Maslow e il burqa

2010 febbraio 8

Dal Corpo delle donne,il sito di Lorella Zanardo l’autrice dell’omonimo documentario.

“Questa è la scala di Maslow

Rappresenta i nostri bisogni. Primari: mangiare bere respirare ecc; Secondari: come l’autorealizzazione e via via fino ai bisogni spirituali. Non significa che questi ultimi siano meno importanti: semplicemente se non ho da mangiare o non posso respirare, difficilmente mi tormenterò chiedendomi se sia meglio studiare filosofia o matematica: prima dovrò trovare ossigeno, altrimenti morirò.
L’altro giorno è uscito un articolo di svariate pagine su Repubblica che trovate qui. Raramente ho visto dedicare tanto spazio ad un tema che riguarda noi donne da parte dei quotidiani. Credo che sia indispensabile ripassare la scala di Maslow.
E poi riguardare con attenzione queste immagini:


che, ricordiamo, vanno in onda in trasmissioni preserali con molti bambini tra il pubblico.
Viaggio molto, moltissimo. Mi sarà capitato in Italia di vedere 5 donne con il burqa in un anno in giro per l’Italia.
Invece mi è capitato di vedere centinaia di immagini offensive, vergognose, insultanti per le donne sulle reti pubbliche e private italiane.
Occuparsi oggi in Italia del problema del burqa equivale a volere arrivare ad uno dei gradini piu alti della scala di Maslow, quando non si ha nemmeno l’acqua da bere.
Siamo in uno stato di degrado culturale terribile, intere generazioni sono state lasciate sole davanti alla tv, centinaia di migliaia di ragazzi crescono in Italia con questa tv come balia: è veramente urgente un’indagine su come gli italiani si rapportano a pochissime donne con il burqa? O è piu urgente occuparsi di creare una Authority che porti la nostra televisione a livello europeo?
Potendo, sarebbe bello occuparsi di tutto. Però mi pare elitario parlare con questa attenzione del burqa in un Paese che trasmette immagini di donne appese ad un gancio e marchiate sul deretano come bestie.
Veramente elitario.

Temo che chi si occupa di qs temi siano quelli che ai dibattiti si alzano per dire: “basta spegnere la tv”. Come se fosse facile, come se l’atto di spegnere la tv non partisse da un’educazione che la maggior parte dei cittadini non ha più.

Quando avremo soddisfatto i bisogni primari, cioè dei primi gradini, saremo anche maggiormente in grado di comprendere i bisogni dei gradini superiori. Pensate che chi ha la tv come maestra sia in grado di percepire le problematiche del burqa?

Amo i Paesi mediorientali, ho studiato l’arabo, viaggio nei paesi del medio oriente da 15 anni. Sono autrice di un documentario sull’Iraq che ho girato durante l’embargo, in Iraq ci sono arrivata via terra, gli aerei a Bagdhad non atterravano e in molti giorni di viaggio ho potuto capire meglio la cultura del Paese. Parteciperò in aprile al congresso delle donne mussulmane de Il Cairo, probabile unica occidentale, dove presenterò il nostro documentario. Rispetto la cultura islamica profondamente.
Proporrò il tema di questo post alle convenute del congresso egiziano. Conoscendo lo spirito pratico che contraddisitingue le donne del medio oriente ritengo mi daranno ragione. In particolare dopo aver visto il documentario Il Corpo delle Donne.”
(Lorella Zanardo)

Indagine televisiva 2010, contenitore di stereotipi sessisti

2010 febbraio 8

Il 2010 è iniziato all’insegna del sessismo più ne ha più ne metta. L’uso di stereotipi televisivi sono in aumento in entrambe le emittenti (rai e mediaset). La Rai ci propina le quarantenni plastificate e con un kilo di trucco, licenzia le donne che hanno figli e mostra donne nude nei suoi programmi matutini e pomeridiani come ‘la vita in diretta‘ o ‘mezzogiorno in famiglia’ ad esempio.

Sempre sulla Rai a gennaio è andato in onda Check-in (vedete il post precedente) con ragazze seminude che fanno stacchetti volgari.
Le giornaliste dei tg (rai e mediaset) devono essere giovani, attraenti, eleganti e hanno mezzo seno di fuori,mentre queste regole non vengono applicate al pubblico maschile.

