two gusti
Questo è uno spot italiano dei primi anni 2000. Lo spot narra la giornata estiva trascorsa da un ragazzo in una spiaggia. Dopo aver comperato un gelato metà nero e metà bianco si avvicina ad ‘abbordare’ due avvenenti ragazze non a caso una bionda e l’altra bruna.
Lo spot segue la stessa logica di molti altri spot: accosta la propria merce al corpo femminile, unendo quella cultura machista che attribuisce vanto e virilità agli uomini che conquistno piu’ donne possibili, che vengono collocate all’interno del ruolo di prede. Lo spot con il gelato mangiato mostra l’allegoria della libido maschile sulle due ragazze e pone l’accento sulla cultura che si dimentica che le donne sono persone. Non ne abbiamo idea di quanto gli spot rispecchino purtroppo la schifosissima realtà. Anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, ha scritto in questi giorni: “Berlusconi si scopa tutte queste ragazze in nome di tutti gli italiani, e questi lo devono ringraziare perché per governare bene bisogna scopare bene”.
Altri simili remake sono stati fatti nel corso degli anni. La pubblicità qui sopra è stata censurata perchè sessista e inquadra le donne come oggetti sessuali accondiscenti da consumare e gettare via nonappena ci si stanca e da ‘ripescare’ quando la si rivuole.
Donne in Quota ne richiese la cessazione. Con una lettera in cui si elencano, gli articoli del Codice di Autodisciplina Pubblicitaria, violati dalla pubblicità in questione, Donatella Martini, presidente di Donne in Quota, scrive all’agenzia pubblicitaria incriminata, poiché offensiva dell’identità femminile e incentrata sul concetto di donna oggetto. Cita il testo della lettera:
Un ragazzo appena sveglio, con alle spalle una fantastica donna bionda sul suo letto, sta per andare a farsi un cappuccino con la sua macchina Bialetti, ma, a un tratto, si ferma a pensare se invece non sarebbe meglio una bella cioccolata. A quel punto, come per magia, il letto girevole scaraventa via l’avvenente ragazza e dal cielo piove all’improvviso una donna di colore, che sta a incarnare la cioccolata. Il ragazzo, non completamente appagato da un’unica donna ovvero dalla sola cioccolata, ci ripensa e decide che anche un buon cappuccino non sarebbe poi male. Così, la splendida bionda ripiomba sul letto e le due donne si ritrovano insieme a stringersi la mano per soddisfare con piacere i desideri maschili.
Che le donne in questa pubblicità vengano ridicolizzate e degradate, rinchiuse in ruoli prestabiliti e umilianti, non è solamente palese a qualsiasi persona di buon senso, ma è stato ufficialmente riconosciuto e affermato dagli Enti e le Istituzioni a cui Donne In Quota si è rivolta, che hanno finalmente indetto il ritiro dello spot.
E’ stato possibile oscurare una pubblicità deplorevole, lesiva della dignità della donna e portatrice di stereotipi di genere. Si è inoltre comunicata la necessità di contrastare messaggi in cui si perpetuano paragoni come quello tra la donna e un prodotto alimentare, dove si ironizza, in maniera non solo superficiale ma anche dannosa, sul maltrattamento fisico della donna e si ribadisce la superiorità di potere decisionale dell’uomo.
Richiedendo e ottenendo il ritiro della pubblicità da tutti i media si è lanciato un chiaro segnale di contrasto verso qualsiasi forma di riproduzione di immagini stereotipate e di messaggi di offesa e violenza sul corpo femminile. Si è dimostrata l’importanza di non rimanere silenti davanti al proliferarante tentativo di riduzione della donna a oggetto sessuale.
L’anno prima èstata lanciata questa pubblicità sui climatizzatori che ‘offre’ 5 ragazze come fossero merce per soddisfare la libido maschile:

Pochi mesi fa ci (ri)prova (ci aveva già donato una pubblicità in cui accostava le mozzarelle alle tette) anche la ditta Zappalà paragonando le scamorze a due donne : una nera e una bianca. Insomma, sembrano fatte tutte con lo stampo.
E che dire di questa? che addirittura dona ad un uomo un harem di 7 ragazze sotto un ‘vorresti essere al suo posto’ o il poco italiano ‘piu’ ne spray piu’ ne hai’ proponendo estrema subordinazione sessuale all’uomo?

Tutte queste pubblicità alludono ad una cultura stereotipata in cui l’uomo se circondato da tante donne e adempie al suo diritto di appagamento sessuale è ‘figo’ e la donna viene declassata al mero aggettivo di ‘prostituta’ e al massimo può inserirsi in un harem dove non ha alcuna soggettività sessuale o non ne trae alcun appagamento ma solo appartenenza ad un uomo che può possederle contemporaneamente tutte (una come tante insomma,una cosa) o come alternativa subordinare la propria sessualità alla procreazione (spacciata per divertente) e alla maternità (o la famiglia) come i concorsi che vantano donne incinte o ragazze vergini.
La stessa cultura è confermata dall’accostamento di una bella donna (molte volte muta) ai presentatori maschi televisivi (o politici) o due (la mora e la bruna allo stesso modo della pubblicità)addirittura un esercito di accondiscenti e scosciate vallette che null’altro le viene permesso di fare se non limitarsi ad eccitare il pubblico maschile.
Alcune pubblicità addirittura si rifanno alla cultura dello stupro, dove ritraggono un uomo (o più) legittimato a prendersi tutte le donne che vuole, come la famosa della Relish e Dolce & Gabbana, la donna contesa al branco.

Care amiche, mi piacerebbe parlare con voi più direttamente che attraverso un commento. Comunque, vi informo che dopo esservi dedicato per molti anni (19) alla lotta contro la pubblicità sessista con i miei soli mezzi di artista sociale, ho deciso di fondare il Protocollo contro la pubblicità sessista che ora si avvia a diventare un’associazione ben strutturata per combattere in maniera seria e non episodica la pubblicità sessista. mi piacerebbe dirvi qualcosa di più ma come fare?
ico gasparri ico.gasparri@fastwebnet.it
Ciao, intanto volevo dirti che questo é un gran bel blog. Lo linko, se permetti.
Questo post mi ha fatto venire in mente la pubblicitá piú insensata che abbia mai visto: allora, io vivo in Svezia. Siccome ci é capitato di arredare e rinnovare casa, ogni tanto compriamo riviste di arredamento e simili. Una volta, per avere spunti diversi da quelli scandinavi, comprai una rivista italiana di arredamento (poche, ma ce ne sono).
Su un paginone campeggiava la foto della faccia di una bella ragazza, e basta. Giuro che non capii cosa reclamizzava: andando a leggere, era di un produttore di piastrelle. I pubblicitari italiani sono cosí ossessionati dall’uso della donna oggetto nella recláme, che si scordano di far vedere il prodotto, e rendono la pubblicitá inservibile: se avessero mostrato le loro piastrelle, e ci fossero piaciute, magari ci sarebbe anche venuta voglia di comprarle. Una ditta in piú che ha perso potenziali clienti.
(per non aggiungere che gli stessi pubblicitari sono fermamente convinti che i loro clienti siano 100% uomini, indipendentemente dal prodotto reclamizzato, questa la devo ancora capire. Per dire, le piastrelle a casa nostra, le scegliamo assieme…)