano a tradurre i titoli inglesi in modo improbabile, ora addirittura ne inventano uno direttamente in inglese e ovviamente cretino…ma non potevano lasciare l’originale?

  6. a me sembra un ammiccamento bello e buono.
    Volevo farvi notare, in tema di film, la differenza tra la locandina originale del film Splice

    http://www.mymovies.it/film/2009/splice/poster/3/

    e quella italiana

    http://www.mymovies.it/film/2009/splice/poster/0/

    scorrendole tutte ce n’è solo un’altra simile alla nostra ma il messaggio che manda non è lo stesso, non stuzzica il pubblico segaiolo come l’italiana che sembra la pubblicità per un locale notturno…

    • Sembra la locandina di un film porno…..poi quello che c’è scritto vicino al suo corpo “non è umana del tutto”.
      Tutto questo in un paese che censura una locandina che allude all’autoerotismo (diario di una ninfomane)

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