Per farci credere che c’è parità hanno messo un annunciatore rai di bella presenza, l’unica differenza è l’abbigliamento, succinto e tacchi alti per le donne, giacca e cravatta professionale per il ragazzo.

Nei programmi di politica mancano quasi completamente le figura femminili, sia tra gli ospiti sia tra i conduttori.

Le donne vengono relegate a presentare programmi frivoli (e spesso affiancano) ed è praticamente d’ obbligo mancare di rispetto le figure femminili inquadrando le parti intime mentre stanno parlando, quasi a dire che non valgono nulla, che non vanno prese sul serio e sono solo corpi.

Nella Mediaset è anche peggio. Mancano completamente gli spettacoli dedicati alla politica e l’informazione, relegati ad orari di bassa audience. Sebbene nella Mediaset sono presenti anche uomini artefatti, essi devono tenere atteggiamenti sessisti contro le donne come ad ‘uomini e donne’, ‘Amici’ e nei reality come il Grande fratello. Gli uomini nudi ci sono, ma gli atteggiamenti che assumono non sono da oggetto sessuale, hanno un ruolo attivo, una risata naturale, non subiscono inquadrature invasive e possono indossare i jeans.Poi il torace non è come il culo non è una zona quasi genitale, suggerisce virilità non passività sessuale.

Manca completamente una figura femminile non sessualizzata, poichè le figure femminili sono solo ex veline o Miss..
Inoltre l’unica figura femminile proposta dalla Mediaset è quella della velina quasi nuda inquadrata in ogni dove in ogni programma perfino nei servizi di ‘tg’ o la valletta co-conduttrice, fatta eccezione di alcune che conducono da sole dei programmi come Barbara d’Urso, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, la Perego e la Marcuzzi che comunque hanno ricorso alla chirurgia estetica per apparire e hanno abiti succinti.

Le donne che conducono da sole un programma sbeffeggiano quelle che si trovano in un gradino inferiore e fanno le veline, quelle che affiancano un uomo vengono prese in giro dagli ultimi e subiscono compiaciute le loro battute sessiste.

Quest’anno i programmi sessisti della Mediaset vengono cagati uno dopo l’altro. Tre edizioni di quiz condotti da Papi. La prima edizione che hanno riadattato dalla Gran Bretagna secondo i canoni sessisti italiani si chiamava ‘il Culore dei soldi’ con La Fico che doveva eseguire stacchetti rigidi,subire radiografie ginecologiche e doveva strusciarsi e leccare gli occhiali a uno dei ’secchioni’ di un reality maschilista ‘la pupa e il secchione’, che rischia di tornare in onda questa primavera.

La seconda edizione è stata creata perchè il colore dei soldi non faceva ascolti. Si chiama ‘prendere e lasciare’ e la Fico doveva salire su una scala in microperizoma e subire invasioni ginecologiche, e prendere in mano degli oggetti. L’edizione degli anni ‘80 ridotta ad un banale trash sessista.

L’ultima si chiama ‘centoxcento‘ sebbene la fico abbia 4 centimetri di stoffa in più sul corpo le inquadrature, il contesto e la sua presenza è sempre sessista.
Amici di Maria de filippi con le sue coreografie volgari e le ‘allieve’ umiliate e costrette ad eseguire e gattonare con un ‘maestro’ che conosciamo bene perchè autore di quei balletti volgari di Ciao Darwin che anch’esso rischia di tornarea breve. Per non parlare di uomini e donne e il grande fratello con vere e proprie scene di violenza maschile (e femminile). E che dire di Verissimo? dove le uniche qualità di una donna sembrerebbero essere quelle farsi una bella famiglia con marito ricco e quella estetica.

Per non parlare dell’intoccabile striscia la notizia, studio aperto e ora Matricole e Meteore‘ che come ci segnala un utente mercifica le donne, le umilia con battute sessiste e battute sui difetti fisici. In minima parte lo fa anche con gli uomini, infatti spesso sono presenti uomini nudi.

Ancora sulle compagnie telefoniche italiane

2010 febbraio 5

L’immagine che vi mostro è tratta dal sito della tim. Il prodotto pubblicizzato propone una donna che lo affianchi (in questo caso una testimonial, Belen Rodriguez), in posa sexy, abiti succinti e gambe al vento.

Le affissioni che vediamo esposte in città sono più o meno simili. Abbiamo quella in cui belen ci mostra la schiena e l’altra che ci mostra labbra rosse e accoglienti, un microabito rosso con capezzoli in vista e mutande in trasparenza nere (o peli di fika?) mentre impugnando un rossetto disegna un cuore rosso.

Prima di tutto mi sembra assurdo prendere come testimonial di una compagnia italiana una donna straniera, secondo fare impiego di quest’immagine come accattivare solo l’utenza tim maschile è cosa assai sessista.
Inoltre non so se poi sono maliziosa il ‘tim per tutti’ sembra alluda al gioco ‘Belen per tutti’, alludendo alla disponibilità sessuale della bella ragazza mercificata.

La tim non è l’unica compagnia che utilizza le donne per pubblicizzare i suoi prodotti. Ogni tanto lo fa anche la tre:

Campagna pubblicitaria del 2008. Mostra tre ragazze che si ‘offrono’ in abiti succinti con la forma della scollatura tanto per rendere l’idea a forma di zero, che lascia quasi scoperti i seni e l’ombellico. Una di loro di spalle ci mostra uno spacco che quasi arriva fino al fondoschiena, gambe libere e tacchi vertiginosi (e scomodi). Anche questa è cosa assai sessista.

E che dire di questa sempre della tre?

O questa con la ragazza cicciottella che dopo ha ingannato l’amico con il videofoninoscappa di corsa come se la telecamera non la vuol vedere:

Lo ha fatto anche la vodafone quando era ‘omnitel’ mostrandoci Megan Gale cotta e cruda, testimonial che andava all’epoca, poi sapete le donne dopo un po’ quando invecchiano vengono riposte come bambole vecchie in cantina o nella raccolta differenziata, dopo di che si passa alla più giovane del momento e se conviene si può riciclare dal chirurgo estetico se serve di nuovo.

Lo ha fatto la wind con Le tre ragazze gnocchificate per aldo giovanni e giacomo (ecco perchè mi confondevo con la 3).

o rende l’idea più questa con giovani stile veline con il sorriso forzato, talmente forzato che sono irreali?

indagine rai 2010

2010 febbraio 5
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di LatoI

Su Youtube c’è un utente che si diverte a postare stacchetti di veline della tv nostrana. Bene io li uso per fare un indagine sulla Rai.
Ho scoperto grazie a lui (visto che io guardo poca tv) che la Rai man mano vanno avanti gli anni più si assomiglia alla Mediaset, con l’unica differenza che le donne non solo vengono offese, vengono rappresentate in modo scorretto e irreale ma sono costrette anche a pagare il canone (e questo è ben grave visto che almeno la Mediaset ha il buon senso di non obbligare nessuna a vedere i suoi squallidi shows).

Questo si chiama ‘CHECK IN’ (ecco perchè poi le donne che lavorannon vengono mai prese sul serio) o mandato in onda a gennaio sulla rai proprio mentre Gabriella Cims chiedeva alla rai di avere più rispetto per la figura femminile nei canali dove le donne pagano perfino il canone.

Questo è quelli che il calcio con un mix di pedofilia e sessismo. Quello che da più confortoè il ruolo di una show girl di nome Brenda Lodigiani che ha un ruolo attivo nel programma come comica simpatica e allo stesso tempo ’schedina’, insomma un ruolo che contrasta quello della velina-bambola sexy ornamentale.

Beh se avete avvistato qualcosa segnalatemelo pure :)

Le ragazze che in tv difendono la propria dignità vengono attaccate..

2010 febbraio 5
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di LatoI

Cosa succede in tv è sotto gli occhi di tutti ormai, ma cosa subisce una ragazza che difende la propria dignità lo scoprirete adesso, poichè è la prima donna giovane a ribellarsi contro il sistema.
Questo è Amici di Maria de Filippi, reality che pesca ballerini, attori e cantanti, un programma per ragazzi che promuove volgarità e sessismo dove le donne non vincono mai.

Una ragazza si rifiuta di eseguire una coreografia che sembrava uno stacchetto di veline e velini semi nudi (notate le inquadrature oscene ai sederi delle ragazze) e si becca gli insulti del pubblico e dell’insegnante ADULTO E MASCHIO di nome Marco Garofalo molto famoso per formare balletti volgari di Ciao Darwin e di altre veline della tv.

Le ragazze che vengono insultate ogni volta che difendono la propria dignità vengono colpite sempre nel solito punto: ‘tu non sei capace’ ‘tu non sei nessuno’ ‘ tu non hai ne fisicità nè presenza’ ‘non sei femmina’ ’sei priva di sensualità’. “Adesso fammi vedere come gattoni dato che la coreografia lo richiede. E se non ti va bene, vai in produzione e chiedi di andare via”.

Ridursi a mero oggetto di desiderio sembra quasi un obbligo per le donne se vogliono lavorare in tv.
Discorso che da amici si estende anche agli uomini:

Soldatesse reclutate come prostitute…

2010 gennaio 31

In Austria intanto spunta uno spot sessista. Lo spot sponsorizza l’esercito austriaco e il reclutamento delle donne nelle forze armate.
La scena così per come è oganizzata dai dialoghi, dalle inquadrature è palesemente sessista e grottesca se non irreale.

Un uomo ha una macchina di lusso ed è circondato da quattro ragazze avvenenti e giovani che subiscono la famigerata radiografia morbosa alle zone intime, decolletè e gambe.
Il tizio un po’ tamarro, seduto a gambe larghe sul radiatore della sua macchina sportiva, ammicca ad un gruppo di giovani donne attorno a lui: «Ehi, ragazze, volete fare un giretto su un bolide fiammante?»

Le ragazze rispondono come al solito pacate: «No, non ci stiamo neppure in quella macchina stretta tutte quante», dice una di loro.

Spunta fuori un carro armato con un giovane soldato che invita le ragazze a fare un giretto e loro lo inseguono. Come fossero prede braccate, ornamenti considerati solo per l’aspetto estetico.
Spot di pessimo gusto lo potete vedere qui: http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_28/burchia-austria-soldatesse-spot-sessista_2523092c-0c40-11df-8679-00144f02aabe.shtml

Per fortuna che è stato rimosso per via delle polemiche delle femministe.
I creativi e i responsabili perfino il colonnello si difendono definendolo geniale, mi chiedo dove sta la genialata nel diffondere stereotipi triti e ritriti?. Se il mondo delle forze armate è così sessista in Austria non voglio immaginare come sia in Italia….

Anche la Danimarca si scopre maschilista!

2010 gennaio 29


Questo è lo spot di una lavatrice.
Sicuramente immaginerete come ho fatto a sapere dello spot, ma ovvio,che è ‘grazie’ a quel giornalaccio maschilista fascista di repubblica mascherato da comunista.

L’articolo ci informa che è stato inserito nel tabloid degli spot più sexy della storia. Mi chiedo perchè nessuno ha creato un tabloid per gli spot più sessisti e che una cosa sexy non dev’essere per forza sessista!
Repubblica preferisce come al solito rendere invisibili le donne vere.

Nello spot abbiamo un uomo di mezza età vestito in giacca e cravatta, talmente vestito che può portare anche gli occhiali da sole.
Dietro di lui una miriade di ragazze cloni tutte giovani e perfette, perfino come sono (s)vestite e ovviamente sessualizzate (tacchi alti, vestite di rosso passione) inquadrate in ogni angolatura della loro intimità (piedi, sedere, tette, gambe)…lui ha una faccia soddisfatta, e incarna il modello sessista dell’uomo play boy che può avere tutte le donne che vuole.

La pubblicità non ha senso, che senso ha far lanciare da un aereo delle ragazze nude?
Le ragazze devono sessualizzarsi anche quando praticano sport?
Che senso ha farle truccare tutte prima del lancio?

Nella successiva scena sono tutte in topless, si lanciano dal veivolo, tutti gli uomini le osservano contenti che sta scendendo tutta quella manna dal cielo. Sembra che la missione del tizio magnaccia in abito sarebbe quella di destinare ogni donna al ruolo di oggetto sessuale che piove dal cielo per soddisfare ogni uomo che da sotto le aspetta. Una di loro non ha il paracadute e usa le mutande, poco dopo si rende conto di essere nuda e caduta sulla piscina di una villa scappa imbarazzata, ma che senso ha? sa fai paracadutismo praticamente quasi nuda che ti imbarazzi a fare se ti togli l’ultimo centimetro di stoffa che ti rimane addosso?

E’ molto strano che un azienda di lavatrici che in Italia è considerato prodotto da femmina, opta per utilizzare il corpo femminile, come se il prodotto fosse in qualche modo rivolto ai maschi. Bisognerebbe studiare la cultura e il ruoli di genere danesi e se in casa sono gli uomini a fare il bucato e i lavori domestici. In Italia i ruolisono abbastanza tradizionali: le donne nude sono destinate a prodotti che ‘nell’ immaginario comune’ sono rivolti agli uomini: come telefonini, videogiochi, pc, ipod, automobili, siliconi sigillanti.

La scelta pubblicitaria di Fleggaard, un azienda di lavatrici affiliata alla Siemens è chiaramente di stampo sessista ma non etero-sessista.
A differenza dell’Italia le aziende danesi hanno pensato anche al pubblico gay e non solo etero, esponendo corpi di machi in mise sessuale:

Gli uomini sono tutti modello macho muscoloso, un modello talmente stereotipato che non si può pensare sia destinato al pubblico femminile. Tutti i costumi sono di mestieri stereotipati che nell’ ‘immaginario comune’ sono mestieri maschili (e qui c’è anche del sessismo!), con lo stile Gay Pride e appartenenti delle fantasie sessuali gay: c’è il pompiere, l’operaio, il pilota, il bagnino, il contadino conl’uccello (volatile :P ) in mano, il musicista e via dicendo…che ammiccano e hanno pose da omosessuale. L’uomo nudo insomma non è roba da donne, perchè secondo i pubblicitari l’uomo deve continuare a mantenere un ruolo attivo nel sesso.

Mentre le donne dalla stessa azienda vengono rappresentate come oggetti sessuali che vengono usate come dono dal cielo per i desideri maschili, dove la loro esistenza non avrebbe alcun senso prima che un pilota (rigorosamente uomo, perchè le donne non devono fare le pilote) le ha ‘arruolate’ per ricoprire il ruolo ‘bambola usami come vuoi tu’ per soddisfare i desideri maschili, gli uomini dello spot non sono solo corpi ma hanno un mestiere, sessualizzato, ma comunque sono artisti, lavoratori, ingegneri e piloti, eroi coraggiosi che dedicano la loro vita ad uno scopo utile per stessi nella vita: perchè anche se salvano gli altri (bagnino, pompiere…) lo fanno in modo eroico per se stessi e per preservare la mascolinità. Inoltre non ci sono tutte quelle inquadrature morbose all’intimità come nel primo video.

E che dire di questo?
Nell’immaginario maschile etero le donne o sono casalinghe, prostitute, sfornafigli e lap dancer (Veline in Italia). Insomma per l’immaginario maschile queste sono le mansioni che dobbiamo svolgere per essere utili nella società, se vogliamo essere rappresentate come lavoratrici, basta che siano ruoli di cura subordinati (economicamente e anche sessualmente, poichè secondo l’immaginario maschile siccome sono dipendenti pagate dai superiori sono come puttane: a loro disposizione sessuale) come l’infermiera sexy (subordinata al medico, sempre un maschio ovviamente, che guadagna di più e svolge un lavoro più qualificato), la servile e sottomessa cameriera sexy (che appartiene al ‘padrone’ che la sculaccia se non esegue bene), la maestra sexy e precaria per adeguarci ai tempi d’oggi (subordinata al dirigente scolastico che chissà perchè è sempre uomo), la segretaria sexy (scopata dal capoufficio).

Comunque sia amici danesi boicottiate la Fleggaard che mercifica i corpi!

Da Miss Veneto a candidata alle regionali..

2010 gennaio 28
di LatoI

Ecco i danni della videocrazia italiana…da qualche anno fare la miss è anche un trampolino di lancio per la politica dove se sei donna devi avere solo un bel corpo, infatti abbiamo un altra cattiva notizia: una velina candidata alle regionali Venete. Insomma, in italia o noi donne restiamo completamente invisibili nella politica e nella società o la nostra esistenza ci è permessa se abbiamo un curriculum da Miss o da velina o se abbiamo almeno la quarta di seno!